Quinto Borghi | Montessori dalla A alla Z | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 370 Seiten

Reihe: Capire con il cuore

Quinto Borghi Montessori dalla A alla Z

Lessico della pedagogia di Maria Montessori
1. Auflage 2019
ISBN: 978-88-590-1952-7
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Lessico della pedagogia di Maria Montessori

E-Book, Italienisch, 370 Seiten

Reihe: Capire con il cuore

ISBN: 978-88-590-1952-7
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Nasce il primo dizionario montessoriano: una guida pronta all'uso sui principi, le pratiche e i materiali del più famoso metodo educativo al mondo. In questo libro Battista Quinto Borghi, presidente della Fondazione Montessori Italia, ci guida nell'universo di Maria Montessori, spiegando con chiarezza i concetti fondamentali della sua pedagogia.

È presidente della Fondazione Montessori Italia. Condivide con Paola Molina la direzione della collana «Il nido d'infanzia» delle Edizioni Erickson. È docente presso la Libera Università di Bolzano. Ha alle spalle una lunga esperienza di formazione e ha pubblicato diversi volumi oltre a numerosi saggi e contributi in riviste. Attualmente è il responsabile pedagogico dei servizi per l'infanzia della Cooperativa Città Futura di Trento. È anche referente pedagogico per la Cooperativa Orsa di Milano.
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Presentazione


Il «lessico» della pedagogia Montessori


Questo libro colma una lacuna nell’editoria pedagogico-didattica italiana, offrendo ai lettori un inquadramento complessivo del pensiero e del metodo di Maria Montessori attraverso l’analisi delle «parole» tipiche del suo lessico. In effetti si tratta, sotto molti aspetti, di un lavoro ben più ampio di quanto non indichi il titolo, perché attraverso la «lente» montessoriana è possibile riflettere su termini e idee che appartengono a tutta la tradizione, ormai consolidata, dell’educazione «attiva».

Ed è in questa prospettiva più ampia che merita di essere letta e intesa la pedagogia montessoriana stessa, che molti, anche tra i suoi più appassionati estimatori, temono possa «implodere» per eccesso di autoreferenzialità: esattamente l’opposto di quello che fu l’intento iniziale di Maria Montessori, la cui opera educativa era improntata all’ideale della ricerca scientifica, intrinsecamente senza fine e aperta all’innovazione continua.

In effetti, occorrerebbe distinguere tra il «metodo» Montessori e la «pedagogia» Montessori. È avvenuto troppe volte, nella storia di questa corrente pedagogica, che il nome Montessori sia stato associato a un metodo e ai suoi «materiali di sviluppo» brevettati, la cui applicazione deve passare attraverso una standardizzazione pressoché completa e senza possibilità d’eccezione. In questo modo, si è persa la creatività originaria di questo metodo, che si dovrebbe trasmettere a ciascun insegnante che lo utilizza nel proprio lavoro quotidiano.

È bene parlare, allora, della pedagogia di Maria Montessori, piuttosto che del suo metodo, al di là dell’indubbia validità che il metodo stesso e i suoi materiali caratteristici hanno dimostrato di avere da più d’un secolo a questa parte. D’altronde, già all’epoca della stessa Montessori altri metodi erano conosciuti e diffusi in tutto il mondo con lo stesso spirito «puerocentrico» e il fine di suscitare l’attività autonoma del bambino; e altri ancora sono stati sviluppati più di recente, rendendo la gamma delle esperienze e dei modelli operativi vasta e articolata.

È pur vero che il metodo Montessori ha avuto un’importanza quasi senza pari nell’affermazione delle «scuole nuove» in tutto l’Occidente nel secolo scorso, ma più dei materiali e delle indicazioni dettagliate che Maria Montessori stessa offrì nelle sue opere conta l’atteggiamento d’accoglienza e disponibilità verso la libera espressione, da parte del bambino, delle proprie potenzialità che questa pedagogia propone all’adulto come elemento fondamentale di un efficace stile educativo.

Nel corso del tempo, l’attaccamento al metodo in quanto tale è prevalso per gli evidenti vantaggi che portava nei termini di una caratterizzazione forte delle scuole montessoriane rispetto a tutte le altre; ma a questo vantaggio si sono associati alcuni effetti indesiderati che sono stati messi in evidenza anche dagli studiosi più attenti e simpatetici. Così, ad esempio, la seconda edizione della biografia di E.M. Standing, apparsa negli anni Ottanta e che è rimasta per circa trent’anni come il testo «canonico» sulla vita e sul pensiero di Maria Montessori, riportava una significativa introduzione del filosofo statunitense McDermott, il quale senza mezzi termini segnalava come l’atteggiamento intellettuale dei seguaci e continuatori della Montessori avesse perso l’apertura mentale tipicamente montessoriana per chiudersi nella difesa di pratiche consuetudinarie di cui poteva sfuggire il senso anche a coloro che le mantenevano in essere nelle Case dei bambini.1

Quando fu pubblicato lo studio storico e biografico di Rita Kramer, probabilmente il migliore che sia stato condotto fino ad ora sulla figura di Maria Montessori, anche questa Autrice, al termine di un documentatissimo percorso di ricostruzione delle fasi principali dell’attività montessoriana, nelle sue conclusioni rilevò come, dopo la morte della fondatrice, il movimento Montessori, strutturato in un’organizzazione stabile e forte, d’ampiezza mondiale e ramificata nei principali Paesi sviluppati, finì per farsi difensore di una sorta di «ortodossia» gelosamente sostenuta come elemento indispensabile di qualsiasi applicazione del metodo, impedendo di fatto il confronto e l’integrazione con altre esperienze analoghe, condotte nello stesso spirito, ma percepite come potenzialmente pericolose per l’integrità del metodo Montessori stesso.2

In anni più vicini a noi, è stata una discendente di Maria Montessori, Renilde, a cogliere l’occasione della sua prefazione all’importante studio di Angeline S. Lillard sulla psicologia dell’educazione montessoriana, per sottolineare, con parole molto efficaci, che il movimento Montessori, pur presentandosi come un edificio solido e compatto, vive una crisi che richiede un nuovo punto di partenza.3

Se chi scrive prefazioni e postfazioni ha il diritto di dire qualcosa sugli autori, in questo caso si potrebbe notare il fatto significativo che l’autore di quest’opera, pur essendo il presidente della Fondazione Montessori Italia, ha alle sue spalle una lunga e impegnativa carriera d’insegnante e di dirigente che lo ha reso molto noto in Italia per la validità delle scuole da lui organizzate e gestite; soprattutto, non è un pedagogista «montessoriano» nel senso «totalizzante» che il termine ha assunto nella pluridecennale storia di questo vasto movimento pedagogico dopo la morte della sua fondatrice.

Battista Quinto Borghi, infatti, è stato ed è tuttora un sostenitore del valore della «buona scuola»,4 in qualunque forma e assetto sia concepita e organizzata, riconoscendo la varietà e la molteplicità delle esperienze che nel corso dell’ultimo secolo hanno offerto modelli validi al riguardo. La sua frequentazione dell’opera e del metodo delle sorelle Agazzi mostra nel migliore dei modi una serena apertura intellettuale e pedagogica, al di là dei conflitti irrisolvibili che hanno segnato anche la storia dell’educazione attiva a causa delle idiosincrasie dei suoi esponenti più illustri.

Il lettore troverà, allora, nelle pagine che seguono, un vero e proprio prontuario del linguaggio montessoriano, con la spiegazione dei significati che assumono le «parole d’ordine» di questa prospettiva pedagogica attraverso un’abbondante documentazione tratta dalle principali opere di Maria Montessori stessa, puntualmente citate e commentate. In questo modo, si esce dall’esoterismo che talvolta avvolge una terminologia fortemente caratterizzata e divenuta quasi «tecnicismo», anche quando utilizza parole del linguaggio comune (si pensi al concetto di «normalizzazione») attribuendo ad essa, tuttavia, significati specifici e almeno parzialmente diversi.

Le parole analizzate sono oltre un centinaio e rappresentano un universo concettuale tanto ampio da coprire pressoché tutto l’ambito disciplinare di quella che è la pedagogia contemporanea. In effetti, Borghi non si è limitato a «spiegare» Maria Montessori (impresa già di per sé significativa), ma l’ha messa in dialogo con sensibilità, attitudini, prospettive tipiche dell’educazione contemporanea.

Con un po’ di discrezione e modestia, il testo si propone come una lettura tra altre possibili, non esaustiva della materia e aperta a integrazioni e verifiche ulteriori, ma il dato di fatto è che con questo dizionario si offre a quanti si occupano di scuola e educazione uno strumento di riflessione e confronto con una delle più affascinanti esperienze del secolo scorso. D’altra parte, non si tratta di un discorso esclusivamente specialistico, ma rivolto, piuttosto, a una molteplicità di destinatari: ricercatori, insegnanti, educatori, genitori, interessati al problema sempre nuovo di una pratica della formazione che garantisca la crescita libera e armonica del bambino.

In questo modo, le «voci» del dizionario propongono non soltanto le accezioni e le contestualizzazioni utili a comprendere il pensiero montessoriano dal suo interno, ma anche l’insieme delle problematiche ancora aperte, che le formulazioni di Maria Montessori e dei suoi continuatori lasciano ancora oggi al centro di un dibattito sia con altre prospettive ed esperienze sia con le stesse idee e convinzioni dei lettori.

In fondo, questo è stato lo spirito con cui gli esponenti dell’educazione attiva e delle scuole nuove del secolo scorso hanno affrontato il confronto (spesso anche lo scontro vero e proprio) sulle rispettive idee e proposte operative. Il dizionario montessoriano di Borghi s’inserisce, allora, in una tradizione editoriale che ha già una lunga durata, mettendo ordine in una materia complessa e, talvolta, anche contraddittoria, evidenziando adeguatamente tutti i punti «caldi» da analizzare.

Le Edizioni Erickson presentano, in conclusione, uno strumento utile anche sul piano della comunicazione, con centinaia di voci che consentiranno in futuro di costituire un lessico più omogeneo di quanto non sia stato fino ad ora, anche tra gli stessi specialisti della pedagogia montessoriana. Basta «navigare» nel web per rendersi conto che in tutto il mondo è avvertita l’esigenza di spiegare a quanti si affacciano al mondo delle «Case dei bambini» le parole-chiave di questa proposta. Le organizzazioni internazionali fondate da Maria Montessori stessa, in Europa e nel Nord-America soprattutto, offrono ai visitatori dei loro siti lessici molto snelli che tentano d’introdurre alle «novità» montessoriane, ma l’efficacia di quei tentativi è condizionata dalla loro...



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