E-Book, Italienisch, 422 Seiten
Strobos Amore A Regola D'arte
1. Auflage 2026
ISBN: 978-88-354-8418-9
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection
E-Book, Italienisch, 422 Seiten
ISBN: 978-88-354-8418-9
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection
Una commedia romantica slow burn, ambientata nel cuore di New York, con una protagonista decisamente fuori posto.
Lui detesta gli avvocati.
Io sono un'avvocata che finge di essere un'artista.
Peccato per un piccolo, insignificante dettaglio: non so dipingere.
Lui odia gli avvocati.
Io sono un'avvocata che finge di essere un'artista.
Peccato per un piccolo, insignificante dettaglio: non so dipingere.
Tessa: C'è qualcosa nel modo in cui quel ragazzo biondo ride e si china per ascoltare che mi attira come una calamita. Non riesco a distogliere lo sguardo. Siamo in una galleria d'arte, è sera, e ho appena abbandonato il mio tailleur da studio legale per una maglietta piena di macchie di vernice. Sto fingendo di essere un'artista in difficoltà, sperando di attirare un truffatore che ha rubato migliaia di dollari alla mia migliore amica. Mi sento patetica. Eppure mi avvicino al Ragazzo Bellissimo. I nostri sguardi si incrociano, qualcosa scatta. Mi offre da bere. Flirtiamo. Poi mi chiede che lavoro faccio. Proprio mentre il truffatore è abbastanza vicino da sentire. Rispondo: l'artista.
Glielo spiegherò dopo, penso. Ma poi lui dice di odiare gli avvocati. E adesso?
Zeke: È la peggior pittrice che abbia mai visto. E odio che questo mi faccia sospettare che mi stia mentendo. Dopo che la mia ex mi ha tradito, la fiducia per me è diventata una rarità. Ma questa ragazza mi fa ridere. Ogni giorno con lei è un'avventura diversa. Di certo èl'opposto della mia ex avvocata, tutta lavoro e niente vita. Forse è il momento di dare all'amore una seconda possibilità.
Tutto è lecito in amore e in tribunale.
Ma quando verità e finzione si scontrano, il cuore può davvero testimoniare a favore dell'amore?
Weitere Infos & Material
Tessa
Mangio il mio cubetto di cheddar infilzato sullo stuzzicadenti, anche se la camicia nera che indosso a malapena mi permette di piegare il braccio fino al gomito, perché la vernice secca lì sopra si è indurita. Ma nonostante il grumo di vernice verde lime abbia scricchiolato in modo udibile, nessuna scaglia è finita sul pavimento di legno consumato di questa galleria. La mia migliore amica, Miranda, nel suo solito stile emotivamente esuberante, ha un po’ esagerato con questo costume. L’idea brillante che abbiamo avuto ieri sera – vestirmi da artista per fare da esca e incastrare il truffatore che raggira gli artisti – ora sembra molto meno geniale.
Miranda e io siamo rannicchiate nell’angolo più remoto di questo spazio dalle pareti bianche, ora trasformato in una galleria d’arte alla moda nel Lower East Side. Dipinti astratti dai colori al neon vivaci punteggiano le pareti, mentre delle sculture metalliche occupano tutto lo spazio a terra. Quella più vicina a noi sembra un robot fatto con uno sportello d’auto, con tubi di metallo come gambe e braccia. La testa è un secchio di vernice. Non è male, ma sarebbe molto più bello se fosse un vero robot, magari uno che pulisce casa e porta vassoi pieni di tazze di caffè, il carburante che mi tiene in piedi durante le giornate folli da avvocata a New York.
«Tessa, perché sei vestita come un’artista che non si lava i vestiti da giorni?» mi chiede William Matsumura, il ragazzo di Miranda, mentre ci raggiunge. Intreccia le dita di lei con le sue e la tira più vicino a sé.
«Quel truffatore dovrebbe essere qui… quello che ha fregato Yvette, l’artista emergente che ho appena conosciuto» dice Miranda.
«Dovrei sembrare un’artista in difficoltà. Speriamo che gli sembri una vittima perfetta e che provi a truffarmi» dico. Sono stata io a proporre di fare da esca ieri sera, quando Miranda continuava a camminare avanti e indietro nel nostro salotto, furiosa per come quel tipo, Jurgen, avesse fatto mille false promesse a Yvette e l’avesse convinta a dargli un sacco di soldi.
I truffatori che si approfittano delle donne vulnerabili sono . O forse lo sono quelli che prendono di mira gli anziani, o i bambini. Ma in fondo sono tutti spregevoli. Mandare all’aria i loro piani mi dà una soddisfazione enorme.
«Yvette ha detto che l’ha abbordata proprio a un vernissage qui» dice Miranda. «Se prova a truffare Tessa, allora potremo costruire un caso contro di lui».
«Non è un po’ improbabile che questo tizio ci provi proprio con Tessa?» chiede William.
«È comunque una possibilità. Non ti sembra una giovane artista appassionata, sul punto di essere scoperta?» ribatte Miranda.
«Sembra più una che ha perso ogni speranza e non è nemmeno riuscita a vestirsi in modo decente per la serata» commenta William, guadagnandosi una gomitata nei fianchi da parte di Miranda.
«Dovrei sembrare una che è venuta solo per abbuffarsi al buffet». Indico il mio piatto di carta con la forchetta, pieno di cubetti di formaggio e pane.
Sul lato ovest della sala c’è un lungo bancone, con tre baristi indaffarati e una folla ammassata davanti. Non ho nemmeno provato a farmi strada per prendere da bere.
«Lo vedi?» chiedo.
«No» Miranda scuote la testa. «Aspetta. Sì. Eccolo. È appena entrato».
All’ingresso c’è un tipo alto, con una giacca di velluto verde e i capelli castani ondulati legati in una coda. Sembra uscito da una poesia romantica del diciannovesimo secolo.
«È oggettivamente attraente» dico.
«Il che sicuramente gli facilita la truffa». Miranda si rabbuia. «Yvette ha raccontato che fa tutto un numero dicendo cose tipo: “Io non ce l’ho fatta, ma tu hai davvero talento. Posso insegnarti”. È disgustoso. Che razza di persona si approfitta della speranza e della vulnerabilità altrui, promettendo contatti, mostre, l’accesso al dietro le quinte? Lei gli ha dato centinaia di dollari».
«Bisogna saper scegliere di chi fidarsi» dico.
Lo sguardo di Miranda incrocia il mio in un tacito riconoscimento di quella verità.«Pronte, partenza, azione» dice.
Miranda e William si avvicinano alla scultura di metallo vicino al Truffatore. Io li seguo con entusiasmo, come un cagnolino innamorato, interpretando il ruolo dell’ammiratrice devota della mia presunta musa artistica, Miranda.
«Ti seguo fin dall’inizio della tua carriera». Recito le mie battute ben provate mentre ci avviciniamo abbastanza da farci sentire dal Truffatore. «Sei una fonte d’ispirazione per me, soprattutto perché non hai avuto successo subito ma hai continuato a lottare».
«Grazie mille» risponde Miranda. «Significa davvero tanto per me. È dura. Nemmeno io ero sicura di farcela. Bisogna credere in se stessi e sapere cosa si vuole».
«Hai qualche consiglio per un’aspirante artista come me?» chiedo.
Miranda mi dispensa la sua solita dose di consigli e mi dà una pacca incoraggiante sulla spalla. Poi si stacca da me con delicatezza, spiegando che lei e William vanno a cercare qualcosa da mangiare. Considerando che il mio piatto è ancora pieno, di certo non posso seguirli. Resto da sola, accanto al Signor Presunto Truffatore.
Perfetto.
Faccio cadere le spalle e affondo un altro cubetto di formaggio. Come un topolino incerto.
Ma lui non abbocca.
Si allontana e si unisce a un altro gruppo di artisti vestiti di nero.
Mi metto a gironzolare, fingendo di studiare le opere d’arte. Gruppi di persone sono sparsi qua e là intorno alle sculture.
Avvicinarmi di nuovo al Truffatore, conciata così, sarebbe troppo sospetto.
Intanto, Miranda e William sono così carini insieme. Lei ride. William la guarda come se la adorasse e non riuscisse a credere di essere davvero insieme a lei. Ecco, questa sì che è una relazione da sogno.
Ora la sala è affollata. Finisco il mio formaggio e i cracker e butto il piatto in un cestino argentato vicino al tavolo dei rinfreschi. Miranda e William stanno parlando con una giornalista che ha scritto una recensione entusiasta sulla sua ultima mostra. Io do un’occhiata agli altri presenti nella stanza.
Un ragazzo biondo, alto e slanciato è in piedi accanto a una scultura metallica al centro della sala, chiacchiera e ride con altri due ragazzi. È bellissimo. Quei capelli spettinati. Gli zigomi pronunciati. La mascella scolpita. In forma. Una camicia bianca aderente, sbottonata leggermente sul colletto. Getta la testa all’indietro e ride di gusto a qualcosa che ha detto un amico. Sento un piccolo strappo nel petto. E ha anche quella scintilla negli occhi, Si china in avanti per ascoltare meglio l’amico, che sembra uscito da un drama coreano. Anche lui incredibilmente attraente. Ma continua a controllare il telefono, sorridendo come se stesse scrivendo a qualcuno di speciale. Probabilmente la fidanzata.
Il mio telefono vibra.
Miranda:
Miranda mi raggiunge. «William è andato a prendermi della frutta».
«Mi dispiace che non abbia funzionato» dico.
Miranda fischia piano tra i denti. «Succede. Comunque abbiamo raccolto qualche informazione. Ero convinta che si sarebbe avvicinato a te, ma niente. Dovremo provare un’altra tattica alla prossima inaugurazione». Si guarda intorno. «Comunque, qui ci sono un sacco di bei ragazzi. Forse dovremmo concentrarci su quello. Sei sicura che non ci sia nessuno che ti ispiri?»
«Non posso uscire con qualcuno adesso» rispondo. «Finirebbe come con Wyatt. Mi mollerebbe perché lavoro troppo. Devo restare concentrata sul lavoro e guadagnarmi il bonus estivo».
«Allora dobbiamo solo trovare qualcuno che lavori quanto te. Così non potrà lamentarsi dei tuoi orari». Miranda passa in rassegna la sala con lo sguardo. «Dai, qualcuno che ti attiri ci dev’essere. Puoi almeno iniziare una conversazione e poi decidere se ne vale la pena».
«È vero». Cerco di nuovo il ragazzo biondo e lo trovo subito, vicino al bar. Siamo a una decina di metri da lui, al centro della sala, vicino a una scultura a forma di ragno di metallo: il corpo è un copertone, e le zampe sono fatte di lattine incollate una all’altra.
«Quel tipo». Accenno con il mento verso di lui.
«Lo stavo osservando» dice Miranda. «Pensavo fosse il tuo tipo. Ma ha liquidato due ragazze diverse. Credo voglia solo stare con i suoi amici. Oppure ha una ragazza».
Sento una fitta. Probabilmente ha una ragazza. Beata lei. Ma se non ce l’ha…
Osserviamo mentre un’altra donna – questa volta in un tailleur con gonna super chic, con quell’aria da avvocatessa in carriera – si avvicina a lui, sorridendo in modo civettuolo. Scambiano qualche parola. Lui sorride, ma poi indica i suoi amici e abbassa leggermente la testa, come a dire di no. Lei si ritira, respinta. Fa il broncio mentre torna dalle sue amiche.
«Non scegli mai quelli facili, eh?» chiede Miranda.
«No» rispondo. «Purtroppo».
L’amico dai capelli scuri gli dà una pacca sulla schiena. Lui scuote la testa, e i capelli gli ricadono sulla fronte. Vorrei sistemarglieli con la mano.
Sembra anche molto legato ai suoi amici, il che è un buon segno.
«Ma a me piacciono le sfide» dico. «Potrebbe essere il momento di ricorrere alla tecnica di . Così, se vuole, sarà lui a provarci con me, senza il rischio di dovermi rifiutare».
«E qual è la tecnica di ?» chiede William, che nel frattempo è tornato con un...




