Palmisano / Toto | Sistemi educativi e devianza | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 128 Seiten

Reihe: Tlon Edu

Palmisano / Toto Sistemi educativi e devianza

Prospettive di Etnopedagogia criminale
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5554-146-2
Verlag: Tlon
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Prospettive di Etnopedagogia criminale

E-Book, Italienisch, 128 Seiten

Reihe: Tlon Edu

ISBN: 979-12-5554-146-2
Verlag: Tlon
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Come si intrecciano educazione e criminalità? Nel rispondere a questa domanda, il presente volume indaga i processi formativi che plasmano le identità deviate, analizzando due realtà: i clan mafiosi italiani e i culti criminali nigeriani. Attraverso un'analisi approfondita tra rituali, affiliazioni e modelli educativi alternativi, gli autori offrono una prospettiva unica sull'Etnopedagogia criminale, evidenziando i meccanismi culturali e sociali che rafforzano le organizzazioni criminali. Approfondendo il ruolo delle scuole, delle famiglie e delle comunità nel prevenire o alimentare la devianza, l'opera propone un contributo essenziale per costruire percorsi di inclusione e legalità.

Leonardo Palmisano è sociologo, scrittore e docente di Sociologia della devianza presso l'Università di Foggia. Esperto di criminalità organizzata e caporalato, temi a cui ha dedicato diversi saggi, è anche presidente della cooperativa culturale Radici Future Produzioni. Giusi Antonia Toto è docente ordinaria di Didattica e pedagogia speciale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Foggia, dove coordina il Learning Sciences institute (LSi), centro di ricerca multidisciplinare che promuove l'innovazione e l'inclusione nei processi di apprendimento.
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Parte prima
di Giusi Antonia Toto


Capitolo 1
L'introduzione dello Story Mapping nella Media Educati
on


1. Un caso di innovazione pratica all'Università di foggia


Il 23 settembre 2024, l'Università di Foggia ha ospitato un seminario organizzato dal Learning Sciences institute (LSi), che si è rivelato il punto di partenza per una riflessione innovativa sul rapporto tra tecnologia, educazione e sviluppo territoriale. L'evento, inserito in un ciclo di lezioni sull'impostazione metodologica, ha visto la partecipazione di Isabella Rega, docente di Media Education presso l'Università di Bournemouth (uk), la quale ha offerto una panoramica sulle sue ultime ricerche nel campo della Media Education e dello storytelling.

La Media Education, in particolare nel contesto britannico, sta attraversando un periodo complesso, caratterizzato da interventi legislativi che ne stanno riducendo l'impatto sia nella didattica sia nella ricerca. Tra i principali elementi critici figurano l'eliminazione della disciplina dal ciclo scolastico, i pregiudizi legati ai social media e l'ambivalenza dell'uso della tecnologia, spesso al centro di dibattiti sugli effetti positivi e negativi1 che spostano però il focus della questione educativa. Tuttavia, il seminario di Rega ha offerto una visione propositiva, con uno sguardo rivolto alle potenzialità trasformative dello storytelling digitale. Il momento culminante del ciclo di lezioni si è verificato il 24 settembre, durante la presentazione della metodologia dello Story Mapping applicata dalla professoressa Rega a un progetto di ricerca in Kenya. Lo Story Mapping in quel contesto è stato utilizzato per promuovere la riqualificazione e la legittimazione delle aree rurali, dimostrando – attraverso i risultati culturali ed economici raggiunti – il proprio potenziale di strumento agile e adattabile per affrontare sfide complesse. Tale metodologia, introdotta originariamente da Jeff Patton,2 è stata impiegata da Rega per pianificare lo sviluppo di prodotti iconici e culturali con un focus sull'esperienza dell'utente. Tale progettualità ha consentito al team di ricercatori di visualizzare il percorso dell'utente nell'interazione con il prodotto, identificando funzionalità e priorità attraverso una rappresentazione visiva.

Ciò che distingue lo Story Mapping dalle altre metodologie narrative è il suo approccio collaborativo, che si concentra sulla creazione di storie digitali in grado di immaginare prospettive future di un contesto o di un territorio. La narrazione non è mai un processo isolato, ma si sviluppa attraverso il dialogo tra gli attori coinvolti. Questo lo rende particolarmente adatto a progetti di sviluppo territoriale, dove l'interazione tra team di progettazione e comunità locali è essenziale per creare soluzioni sostenibili. Lo Story Mapping si struttura, dunque, come una cronologia di azioni che costruiscono una mappa visiva. Tale mappa permette di identificare il flusso logico delle azioni dell'utente e di stabilire priorità basate sul valore reale di ciascuna funzionalità.

L'approccio risulta particolarmente utile per progetti di sviluppo territoriale, in quanto si traduce in interventi mirati alle esigenze concrete delle comunità coinvolte. Nel caso specifico delle aree rurali del Kenya, l'utilizzo dello Story Mapping ha permesso di orientare i progetti verso rilanci frequenti e miglioramenti continui, consolidando una sinergia virtuosa tra il team di lavoro e gli utenti finali. La metodologia ha mostrato come una narrazione strutturata possa favorire non solo la pianificazione di interventi più efficaci, ma anche una maggiore legittimazione dei territori stessi attraverso storie che ne valorizzano le peculiarità.

2. Dal Digital Story Mapping alle sperimentazioni del LSi: una metodologia educativa innovativa per un apprendimento multisensoriale


Il Digital Story Mapping (dsm) rappresenta una metodologia educativa innovativa, capace di coniugare narrazione e cartografia digitale per creare mappe interattive che raccontano storie e restituiscono valore ai contesti geografici e culturali esplorati. L'approccio del dsm si avvale di una comunicazione multimodale – che integra testo, immagini, audio e video –, trasformando gli spazi fisici in luoghi di significato attraverso una narrazione che coinvolge direttamente gli studenti, sia a livello cognitivo che emotivo.3 Uno degli elementi più distintivi del Digital Story Mapping è la sua capacità di promuovere un apprendimento multisensoriale, che risponde alle diverse modalità di assimilazione dei contenuti. La personalizzazione dei materiali consente agli studenti di adattare il percorso didattico alle proprie inclinazioni, favorendo al contempo la creatività individuale e il rispetto del proprio stile e dei propri tempi di apprendimento.4 Inoltre, l'approccio collaborativo stimola la condivisione di idee, rinforza le dinamiche di gruppo e favorisce una maggiore interazione con i docenti, rendendo l'intero processo educativo più dinamico e partecipativo. Un esempio concreto di applicazione del Digital Story Mapping si è avuto durante un'esercitazione didattica in aula, in cui gli studenti hanno utilizzato Knight Lab, un software sviluppato dalla Northwestern University.5 Questo strumento, caratterizzato da un'interfaccia intuitiva (user friendly) e da una notevole flessibilità d'uso, consente di combinare mappe interattive con contenuti multimediali come immagini, video e testi. Knight Lab si è rivelato particolarmente efficace nel favorire la collaborazione tra gli studenti e nello stimolare il lavoro di gruppo. L'attività si è articolata sostanzialmente in tre fasi fondamentali. La prima è stata dedicata all'ideazione e alla pianificazione della storia: ogni gruppo di lavoro ha scelto un tema geografico e organizzato i contenuti attraverso una mappa concettuale. Successivamente, durante la fase di realizzazione, gli studenti hanno creato narrazioni digitali interattive utilizzando Knight Lab, arricchendo i propri elaborati con contenuti multimediali accuratamente selezionati. Infine, nella fase conclusiva, ogni gruppo ha presentato il proprio lavoro alla classe, ricevendo feedback costruttivi utili per migliorare le competenze narrative e tecniche. L'adozione del Digital Story Mapping ha prodotto risultati significativi in termini di apprendimento e sviluppo delle competenze. L'esercitazione è stata condotta, infatti, sia con insegnanti in formazione sia con studenti universitari riportando gli stessi risultati. Gli studenti hanno acquisito una maggiore comprensione delle relazioni spaziali e sviluppato competenze geografiche attraverso l'interpretazione e la creazione di mappe digitali. L'utilizzo integrato di media diversi ha stimolato la loro creatività, incoraggiandoli a esplorare in profondità i temi affrontati. Inoltre, l'approccio collaborativo ha rafforzato le dinamiche di gruppo, migliorando le capacità comunicative e la capacità di risolvere problemi in contesti collettivi.6 La partecipazione all'esperienza ha evidenziato come il Digital Story Mapping rappresenti una metodologia efficace per integrare tecnologia e apprendimento, ponendosi come un potente strumento didattico in grado di coniugare innovazione tecnologica e finalità educative. La flessibilità del metodo, unita alla sua capacità di stimolare la creatività e il pensiero critico, ne fa una risorsa promettente per promuovere l'interesse e l'impegno degli studenti, favorendo l'acquisizione di competenze trasversali essenziali nel contesto contemporaneo.7

3. La decostruzione del potere: una rivoluzione mediata dai margini


Il 25 settembre è una data destinata a rimanere impressa nella memoria storica del Learning Sciences institute dell'Università di Foggia come il momento di innesco di una rivoluzione epistemologica, un cortocircuito di pensiero che ha sfidato le convenzioni consolidate. Nella redazione del quotidiano «l'Attacco», grazie all'instancabile lavoro del suo direttore e alla presenza della professoressa Isabella Rega, che si era recata presso il giornale per rilasciare un'intervista, si è aperto un dibattito che ha spinto i confini della riflessione critica verso orizzonti ancora inesplorati. L'intervista, dal suggestivo titolo “Quando i margini del mondo ribalteranno il centro (il potere) allora qualcosa cambierà”, ha posto al centro del discorso la necessità di un cambiamento sociale fondato sulla ridefinizione delle dinamiche di potere. Rappresenta infatti un manifesto metodologico e culturale di come la pedagogia possa concretamente, attraverso l'azione educativa, innescare il cambiamento...



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