E-Book, Italienisch, Band 10, 197 Seiten
Reihe: Ombre
Rönkä L'uomo con la faccia da assassino
1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7091-306-4
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 10, 197 Seiten
Reihe: Ombre
ISBN: 978-88-7091-306-4
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
'Kornostajev, hai la faccia da assassino', gli dicevano ai tempi dell'Armata Sovietica. Oggi il suo nome è Viktor Kärppä, ma la faccia è sempre quella. Vive al confine della legge e di due mondi, non fa domande, non ruba, sbriga solo piccole faccende per la mafia russa di Helsinki, oltre a comuni indagini private. Come quella per ritrovare Sirje, la moglie scomparsa di Aarne Larsson. Niente di nuovo, finché Sirje si rivela la sorella del trafficante estone Jaak Lillepuu, il terrore del Baltico. E la sua indagine comincia a interessare a troppa gente. Tra i ricordi dolceamari del paese natale, le minacce del poliziotto di cui è informatore, e gli incarichi sporchi di Ry?kov, gangster frontaliero di poche parole e tanti segreti, il passato sovietico torna a presentargli il conto: un ricatto che porta la firma dell'ex KGB e che rischia di coinvolgere anche Marja, la studentessa anticonformista di cui si sta innamorando. L'intrigo perfetto in un romantico noir d'atmosfera, con una lingua plastica che non ha bisogno di manierismi, perché ispirata dalla leggerezza del vero talento narrativo.
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1
Notai l’uomo quando era ancora lontano. Avanzava a lunghi passi in direzione del mio ufficio come un corridore verso la linea del traguardo. Levai i piedi dalla scrivania, mi sfregai gli occhi e cercai di focalizzare la sagoma indistinta. La piazza del mercato di Hakaniemi si stagliava in controluce sullo sfondo. Sotto quel sole alto, ricordava una vecchia foto sbiadita dell’album di famiglia: «Noi in un mercato di Agadir».
Spesso i miei clienti si fermano un po’ all’angolo della piazza o nel piccolo parco accanto – sabbia, alberi e qualche panchina – prima di venire nel mio ufficio. Portano colbacchi di pelo e cappotti scuri, e devono compilare i moduli per la richiesta di naturalizzazione o di sussidio all’alloggio. Io li aiuto.
Altri sono elettricisti, muratori e camionisti finlandesi sposati a russe di quindici anni più giovani che ne hanno avuto abbastanza delle loro gabbie di mattoni rossi a Järvenpää. E così Irina o Nataša ha preso i bambini ed è scappata dai parenti a Verchojansk. E io devo rintracciarla.
Altri ancora arrivano spavaldi in Mercedes o BMW, svoltano in Viherniemenkatu, lasciano l’auto in sosta vietata con il motore acceso e una ragazza in minigonna di pelle a fare la guardia ai dadi di peluche che pendono dal retrovisore. Uomini d’affari rimasti senza manodopera, arrestata, espulsa o ricoverata in ospedale. Hanno bisogno di un corriere o di un uomo di fiducia per qualche transazione commerciale. E io ho una faccia onesta.
Ma quel cliente era diverso. Non mi lasciò neanche il tempo di fare congetture, salì in un solo passo i due gradini d’ingresso ed entrò nel mio ufficio senza bussare.
“Viktor Kärppä…”
La frase restò tronca e senza punto interrogativo, come un haiku sospeso nell’aria secca.
“Sono io.”
Annuii sforzandomi di apparire professionale e affidabile. L’uomo era vestito correttamente, ma senza essere elegante: pantaloni dritti grigio scuro, scarpe da passeggio nere, del tipo «comode», e una giacca a vento verde che non aveva ancora visto molte burrasche. Strinse i guanti e il berretto in una mano, infilando la ventiquattrore tra la sua gamba e il piede della sedia. Un ufficiale di riserva? Ma di quale esercito? Un imprenditore in vacanza? Un delegato della Confederazione Industriali o un ispettore degli uffici comunali?
Decisi che doveva essere un avvocato, o almeno così speravo. Avevo sempre cercato di tenermi a distanza dai poteri pubblici. L’unico corpo dello Stato che mi onorasse di una visita di tanto in tanto era la polizia, ma un poliziotto non sarebbe mai venuto solo. Troppo vecchio per essere un agente dei servizi segreti, e non vedevo la classica Golf anonima parcheggiata nei paraggi.
“Aarne Larsson”, si presentò. “Mi hanno detto che lei si occupa di svariate cose.”
Il tono era secco, quanto la voce. Venne fuori dalla gola stridendo, come uno sci su neve ghiacciata. Nulla da ridire su quanto aveva detto.
“Ho un problema, una faccenda un po’ delicata… insomma, per farla breve, mia moglie è scomparsa.”
Lo sguardo di Larsson passò in rassegna il mio ufficio. Si fermò sulla e sui dorsi rossi dei tomi V e VI dell’. Peccato aver appena restituito alla biblioteca di Kallio la prima parte della biografia del poeta Saarikoski. Avrebbe dato un tocco di cultura al disordine generale.
“Forse coi suoi contatti può aiutarmi. Mia moglie è estone. Si è trasferita in Finlandia all’inizio degli anni Novanta.” Parlava lentamente, ma senza esitazioni. “Mi risulta che lei abbia un’ampia rete di conoscenze tra gli immigrati dell’ex Unione Sovietica”, aggiunse fissandomi con i suoi occhi grigi.
Non capivo se fosse un’accusa o un complimento, e non feci commenti.
Larsson si era seduto sulla mia sedia migliore, riservata ai clienti. La luce di fine inverno si riversava sul pavimento di linoleum facendo fiorire ogni sorta di macchie indelebili. Prima di me l’ufficio era affittato alla sezione locale di un sindacato e, visti i segni lasciati sul pavimento, avevo deciso di comprare la loro scrivania e lo schedario, ricevendo in premio altri degni reperti di archeologia burocratica. Oltre alle incancellabili strisce nere che centinaia di suole avevano segnato nel tratto tra la porta e la scrivania.
Gli restituii uno sguardo calmo e inespressivo, e rimasi in attesa. Il silenzio rese rumoroso il ticchettio dell’orologio cinese sulla scrivania. Alla radio una voce monotona leggeva il bollettino del mare. Quando arrivò il turno dell’isola di Gotska Sandön, presi la parola.
“Mi racconti un po’ più nei dettagli e vedremo se potrò esserle utile. Può stare tranquillo che tutto quello che mi dirà rimarrà assolutamente confidenziale, anche se non dovesse diventare mio cliente”, assicurai aprendo il mio blocco per gli appunti.
“Ho già preparato un riepilogo di tutto quello che è successo, con dati, fatti e circostanze”, disse quasi interrompendomi. Evidentemente aveva deciso di essere la parte dominante della situazione. Aprì la ventiquattrore e mi consegnò un fascicolo scritto al computer, infilato in una cartelletta di plastica trasparente.
“Qui troverà tutte le informazioni di cui ha bisogno”, disse estraendo anche un paio di occhiali.
Lessi riga per riga con attenzione. Larsson non era un pubblico ufficiale, aveva un negozio di libri antichi nel quartiere di Töölö, in via Stenbäckinkatu.
“Non lontano dalla vecchia sede della Federazione Sportiva Finlandese… già, ma lei è troppo giovane…”
“Adesso c’è una piscina, ci vado ogni tanto a nuotare”, ribattei.
“Sono specializzato in libri di storia e di politica. Non tratto romanzi né letteratura”, proseguì impassibile e puntuale come se avesse letto nella retina dei miei occhi a che punto del dossier ero arrivato. Non c’era né ironia né disprezzo nella sua voce, ma era evidente che amava i fatti e non la finzione.
Dalla data di nascita calcolai che era sulla sessantina, mentre la moglie scomparsa, Sirje, come appresi leggendo, non aveva che trentacinque anni. Erano sposati da sei, niente figli. Lui aveva già un matrimonio alle spalle. L’ex moglie e il figlio, ora liceale, vivevano a Lahti.
Aveva scrupolosamente annotato il suo indirizzo. Registrai la via, e dal numero civico privo di lettere a indicare una scala o un interno dedussi che si trattava di una villetta, a Pakila. Il fascicolo menzionava anche un cottage estivo ad Asikkala e un breve elenco di parenti e contatti di lavoro. Il tutto intervallato da spazi bianchi, per mie eventuali annotazioni.
Si chinò di nuovo sulla ventiquattrore e tirò fuori una busta bianca con una fotografia. Per la prima volta mostrò imbarazzo. “Questa è Sirje, l’estate scorsa…”
Presi la foto. Una donna bruna guardava verso l’obiettivo nell’atto di sistemarsi i capelli scompigliati dal vento. La bocca accennava un sorriso. Sullo sfondo il mare, una scogliera, le onde che si frangevano. Un bel viso, gli occhi scuri, lo sguardo rivolto verso l’alto, più per timidezza che per insolenza.
Di colpo una scheggia del passato frantumò la mia concentrazione, sommergendomi di sensazioni laceranti. Aghi di pino sul sentiero di un’isola del lago Ladoga, sabbia chiara, i piedi nudi di una ragazza: tutto era fresco e nitido, come appena scongelato dal freezer della percezione. Cercai di scacciare i ricordi prima che diventassero troppo vivi e precisi e ricomponessero l’intera immagine, travolgendomi di malinconia. Mi costrinsi a tornare alla foto di Sirje e ad Aarne Larsson.
“Una donna attraente.”
Fui sorpreso del suo compiacimento. Posai la foto sulla scrivania e continuai a leggere il dossier.
“Quando si è accorto della scomparsa di sua moglie? Voglio dire, è sparita in una circostanza specifica? Ha avvertito la polizia?”
“È successo il 6 gennaio. Ero al lavoro. È uscita di casa prima che io tornassi, senza avvertirmi e senza lasciare nessun messaggio. Non ha portato con sé quasi niente. Ho aspettato tutta la sera, poi ho cominciato a chiedere ai conoscenti, ho telefonato ai suoi genitori a Tallinn, e alla fine ho chiamato la polizia. Nessuno l’aveva vista. Negli hotel della zona, alla dogana, sui traghetti, all’aeroporto. Niente, nemmeno una traccia.”
Larsson parlava come se si fosse preparato il discorso. Sedeva dritto e composto, solo la voce era incrinata.
“La polizia ha già archiviato il caso. Sono andato a protestare, ma mi hanno risposto con un sorriso sarcastico. Mi hanno fatto capire che per una donnetta estone non valeva la pena di darsi tanto da fare. Non me l’hanno detto in faccia ma era chiaro che era quello che insinuavano”, aggiunse amaro. “Che i delinquenti se la vedano tra loro, ecco quel che pensano. Ma io lo so per certo che Sirje non è immischiata in niente di losco. È per questo che sono qui. E spero che lei me la trovi.”
...



