Rabhi | Manifesto per la terra e per l'uomo | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 169 Seiten

Reihe: Add+

Rabhi Manifesto per la terra e per l'uomo


1. Auflage 2012
ISBN: 978-88-96873-69-4
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

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'Non molto tempo fa, il bambino del deserto che sono stato, al termine di una giornata infuocata, stendeva la schiena sulla terrazza a cielo aperto e, con il corpo così abbandonato, poteva contemplare una volta celeste disseminata di pepite d'oro'. Dice questo di sé Pierre Rabhi, contadino francese di origine algerina, che oggi abita nell'Ardèche e sta cercando di difendere con l'impegno di tutti i giorni il mondo in cui viviamo. Lo fa con il suo lavoro, coltivare e insegnare le buone pratiche dell'agricoltura, rispettando l'ambiente e la natura, ma lo fa anche con i suoi libri in cui apre strade e disegna possibili scenari, dicendo in modo chiaro e diretto cosa dobbiamo fare per salvare questo pianeta. 'Manifesto per la terra e per l'uomo' non solo racconta preoccupato come stiamo compromettendo il nostro futuro, ma ci dice anche come possiamo e dobbiamo cambiare le cose. In meglio, perché è necessario farlo. Con una prefazione di Nicolas Hulot.

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Verso uno tsunami alimentare mondiale









Per tutta la vita ho consacrato le mie energie a mettere in guardia l’opinione pubblica contro la tragedia alimentare che vedevo profilarsi a livello mondiale. Parallelamente mi sono adoperato, prima per me stesso, poi per i contadini più bisognosi, per sviluppare tecniche che permettessero alle popolazioni di ritrovare la capacità di nutrirsi con le proprie forze, qualunque fosse l’ambiente in cui vivevano.

Sfortunatamente le mie previsioni sono confermate dall’attualità e, come noi pionieri dell’agricoltura biologica presagivamo, l’agroecologia viene oggi presentata come un’alternativa imprescindibile.

Mi sembra fondamentale, in questo capitolo, dare una visione d’insieme della catastrofe che stiamo affrontando e delle soluzioni cui possiamo ricorrere, alla luce di quarant’anni di esperienza e osservazioni.

Il mondo rischia di avere sempre più fame e l’Occidente non sarà risparmiato


La crisi alimentare è alle porte e ha già fatto danni. Lo provano le sommosse, in particolare quelle dell’inizio del 2008, ad Haiti, in Camerun, Messico, Egitto, Burkina Faso… La lista dei Paesi toccati è lunga e tragica. La Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ne ha censito una trentina nei quali l’aumento dei prezzi dei beni alimentari ha conseguenze catastrofiche. Per quasi un Paese su tre (fra quelli toccati dalla crisi), alla mancanza di cibo si aggiungono problemi politici, di scarsa sicurezza, addirittura la guerra civile. Sì, perché a ogni aumento dell’1 per cento del prezzo delle derrate di base, secondo i dati del Fida (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), 16 milioni di persone in più si ritrovano in una situazione di precarietà alimentare. Da qui al 2025 si stima che 1,2 miliardi di esseri umani, 600 milioni in più di quanto annunciavano le precedenti previsioni, potrebbero avere cronicamente fame.

I Paesi cosiddetti sviluppati non sono più al riparo dalle insufficienze alimentari. Al giorno d’oggi pochi nostri concittadini, abituati alla sovrabbondanza di cibo sempre più adulterato e tossico che riempie loro e le loro pattumiere, se ne rendono conto. La certezza di non dover mai vivere in ristrettezze addormenta gli spiriti, che sembrano focalizzarsi solo sui cambiamenti climatici: ogni anno, quando l’estate – dominata dal principio del fuoco – arriva al culmine, si torna a parlare di canicola, di siccità, di incendi, dell’acqua che scarseggia; non appena i vacanzieri sono rientrati nelle loro laboriose città, e queste considerazioni sfumano, è la volta allora delle inondazioni e dell’eventuale rigore dell’inverno. Ma si tratta di preoccupazioni irrisorie in confronto ai segni precursori di una carenza delle risorse a livello mondiale. Eppure tutti i parametri sono negativi già da anni. Combinandosi fra loro stanno preparando per l’umanità, a breve o medio termine, giorni molto difficili, e se non si prendono decisioni per scongiurare il pericolo, il mondo avrà sempre più fame. Questo problema, preminente rispetto a tutti gli altri, deve diventare oggetto di una pedagogia risoluta. Sono troppo pochi i nostri concittadini consapevoli della terra e dei meccanismi che la regolano. Tra i fattori che, combinandosi, ci hanno condotto all’attuale situazione si possono in particolare citare:

– l’erosione accelerata dei terreni causata dall’acqua, dal vento, dalla deforestazione e dalle pratiche agricole sconsiderate che compattano, devitalizzano e asfissiano il terreno, e da un macchinismo sempre più massiccio e violento;

– la rapida salinizzazione del terreno in diverse parti del pianeta;

– la distruzione dei metabolismi naturali della terra coltivabile da parte dell’agrochimica, con le conseguenze che ne derivano: inquinamento delle acque, degli ambienti naturali, danni alla salute pubblica;

– la considerevole perdita, durante tutta la prodigiosa epopea dell’agricoltura, di una biodiversità vegetale e animale sia selvatica sia domestica, patrimonio vitale dell’umanità costituitosi in un periodo compreso tra i 10.000 e i 12.000 anni;

– le cieche manipolazioni genetiche e la pratica di brevettare e privatizzare la vita, che depredano i popoli del loro patrimonio genetico millenario per renderli dipendenti da sementi non riproducibili, le cui conseguenze negative sulla salute e l’ambiente sono state messe in evidenza da test scientifici rigorosi (in particolare, sull’argomento, si può leggere lo studio ben documentato di Marie-Dominique Robin, Il mondo secondo Monsanto[1]);

– l’eliminazione dei contadini che hanno sempre garantito, sulla totalità del territorio, un’alimentazione diversificata, a vantaggio di macrostrutture di produzione, trasformazione e trasporto; eliminazione che ha considerevolmente aggravato la dipendenza della popolazione nei confronti di un sistema aleatorio e arbitrario. Il minimo ostacolo nella distribuzione o nella produzione si tradurrebbe oggi in un deficit istantaneo delle scorte, che vengono gestite con il metodo just in time piuttosto che adottando un regime di risparmio alimentare;

– la follia degli «agro/necrocarburanti» che si prepara a fare della terra nutrice, il cui magnifico magistero è sostentare l’umanità, una fornitrice di combustibile, allo scopo di mantenere la frenesia della mobilità a ogni costo. D’altra parte, la scarsità e il prezzo sempre più alto del petrolio andranno fatalmente a incidere sulla produzione e penalizzeranno in particolare l’agricoltura del Terzo Mondo, secondo l’equazione: tre tonnellate di petrolio per una tonnellata di fertilizzante;

– il consumo eccessivo di proteine animali prodotte secondo il rapporto: dodici proteine vegetali per una proteina animale. Secondo la Fao, il 30 per cento delle terre coltivabili del pianeta è oggi devoluto all’alimentazione animale, e in gran parte del bestiame europeo e americano, privando così delle terre disponibili molte popolazioni che hanno fame. D’altro canto, quali che siano le scelte alimentari di ognuno (vegetariani o no), le condizioni imposte agli animali, considerati alla stregua di macchine produttrici di proteine, sono intollerabili. Sono indegne di una società che si definisce evoluta. Le esperienze fatte con animali allevati all’aria aperta e al pascolo si sono rivelate molto razionali e pertinenti nell’ottica di una fornitura di proteine animali di qualità;

– la distruzione delle api alle quali dobbiamo quel meraviglioso prodotto che chiamiamo miele ma anche e soprattutto il 30 per cento della nostra alimentazione attraverso l’impollinazione;

– i cambiamenti climatici aggiungono a tutti questi parametri, per la maggior parte correggibili, se solo ne abbiamo la volontà, fattori imprevedibili sui quali gli esseri umani non hanno alcun controllo. Fenomeni quali grandi siccità, inondazioni, innalzamento o abbassamento anomalo delle temperature hanno già luogo e non è irrazionale pensare che possano raggiungere portate cataclismatiche facendo in modo che i nostri progetti non abbiano più un domani. Stiamo infatti entrando in un’èra in cui, a fronte delle pianificazioni dell’uomo, la natura deciderà e imporrà dei limiti. Perché, contrariamente all’illusione che culliamo per rassicurarci, noi non dominiamo la natura. Comprendere e fare propria questa verità evidente sarebbe una prova di realismo, lucidità e intelligenza.

La tragedia della mancanza di cibo: il fallimento più disdicevole e più avvilente


È forse la condizione di un mondo minato dalle sue incoerenze che, a seconda delle circostanze, suscita collera o compassione; non riconosce altra autorità che quella ispirata dalla devozione incondizionata al vitello presunto d’oro, il quale, rigido, scintillante e freddo, innalza un muso trionfante, acquattato nell’anima e nel cuore dell’essere umano. È illusorio credere che il denaro obbedisca alla razionalità; ciò che chiamiamo «economia» traduce semplicemente un desiderio materiale costante e perennemente inappagato; la politica offre solo un triste spettacolo di effimeri attori, che gesticolano cercando di riempire un tempo che non passa mai, mentre noi passiamo. Logorati da questa atmosfera e dalla paura dei disordini climatici, sono in pochi ad avere coscienza delle gravi e insidiose minacce di povertà e carestia che si preparano. Per un numero sempre maggiore di nostri simili sul pianeta, la mancanza di cibo è una calamità che già li mette alla prova ogni giorno, annientandoli. E questa tragedia è una colpa grave, imputabile solo alla coscienza del genere umano, e non alla penuria di risorse.

Mi torna sempre in mente l’immagine di quella donna dal viso esangue coperta di stracci e accovacciata nella polvere di una terra, il Sahel, essa stessa agonizzante. La donna guarda senza guardare con gli occhi cerchiati di febbre. Alla sua mammella prosciugata e appiattita è appeso un bambino mingherlino con gli occhi chiusi, un minuscolo scheletro quasi irreale. Come un uccellino caduto dal nido, apre di tanto in tanto la piccola bocca per lamentarsi, ma non ci riesce, conserva il suo flebile respiro per alimentare una vita delle...



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