E-Book, Italienisch, 296 Seiten
Stein Tre esistenze
1. Auflage 2024
ISBN: 979-12-5593-075-4
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 296 Seiten
ISBN: 979-12-5593-075-4
Verlag: Paperleaves
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Tre racconti, tre vite, sullo sfondo della città immaginaria di Bridgepoint. Sebbene indipendenti l'una dall'altra, le storie sono incentrate su donne della classe operaia che cercano di realizzare la propria identità, i propri sogni, speranze e aspirazioni in una società orientata a reprimerle: Anna, cameriera tedesca, la cui eccessiva generosità e forza di carattere caratterizza tutta la sua vita. Melanctha, ragazza mulatta, ribelle e anticonformista alla ricerca del suo posto nel mondo. Lena, governante tedesca, dalla personalità opaca e rassegnata difronte agli eventi della vita.
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Melanctha
ciascuna come può.
Rose Johnson rese molto difficile la venuta al mondo del suo bambino.
Melanctha Herbert, che era l’amica di Rose Johnson, fece tutto quello che una donna poteva. Ebbe cura di Rose e fu paziente, remissiva, blanda, instancabile, mentre la cupa, infantile, paurosa e nerissima Rosie brontolava e s’agitava e urlava e si rendeva un flagello e pareva proprio una bestia.
Il bimbo, quantunque una volta nato fosse sano, non visse a lungo. Rose Johnson era noncurante, negligente, egoista, e quando Melanctha dovette assentarsi per pochi giorni, il bimbo morì. Rose Johnson amava abbastanza il suo bimbo e probabilmente se n’era soltanto scordata un momentino. Comunque il bimbo era morto. Rose e suo marito Sam ne furono assai addolorati, ma poi queste cose accadevano così spesso nel mondo negro di Bridgepoint, che nessuno dei due ci pensò molto tempo.
Rose Johnson e Melanctha Herbert erano ormai amiche da molti anni. Da poco Rose aveva sposato Sam Johnson, un uomo decoroso, onesto e bonario, marinaio di fatica su un vapore locale.
Melanctha Herbert non si era ancora veramente sposata.
Rose Johnson era una vera negra nera, alta, ben piantata, cupa, stupida, infantile, e di bella presenza. Rideva quand’era felice, e brontolava e incupiva davanti a qualunque guaio.
Rose Johnson era una vera negra nera, ma era stata allevata da gente bianca, come una loro figlia.
Rose rideva quand’era felice, ma non aveva l’ampia risata abbandonata che dà la calda grande vampa della gaiezza negra. Rose non era mai gioiosa della terrestre e sconfinata gioia dei negri. La sua era la risata ordinaria di una donna qualunque.
Rose Johnson era noncurante e indolente, ma era stata allevata da gente bianca e le occorreva un agio decoroso. La sua educazione bianca le aveva solo toccato le abitudini, non la sostanza. Rose aveva la semplice e promiscua immoralità della gente nera.
Rose Johnson e Melanctha Herbert come molte delle coppie femminili facevano un curioso paio d’amiche.
Melanctha Herbert era una negra delicata, giallo-pallida, intelligente e simpatica. Non era stata allevata come Rose da gente bianca, ma era stata mezzo fatta di vero sangue bianco.
Lei e Rose Johnson appartenevano entrambe alla miglior classe negra, laggiù a Bridgepoint.
— No, non sono una negra qualunque, – diceva Rose Johnson, – mi hanno allevata i bianchi, e Melanctha così sveglia e così istruita, nemmeno lei è una negra qualunque, per quanto non sia la moglie di un marito, come io di Sam Johnson.
Perchè mai la fine, intelligente, simpatica, quasi, bianca Melanctha Herbert amava e si prestava e si avviliva servendo questa rozza, decorosa, cupa, ordinaria, nera e infantile Rose; e perché questa immorale, promiscua, inetta Rose s’era trovato, cosa abbastanza insolita, un buon marito tra i negri, mentre Melanctha col suo sangue bianco e la sua attrattiva e il desiderio d’una posizione regolare, non si era ancora veramente sposata?
Certe volte il pensiero di come era fatto tutto il suo mondo, riempiva di disperazione la complicata e bramosa Melanctha. Si chiedeva, spesso, come facesse a continuare a vivere quand’era tanto triste.
Melanctha un giorno raccontò a Rose come una donna di sua conoscenza s’era uccisa tant’era triste. Melanctha diceva, a volte, che credeva che questa fosse per lei la miglior soluzione.
Rose Johnson non la vedeva nemmeno per sogno in questo modo.
— Non capisco, Melanctha, perché tu debba parlare di ucciderti solo perché sei triste. Io non mi ucciderei mai, Melanctha, solo perché fossi triste. Magari ucciderei qualcun altro, Melanctha, quando fossi triste, ma non ucciderei mai me stessa. Se mai mi uccidessi, Melanctha, sarebbe per disgrazia, e se mai mi uccidessi per disgrazia, Melanctha, mi rincrescerebbe moltissimo.
Rose Johnson e Melanctha Herbert s’erano incontrate la prima volta, una sera, in chiesa. Rose Johnson non s’occupava molto di religione. Non era tanto emotiva da farsi veramente toccare da un risveglio religioso. Melanctha Herbert non era ancor giunta a capire come ci si serve della religione. Era ancora troppo complicata da bramosie. Tuttavia, l’una e l’altra, secondo la moda negra, frequentavano assai la chiesa negra, in compagnia di tutte le loro conoscenze, e a poco a poco giunsero a conoscersi assai bene.
Rose Johnson era stata allevata da quei bianchi, non come una serva ma in tutto come una figlia. Sua madre, che era morta quando Rose era ancora una bimba, era stata una serva di fiducia in quella famiglia. Rose era una ragazzetta negra svelta simpatica e bellina e quei bianchi non avevano figli propri e così tennero Rose in casa loro.
Crescendo, Rose si distaccò da quei suoi bianchi, ritornando fra la gente di colore, e a poco a poco smise di abitare nella vecchia casa. Poi accadde che i suoi bianchi si recassero a stare in un’altra città, e in qualche modo Rose rimase indietro a Bridgepoint. I suoi bianchi avevano lasciato un po’ di denaro per aiutarla, e Rose riceveva di tanto in tanto di questo denaro.
Ora Rose secondo l’agevole moda dei poveri coabitava con una donna, e poi, per nessuna ragione, si mise a coabitare con un’altra donna. Per tutto questo tempo inoltre Rose frequentava compagnie, ed era fidanzata ora a questo ora a quell’individuo di colore, e sempre s’accertava di esser davvero fidanzata, poiché aveva forte il sentimento della condotta che si deve tenere.
— No, non sono una negra qualunque, per andarmene in giro col primo venuto, e nemmeno tu, Melanctha, dovresti, – diceva un giorno spiegando alla complicata e meno fiduciosa Melanctha come si doveva fare. – No, Melanctha, non sono una negra qualunque per fare a questo modo: io sono stata allevata da bianchi. Tu sai benissimo, Melanctha, che erano sempre miei fidanzati.
E così Rose tirava innanzi, sempre a suo agio e decorosa e piuttosto indolente e contentissima.
Dopo ch’ebbe vissuto così un certo tempo, Rose pensò che nella sua posizione sarebbe stata una bella e buona cosa sposarsi davvero in modo regolare. Da poco aveva conosciuto in qualche luogo Sam Johnson, e le piaceva, e sapeva ch’era un brav’uomo, e poi aveva un posto dove lavorava ogni giorno e guadagnava un buon salario. A Sam Johnson piaceva molto Rose ed era dispostissimo a sposarsi. Un giorno fecero un vero matrimonio in grande, ed eccoli marito e moglie. Poi con l’aiuto di Melanctha Herbert che cuciva e attendeva ai lavori più delicati, arredarono comodamente una casetta di mattoni rossi. Poi Sam ritornò al suo lavoro come marinaio di fatica su un vapore locale, e Rose restò in casa e sedeva e vantava con tutte le amiche quanto fosse bello essere veramente sposata con un marito.
La vita continuò per loro come un olio tutto l’anno. Rose era indolente ma non sciatta e Sam era meticoloso ma non seccante, e poi c’era Melanctha che veniva tutti i giorni e aiutava a tenere in ordine.
Quando il figlio di Rose fu per nascere, Rose venne ad abitare nella casa dove, con una brava donnona di colore che attendeva al bucato, stava allora Melanctha Herbert.
Rose venne ad abitare qui per avere durante il parto l’assistenza del dottore dell’ospedale vicino e poi così Melanctha poteva curarla durante la degenza.
Qui nacque il bimbo, e qui morì, e poi Rose ritornò a casa da Sam.
Melanctha Herbert non s’era fatta una vita così semplice come Rose Johnson. Melanctha non aveva trovato che fosse facile far andare d’accordo le sue esigenze con ciò che aveva.
Melanctha Herbert perdeva sempre ciò che aveva, per il bisogno di tutte le cose che vedeva. Melanctha veniva sempre abbandonata, quando non abbandonava lei gli altri.
Melanctha Herbert amava sempre con troppa foga e troppo sovente. Era sempre piena di mistero e di mosse tortuose e di rifiuti e di vaghe sfiducie e di delusioni complicate. Poi Melanctha si faceva repentina e impulsiva e illimitata in qualche entusiasmo, e poi soffriva e si faceva forza per reprimersi.
Melanctha Herbert era sempre in cerca di riposo e di quiete, e non sapeva trovare ogni volta se non nuovi modi di mettersi nei guai.
Melanctha si chiedeva spesso come avveniva che non si uccidesse quand’era così triste. Sovente pensava che questa fosse per lei la miglior soluzione.
Melanctha Herbert dalla madre era stata educata religiosamente. A Melanctha la madre non era mai piaciuta molto. Questa madre, la “Gnora” Herbert come la chiamavano i vicini, era una donna giallo-pallida, dolce d’aspetto, dignitosa e amabile; la “Gnora” Herbert era sempre un poco titubante, incerta e misteriosa di modi.
Melanctha era giallo-pallida, misteriosa e un poco amabile come la madre, ma la vera potenza dell’indole di Melanctha nasceva dal robusto e inamabile e insopportabile padre nero.
Il padre di Melanctha soleva venire solo di tanto in tanto dove vivevano Melanctha e la madre.
Erano molti anni ormai che Melanctha non sentiva né vedeva né sapeva nulla di ciò che facesse suo padre.
Melanctha Herbert aveva quasi sempre detestato il suo nero padre, ma amava assai la potenza intima che le veniva da lui. E così il suo sentimento era veramente più vicino a quel padre nero e rozzo che non fosse mai stato verso la madre giallo-pallida e dolce d’aspetto. Ciò che aveva dentro di sé dalla madre non le aveva mai incusso rispetto.
Melanctha Herbert non s’era amata in fanciullezza. Tutta la sua gioventù era amara al ricordo.
Melanctha non aveva amato il padre e la madre ed essi l’avevano trovata assai incomoda.
La madre e il padre di Melanctha si erano sposati regolarmente. Il padre di...




