Paasilinna | Professione angelo custode | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, Band 236, 185 Seiten

Reihe: Gli Iperborei

Paasilinna Professione angelo custode


1. Auflage 2014
ISBN: 978-88-7091-393-4
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, Band 236, 185 Seiten

Reihe: Gli Iperborei

ISBN: 978-88-7091-393-4
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Quando la terra non basta per raccontare la bizzarria delle vicende umane, Paasilinna non si sgomenta a salire nelle alte sfere dell'empireo: che da lassù possano diventare più comprensibili le tempeste della Storia, o almeno quell'indecifrabile susseguirsi di fortune e disgrazie che è la vita di ognuno? L'ottantaduenne Sulo Auvinen, superata una vita da savoniano e la brutta esperienza della morte, trova in cielo l'opportunità di una sfolgorante carriera: diventare angelo custode. Dopo un rapido corso di formazione in quell'efficiente azienda che è il paradiso, gli viene finalmente affidato il suo protetto: Aaro Korhonen, scapolo quarantenne che ha appena comprato a Helsinki una libreria antiquaria con bar, per rilanciarsi nella vita attiva dopo gli ozi da giocatore in Borsa, cercatore d'oro, nonché scrittore a tempo perso. Ma che succede se le sue brillanti iniziative non sono approvate da Sulo, che con tutta l'imperizia con cui era vissuto si mette a manipolare il suo destino? Accuse di riciclaggio, commozioni cerebrali, due fidanzate che si accapigliano, navi che naufragano, carri funebri che si ribaltano, salme rubate che girano per l'Europa: le disavventure di Aaro si tingono di uno humor così nero che il diavolo in persona cercherà di accaparrarsi quel raro talento per disastri di ogni sorta. Che ne sarà del povero vecchio dal cuore d'oro che ha solo cercato di fare del suo meglio? Nella paasilinniana lotta tra bene e male il divertimento è assicurato, ma se gli strali sono rivolti al pio fatalismo del cielo, non sarà per chiederci se non è il caso di guardare un po' più alle conseguenze delle azioni, piuttosto che autoassolverci sempre per le buone intenzioni?

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2. L’apertura alare degli angeli


I bambini e i filosofi pongono un sacco di domande che restano senza risposta. Dove comincia l’universo e dove finisce? E dopo cosa c’è? Quando è cominciato il tempo e quando finirà? Dio esiste? Quanto guadagna il papa?

Come fanno gli angeli a conoscere il passato e i pensieri degli uomini, e in che modo possono condizionarne le azioni? Ecco, questa è una domanda che sicuramente tormenta anche il lettore. Ma diciamolo qui una volta per tutte: non c’è da stupirsi dei poteri degli angeli. Sono stati creati da Dio e sono onnipotenti, perché questa era la sua volontà. Chiusa la questione. La solita tiritera «Ma gli angeli esistono?» non ha proprio nessun senso. Chi non ci crede vada a discuterne con preti, prelati e vescovi, la cristianità ne è piena. Decine, anzi centinaia di migliaia di uomini ben pagati e ben nutriti, ai quali oggigiorno, almeno nei paesi nordici, si aggiunge pure una manciata di donne. È a loro che bisogna chiedere dell’esistenza degli angeli e della loro apertura alare. Alla prima domanda la risposta affermativa è garantita, ma sulla seconda ho i miei dubbi che i servitori della chiesa siano in grado di pronunciarsi.

Come si sa, il paradiso cristiano si trova al giorno d’oggi a Kerimäki, nel Savo, dove il gruista Pirjeri Ryynänen lo fece trasferire a metà degli anni Ottanta, quando fu chiamato a sostituire Dio, all’epoca in congedo sabbatico.* Da allora è nella chiesa di legno più grande del mondo che vengono gestite tutte le questioni del creato, anche se Dio in persona lì si vede poco, dato che non è che poi si muova tanto dalla sua dimora celeste. Di angeli invece se ne vedono a centinaia, se non addirittura a migliaia, e in stormi sempre più grandi, quasi a oscurare il cielo dell’intera regione. La direzione del paradiso è affidata naturalmente a san Pietro, coadiuvato dal venerabile arcangelo Gabriele. Naturalmente tutto questo viavai, nonostante la sua immensa portata, non è visibile agli esseri umani, che non sospettano minimamente che la chiesa di Kerimäki pulluli di creature alate, né tanto meno che spesso planino sopra la loro testa fitti come nugoli di feroci zanzare lapponi.

Bisogna anche precisare che nel paradiso cristiano di Kerimäki lavorano appunto gli angeli, di comuni mortali se ne vedono pochi, dato che il paradiso a loro riservato si trova più su, nelle alte sfere vicino all’Onnipotente. Il santuario, per quanto grande, non potrebbe mai contenere i miliardi di cristiani di tutto il mondo. Senza contare che l’immagine collettiva delle delizie del paradiso non corrisponde esattamente a una vecchia chiesa di legno echeggiante di riti e litanie. Kerimäki è dunque il paradiso degli angeli e gioca in quanto tale un ruolo fondamentale: senza questa manodopera celeste l’umanità e il creato intero sarebbero – se mi è permesso dirlo – un vero inferno.

Quello stesso giorno di maggio in cui Aaro Korhonen, con un colpo di testa, aveva comprato l’appartamento e il caffè di via Mechelin, oltre cinquecento angeli novizi erano riuniti nella chiesa di Kerimäki per l’annuale corso propedeutico di tutela e protezione. Al mondo ci sono decine di migliaia di angeli custodi, la maggior parte dei quali svolgono il loro compito in modo del tutto spontaneo e naturale, sia per dote innata, sia per l’esperienza acquisita fornendo assistenza ai loro protetti nel corso di un’intera vita. Ma tra i candidati alla missione ce ne sono alcuni che non hanno né il bagaglio, né tanto meno il talento per affrontarlo. Proteggere un comune mortale può anche sembrare facile per un essere soprannaturale dotato di poteri che gli derivano in via diretta dall’Onnipotente. Ma non è sempre vero. Poteri del genere bisogna anche saperli gestire, e la loro applicazione spesso, purtroppo, comporta non poche difficoltà pratiche. Le innumerevoli disgrazie che capitano all’umanità non ne sono ahimè che la triste prova. Ecco perché si era deciso di organizzare seminari di formazione per aspiranti angeli custodi. Ed erano più di cinquecento quelli riuniti quel giorno nella chiesa di Kerimäki per seguire le lezioni e partecipare alle esercitazioni pratiche.

San Pietro e l’angelo Gabriele erano sempre presenti all’apertura dei corsi, riservandosi il ruolo di introdurre i principi generali della missione di protezione, per poi lasciare la parola ad angeli esperti che ne approfondivano i vari aspetti teorici. Come esercitazione pratica, invece, i partecipanti dovevano cercare di impedire ai savoniani locali, spesso anche con buoni risultati, di compromettere il loro avvenire. L’anno prima, per esempio, erano riusciti a riportare sulla retta via un agricoltore violento e dissoluto, tanto che era stato poi eletto cittadino dell’anno di Kerimäki. Era andata così bene che adesso aveva una macchina nuova e la moglie incinta, avendo finalmente smesso di farle gli occhi neri e di cappottarsi sgommando con la sua vecchia Lada arrugginita sulla cosiddetta «curva della chiesa».

Tra quei cinquecento apprendisti c’era anche Sulo Auvinen, insegnante di religione del Liceo Juva, deceduto qualche mese prima, nel bel mezzo della sua ottantaduesima primavera. Nonostante la ragguardevole età raggiunta in vita, lì in cielo non era che un pivellino. Moriva – si fa per dire – dal desiderio di diventare angelo custode, spinto da un’indole già caritatevole e protettiva per natura, per di più affinata da una vocazione totalizzante all’insegnamento della religione.

Sulo Auvinen in vita era stato un uomo niente male: più alto della media, slanciato, i tratti particolarmente armoniosi. Ma se il suo aspetto era più che soddisfacente, altrettanto non si poteva dire del suo passaggio sulla terra. Nonostante la grande bontà, infatti, era sempre stato un buono a nulla. Conclusi così così gli studi di teologia, non era riuscito a diventare neanche pastore o vicario, figuriamoci poi vescovo o decano, e alla fine si era accontentato di quello sbiadito impiego di insegnante di religione. Non era l’intelligenza che gli mancava, era piuttosto un problema di attitudine. Qualunque cosa facesse, gli andava storta. Insomma, ne combinava sempre una: finiva nei fossi con la macchina, offendeva involontariamente la gente, si sposava per sbaglio, tagliava gli alberi sul terreno del vicino, non gli suonava la sveglia, mangiava funghi velenosi, e chi più ne ha più ne metta. Non si può comunque negare che facesse poi del proprio meglio per rimediare, e in genere ci riusciva pure, grazie al suo caparbio ottimismo. Dopo la pensione, a sessantacinque anni, ben tre lustri prima, aveva lasciato Juva per trasferirsi con la moglie a Kuopio, dove aveva passato l’ultimo periodo della sua vita a fare volontariato nella parrocchia del nuovo quartiere popolare di Petonen, noto ricettacolo di casi umani disperati. Rimasto vedovo pochi anni dopo, aveva perfino accolto in casa sua i peggiori elementi del vicinato, alcolizzati cronici all’ultimo stadio, stando bene attento, però, che non si fermassero lì in pianta stabile a impuzzare il suo bel salottino pulito e lindo. Ciò nonostante i suoi protetti erano riusciti a provocargli seri danni agli scarichi e a fregargli l’argenteria di famiglia, che gli era poi toccato ricomprare pezzo a pezzo da un banco dei pegni. Ci erano voluti mesi per riaverla tutta. A Natale andava invece in giro a fare la questua, e una volta riempita la sua cassettina con gli oboli delle anime pie del vicinato, comprava maglioni per i senzatetto e offriva loro qualche pasto caldo. Ed era stato proprio durante quel caritatevole pellegrinaggio che era scivolato e si era rotto il femore. Poco male, comunque, visto che in ogni caso era riuscito a guarire in tempo per non dover essere accompagnato al riposo eterno con una gamba di gesso.

Sulo Auvinen aveva un aspetto imponente: la sua apertura alare era di ben undici metri. È vero che negli angeli un po’ più in carne può perfino raggiungere i quindici, ma tant’è, mica era poco. Non dimentichiamo che gli angeli, pur essendo puro spirito, sono comunque dotati di ali che Dio ha voluto assolutamente proporzionate al corpo. Fin dagli albori della cristianità c’è però sempre stata in proposito una grande confusione. Com’è possibile che preti, vescovi, e perfino papi, con tutti i loro studi di teologia, non abbiano mai capito che con dei moncherini come quelli a cui ci hanno abituati i dipinti e le sacre scritture, gli angeli volerebbero peggio delle galline? E ammettendo pure che con il vento a favore magari potrebbero lanciarsi da una collina sbattendo quelle alette come forsennati, non finirebbero comunque prima o poi per precipitare giù come sassi, orrendamente spiaccicati a terra? Uno spettacolo già poco edificante alla vista, per non parlare poi dell’udito!

Gli angeli sono dunque uccelli maestosi, accanto ai quali anche la più imponente aquila marina sembra un innocuo passerotto. Solo l’albatros gigante può almeno in certa misura competere con i grandi angeli maschi del calibro di Sulo Auvinen. Uccello marino dell’ordine dei...



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