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E-Book, Italienisch, 464 Seiten

Sacks Alleanza e conversazione

Genesi: il libro dei fondamenti
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5569-111-2
Verlag: Giuntina
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Genesi: il libro dei fondamenti

E-Book, Italienisch, 464 Seiten

ISBN: 979-12-5569-111-2
Verlag: Giuntina
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Bereshit, il libro della Genesi, ci parla delle origini: del mondo, dell'umanità, della famiglia. Ma è anche il fondamento dell'esperienza ebraica, e insieme un racconto universale, capace di parlare a ogni essere umano, oltre ogni confine religioso o culturale. La Genesi affronta i grandi temi della condizione umana - la libertà, la responsabilità, la giustizia, la fede, il rapporto con l'altro - attraverso narrazioni vive, profondamente umane, capaci di interrogare il presente. In questo primo volume della serie Alleanza e conversazione, Jonathan Sacks accompagna il lettore intrecciando con maestria la saggezza ebraica con la filosofia, la letteratura e il pensiero contemporaneo. Con chiarezza e profondità, Sacks ci invita a scoprire come i racconti della Genesi - dalla Creazione al Diluvio, da Babele alla chiamata di Abramo, fino alle vicende dense di significato dei patriarchi e delle matriarche - continuino a parlarci oggi. Il suo è un invito prezioso a partecipare alla conversazione millenaria tra cielo e terra, tra Dio e l'umanità, per vivere il nostro tempo con consapevolezza e speranza. Alleanza e conversazione di Jonathan Sacks è una raccolta di riflessioni sulla Torà, frutto di anni di insegnamento, studio e scrittura. L'opera rappresenta uno dei contributi più significativi al pensiero ebraico contemporaneo, in cui la profondità dell'analisi testuale si unisce a una rara capacità di comunicare idee spirituali e morali con chiarezza e attualità. Il titolo Alleanza e conversazione esprime il cuore dell'approccio di Sacks: l'alleanza come legame che unisce l'essere umano a un principio superiore, la conversazione come il dialogo continuo tra le generazioni e tra visioni diverse del mondo. È un invito a leggere la Torà non solo come testo fondativo della tradizione ebraica, ma come parte di una più ampia riflessione sull'etica, sulla responsabilità e sul significato dell'esistenza. Lo studio del testo sacro, inteso non solo nei suoi dettagli ma anche nella sua ampiezza concettuale, si inserisce così nella vasta costellazione delle idee che attraversano culture e fedi differenti. In questo spirito, l'opera non si rivolge soltanto al mondo ebraico, ma a chiunque desideri confrontarsi con le grandi domande dell'umanità: chi siamo, da dove veniamo, come possiamo vivere insieme. È una voce che attraversa confini culturali e religiosi, parlando a ogni lettore disposto ad ascoltare.

Rav Jonathan Sacks (1948-2020), nominato Lord dalla regina Elisabetta II nel 2009, rabbino capo del Commonwealth dal 1991 al 2013, è stato una delle voci morali e intellettuali più autorevoli del nostro tempo. Filosofo, leader religioso e autore pluripremiato, ha ricevuto riconoscimenti internazionali per il suo impegno nel dialogo interreligioso e nella riflessione etica. In Italia, Giuntina ha pubblicato alcune delle sue opere più significative: Non nel nome di Dio. Confrontarsi con la violenza religiosa (2017) e Moralità. Ristabilire il bene comune in tempi di divisioni (2021).
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Bereshit


Il libro dei libri comincia con l'inizio degli inizi, la creazione dell'universo e della vita. La storia è raccontata da due differenti prospettive, prima quella cosmologica (le origini della materia) e poi quella antropologica (la nascita dell'umanità).

Il primo racconto (1,1-2,3) evidenzia l'armonia e l'ordine. Dio crea l'universo in sei giorni e dedica il settimo giorno a santità e riposo. Il secondo (2,4-3,24) si concentra sull'umanità, non intesa come specie biologica ma come fatta di individui in relazione. Dio plasma l'uomo, ritiene che «non è bene per l'uomo stare solo», e allora plasma la donna. Il serpente li tenta; gli uomini peccano e vengono banditi dal Giardino.

Da questo punto in avanti il teatro della storia dell'uomo diventa tragedia. Caino uccide il fratello. Alla fine della parashà Dio vede «quanto è cresciuta la malvagità dell'uomo sulla terra» e «si pente di aver fatto l'uomo sulla terra». Dio crea l'ordine, l'uomo crea il caos. Quale prevarrà?

A un primo saggio di carattere introduttivo, segue un secondo saggio che riguarda la libertà divina e umana, il terzo saggio affronta il tema delle tre fasi della creazione, il quarto esamina le origini della violenza dell'uomo e il quinto rivela la storia nascosta di un amore che nasce dalla consapevolezza della nostra natura mortale.

Il libro dell'insegnamento


In principio Dio creò i cieli e la terra. (1,1)

È l'incipit più famoso e maestoso di ogni libro dell'intera letteratura. Parla di inizi primevi, creazione e ontologia, e per molti rappresenta il simbolo dell'intera Torà. Ma non per tutti. Consideriamo il modo davvero strano con cui Rashi – il più amato di tutti i commentatori ebrei – comincia il suo commento:

Rabbi Isaac disse: La Torà avrebbe dovuto cominciare con il versetto: «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi» (Es 12,2), che è la prima mitzvà data a Israele.1

Che cosa vuole dire? La questione non è semplicemente estetica. Rabbi Isaac, e per suo tramite Rashi, suggerisce davvero che il Libro dei libri avrebbe potuto cominciare nel mezzo, o più precisamente a un terzo dell'Esodo? Che avrebbe potuto tacere sulla creazione dell'universo, che è dopotutto uno dei fondamenti della fede ebraica?

Possiamo comprendere la storia di Israele senza la preistoria, i racconti su Abramo, Sara e la loro discendenza? Avremmo potuto comprendere queste storie senza conoscere ciò che le precedette, cioè la ripetuta delusione di Dio nei confronti di Adamo ed Eva, Caino, la generazione del diluvio e i costruttori della torre di Babele?

I cinquanta capitoli della Genesi insieme a quelli iniziali dell'Esodo sono il testo fonte della fede biblica. Sono quanto di più vicino possiamo ottenere a un'esposizione della filosofia dell'ebraismo. Allora che cosa intende dire rabbi Isaac?

Intende dire qualcosa di profondo, qualcosa che spesso dimentichiamo. Per comprendere un libro è necessario sapere a quale genere appartiene: storia o leggenda, cronaca o mito? Di quale domanda è la risposta? Un libro di storia risponde alla domanda che cosa è successo?; un libro di cosmologia – sia essa scientifica o mitologica – risponde alla domanda come è successo?

Quello che rabbi Isaac sta dicendo in breve con il suo enigmatico intervento è che se cerchiamo di comprendere la Torà dobbiamo leggerla come Torà, cioè come legge, apprendimento, insegnamento, guida. La Torà è una risposta alla domanda come dovremmo vivere? Per questo solleva il problema del perché non inizi con la prima mitzvà data a Israele.

La Torà non è un libro di storia, anche se comprende la storia. Non è un libro di scienza, anche se il primo capitolo della Genesi – come nota il sociologo otto-novecentesco Max Weber – è la premessa necessaria alla scienza: rappresenta infatti la prima volta in cui gli uomini hanno inteso l'universo come il prodotto di una volontà creatrice singola, di conseguenza comprensibile anziché capricciosa e misteriosa.2

La Torà è piuttosto, prima di ogni altra cosa, un libro su come vivere. Tutto ciò che contiene – non solo mitzvot ma anche parti narrative, tra cui quella sulla creazione stessa – è lì unicamente a motivo di istruzione etica e spirituale. L'etica ebraica, infatti, non si limita alla legge. Comprende le virtù del carattere, principi generali e modelli esemplari. Non è trasmessa solo attraverso comandamenti ma anche per mezzo di storie che ci raccontano come singoli individui abbiano reagito a situazioni specifiche.

La Torà si muove tra i dettagli più minuti e le più maestose visioni dell'universo e del nostro posto in esso, ma non sposta mai il focus dell'attenzione dalle domande: che cosa dovrei fare? Come dovrei vivere? Che tipo di persona dovrei sforzarmi di diventare? Esordisce, nel primo capitolo della Genesi, con la domanda più importante di tutte. Come recita il salmo 8: «Che cosa è l'uomo, che tu lo ricordi?» (Sal 8,5).

L'essenza dell'uomo


L'Orazione sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola fu, nel XV secolo, uno dei punti di svolta della civiltà occidentale, il «manifesto» del Rinascimento italiano. In essa Pico attribuisce a Dio, che si rivolge al primo uomo, questa dichiarazione:

Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.3

L'Homo sapiens, sintesi unica di «polvere della terra» e respiro di Dio, è unico tra le creature perché non ha una essenza prestabilita ed è libero di essere quello che sceglie di essere. L'Orazione di Pico della Mirandola ruppe con le due tradizioni dominanti nel Medioevo: la dottrina cristiana secondo la quale gli esseri umani sono irrimediabilmente corrotti perché macchiati dal peccato originale, e la dottrina platonica per cui l'umanità è delimitata da forme fisse.

È anche una rappresentazione sorprendentemente ebraica, quasi identica a quella che fornisce rav Joseph Soloveitchik in Halakhic Man: «Il principio più fondamentale di tutti è che l'uomo deve creare se stesso. Questa è l'idea che l'ebraismo ha portato al mondo».4 È con un fremito di riconoscimento, allora, che scopriamo che Pico della Mirandola aveva avuto un maestro ebreo, rabbi Elijah ben Moses Delmedigo (1460-1497), con cui studiò il Tanakh sull'originale ebraico, il Talmud e la Qabbalà.5

L'enfasi sulla scelta, la libertà e la responsabilità è una delle caratteristiche più distintive del pensiero ebraico. Viene proclamata nel primo capitolo della Genesi in modo particolarmente sottile. Tutti conosciamo l'affermazione che Dio ha creato l'uomo «a propria immagine e somiglianza», ma raramente ci fermiamo a riflettere sul paradosso. Se c'è una cosa su cui la Torà insiste più e più volte è che Dio non ha immagine. Da qui deriva il divieto di fare immagini di Dio, poiché Dio è oltre qualsivoglia rappresentazione, al di là di ogni classificazione. «Sarò ciò che sarò» dice a Mosè quando questo gli chiede il suo nome. Tutte le immagini, le forme, i concetti e le categorie sono tentativi di delimitare e definire. Ma Dio non può essere delimitato o definito, e il tentativo di farlo è una forma di idolatria.

«Immagine», però, può riferirsi a qualcosa di completamente diverso dal possesso di una particolare forma. Il punto essenziale, in Genesi 1, è che Dio trascende la natura. Quindi è libero, slegato dalle leggi della natura. Creando gli esseri umani «a propria immagine» Dio ci diede una libertà simile, e così creò l'unico essere in grado a sua volta di essere creativo. L'affermazione senza precedenti di Dio nel capitolo di apertura della Torà conduce a una visione della persona umana e della capacità di trasformazione personale che è ugualmente senza precedenti. Questo è il punto toccato da Pico della Mirandola. Tutto il resto all'interno della creazione è quello che è, né buono né cattivo, vincolato alla natura e alle sue leggi. Solo la persona umana ha la possibilità di autotrascendersi. Possiamo anche essere un pugno di polvere, ma abbiamo aspirazioni immortali.

L'umanesimo del XV secolo di Pico della Mirandola non era laico, ma profondamente religioso. Fu una delle ultime epoche nella storia della cultura europea in cui religione, scienza e arti procedettero mano nella mano, dando luogo a figure del calibro di Brunelleschi, Michelangelo e Leonardo da Vinci. È affascinante provare a immaginare che cosa sarebbe successo se il Rinascimento avesse continuato su questa strada. Tuttavia una serie di governanti e papi corrotti, e in...



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