Phillips | Um | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 312 Seiten

Reihe: narrativa

Phillips Um


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5480-223-6
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 312 Seiten

Reihe: narrativa

ISBN: 979-12-5480-223-6
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Un ago si accosta placido, inesorabile, al viso di May. La donna ha accettato di sottoporsi a una procedura sperimentale per alterare le sue fattezze - dopo aver perso il lavoro, quei soldi torneranno utili. A lei, al marito Jem, costretto a barcamenarsi tra mille impieghi, ai figli Lu e Sy. A eseguire l'operazione è un um, uno degli innumerevoli robot intelligenti che, in una società sconvolta dal cambiamento climatico e sempre più informatizzata, stanno soppiantando gli umani. È stato facile cedere a quell'opportunità di guadagno, così come è facile cedere all'incessante pubblicità e al desiderio nostalgico delle foreste della sua infanzia: May acquista per tutta la famiglia una vacanza di tre giorni al Giardino botanico, un costoso rifugio verde nel cuore della città, dove auspica per tutti un po' di disconnessione per riconnettersi, invece, a una natura che appare sempre più estranea. E riavvicinarsi gli uni agli altri. La sua insistenza affinché tutti si separino dai loro dispositivi digitali avrà però conseguenze impreviste, e il Giardino non si rivelerà il balsamo che May sognava. Messa di fronte al pericolo, dovrà combattere per i suoi cari. Scritto in una prosa asciutta ma con straziante compassione, Um racconta il mondo dell'individualità e degli affetti in un futuro distopico che appare pericolosamente vicino al presente. Pagina dopo pagina, Phillips ruota il punto di osservazione fino a porci di fronte a uno specchio - e scopriamo allora che quell'enigmatica sillaba che dà il titolo al romanzo non descrive solo l'umanoide ma chiama anche in causa, e con urgenza, l'umano.

Helen Phillips (1981) è una scrittrice americana. Tra i suoi libri, La bella burocrate (Safarà, 2017), A tutto c'è rimedio (Safarà, 2018, vincitore del John Gardner Fiction Book Award) e The Need (2019), romanzo con cui è stata candidata al National Book Award. Ha ricevuto una Guggenheim Fellowship e insegna al Brooklyn College. Um è stato incluso tra i libri dell'anno del 2024 dall'Economist e da numerose altre testate.
Phillips Um jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


1


L'ago le si avvicinò gradualmente all'occhio e lei cercò di non ritrarsi.

L'um le stazionava sopra, impeccabile e preciso. La solidità del metallo, la pace di un corpo non biologico. Aveva sentito di anziani che, giunti alla fine, preferivano la compagnia degli um a quella umana.

L'um si interruppe per intingere di nuovo il dito-ago nel disinfettante, poi tornò a estendere il braccio, da chirurgo meticoloso. Lavorava con la calma e la destrezza tipiche dei robot.

Però il dolore si fece pungente mentre l'ago si spostava sulla pelle verso l'angolo dell'occhio. Una linea di penetrazione sottile e inesorabile. Il gel anestetico doveva aver esaurito l'effetto.

Aveva retto due volte al parto immaginando di uscire dal proprio corpo e di entrare in una foresta, quella della sua infanzia, lungo una parvenza di sentiero che si snodava tra i sempreverdi. Ma ora la foresta della sua infanzia recedeva persino nel ricordo. Doveva visualizzare una qualche altra foresta, non quella specifica, che era andata perduta, bruciata.

Una foresta. Cercò di costringersi a entrare con la mente in una foresta.

L'um ritrasse l'ago e, con le dita dell'altra mano, tornò ad applicare con cura il gel anestetico nella zona perioculare.

Le parve che le avesse letto nel pensiero, anche se si rendeva conto che agiva semplicemente in risposta al matematico calo di efficacia del gel nel tempo.

“May, comunicami per favore”, che voce rassicurante aveva l'um, “quando la zona torna insensibile”.

Molto prima che gli um esistessero, lei era stata una delle tante persone assunte per contribuire a perfezionare e incrementare le abilità comunicative dell'intelligenza artificiale. Aveva tratto soddisfazione dal suo ruolo, piccolo ma significativo, nel progresso verso una conversazione sempre più sofisticata e ricca di sfumature, finché la rete non era diventata superiore all'addestramento umano e non aveva avuto più bisogno di quelli come lei. Ma nonostante tutti gli anni fatti di ore passate alla scrivania in dialogo con la rete, era ben diverso parlare con un um in persona, avere il corpo reale di un um accanto al suo corpo reale, ciascuno a occupare un'analoga porzione di spazio all'interno della stanza. Non era mai stata in precedenza così vicina a un um per così tanto tempo, per una procedura tanto intima. Ai tempi in cui era ancora coperta dall'assicurazione il suo dentista le aveva presentato tutto fiero il suo nuovo collega, un um con strumenti odontoiatrici al posto delle dita. Era stata tesa per tutti e venti i minuti, le dita dei piedi arricciate dentro le scarpe, ma poi si era sentita la bocca fresca come mai prima.

L'um le passò un bicchiere di plastica pieno d'acqua. Non era affaticato dalle ore di lavoro. Probabilmente dopo di lei sarebbe arrivato qualcun altro, un'altra cavia, e un'altra e un'altra ancora, perché l'um poteva andare avanti a oltranza, ricaricandosi da remoto, con grazia irriducibile, mentre lei si logorava di minuto in minuto, il corpo sudato soffriva la sete. La prima volta che aveva visto un um, in piedi a una fermata dell'autobus in un giorno di sole l'anno prima, lo aveva scambiato per una scultura, linee pure, argentee, di braccia, gambe e collo a collegare il capo oblungo, il torso e i piedi, piccole sfere alle giunture di gomiti, polsi, ginocchia e caviglie, plastica levigata e alluminio spazzolato, una cosa scintillante.

Una settimana dopo aveva avvistato un altro um in metropolitana, e ben presto li aveva visti con regolarità, a dispensare medicinali in farmacia, misurare la pressione ai bambini dal pediatra, pattugliare le strade al fianco di poliziotti umani, talmente richiesti da istituzioni statali e imprese private che la società che aveva capito come dar corpo con tanta eleganza all'esteso cervello della rete aveva una lista d'attesa lunga mesi.

“Grazie,” disse, accettando il bicchier d'acqua dall'um.

Si tirò su dalla poltrona operatoria per bere.

“Vuoi vederti, May?” chiese l'um.

“No,” rispose lei, “grazie”.

Avrebbe aspettato fino alla fine, finché l'alterazione non fosse completata.

Seduta, momentaneamente libera dall'ago, fu sopraffatta dal terrore.

E se Jem avesse avuto ragione.

Le aveva cullato il viso tra le mani la sera prima, gli occhi umidi alla luce della lampada, era tanto che non la toccava con tale premura.

“Mica sto per morire,” aveva detto lei chiudendo gli occhi.

Lui le aveva fatto scorrere le dita sulle palpebre, il naso e le guance.

“Dindi, bimbo,” aveva detto May aprendo gli occhi, con forzata leggerezza.

“Soldi fatti col sangue,” aveva ribattuto Jem. “Anzi, con la pelle”.

“Soldi per pagare l'affitto,” lo aveva corretto lei, un lampo di rabbia. “Soldi per fare la spesa. Per pagare il conto del dentista”.

Lui le aveva tolto le mani dal viso e voltato le spalle con un sospiro affranto che le aveva ricordato altre conversazioni a notte fonda terminate con un sospiro affranto. Restare svegli fino a tardi, condividendo il terrore per il futuro dei figli, cosa avrà in serbo per loro il pianeta quando avranno la nostra età.

Posò con cautela le mani sopra il nodo che aveva allo stomaco.

In cambio dell'utilizzo della sua faccia le davano l'equivalente di dieci mesi di stipendio del suo posto fisso, l'impiego sicuro e stabilizzante da classe media che li aveva portati in città dieci anni prima, quello che garantiva certi comfort a cui lei si era eccessivamente, vergognosamente affezionata (comprare narcisi al minimarket, spendere sessanta dollari per cenare fuori con i bambini senza un motivo preciso), l'impiego che aveva perso tre mesi prima – perché ormai la rete era in grado di insegnarsi le cose da sola e Nova delle risorse umane non era riuscita a convincere il capo a tenerla una volta che la sua marginalità era diventata incontestabile. Non appena l'avessero rilasciata da quello studio medico si sarebbe messa in pari con l'affitto. E anche dopo la corsa alla biglietteria e l'assurdità, la spesa folle (ma non era una spesa folle, non esattamente – più che altro un tasto di reset per tutta la loro vita), sarebbe rimasto un bel cuscinetto, otto mesi forse, o nove, se fossero stati parsimoniosi. Lei avrebbe trovato un altro lavoro. Pazienza se negli ultimi tre mesi non ci era riuscita, l'umiliazione con cui la sua testa ciondolava sullo schermo, il riflesso spietato della plafoniera di casa sul suo viso mentre si sforzava di fare buona impressione a qualcuno di molto lontano, cercando di imbastire la storia che era talmente brava nel suo lavoro che si era resa obsoleta e l'aveva perso. Avrebbe trovato un altro impiego. Mantenuto l'appartamento. Riavuto l'assicurazione, o quantomeno la possibilità di pagare di tasca sua le cure dentali di Lu, le carie incessanti, e riportare Sy dallo specialista per migliorare la motricità fine. Fare la spesa. Comprare le cose che servivano sempre ai bambini: collutorio al fluoro, stivali da pioggia, il regalo di compleanno per un amichetto. Se ne sarebbe fatta carico lei. E forse nel frattempo Jem avrebbe trovato altri lavori saltuari. Che gli piacessero di più. Avrebbe potuto accettare cinque o sei chiamate al giorno, invece di tre o quattro, se avesse provveduto lei autonomamente a portare i bambini a scuola e a riprenderli, ai compiti, alla cena e a metterli a letto. Non sarebbe stato un problema. Poteva farcela. Magari lui avrebbe ricevuto più chiamate per appendere quadri e disporre mobili che per le disinfestazioni. Più commissioni strampalate che incarichi di spurgare i rigurgiti delle fognature. Con l'app non si sa mai. Comunque aveva un punteggio alto, particolarmente elevato, anche se non faceva che affliggersi per le rare recensioni negative.

Quella era una soluzione. Quindi Jem non doveva farle storie a riguardo. Nessuno doveva farle storie. Nova non doveva farle storie. Nova non avrebbe dovuto mandarle un messaggio pochi secondi dopo che Jem le aveva voltato le spalle con un sospiro affranto, Sei sicura di essere sicura di farlo?

Eppure era stata Nova a dare il via alla cosa, quel caffè nella sua pausa pranzo, un paio di mesi dopo che May era stata licenziata. Ogni seduta della caffetteria era dotata di schermo, così May aveva dovuto guardare oltre due schermi per vedere gli occhi di Nova, distanti tra loro, splendenti di dolcezza, il suo corpo minuto finalmente arrotondato all'ottavo mese di gravidanza dopo tre anni di tentativi di autoinseminazione e due aborti. Nova che, nove anni prima, venendo a sapere che May era incinta di Lu le aveva detto: “Hai tutte queste speranze nel futuro?” Nova, ambasciatrice delle risorse umane, pragmatica e coraggiosa, aveva resistito a tutti i licenziamenti in azienda. Nova conosceva qualcuno, amico di amici, che aveva appena trovato i finanziamenti per la sua start-up. “Però è un po' agghiacciante,” le aveva detto. “Non dovrei nemmeno parlartene”. May invece aveva voluto che gliene parlasse. Nova si era passata un dito sul tatuaggio che aveva sul polso, un disegno geometrico discreto che May aveva ammirato da quando si erano conosciute, il giorno in cui Nova l'aveva accolta e le aveva preso le impronte digitali prima che entrasse in servizio, dita sicure a posizionare con cura la mano sullo schermo. Il giorno seguente Nova era comparsa sulla porta del minuscolo ufficio e le aveva chiesto, con la sua spontanea generosità, se le andava di pranzare assieme all'aperto, “tra questo palazzo e l'altro c'è una piazzola dove a mezzogiorno entra un po' di sole”. Nova aveva molti amici cari al...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.