Strobos | Furto Di Cuore | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 394 Seiten

Strobos Furto Di Cuore


1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-354-7513-2
Verlag: Tektime
Format: EPUB
Kopierschutz: 0 - No protection

E-Book, Italienisch, 394 Seiten

ISBN: 978-88-354-7513-2
Verlag: Tektime
Format: EPUB
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Una commedia romantica ambientata a New York che vi farà sentire bene: due opposti che si attraggono e un amore che nasce a piccoli passi.
Dopo dieci anni a fare la cameriera e i miei genitori che mi ripetono di trovarmi un lavoro vero, finalmente ho l'occasione di sfondare come artista: una mia opera è stata selezionata per il Vertex Art Show, un'esposizione che potrebbe definire la mia carriera. Ma poi il mio dipinto viene rubato. Ho solo poche settimane per ritrovarlo o dire addio per sempre al mio sogno di diventare un'artista... e per farcela, dovrò lavorare con William. William Matsumura. Attraente, se ti piacciono i tipi da Servizi Segreti. Insomma, quello tutto legge e ordine, protettore di donne e bambini. Va bene, ma è così rigido che non riesco mai a capire cosa pensa; e mi fa impazzire, soprattutto quando mi guarda come se fossi una bomba emotiva pronta a esplodere. Lui insiste per indagare sul furto con me. Per proteggermi, dice. Quello che intende davvero è: proteggermi da me stessa. Come se 'capitare per caso' in certe zone 'vietate' fosse un'effrazione. Indagare con William è inaspettatamente divertente, e mi fa venire le farfalle nello stomaco. Ma se c'è una cosa che ho imparato dal divorzio dei miei genitori, è che gli opposti si attraggono, ma non durano. Non posso fidarmi di questi sentimenti... o forse sì?

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1

Capitolo Uno


Sistemandomi gli occhiali finti sul naso, mi avvicino alle due donne per origliare la loro conversazione sul dipinto astratto blu oltremare che hanno davanti. Resisto all’impulso di toccarmi i capelli lisci e grigi. Ho imparato che, una volta indossata una parrucca, non dovrei toccarla.

Questa galleria d’arte è una stanza quadrata con pareti bianche che si trova a Tribeca, con i quadri appesi a circa un metro di distanza l’uno dall’altro, per un totale di una ventina di opere a colori. Tra il freddo dell’aria condizionata e tutti questi colori, mi sento come se fossi finita dentro un gelato alla vaniglia con zuccherini arcobaleno. Accanto all’ingresso, la proprietaria della galleria è seduta dietro un bancone di laminato bianco lucido e scrive sul suo portatile. Due grandi quadri sono esposti nelle vetrine e illuminati dalle luci. Il mio dipinto blu oltremare, purtroppo, non è riuscito a conquistarsi quel posto d’onore.

Le due donne formano una coppia piuttosto male assortita. Una ha l’aspetto di una matrona dell’Upper East Side, capelli castani immacolati, chiaramente asciugati a regola d’arte la mattina stessa, corazzata in un elegante tailleur con gonna a due pezzi. L’altra donna ha i capelli grigi e selvaggi, e indossa una lunga gonna svolazzante, con braccialetti turchesi e dorati che le coprono i polsi.

«È questo quello che Jade ci ha consigliato di vedere?» chiede Bei Capelli.

Miss Bracciali esamina la targhetta. «Credo di sì. Ha detto di guardare le opere dell’artista Miranda Langbroek». Fa un passo indietro, i suoi numerosi braccialetti tintinnano mentre mette le mani sui fianchi e fissa il dipinto.

«Non vedo cos’abbia di così speciale» dice Bei Capelli. «Non ti sembra uguale a qualsiasi altro dipinto astratto qui dentro?».

Tossisco. Ed ecco perché si dice che origliare non porta mai nulla di buono, specialmente se si tratta di te. Dovrei farmi una corazza emotiva, ma prendo ancora tutto sul personale quando si tratta delle critiche al mio lavoro.

Le due donne si girano verso di me, preoccupate.

«Si sente bene?» chiede Miss Bracciali.

«Sto bene, mi è solo andato qualcosa di traverso». Mi schiarisco la gola. «Credo che ciò che rende unico questo dipinto siano le pennellate qui, che creano uno strato di vernice, quasi come onde di colore che ti sommergono».

«Oh, interessante» dice Miss Bracciali. «Ora lo vedo».

«Sta pensando di comprarlo?» mi chiede Bei Capelli.

È una domanda complicata. Alcuni acquirenti amano la competizione, e se vedono che qualcun altro è interessato, lo comprano subito per non farselo scappare. Altri invece si tirano indietro. E non voglio mentire dicendo che lo comprerò, quando in realtà sono l’artista che cerca di venderlo. Non so mai se il mio travestimento reggerà davvero. Ma devo assolutamente vendere questo quadro. Ne ho bisogno. E la mia agente, Jade, smetterà di rappresentarmi se non comincio a fare qualche soldo. All’ultima mostra che mi ha procurato, non ho venduto nemmeno un quadro.

«No» dico. «Mi piace molto, ma non posso permettermelo».

«Il nostro gallerista ci ha detto che dovremmo acquistarlo subito, prima che l’artista diventi famosa dopo la mostra al Vertex» dice Bei Capelli.

«Ma non saprei…» Miss Bracciali si acciglia.

È una tortura. Chi me l’ha fatto fare di pensare che convincere i collezionisti a comprare i miei quadri sotto copertura fosse un’idea brillante?

«Dovreste comprarlo solo se vi piace davvero». Non voglio che il mio dipinto finisca abbandonato in qualche armadio.

«Mi piacciono I colori» dice una voce maschile alla mia sinistra. «Sa quanto costa?».

Un uomo alto e magro, con capelli neri e spettinati, mi lancia uno sguardo.

William Haruki Matsumura.

William è il nipote del compagno di mio zio Tony, Takashi Matsumura.

I nostri sguardi si incrociano.

È un bel tipo, se ti piacciono quelli alla “agente dei servizi segreti”. A me no. Non capisco mai cosa stia pensando, il che mi irrita. È uno di poche parole, quindi potrebbe essere pieno di pensieri profondi... o magari no.

Se lo facesse, rovinerebbe tutto. Ma no, è impossibile. Mi sono invecchiata la pelle con ombre e luci per sembrare una donna di sessantacinque anni, ho perfino aggiunto una gobba sul naso. Ciocche lisce e argentate nascondono i miei ricci rossi, e porto anche gli occhiali. Non è che ci vediamo spesso. Se va bene, una volta all’anno, alle feste di zio Tony.

Miss Bracciali lo guarda, e i suoi occhi si illuminano. Si avvicina di qualche passo.

«Le piace?» Gli mette una mano sul braccio in maniera allusiva.

Lui sorride, guardando la sua mano. «Sì, molto».

Spero davvero che stia ancora parlando del quadro.

«Cosa le piace di questo quadro?» gli chiedo.

«Sembra che ci sia movimento, quasi come delle increspature d’acqua». Muove la mano lungo la tela.

Lo fisso. Lui che ha capito. «E il giallo cadmio?»

«Il giallo e l’arancione gli danno calore».

«Sì. Il giallo limone e il pesca avvolgono la tela come un caldo abbraccio su una spiaggia assolata».

«Mi mette di buon umore» dice lui.

Sento il petto stringersi. Gli occhi mi si riempiono di lacrime e distolgo lo sguardo, fissandomi su un altro quadro accanto al mio: una tela con schizzi neri e rossi e del filo spinato. Rabbrividisco. Almeno crea un buon contrasto. Sorrido a William.

«Dovrebbe comprarlo, allora» dico. .

«Beh, solo se non lo vogliono loro» risponde rivolgendosi alle due donne. «Prima le signore, ovviamente».

«Forse dovremmo comprarlo» dice Bei Capelli.

«Solo se vi piace davvero» ribatto.

William scuote la testa verso di me.

«Anche a me mette di buon umore» aggiunge lei.

«Oh, ora mi sento decisamente più felice». Miss Bracciali Lancia uno sguardo a William. «Adoro incontrare altri collezionisti d’arte. Ha una collezione importante? Magari vorrebbe vedere la mia».

Bei Capelli si allontana e si avvicina alla proprietaria della galleria. Tira fuori la carta di credito. Trattengo il respiro. Firma sull’iPad. La proprietaria si avvicina al mio quadro e attacca un piccolo bollino verde accanto.

L’agognato bollino verde. Ho venduto un dipinto. Sorrido, e la tensione svanisce dalle mie spalle. Questo coprirà una buona parte dell’affitto di questo mese. Ora Jade sarà più propensa a continuare a rappresentarmi, e questo promette bene anche per la mostra al Vertex. Forse il mio talento sarà finalmente riconosciuto, e qualche galleria più importante potrebbe notare i miei lavori. E potrei finalmente realizzare il sogno di fare l’artista a tempo pieno. Niente più sorrisi forzati alle battute tipo: “Dovrei anch’io trovarmi un hobby, come te con la pittura”.

È ora di svignarsela prima che qualcuno scopra che sono l’artista. Gli artisti hanno una certa libertà creativa, certo, ma travestirsi per origliare le conversazioni e convincere la gente a comprare i propri quadri potrebbe sembrare decisamente da pazzi.

«Congratulazioni» dico alle due donne. «È stato un piacere conoscervi».

Mi giro e, con calma, esco dalla porta principale.

Una volta fuori dalla galleria, accelero il passo.

Cammino per qualche isolato fino a Canal Street, passando davanti a un ristorante e a un negozio che vende articoli per fumatori. Fuori ci sono un paio di ragazzi, e l’aria è impregnata di un odore dolciastro di chiodi di garofano. Oggi fa più caldo del previsto per una giornata di primavera.

Non posso togliermi la parrucca perché non ho un posto dove metterla senza rovinarla. Deve essere rimessa sulla testa del manichino per non perdere la forma.

Attraverso la strada e passo davanti a un ufficio postale, di colore prevalentemente ocra, che occupa l’intero isolato. La sua base in terracotta nera è coperta di graffiti.

«Ehi!».

Mi giro. È William che corre verso di me. Non mi è mai sembrato il tipo da fermarsi a chiacchierare con degli sconosciuti.

«Oh, che sorpresa rivederla» dico, un po’ distaccata, come farebbe una signora anziana approcciata da uno sconosciuto con cui ha scambiato solo qualche parola in una galleria. «Ha già visto abbastanza della mostra?».

«Ero lì solo per vedere quel quadro, , quello che hanno comprato quelle donne. Mio zio mi aveva detto di dare un’occhiata alla mostra. Miranda Langbroek è la nipote del suo compagno».

Non mi ha riconosciuta. È fantastico.

«Ha davvero talento. La conosce?» chiedo. «Deve essere incredibile».

Mi lancia uno sguardo ironico. «Sì, la conosco».

«Ed è incredibile?».

«Se per incredibile intendi sconcertante o sorprendente o…».

Faccio una smorfia. «Più che altro impressionante. Se la conosce, dovrebbe comprare le sue opere prima della mostra al Vertex».

«Hai altri quadri in vendita?».

Solo un’intera parete piena di quadri invenduti.

«E perché, Miranda, sei vestita da signora anziana?».

Mi fermo. Uff. Non posso credere che stesse giocando con me tutto questo tempo.

«Per spiare chi guarda i miei quadri e convincerli a comprarli» dico come se fosse la cosa più normale del mondo. «Grazie per il tuo aiuto lì dentro».

«Non pensi che le persone sarebbero...



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