E-Book, Italienisch, 251 Seiten
Reihe: animalìa
Rogers Il gatto
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7452-714-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 251 Seiten
Reihe: animalìa
ISBN: 978-88-7452-714-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Analizzando sia i significati culturali del gatto legati all'immaginario umano sia la sua storia naturale, questo libro segue le tracce della speciale fascinazione di questo animale attraverso il mutevole spettro di immagini proiettate durante l'evoluzione dei suoi rapporti con l'uomo: dalla dolcezza alla ferocia, dall'affetto all'indipendenza, dall'eleganza all'eros, da una rassicurante domesticità all'inquietudine del soprannaturale. Con 109 illustrazioni, 53 a colori
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1. Da gatto selvatico ad acchiappatopi domestico
Fin dai primi stadi dell’evoluzione, gli uomini si sono trovati a condividere il loro mondo con altri animali che, per una ragione o per l’altra, richiamavano la loro attenzione: alcuni rappresentavano infatti delle minacce, o erano loro rivali. Altri erano semplicemente il loro cibo. Ma a parte questi fattori di ordine pratico, molti animali mostravano di possedere forza, velocità, acutezza di sensi e coordinazione sconosciute all’essere umano, e gli uomini ne erano impressionati. Cosí, quando nel tardo Paleolitico gli uomini cominciarono a esprimersi artisticamente, raffigurarono sulle pareti delle loro caverne scene di inseguimenti di grossi animali.
Gli animali ci affascinano perché ci sembra di riconoscere in loro gli stessi impulsi, sensazioni, emozioni e livelli di consapevolezza che ci caratterizzano, e tuttavia, allo stesso tempo, rimangono cosí estranei da non poter mai sperare di capirli completamente o di comunicare con loro. Il rapporto con gli animali è diventato piú stretto quando abbiamo cominciato ad addomesticarli, a partire dal cane, circa 14.000 anni fa. Allora abbiamo cominciato a conoscerli in modo piú personale, sviluppando per alcuni di loro un affetto profondo, anche se lo sfruttamento sistematico di creature sottoposte al nostro controllo può facilmente condurre alla crudeltà dell’abuso. Non importa quanto possiamo amare alcuni animali, tendiamo comunque a dare per scontato il nostro diritto di trattarli come vogliamo e sfruttarli come piú ci fa comodo.
Leonardo da Vinci, schizzi di gatti in movimento o a riposo (1510-20).
Vivendo a stretto contatto con gli animali, gli uomini hanno naturalmente cominciato a considerarli in termini umani; e visto che siamo noi a istituirli, i paragoni si risolvono di solito a svantaggio degli animali stessi, sui quali proiettiamo le inclinazioni che non vogliamo riconoscere come nostre: e cosí i cani sono sporchi, i maiali ingordi e i capri viziosi. Abbiamo tacciato gli asini di essere stupidi e testardi perché non sempre soddisfano le incessanti richieste del padrone. Pur amando i cani piú di qualsiasi altro animale da compagnia, tendiamo a considerarli come una versione peggiorata e meno privilegiata dell’essere umano – si pensi a epiteti comuni come “cane” e “cagna” (usati in senso dispregiativo) e a espressioni come “un giorno da cani”, “una vita da cani”.
Ai gatti è andata meglio. Ultimi tra i comuni animali casalinghi a essere stati addomesticati, non sono stati però sfruttati: li abbiamo messi infatti ad acchiappare topi – il nostro flagello – e quello era già uno dei loro passatempi preferiti. I gatti sono diventati emblema della sessualità, ma di una sessualità che spesso ci attrae. La loro distaccata indipendenza risparmia loro l’atteggiamento di protezione che riserviamo ai cani. Un’indipendenza che ci ha indotto ad attribuire loro misteriose capacità, grazie alle quali si sono guadagnati un certo rispetto.
Ma questo alone di mistero li ha anche esposti a una superstiziosa persecuzione: nel Medioevo e nella prima Età Moderna i gatti erano comunemente sospettati di complicità con il diavolo. E tuttavia questo sospetto era piú spesso un pretesto per tormentarli che non il frutto di una credenza o di un’ideologia. I gatti erano facili da trovare ed erano considerati di scarso valore poiché non si guadagnavano l’affetto degli uomini grazie alla loro fedeltà, come i cani, né contribuivano in modo sostanziale al loro benessere, come i maiali con la loro carne o i buoi con il loro lavoro. Perciò erano facile bersaglio di atti di crudeltà organizzata o di sadismo casuale. In molti luoghi, i gatti venivano bruciati vivi durante le cerimonie annuali per scacciare il maligno dalla comunità. A Kilkenny, i soldati sfaccendati si divertivano a legare due gatti insieme per la coda, appenderli a testa in giú e stare a guardarli mentre si graffiavano convulsamente per liberarsi; la tradizione, che ha reso proverbiali i gatti di Kilkenny, descrive la loro reciproca distruzione come un divertente passatempo per gli eventuali spettatori. Negli anni ’30 del Settecento, a Parigi, alcuni apprendisti tipografi usarono i gatti come surrogati dei loro superiori che non osavano attaccare direttamente. All’epoca i gatti stavano cambiando status, andavano trasformandosi da collaboratori domestici, quali erano, in animali da compagnia, e gli apprendisti avevano l’impressione che i loro padroni trattassero meglio i gatti dei dipendenti. Cosí espressero il loro risentimento processando formalmente e impiccando i gatti del quartiere, a cominciare dall’amato animale della loro padrona1.
È difficile credere a una tale crudeltà ora che i gatti sono ormai ampiamente accettati come animali domestici, e apprezzati come amici attraenti e piacevoli. Ma solo negli ultimi tre secoli i gatti hanno affiancato i cani come animali da compagnia e membri della famiglia. Oggi, qualsiasi cenno ai loro presunti poteri magici o al loro legame con le streghe sarebbe solo uno scherzo affettuoso. Il loro rifiuto di sottomettersi agli uomini come gli altri animali domestici, secoli fa considerato segno di maligna insubordinazione, è oggi visto come prova di fiera indipendenza.
La storia paleontologica del gatto si può far risalire alla grande diversificazione dei mammiferi nel Paleocene, all’inizio dell’Era Cenozoica, oltre 60 milioni di anni fa. I primi membri del suo ordine, quello dei carnivori, furono i miacidi, che abitavano sugli alberi, assomigliavano alle martore ed erano alti circa venti centimetri. Sicuramente erano dotati dei denti carnassiali che caratterizzano i carnivori: si tratta di un paio di molari aguzzi allineati in maniera tale da funzionare come forbici e tagliare via la carne dalle ossa. I miacidi avevano però anche altri denti, e probabilmente la loro alimentazione era mista. Per 25 milioni di anni, i mammiferi dominanti che mangiavano carne non appartennero all’ordine dei carnivori, bensí a quello dei creodonti, anch’essi dotati di denti carnassiali, ma meno forti e sviluppati. Si sono estinti, forse perché i miacidi sono stati piú capaci di adattarsi al cambiamento delle condizioni ambientali.
I gatti veri e propri sono nati dall’evoluzione dei miacidi circa 30 milioni di anni fa; l’esemplare piú arcaico fu il proailurus, che pesava circa nove chili e assomigliava al moderno fossa del Madagascar – un animale snello e agile che appartiene alla famiglia degli zibetti e va a caccia saltando da un ramo all’altro. Il proailurus aveva piú denti e un cervello meno evoluto del gatto moderno; il cervello del felino odierno si è sviluppato principalmente nelle aree che controllano l’udito, la vista e la coordinazione degli arti. Lo pseudaelurus, erede del proailurus 20 milioni di anni fa, aveva denti simili a quelli del gatto moderno, ma la sua schiena era piú lunga, come quella di uno zibetto. Passava inoltre molto piú tempo sugli alberi rispetto ai gatti moderni, che si sono adattati a correre a terra. Dallo pseudaelurus sono discese due linee: i felidi, antenati di tutte le specie moderne, e i gatti dai denti a sciabola. E nel Pleistocene (500.000 anni fa) specie appartenenti a entrambi i gruppi popolavano ormai tutta l’Eurasia, l’Africa e il Nordamerica.
I gatti dai denti a sciabola, i primi grossi felidi di successo, dominarono la scena per tutto il Miocene e si estinsero nell’Olocene (circa 10.000 anni fa), forse perché si erano estinte le loro prede. Essendo infatti dotati di muscoli possenti e zampe corte, questi animali uccidevano probabilmente affondando i loro enormi canini superiori nella gola della vittima, ed erano perfetti per catturare grosse prede dalla pelle dura e resistente. Ma non potevano competere con la nuova generazione di erbivori agili e svelti; e cosí furono sconfitti dai gatti, piú veloci e furbi. Purtroppo, a causa delle scarse testimonianze fossili, non possiamo ricostruire nei dettagli l’evoluzione di tutte le specie esistenti, soprattutto di quelle di piccola taglia dalle quali discende il nostro gatto domestico. Il loro habitat (le foreste) non era favorevole alla conservazione dei fossili. Le attuali specie feline sono apparse tutte negli ultimi 10 milioni di anni: la lince ha 3 o 4 milioni di anni, il puma 3 milioni di anni, il leopardo 2 milioni di anni e il leone 700.000. I piú antichi resti di gatto selvatico europeo, un esemplare chiamato felis sylvestris lunensis, risalgono a circa 2 milioni di anni fa2.
I gatti sono i carnivori piú specializzati, gli unici che mangiano esclusivamente carne: i loro canini e i loro denti carnassiali sono particolarmente ben sviluppati, mentre il resto della loro dentatura è trascurabile. Il loro corpo flessibile e muscoloso, i sensi acuti, i riflessi pronti e le unghie e i denti altamente sviluppati li rendono maestri dell’appostamento e dello scatto repentino, facendo di loro i cacciatori perfetti. La colonna vertebrale flessuosa e snodabile li mette in grado di contorcersi e girarsi agilmente e raggiungere un’alta velocità flettendo e inarcando la schiena (anche se questa tecnica richiede il consumo di molta energia, consentendo loro una resistenza inferiore a quella di canidi e ungulati). I gatti hanno lunghi canini, innestati in robuste mascelle, per trafiggere il collo della preda, e unghie aguzze per ghermirla e posizionarla per il colpo letale, come anche per arrampicarsi. Gli esemplari di piccola taglia, che vivono di piccole prede, le uccidono con un morso molto preciso sul collo, conficcando i canini tra due vertebre, in modo tale da trafiggere il midollo spinale e neutralizzare cosí istantaneamente ogni tentativo di...




