Pavic | Dizionario dei Chazari | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 368 Seiten

Reihe: Sírin

Pavic Dizionario dei Chazari

Romanzo-lexicon in 100.000 parole Copia femminile
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-6243-435-5
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Romanzo-lexicon in 100.000 parole Copia femminile

E-Book, Italienisch, 368 Seiten

Reihe: Sírin

ISBN: 978-88-6243-435-5
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Nel 1689, sulla scena danubiana della guerra russo-turca, si incontrano tre uomini: Avram Brankovi?, che raccoglie vecchi scritti, l'insegnante turco di liuto Jusuf Masudi e l'ebreo Samuel Coen. Si sono visti nei sogni, si sono a lungo cercati e, quando si trovano, perdono la vita. Trecento anni più tardi tre studiosi si radunano a Istanbul: un egiziano, uno jugoslavo e un'ebrea polacca. I tre, come i loro predecessori, hanno a che fare con i Chazari, un popolo di origine incerta che tra il VII e il X secolo si era stabilito sul Mar Caspio. La leggenda narra che il loro sovrano, il kagan, avesse convocato i rappresentanti delle tre grandi religioni perché lo convincessero a convertirsi... Antologia dei sogni, manuale cabalistico, labirinto, gioco di specchi, romanzo d'avventure: il Dizionario dei Chazari è tutto questo e molto altro. E proprio come un dizionario contiene 47 lemmi in ordine alfabetico, con relativi riferimenti, fonti e appendici. Composto da un libro cristiano (rosso), uno islamico (verde) e uno ebraico (giallo), può essere letto dall'inizio alla fine. Ma ci si può anche perdere fra le sue pagine e cercare un proprio percorso.

(1929-2009), narratore, poeta, saggista serbo, è considerato il massimo esperto di storia della letteratura serba dei secoli XVII-XIX, nonché il miglior traduttore di Pu?kin e Byron. Noto come scrittore di narrativa interattiva, è uno degli autori balcanici maggiormente letti nel mondo. Tradotto in 41 lingue e in oltre trecento edizioni, inclusi i romanzi pubblicati in Italia da Garzanti: Paesaggio dipinto con il tè (1991) e Il lato interno del vento (1992). Dizionario dei Chazari torna finalmente in libreria in una nuova traduzione dopo essere stato fuori catalogo per anni.
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NOTE PRELIMINARI ALLA SECONDA EDIZIONE
RICOSTRUITA E AGGIORNATA


L’autore odierno di questo libro assicura al lettore che se lo legge non dovrà morire, come accadde al suo predecessore che usò l’edizione del Dizionario dei Chazari del 1691, quando il suo primo autore era ancora in vita. Sarà qui necessario fornire alcuni chiarimenti in relazione a quell’edizione ma, per amore della concisione, il lessicografo propone ai lettori un patto: egli scriverà queste note prima di cena, e il lettore si metterà a leggerle dopo mangiato. Così la fame indurrà lo scrittore a essere breve, mentre al lettore sazio l’introduzione non sembrerà troppo lunga.

1. Storia del Dizionario dei Chazari


L’evento narrato in questo lexicon (ma forse si trattò di diversi eventi simili fra loro) risale all’VIII o IX secolo della nostra era, e dagli studiosi questo argomento è di solito chiamato “polemica chazara”?. I Chazari? erano una stirpe forte e indipendente, un popolo nomade e guerriero che in tempi remoti apparve da Oriente, come inseguito da un silenzio rovente, e nel periodo dal VII al X secolo si insediò fra due mari: il Mar Caspio e il Mar Nero.* Si sa che i venti che li sospinsero erano venti maschi, che non portano mai la pioggia – venti che trascinano nei cieli l’erba come fosse una barba. Una tarda fonte mitologica slava cita un Mare Cosaro, che si suppone significasse Mare dei Chazari, dato che questi ultimi erano chiamati dagli Slavi Cosari. Si sa anche che fra i due mari i Chazari fondarono un potente impero, professando una religione a noi sconosciuta. Le donne chazare che in guerra avevano perso il marito ricevevano un cuscino in cui serbare le lacrime versate per il guerriero. I Chazari salirono alla ribalta della storia entrando in guerra con gli Arabi, dopo aver stretto nel 627 un’alleanza con l’imperatore bizantino Eraclio, ma la loro origine è rimasta sconosciuta, così come sono svanite tutte le tracce che potrebbero indicarci il nome dell’attuale popolo che da essi discende. Di loro è rimasto un cimitero sul Danubio, di cui non si è certi che sia davvero chazaro, e un mucchietto di chiavi che come impugnatura hanno un perpero triangolare d’oro o d’argento, e che Daubmannus? ritiene coniate dai Chazari. Dalla scena della storia i Chazari scomparvero assieme al loro stato, in seguito all’avvenimento che è l’argomento principale di questo libro, ossia dopo la loro conversione dalla fede originaria, a noi tuttora ignota, a una (altrettanto sconosciuta) delle tre grandi religioni del passato e del presente: quella ebraica, quella islamica o quella cristiana. Subito dopo quella conversione, infatti, seguì il collasso dell’impero chazaro. Un condottiero russo del X secolo, il principe Svjatoslav, divorò l’impero chazaro come una mela, senza neppure scendere da cavallo. Nel 943 la capitale chazara sulla foce del Volga nel Mar Caspio fu rasa al suolo dai Russi che rinunciarono al sonno per otto notti, e che infine fra il 965 e il 970 annientarono il regno chazaro. Testimoni oculari affermano che le ombre dei palazzi della capitale a lungo rifiutarono di crollare, dopo che gli edifici stessi erano stati da tempo abbattuti. Quelle ombre emergevano dritte nel vento, dalle acque del Volga. Secondo una cronaca russa del XII secolo, nel 1083 lo zar Oleg era chiamato arconte di Chazaria, ma in quello stesso XII secolo il territorio dell’antico stato chazaro era già abitato da un altro popolo, i Cumani. I resti materiali della cultura chazara sono molto scarsi. Nessuna iscrizione, pubblica o privata, è stata rinvenuta, non c’è traccia dei libri chazari citati da Halevi?, né della loro lingua, anche se San Cirillo? afferma che professavano la loro fede in lingua chazara. L’unico edificio pubblico ritrovato a Suvar, in territorio ex chazaro, con ogni probabilità è bulgaro. Nulla di significativo fu ritrovato durante gli scavi nella località di Sarkel, neppure le tracce delle fortificazioni di allora, che sappiamo essere state erette dai Bizantini per le necessità dei Chazari. Dopo il crollo del loro regno, dei Chazari non si fa quasi più menzione. Nel X secolo un feudatario ungherese li invitò a stanziarsi nel suo territorio. Nel 1117 alcuni Chazari si recarono a Kiev dal principe Vladimir Monomaco. Nel 1309 a Presburgo si vieta ai cattolici di sposarsi con i Chazari e nel 1346 il papa riconferma questa interdizione. Questo è più o meno tutto.

Il suddetto atto di conversione, che fu decisivo per il destino dei Chazari, si svolse nel modo seguente: le antiche cronache narrano che il sovrano chazaro – il kagan? – fece un sogno e convocò tre filosofi di fede diversa perché lo interpretassero. La questione era importante, poiché il kagan aveva deciso di convertirsi con il suo popolo alla religione di quel saggio che avrebbe interpretato il sogno nel modo più convincente. Alcune fonti sostengono che al kagan, il giorno in cui aveva preso tale decisione, morirono i capelli ma, benché lui lo sapesse, qualcosa lo spinse tuttavia a continuare. Così nella residenza estiva del kagan si ritrovarono tre missionari, un musulmano, un ebreo e un cristiano, cioè un derviscio, un rabbino e un monaco. Ciascuno di loro ottenne in dono dal kagan un coltello intagliato nel sale ed essi intavolarono il dibattito. I punti di vista dei tre saggi, le loro dispute basate sui principi delle tre fedi, i personaggi coinvolti e l’esito della “polemica chazara” suscitarono un vivo interesse e innumerevoli e contradditorie opinioni sull’evento e sulle sue conseguenze, sui vincitori e sui vinti di tale polemica; nel corso dei secoli furono loro dedicati infiniti dibattiti nella comunità ebraica, cristiana e musulmana e tutto ciò dura fino ai giorni nostri, quando i Chazari hanno cessato di esistere già da tanto tempo. A un certo punto nel XVII secolo l’interesse per la questione chazara improvvisamente si riaccese e il caotico corpus di studi chazari intrapresi fino ad allora fu sistematizzato e pubblicato nel 1691 in Borussia (Prussia). Furono studiati esemplari di monete triangolari, nomi incisi su antichi anelli, immagini su boccali di sale, corrispondenze diplomatiche, ritratti di scrittori da cui furono decifrati tutti i titoli dei libri dipinti sullo sfondo, rapporti di spie, testamenti, voci di pappagalli del Mar Nero che si riteneva parlassero la scomparsa lingua chazara, quadri con scene di musica (di cui furono decifrate le annotazioni degli spartiti) e addirittura una pelle umana tatuata, per non parlare del materiale d’archivio di origine bizantina, ebraica e araba. In breve, fu usato tutto ciò che la fantasia di un uomo del XVII secolo poteva addomesticare e mettere al proprio servizio. E tutto ciò trovò posto fra le copertine di un dizionario. Una motivazione per questo interesse risvegliato nel XVII secolo, ossia mille anni dopo i fatti, fu lasciata da un cronista con le seguenti oscure parole: “Ciascuno di noi porta a passeggio il proprio pensiero come una scimmia al guinzaglio. Quando leggi, hai sempre due scimmie di questo tipo: una tua e una di qualcun altro. Ovvero, ancora peggio, una scimmia e una iena. Quindi bada bene al cibo che procurerai, e a chi. Difatti, la iena non mangia quel che mangia la scimmia...”

Comunque, lo stampatore di un dizionario polacco, Joannes Daubmannus? (o un erede con il suo nome), nel 1691 pubblicò una lista delle fonti sulla questione chazara in una forma idonea a comprendere tutto quel variopinto materiale che nei secoli era stato accumulato e perso da quanti, con la penna dietro l’orecchio, usano la bocca come un calamaio. L’opera fu pubblicata in forma di dizionario sui Chazari con il titolo di Lexicon Cosri. Secondo una versione (quella cristiana), il libro fu dettato all’editore da un monaco di nome Teoktist di NikoljeA, che in precedenza, sul campo di una battaglia fra l’esercito austriaco e quello turco, aveva trovato e imparato a memoria il materiale di varia provenienza sui Chazari. Così l’edizione di Daubmannus apparve suddivisa in tre dizionari: un glossario di fonti islamiche sulla questione chazara, un alefbethario, ossia una lista alfabetica del materiale ricavato da scritti e tradizioni ebraiche, e un terzo dizionario basato sulle notizie cristiane. L’edizione di Daubmannus, un dizionario di dizionari sull’impero chazaro, ebbe una sorte singolare.

Assieme alle 500 copie di quel primo dizionario sui Chazari, Daubmannus ne impresse una usando un inchiostro tipografico tossico. Assieme a questo esemplare avvelenato, che era chiuso con un piccolo lucchetto d’oro, c’era una copia di controllo dello stesso dizionario, con una serratura d’argento. Nel 1692 l’Inquisizione distrusse tutti gli esemplari dell’edizione di Daubmannus, ma in circolazione rimasero la copia avvelenata, sfuggita all’attenzione della censura, e quella ausiliaria, con la serratura d’argento, che l’accompagnava. Così gli eretici e gli infedeli che si azzardavano a leggere il dizionario proibito rischiavano la vita. Chiunque avesse aperto il libro sarebbe rimasto ben presto paralizzato, trafitto al cuore come da uno spillo. Il lettore in effetti moriva a pagina nove alle parole: Verbum caro factum est (Il Verbo si fece carne). Se veniva letta assieme a quella avvelenata, la copia ausiliaria consentiva di predire il momento della morte. In quell’esemplare c’era un’annotazione: “Se vi svegliate e non vi duole più nulla, sappiate che non siete più fra i viventi.”

Dagli atti dei processi relativi all’eredità della famiglia...



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