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Ihr Team von Sack Fachmedien
E-Book, Italienisch, 607 Seiten
Ouellette / Gray Parole chiave per i media studies
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7521-993-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 607 Seiten
ISBN: 978-88-7521-993-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Lo studio della televisione e dei media, in ambito accademico e non solo, ha ormai una lunga storia, ricca di idee, concetti, discussioni e metodologie. Questo volume mette in fila le parole chiave più importanti per fare il punto su questa ricca e articolata tradizione, e insieme per guardare avanti, verso le nuove domande, le nuove frontiere e le nuove sfide che stanno emergendo nel campo di ricerca. Ognuna delle sessantacinque parole chiave - affidate a studiosi affermati e autorevoli ricercatori - presenta definizioni e contesti, ricostruisce e intreccia storie, mette in discussione posizioni assestate, getta lo sguardo sullo scenario contemporaneo, in una fruttuosa sintesi della più importante letteratura scientifica e del più avvertito dibattito giornalistico e pubblico. Parole chiave per i media studies offre ampie riflessioni su temi quali il rapporto tra i media e la società, l'idea di testo e quella di gusto, le celebrità e i fan, l'impatto del digitale e il dibattuto concetto di «nuovi media», l'industria e i pubblici, il potere e il diritto d'autore, l'ironia e gli incerti confini del popolare. Si propone dunque come testo di studio, strumento di consultazione e acuto racconto di un campo di ricerca cruciale per il nostro tempo.
Autoren/Hrsg.
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PREFAZIONE
ALCUNI STRUMENTI PER CAPIRE IL MONDO E I MEDIA
DI LUCA BARRA
Lo scenario della comunicazione e dei media, a livello globale, è impegnato in una continua evoluzione: negli ultimi decenni, e talora anche solo negli ultimi anni, si sono infatti susseguiti rivoluzioni apparenti e cambiamenti profondi, innovazioni tecnologiche e differenti modelli di circolazione e consumo. Basti pensare – restando in superficie, in ordine sparso – alla digitalizzazione, alla convergenza tecnologica, economica e culturale, allo sviluppo ed evoluzione di web, e social, ai processi di globalizzazione, allo svincolarsi dalle temporalità condivise delle piattaforme non lineari, e così via. In parallelo, allora, è inevitabile che anche gli strumenti di analisi e comprensione di uno scenario che ribolle siano costretti a modificarsi, a evolvere e almeno in parte a rinnovarsi, ad affinarsi costantemente; e insieme che proprio tali strumenti si rivelino sempre più utili, e persino necessari, per comprendere a fondo tutto quello che sta succedendo, per non farsi cogliere impreparati da un mondo che corre veloce.
Cambiano gli oggetti, quindi, e insieme cambiano le parole chiave per comprenderli, e afferrarli: talvolta in modo profondo e radicale, più spesso con integrazioni, scivolamenti, cambi di prospettiva. Costruito sull’esempio delle di Raymond Williams, del 1976, e poi dei tentativi successivi di interpretare e di dare senso ai mezzi di comunicazione nel loro insieme, offre un elenco ricco e aggiornatissimo di concetti e questioni, di prospettive teoriche e applicazioni concrete. Nei suoi singoli tasselli, come nella figura completa che emerge dal mosaico, questo libro prova a mettere in fila riferimenti e temi altrimenti dispersi e a connetterli tra loro, provando così a dare ordine sia a un ambiente mediale estremamente stratificato, variegato e mobile, sia a un intero campo di ricerche.
L’obiettivo è quello di diventare un’utile bussola, capace di indicare la direzione giusta (o, spesso, quelle possibili, al plurale) in un sistema mediale altrimenti caratterizzato – nella realtà dei fatti e dei linguaggi così come negli studi dedicati – dalla confusione, dall’accumulo costante e dall’ informativo. Da una parte, l’insieme delle parole chiave diventa la guida che aiuta il fruitore dei media, il lettore curioso e lo studioso del settore a orientarsi tra oggetti, contenuti e punti di vista differenti; e dall’altra, in modo ancora più importante, questa bussola aiuta a muoversi meglio non solo tra i mezzi di comunicazione, ma in una società e cultura contemporanee che proprio dai media sono pervase, nel doppio percorso che rende le rappresentazioni mediali un continuo riflesso dell’ambiente sociale e culturale e che insieme vede i media come soggetti che agiscono, innervano, influenzano proprio quell’ambiente.
Forma...
Organizzare il mondo (o anche solo lo scenario dei mezzi di comunicazione) per parole chiave richiede una duplice operazione, almeno in parte contraddittoria: da un lato, si prende la complessità della realtà e la si riduce, la si distilla, si individuano quei poli e nuclei attorno a cui si possano raccogliere molteplici esempi distinti; e dall’altro, allo stesso tempo, si cerca di offrire una mappa rappresentativa, si dispone e si organizza una versione semplificata, sì, ma che riesca a «coprire» bene ampi stralci di quel mondo. E la ricchezza di simili operazioni nasce proprio dagli scarti, dalle polarità e dalle opposizioni apparenti, che mettono in tensione e in costante rapporto le singole voci.
Scorrendo le pagine e le parole di questo libro, che si scelga di farlo seguendo l’ordine alfabetico oppure saltellando avanti e indietro, sulla scia di interessi e di curiosità, abbiamo di fronte una molteplicità di oggetti, di sguardi, di metodi, e insieme una rete di possibili connessioni, esplicite o solo alluse. E allora queste diventano tanti libri insieme: una lista di concetti, elenco vertiginoso e sempre inevitabilmente incompleto; un indice dei termini che assumono un significato peculiare entro uno specifico campo di studi, a definire (anche) dei confini, ciò che sta dentro e quello che resta fuori (in attesa di futuri allargamenti); un’enciclopedia fatta solo di parole comuni, con l’iniziale minuscola, che pone le basi necessarie a costruire un discorso, introduce e dispone i materiali in modo chiaro, spiega, racconta e segmenta; e poi un «», un «chi è chi» che recupera i nomi propri, con la maiuscola, nella scelta degli autori che firmano ogni voce (che nell’insieme compongono il meglio dell’accademia angloamericana contemporanea) come nelle citazioni e nei riferimenti bibliografici; un catalogo aggiornato delle questioni aperte, dei problemi interpretativi, dei dubbi e delle loro risposte mutevoli nel tempo e nello spazio, di temi caldi del dibattito contemporaneo e di rivolgimenti capaci di andare oltre a quello che diamo per scontato, che consideriamo naturale, per scavare più a fondo; e ancora una «cassetta degli attrezzi», un insieme di metodi e di strumenti da applicare nello studio e nell’analisi dei fenomeni mediali, di occhiali da inforcare per leggere il contemporaneo.
In questa stratificata ricchezza il lettore può comporre un proprio percorso: disporre i tasselli del puzzle o del mosaico, unire i puntini per far emergere figure più ampie, dotate di senso. E proprio da questa ricchezza emerge una chiara fotografia sia dei media contemporanei (e, con essi, della cultura e della società in cui si inseriscono in modo complesso) sia degli studi più recenti sui mezzi di comunicazione.
...e sostanza
Lo sguardo trasversale del volume tiene insieme, e cerca di far interagire costantemente, la teoria e la storia, i testi mediali e i loro contesti, l’industria e il consumo, l’estetica e la sociologia, i e gli , la distribuzione dei contenuti e la circolazione delle idee e dei modelli. E in questo modo affronta, direttamente o in modi più sfumati, le questioni oggi cruciali negli studi sui media.
cerca innanzitutto di aggirare il problema, al centro di eterno dibattito, della definizione stessa di , evitando di dedicarvi un capitolo e dando per scontati sia il termine sia la discussione relativa; ma allo stesso tempo finisce per girarci intorno parecchio, attratto dalla sua forza gravitazionale e discorsiva, costretto a fare scelte specifiche di inclusione e di esclusione nell’elenco e tra gli esempi, portato inevitabilmente a stabilire priorità. E allora, per ogni tema, l’interesse prevalente, abbandonate le riflessioni più generali, finisce spesso sul cinema, sulla televisione e sui media digitali (dal web ai social), mentre lo spazio per la radio o le riviste, il fumetto o il videogioco, i giornali o la pubblicità è più sporadico, in pochi casi scelti ad hoc, e alle derive più «larghe» della definizione mcluhaniana, dai mezzi di trasporto alla scrittura e alle infrastrutture, resta solo qualche accenno.
A tratteggiare i confini del campo sono poi lo spazio e il tempo, la geografia e la storia dei media. Sul primo versante, quelli raccontati sono i mezzi di comunicazione (e le questioni) radicati negli Stati Uniti e in parte nel contesto britannico, con aperture parziali, se consonanti, all’intera Europa: alcuni termini (si pensi alla voce «Copyright») risentono parecchio della specificità culturale, in altri casi è soprattutto questione di approccio; al tempo stesso, però, è importante lo sforzo dei curatori, e di molti autori, per allargare il più possibile lo sguardo fuori dell’Occidente, includendo nella spiegazione, o anche solo negli esempi, i mercati asiatici emergenti e un relativismo globale. Per quanto riguarda i tempi, invece, la fotografia dell’oggi si affianca e intreccia a una legittima esplorazione delle sue radici: vale per i media, rimessi in discussione nella loro evoluzione con le lenti di oggi, mediante uno sguardo che passa dallo «specchietto retrovisore» dei dibattiti contemporanei; e vale per gli studi sui media, con l’emergere sottotraccia di un canone di grandi classici (da Adorno a Gramsci, da Hall a Butler, da Anderson a Mulvey, da Castells a moltissima ) messi a confronto – come o in una dialettica più interessante – con le sensibilità della ricerca di oggi, spesso svolta in prima persona dagli stessi autori.
Trasversalmente alle parole chiave, ed è un’altra traccia di forte attualità, si impongono tra le pagine del libro alcuni concetti e temi ricorrenti. Da un lato ci sono le mode del pensiero, i temi recentemente (e giustamente) sorti solo negli ultimi anni all’attenzione dell’intero campo di studi, capaci di renderlo più ricco, complesso e plurale: sull’onda lunga di articolatisi poi in e , per esempio, si trovano i dibattiti sull’intersezionalità e sull’appropriazione culturale; l’esplosione degli studi su produzione e industrie mediali porta a sottolinearne anche il lato oscuro, fatto di precarietà lavorativa ed esistenziale; o ancora, la spinta digitale verso la moltiplicazione di occasioni di fruizione e insieme la parcellizzazione dei gusti e dei consumi dà un ruolo inevitabile, talvolta sopravvalutato ma cruciale, ai . Dall’altro lato, ed è ancora più interessante, ci sono quei temi dalla lunga...




