E-Book, Italienisch, 247 Seiten
Reihe: animalìa
Rauch Il delfino
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7452-721-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 247 Seiten
Reihe: animalìa
ISBN: 978-88-7452-721-2
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Con le sue acrobazie acquatiche, la sua figura elegante e sinuosa, la natura socievole, le raffinate strategie di comunicazione che lo caratterizzano, il delfino ha da sempre affascinato l'uomo ed è penetrato durevolmente nella sua vita e nel suo immaginario. Questo libro ci immerge nella storia biologica e naturale dell'animale e, al contempo, nei molteplici aspetti della sua penetrazione nel mondo mitologico, artistico e culturale, cercando di approfondire le ragioni dell'attrazione millenaria che ci lega a queste straordinarie creature, dall'iconografia del mondo mediterraneo alla dea fluviale del Gange, dai bestiari alle storie naturali illustrate, dalla letteratura alle arti e alla cultura di massa. Con 91 illustrazioni, 75 a colori
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Prefazione
All’incirca 35 milioni di anni fa, le creature che oggi conosciamo come delfini abbandonarono la sicurezza della terraferma in favore di una vita interamente nell’oceano. Sembra la mossa evolutiva piú improbabile che si possa immaginare, eppure fu coronata da un indubbio successo: 10 milioni di anni dopo, i delfini erano essenzialmente già diventati le stesse creature che conosciamo oggi, e sono ancora sulla cresta dell’onda. Diversamente da loro, i predecessori degli esseri umani cominciarono a emergere soltanto 2 milioni di anni fa e l’Homo sapiens ha fatto la sua comparsa da qualche centinaia di migliaia di anni appena. Gli esseri umani, bipedi e fondamentalmente legati alla terra, hanno occupato un mondo completamente estraneo ai loro “cugini” cetacei, e quindi apparentemente ci sarebbero state tutte le ragioni perché i due gruppi ignorassero l’esistenza l’uno dell’altro. Invece, nonostante il fatto che uomini e delfini si siano evoluti nell’ambito, per cosí dire, di due distinte solitudini, il delfino resta uno degli animali piú amati nel corso della storia dell’umanità.
L’elemento paradossale di questo legame non consiste semplicemente nel fatto che i delfini sono animali esclusivamente acquatici, ovvero appartengono a un ambiente nel quale è impossibile quell’affiatamento – e anche quella conoscenza reciproca – che gli esseri umani condividono, per esempio, con i cani. La differenza tra questi due gruppi è ancora piú sostanziale, in quanto i tratti piú specifici che riteniamo comuni a tutti i mammiferi – peli, ghiandole mammarie e perfino la forma complessiva del corpo – nei cetacei sono scomparsi o del tutto nascosti. E il fatto che gli insegnanti di Biologia e il personale degli acquari si sentano in dovere di ripetere al loro pubblico che “il delfino è un mammifero” fa capire quanto queste creature ci possano apparire totalmente estranee.
Comunque, nella considerazione del grande pubblico, e addirittura presso coloro che sembrano provare un’assoluta indifferenza nei confronti degli animali, i delfini godono di un affetto quasi unanime. Tranne rare eccezioni, è difficile che se ne parli male e, quando succede, gli esseri umani sono disposti ad assumersi la colpa di averli tenuti in cattività o di aver creato per loro inaccettabili condizioni di disagio ambientale.
In una parola, potremmo dire che i delfini sono “carismatici”. Sembrano “avere tutto”: intelligenza, bellezza, eleganza e un sorriso (sebbene involontario) irresistibile. E, per quanto queste impressioni possano apparire antropomorfiche, non è poi tanto facile contestarle. Le difficoltà sorgono in parte dal fatto che sappiamo ben poco della biologia, del comportamento e del modo di comunicare di questi animali. Negli ultimi cinquant’anni la ricerca scientifica ha compiuto passi da gigante in questa direzione, ma i delfini hanno pur sempre scelto per habitat il mare, ambiente nel quale gli uomini, al confronto, si muovono con una certa goffaggine. Quando i delfini si trovano in cattività (cosa che di per sé costituisce una questione spinosa), la loro “intelligenza” ci colpisce talmente da far invocare l’applicazione di criteri etici, finalizzati al loro benessere, relativamente ai metodi di ricerca, in netto contrasto con alcuni sistemi crudeli praticati nel passato.
Per quanto si vada strombazzando il sodalizio potenziale tra uomini e delfini, la lunga storia dei nostri rapporti con questi animali non è certo esente da gravi macchie. Uno dei nostri principali errori nei confronti dei delfini (e ciò vale forse per quasi tutti gli animali) è stato nel passato quello di studiarli convinti che fossero una sorta di indovinello da “risolvere”. Sono animali, non indovinelli, e non c’è un libro dei delfini che riporti in fondo le soluzioni a conferma o smentita delle nostre scoperte. In realtà, il delfino si presenta come un organismo la cui concretezza e la cui complessità superano di gran lunga l’immagine garbata e idilliaca che gli esseri umani si sono costruiti. L’intento di questo libriccino è appunto di farsi carico, per quanto possibile, della loro complessità e di esplorare il fascino e l’ammirazione che tutti proviamo per quel gruppo di animali che indichiamo col nome di delfini.
Una scultura di limoni e arance che rappresenta tre delfini, creata per l’annuale Festa del Limone nella cittadina costiera francese di Mentone.
Gran parte della loro fama, per quanto riguarda il rapporto con l’uomo, dipende da quattro specifici fattori: intelligenza, estetica, prossimità e indole. Mentre la questione di cosa veramente si intenda per intelligenza non ha mai trovato (e sicuramente mai troverà) soluzione, la comprensione che abbiamo di loro verte sull’idea che i delfini siano creature socialmente e cognitivamente complesse. Li vediamo in mare aperto viaggiare spesso in grandi branchi (pods), e altrettanto spesso “scroccare passaggi” sulle onde di prua delle imbarcazioni. Inoltre, i delfini posseggono grandi capacità vocali e sembrano chiaramente riuscire a comunicare, spesso in modo chiassoso, tra loro, se non addirittura con noi. Sarà anche vero che non possiamo contare su una definizione adeguata ed efficace del termine, ma comunque i delfini appaiono proprio molto “intelligenti”.
Quanto all’estetica, è difficile immaginare una creatura dalle forme piú eleganti. L’ambiente acquatico ha contribuito a forgiare la loro agile e idrodinamica silhouette, rendendola meravigliosamente (e ingannevolmente) semplice. La forma dei delfini, com’è ovvio, ha piú a che fare con la fisica che con l’estetica, ma da un punto di vista squisitamente umano le due forze agiscono in modo inestricabilmente congiunto. Quando guardiamo i delfini siamo inoltre tratti in inganno dalla forma arrotondata della loro bocca, che li fa apparire come se fossero sempre sorridenti: quel sorriso inamovibile finisce col mascherare l’umore perfino dell’individuo piú arrabbiato, ma è una caratteristica che, tutto sommato, ce li rende ancora piú simpatici. Sappiamo ormai da lungo tempo che sono dei mammiferi e che non solo allattano i loro piccoli, nati uno per volta in un parto individuale proprio come la maggior parte dei bambini, ma che sono estremamente coscienziosi nelle cure, nelle attenzioni e nel tempo che dedicano alla prole.
A bilanciare tutte le somiglianze che accomunano l’uomo a questi altri membri della classe dei mammiferi, esiste un paradosso non facilmente superabile che si ripresenta ogni qual volta li osserviamo, ed è il fatto che tra noi e loro non c’è prossimità. Non ci si può veramente avvicinare a un delfino senza immergersi nell’acqua. I delfini trascorrono tutta la vita nell’oceano, noi sulla terraferma. Come si dice nel linguaggio della biologia marina, sono abitanti “obbligati” dell’oceano. E l’oceano, almeno dal punto di vista di un mammifero terrestre qual è l’uomo, rappresenta un ambiente fortemente ostile. Per dirlo con una battuta: è un bel posto, ma non ci vivremmo. È un luogo freddo e umido, e per sopravvivere bisogna stare sempre in movimento. Per dei bipedi come noi, o per dei quadrupedi quali erano i progenitori dei delfini, non c’è niente su cui poggiare le zampe, e l’aria, che è un bene tanto prezioso, è disponibile solo in superficie, luogo che non è sempre dei piú tranquilli. Quindi ci risulta difficile capire come sia possibile per queste incantevoli creature vivere in un ambiente per noi cosí avverso. Ma questo fa indubbiamente parte dell’ininterrotta fascinazione che i delfini esercitano su di noi. Non è il fatto che sono “come” noi (cosa che infatti non sono) o che addirittura sembrano averci in simpatia (per alcuni forse è vero, ma in genere, quando va bene, gli siamo indifferenti). In realtà, la ragione della nostra attrazione consiste forse nella loro assoluta differenza da noi in molti aspetti essenziali.
Delfino di Pernetty, noto oggi come stenella maculata atlantica (Stenella frontalis), da The Naturalist’s Library (1837) di William Jardine.
Un delfino comune che fa porpoising.
Provare a interpretare l’“indole” di un animale è una battaglia persa, che troppo spesso inizia con le solite banalità antropocentriche per finire in racconti favolosi. Le descrizioni New Age dei delfini li propongono quasi sempre come una sorta di presenza aliena in mezzo a noi, il cui compito sulla Terra sarebbe di insegnarci a diventare cittadini migliori di questo pianeta, cioè a essere, evidentemente, piú simili a loro. Ma questa visione spiritualistica, per quanto entusiasmo possa suscitare, pregiudica fortemente proprio quella che è l’affascinante realtà dei delfini, il cui processo evolutivo di transizione e di adattamento, che li ha condotti agli oceani e ai corsi d’acqua del mondo intero, costituisce forse uno dei capitoli piú appassionanti dell’evoluzione stessa. Per “diventare” delfini, un gruppo di animali terrestri primordiali subí progressive e significative trasformazioni anatomiche, fisiologiche, biochimiche e comportamentali che lo resero alla fine adatto alla vita marina. Da forme di adattamento apparentemente banali, come lo sviluppo di uno strato di grasso isolante o la formazione di un’elegante coda (la pinna caudale è l’unica fonte di propulsione di queste creature), a un sistema di ecolocalizzazione che sopravanza qualsiasi paragonabile tecnologia creata dall’uomo, non c’è caratteristica di questi animali che non stupisca o sconcerti l’osservatore umano. E tutte queste forme di adattamento sono la conseguenza del ritorno al mare di un...




