Stone | La Verità È Una Menzogna | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 394 Seiten

Stone La Verità È Una Menzogna

Mai Fidarsi Degli Amici
1. Auflage 2026
ISBN: 978-1-998357-28-4
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection

Mai Fidarsi Degli Amici

E-Book, Italienisch, 394 Seiten

ISBN: 978-1-998357-28-4
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection



La verità è una menzogna è un thriller psicologico. A ogni rivelazione, la storia prende una svolta inattesa, sfidando le percezioni e la fiducia del lettore. Mentre Sophia vi si inoltra, scopre che la verità che cerca potrebbe essere più sfuggente e pericolosa delle bugie che credeva di conoscere.

A volte viviamo una menzogna... Nel cuore di Atene, dove la storia antica incontra il presente, Sophia arriva per studiare turismo presso un college privato. Non immagina che la sua vita stia per prendere una piega oscura. E qui entra in scena Fotini, un'amica carismatica che le apre la porta per un circolo ristretto, presentandola alle intriganti personalità dei suoi amici: Nasos, Maria, Stephanos e Nataly. Tuttavia, le vibranti notti di Atene prendono una piega sinistra quando uno degli amici viene assassinato a una festa a cui hanno partecipato tutti. Mentre lotta contro la sconvolgente perdita, Sophia inizia a dipanare l'intricata ragnatela di inganni che avvolge i suoi nuovi amici. In una città nota per i suoi miti e misteri, i confini tra verità e menzogne si sfumano, e tutti diventano sospettati. La verità è una menzogna è un thriller psicologico. A ogni rivelazione, la storia prende una svolta inattesa, sfidando le percezioni e la fiducia del lettore. Mentre Sophia vi si inoltra, scopre che la verità che cerca potrebbe essere più sfuggente e pericolosa delle bugie che credeva di conoscere. Perché non ci si dovrebbe mai fidare dei propri amici...

Stone La Verità È Una Menzogna jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


Capitolo 5


«Dove stiamo andando?» chiesi dopo dieci minuti di camminata in salita. Non riuscivo a vedere altro che pini e piccoli cespugli.

«Vedrai», rispose Nasos.

Stavamo raggiungendo una collinetta con alcune vecchie case demolite. Non capii cosa potesse esserci di speciale fino a quando non arrivammo in cima.

«Che vista!» esclamai. «Riesco a vedere tutta la periferia nord». Era del tutto diversa dalla vista dell’isola a cui ero abituata.

«Ero certa che ti sarebbe piaciuta». Fotini mi si mise accanto, trattenendo il respiro e osservando il panorama. «Non importa quanto spesso la vedo, la apprezzo sempre».

«È illegale?»

«Ha davvero importanza?» mi derise lei. «Andiamo, vediamo se ci sono gli altri».

Nasos e Maria si stavano dirigendo verso una casa in condizioni in qualche modo migliori, quindi li seguimmo. Mentre ci avvicinavamo, sentii delle voci.

«Ciao, ragazzi, non male come primo giorno, eh?» urlò Maria, disturbando tutti per il volume.

Nasos abbracciò Fotini e insieme entrarono in casa. Io rimasi indietro a chiedermi se davvero volessi cacciarmi in altri guai. Se qualcuno avesse chiamato la polizia, saremmo stati accusati di violazione di domicilio. Poi pensai che forse avrei solo dovuto andarmene. Fare qualcosa che non avrei dovuto fare non faceva che aggiungere altro stress al mio già orribile primo giorno.

Fotini scattò fuori, mi afferrò e mi tirò dentro. «Permettetemi di presentarvi Sophia. Oggi era il suo primo giorno in una nuova scuola, lontana da casa».

Mi sentii in imbarazzo ma sorrisi, guardando un ragazzo e una ragazza seduti su blocchi di cemento.

«Stefanos».

«Nataly».

Rimasi lì con indosso il mio imbarazzato sorriso.

«Su, Sophia, siediti con noi». Nataly batté una mano accanto a sé.

«Perché avete saltato l’ultima ora?» chiese Maria.

«Noia», rispose brusca Nataly.

«Allora, Sophia, dicci di più su di te», disse Stefanos. Maria gli si fece più vicina e lo baciò. Voleva assicurarsi che sapessi che era suo. Anche se non riuscivo a capire perché avesse sentito il bisogno di reclamarlo davanti a me.

«Vengo da Amorgos, una piccola isola delle Cicladi. La mia famiglia ha un albergo lì. Voglio essere istruita e fare esperienza perché un giorno sarà mio».

«Oh, è meraviglioso». Fotini si sedette su un blocco accanto a Nasos. «Sei davvero fortunata. Ho sempre voluto visitare Amorgos».

«Sembra che tu stia facendo un colloquio di lavoro». Nasos ridacchiò.

Nataly ignorò il suo commento. «Fratelli, sorelle?»

«Ho un fratello».

«Più grande o più piccolo?»

«Più grande. È all’estero a studiare per il suo PhD».

«E dov’è il dramma?» Nataly si accese una sigaretta.

«Perché ha una Marlboro? Non avete l’erba?» Stefanos rivolse uno sguardo a Nasos.

«Taci, idiota». Nasos lo guardò storto.

«La nostra piccola principessa le saprà queste cose». Stefanos mi guardò male. «Pensi che non fumino sull’isola in inverno? Come credi che passino gli inverni?»

«Ragazzi, rilassatevi. Vengo da un’isola, non da un altro pianeta». Risi. «Fate quello che volete. Non sono affari miei, ma…» tutti mi fissarono, attendendo la frase successiva, «non tollererò che nessuno mi chiami ». Tutti fecero un profondo sospiro. Risi dentro di me. «Insomma, ? Sul serio? Chiamatemi Sophia e basta».

«Forte». Nataly aspirò dalla sigaretta.

«Allora, di voi che mi dite, ragazzi?»

«Siamo tutti al secondo anno», rispose Fotini, parlando per conto di tutti. «Ci conosciamo dalle superiori. Loro studiano finanze. Io no».

«Beh, questo è quello che vogliono i genitori». Nataly scosse la cenere dalla sigaretta e aspirò di nuovo. «Facciamo come ci viene detto».

«Parla per te. Io faccio quello che voglio quando voglio». Fotini scompigliò i capelli di Nasos. Lui ritrasse la testa facendo una smorfia.

Stefanos si alzò, si stiracchiò e si sistemò i jeans. Maria fece lo stesso.

«Va bene, faremo una passeggiatina». Stefanos sorrise e Nasos gli diede il cinque mentre usciva, con Maria al seguito.

«Allora, Sophia, vivi sola?» Fotini ruppe il silenzio.

«No».

«Quindi c’è qualcuno che ti aspetta?»

«Mia madre sta con me. Poi se ne andrà e verrà mia zia. Avere una casa ad Atene è grandioso quando vivi sull’isola». Stavo mentendo. Non volevo far sapere a nessuno che vivevo da sola. Non mi sentivo abbastanza sicura.

«Oh, splendido, allora posso conoscere tua madre?» chiese Fotini, e mi chiesi perché avrebbe dovuto voler conoscere la madre di qualcuno.

Nasos le diede una spintarella.

«Che c’è?» Lo guardò, aggrottando la fronte.

«Sembra un’ottima idea. Mia madre sarà emozionata di conoscere la mia nuova amica». Cercai di sembrare entusiasta, ma non avevo idea di come tirarmene fuori.

«Mi fa male il sedere a star seduta qua sopra. Meglio che vada a casa». Nataly si alzò e si stiracchiò.

«Io sono in ritardo. Meglio che vada anch’io». Mi alzai.

«Oh, andiamo, non andatevene». Anche Fotini si alzò, afferrò Nataly per una mano e la fece sedere.

«Fotini, ho delle cose da fare, e il mio gatto mi sta aspettando».

«Quindi il tuo gatto è più importante di noi?» Il tono di Fotini era cambiato. Non stava sorridendo.

Nataly fece un sorrisino. «Beh, mi dispiace, ma…»

«Tu resti qui», disse Fotini in tono di sfida.

Nataly non si mosse.

«Siamo una squadra, una famiglia. Ce ne andiamo tutti insieme». Il suo tono si era addolcito.

Non sapevo cosa fare, quindi la fissai per… avere il permesso? Pensarlo sembrava davvero patetico.

«Sophia, tu puoi andare se vuoi. È una tua decisione voler far parte o meno della nostra piccola famiglia scolastica».

Dando inizio a quella che sarebbe probabilmente stata una serie di pessime decisioni al momento… rimasi.

Nasos sorrise e il volto di Nataly arrossì.

Fotini prese il telefono e aprì Spotify. Mise su “Bohemian Rhapsody” e si mise a cantare.

Ovviamente, conoscevo la famosa canzone dei Queen. Il fatto che lei tentasse di cantarla rendeva la cosa più imbarazzante di quanto non fosse, perché era del tutto stonata. Nataly stava ridendo e Nasos interpretava mettendo le dita a forma di pistola e puntandole alla testa di ognuno… mettendo fine alle nostre sofferenze.

Poi ci unimmo tutti per “Mama Mia, let me go”, e scoppiammo a ridere.

Il divertimento cessò quando Stefanos entrò come una furia, le mani sulle ginocchia e il fiato mozzo. «Maria è caduta nella miniera. Non si muove».

Ci raggelammo tutti.

«C’è una miniera?» Tutti mi guardarono come se fossi stata una completa idiota.

«Che ci facevate lì? Quanto puoi essere stupido, Stefanos?» Fotini mise le sue cose nella borsa, poi si alzò e gli si mise davanti. «Tra tanti posti». Scosse la testa. «Dov’è?»

«Seguitemi». Stefanos fece strada e camminammo per cinque minuti. Si stava già facendo buio.

Un vecchio cartello avvertiva di non entrare nella miniera, ma lo facemmo lo stesso. Alla fine della strada c’era un tunnel. Accendemmo tutti le torce dei telefoni e continuammo a muoverci. Rocce, polvere e marciume creavano una scena inquietante. Ero stata in delle grotte, ma una miniera? Non potevo dire che mi piacesse.

«Non ci credo che stia succedendo di nuovo», borbottò Nataly.

«Cosa?» chiese Fotini. «Anche tu sei caduta qui mentre scopavi?»

Io notai subito il . Non avevo idea in cosa mi stessi andando a cacciare.

«Maria, siamo qui», urlò Stefanos.

Non ci fu risposta. Lui alzò la torcia e la puntò. «È caduta in questo buco».

«Come?» mi chiesi a voce alta.

Nasos si sporse più vicino. «Lo sai come. Erano entrambi in calore e poi…» Nasos fece un gesto con le mani e sorrise. Tutti stavano fissando il buco, avvicinandovisi un po’ alla volta.

«Ehi, ragazzi», disse Maria dal fondo.

Puntammo le luci nel buco. Era coperta di terreno, e aveva il volto striato di sangue. «Dov’è la signora Papadopoulos?»

Tutti ci guardammo gli uni con gli altri.

«Di che stai parlando?» gridò Fotini.

«La stavo cercando. Deve essere stata da queste parti». Maria alzò lo sguardo verso di noi.

Fotini sussurrò qualcosa a Stefanos, ma non riuscii a sentire cosa.

«Tesoro», gridò lui, «devi aver battuto la testa. Troveremo un modo per tirarti fuori». Si girò verso di noi. «E adesso?»

«Chiamiamo la polizia», dissi. Tutti mi rivolsero un’occhiataccia.

«Sophia», la voce di Nasos si alzò, «sai che non dovremmo essere qui, e suggerisci di chiamare la polizia. Di certo sei più intelligente di così».

«Va bene, allora come la facciamo uscire? Visto che siete tutti così intelligenti, avete una corda? Una scala?» Nell’attimo in cui lo dissi, mi resi conto che avremmo in effetti potuto trovare qualcosa di utile in quel luogo abbandonato.

«Cerchiamo», suggerì Fotini prima che dicessi altro. «Stefanos rimarrà a tenerle compagnia».

Coi telefoni in mano e le torce accese, ci separammo e cercammo di trovare qualcosa di utile. Io mi addentrai di più nel tunnel, sperando di trovare un qualche genere di corda. Trovai un cumulo di spazzatura che qualcuno sembrava aver buttato da un buco sopra di me. Alzai lo sguardo, ma era troppo buio per vedere qualcosa.

Non era il tipico ciarpame casalingo....



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.