E-Book, Italienisch, Band 1, 219 Seiten
Reihe: The Passenger
The Passenger - Islanda
1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7091-592-1
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 1, 219 Seiten
Reihe: The Passenger
ISBN: 978-88-7091-592-1
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
C'è l'Islanda dei vichinghi e delle saghe, della natura incontaminata, delle canzoni di Björk. L'Islanda degli elfi, delle piscine geotermiche e delle foto dei ghiacciai sulle bacheche degli amici in vacanza. Ormai sappiamo tutto e abbiamo visto tutto. Ma è davvero così o non siamo poi tanto lontani dal turista soddisfatto per la real Italian experience di una pasta bolognaise a Campo de' Fiori? Imbattersi in un articolo di costume o in un post virale è sufficiente per dire di conoscere un paese? The Passenger - Islanda nasce da una curiosità che è difficile saziare altrove, dalla voglia di sapere: cosa sogna, in cosa crede, cosa teme un islandese? Come vive? Ha davvero bisogno di un'app per non finire a letto con un parente? Queste domande le abbiamo rivolte a scrittori, giornalisti e intellettuali islandesi, abbiamo consultato esperti e setacciato la stampa internazionale e il risultato sono una raccolta di scritti, corredati da rubriche di approfondimento e fotografie originali, dove figurano tra gli altri un Hallgrímur Helgason sbalordito da questi strani alieni vestiti da trekking che hanno invaso la sua città; il premio Nobel Halldór Laxness allarmato, già nel 1970, dalla devastazione delle più remote valli del paese per lo sfruttamento delle risorse naturali; Jón Kalman Stefánsson con i suoi consigli su cosa leggere, guardare e ascoltare; Silvia Cosimini sul pericolo di estinzione di una lingua millenaria; il critico e musicista Atli Bollason su come i suoi colleghi abbiano cavalcato la moda del «borealismo». Vi racconteremo poi dell'ex sindaco punk-anarchico di Reykjavík, che ha trasformato per sempre la politica dell'isola, saliremo a bordo di una barca di pescatori di merluzzo, inseguiremo il sogno di diventare grandi calciatori tra i fiordi innevati. Insomma, spegneremo per un attimo la luce troppo sfolgorante dell'aurora boreale per provare a sentire le mille voci del paese o, ancora meglio, ad ascoltarne il battito.
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A che ora accendono l’aurora boreale?
Il boom del turismo raccontato dall’enfant terrible della letteratura islandese, che come i suoi concittadini osserva sbalordito orde di stranieri entusiasti di sfidare il clima ostile.
HALLGRÍMUR HELGASON
Traduzione di Silvia Cosimini
HALLGRÍMUR HELGASON — Autore di culto della letteratura islandese contemporanea, celebre per il suo ritratto generazionale 101 Reykjavík (Guanda), da cui è stato tratto anche un film di successo. Talento eclettico, oltre a pubblicare romanzi, dipinge e lavora come autore per radio e tv.
1. Ogni mattina alle otto in punto accompagno i bambini a scuola in macchina, attraversando il centro di Reykjavík. E ogni mattina li vedo, sul marciapiede davanti al loro albergo, una cinquantina di turisti in attesa dell’autobus che li porta fuori città per ammirare geyser e ghiacciai. Non eravamo abituati a vedere gente nelle strade di Reykjavík, e certo non alle otto del mattino. Ma adesso tutto il centro è affollato dall’alba al tramonto, per quanto «alba» non sia forse il termine più appropriato qui, visto che siamo in febbraio e la mattina resta di un nero pece almeno fino alle dieci e mezzo. Se ne stanno lì impalati, congelando nel buio, anche loro altrettanto neri nei loro vestiti invernali, e ogni volta che li supero resto stupefatto del loro entusiasmo e della loro resistenza: questa è gente che non si arrende. Sembrano aver scoperto qualcosa che a noi (sono 59 anni che vivo in questo paese) invece manca. Semplicemente amano il nostro paese. Lo amano perfino alle otto del mattino di un martedì di febbraio! Cosa che noi non siamo ancora riusciti a fare. Insomma: amano l’Islanda più di noi islandesi.
E questo ci brucia.
Com’è possibile che gente che viene da Hong Kong, dal Giappone, dalla Russia, dalla Francia o dagli Stati Uniti sia disposta a svegliarsi alle sette per assistere alla cosa più tetra del mondo: una squallida mattina d’inverno a Reykjavík?
Di ritorno dalla scuola, due signore filippine mi fanno cenno di fermarmi. Quando abbasso il finestrino mi accorgo che sono sui gradini della casa dove ho trascorso l’infanzia, in Njálsgata, e mi chiedono qualcosa a proposito di fermate di autobus. Non riesco a rispondere tanto sono sopraffatto dal pensiero che queste due signore, con tutta probabilità, erano alloggiate nella stanza dove io ho dormito per i miei primi sette anni. La mia vecchia casa è su Airbnb, naturalmente, e le due donne hanno appena passato la notte con la mia infanzia! Torno in me quando finiscono per farmi un’altra domanda: «Non saprebbe dirci a che ora accendono l’aurora boreale?»
2.
Il turismo in Islanda ha molto a che fare con l’aurora boreale. È quello che la gente sogna di vedere, mentre noi islandesi non ce ne curiamo granché. Provate una volta in inverno ad arrivare a una festa di locali in qualche cottage di campagna e gridare: «C’è l’aurora boreale!» – «Ah, davvero? Bello» è la risposta più positiva che otterrete, dopo di che tutti continueranno a guardare il loro film preferito degli anni Novanta in tv. Neanche ci prendiamo la briga di fare pochi passi per assistere a un fenomeno per il quale i turisti sono pronti a prendere l’aereo da Hong Kong.
I turisti hanno salvato la nostra economia dopo la spaventosa crisi del 2008, quando tutte le banche sono saltate in una settimana e l’Islanda è finita praticamente in bancarotta, se non dal punto di vista finanziario almeno da quello morale. Abbiamo lottato per due anni per cercare di rimetterci in piedi, sopportando pesanti tagli a tutti i servizi statali e tirando la cinghia fino al 2010, quando il nostro caro Eyjafjallajökull ha deciso di peggiorare ulteriormente le cose: la sua eruzione ha chiuso tutti gli aeroporti d’Europa. Da un angolo all’altro del vecchio continente i viaggiatori erano bloccati in qualche scalo per colpa di un vulcano lassù in Islanda e della sua nube di cenere. Ma non si trattava della stessa nazione che qualche anno prima era scoppiata in una nube monetaria? A proposito, non è che quegli sfigati ci devono ancora dei soldi?
La nostra reputazione era in pezzi e la nostra economia sarebbe collassata di nuovo, lo pensavamo tutti. In un gesto di estrema disperazione il governo ha deciso di giocarsi un’altra carta e di scialacquare gli ultimi spiccioli rimasti nella più grande campagna di pubbliche relazioni della storia del paese, chiamata «Inspired by Iceland». Includeva, tra l’altro, un video musicale girato in varie parti dell’Islanda, in cui graziosissime fanciulle locali con i loro maglioni tradizionali ballavano sulle note di «Jungle drum», la hit della star islandese Emilíana Torrini. La campagna fece molto discutere all’epoca, erano in tanti a ritenerla sopra le righe: stavamo palesemente svendendo noi stessi e il nostro paese.
Ma funzionò. Fin troppo.
Invece di essere spaventati all’idea di visitare un paese pazzo e vulcanico, sono arrivati a frotte, producendo uno tsunami turistico mai visto. Siamo passati da mezzo milione di turisti nel 2010 a un milione nel 2014, e due milioni stanno visitando attualmente l’Islanda, come già nel 2017. Per una minuscola nazione di 350mila abitanti vuol dire tanto. Tanti guadagni, tanto traffico, e naturalmente tante gag.
3.
Gli amici dell’industria del turismo raccontano in continuazione nuovi aneddoti che gli islandesi adorano scambiarsi su Facebook. Sappiamo tutti che per gli stranieri l’Islanda è un po’ come la luna (non per niente Neil Armstrong era venuto qui ad allenarsi) e quando arrivano si direbbe che parecchi si siano spinti un po’ troppo oltre la loro comfort zone.
Ecco qualche esempio. Un americano indica una montagna coperta di ghiaccio e chiede: «È quello il Polo Nord?» Un austriaco domanda serio alla guida: «Se dovessi cadere in un flusso di lava, posso nuotare al solito modo?» E circola anche la storia del giovane australiano che ogni mattina si lamentava del caldo eccessivo nella sua tenda. Era poi saltato fuori che si infilava nel sacco a pelo testa avanti.
Molte storie riguardano gente che guida per la prima volta un’auto a noleggio. Una coppia di cinesi ha passato un’intera giornata nel parcheggio dell’aeroporto a studiare su YouTube i tutorial su come guidare con il cambio manuale. Un’altra coppia ha inaugurato il viaggio conducendo l’auto appena noleggiata dritto filato nello stagno accanto al terminal di Keflavík. Una terza si è infilata nel fiume esattamente di fianco al ponte «perché lo diceva il navigatore».
L’aneddoto Gps più famoso è però quello dell’americano che doveva raggiungere l’albergo sulla Laugavegur di Reykjavík ed è finito invece nella Laugarvegur di Siglufjörður a cinque ore di macchina più a nord. Una piccola «r» può fare una grande differenza. Il giovanotto, in realtà, si era poi rivelato davvero simpatico e aveva avuto un successo immediato in Islanda.
L’abbiamo adorato.
Molte storie riguardano travisamenti e incomprensioni linguistiche. Una viene normalmente intitolata «La cinese che cercava se stessa». Durante un trekking sugli altopiani interni con una numerosa comitiva, una cinese aveva a un certo punto cambiato la sua giacca gialla con una verde e la guida locale si era convinta che dal gruppo mancasse «la donna con il piumino giallo». Informò la compagnia che dovevano andare a cercarla e così fecero. Scarpinarono su e giù per le montagne fino a tarda notte tutti quanti, compresa la «donna scomparsa» in persona. Un’altra me l’ha raccontata mio cognato: ha accompagnato una comitiva di cinesi a Þingvellir, il sito del primo parlamento, dando tutto il tempo informazioni nel microfono. All’arrivo ha spiegato che il parlamento era stato fondato lì nell’anno nine thirty, nel 9:30.
«Ah? Nove e trenta?» è stato il commento immediato. «Per la prima colazione?»
Ma la storiella che circola più spesso è quella della coppia di turisti che nel pomeriggio si precipita nella lobby dell’albergo chiedendo con impazienza al receptionist:
«A che ora accendono l’aurora boreale?»
Le mie informazioni privilegiate mi dicono che tutte quelle giovani coppie giapponesi che si vedono viaggiare sole in auto a noleggio in giro per la campagna sono venute in Islanda per un’ottima ragione. Secondo un mito molto popolare nel loro paese, un bambino concepito sotto un cielo illuminato dall’aurora boreale avrà una vita di grande successo. Una notte stellata in Islanda brulica di attività nipponica. E tra cinquant’anni a Tokyo la classe dirigente sarà tutta Made in Iceland.
4.
Dopo sette anni di boom turistico, l’Islanda è un paese completamente cambiato. Ormai la nostra infanzia è su Airbnb, la nostra adolescenza viene esplorata da trekkisti modaioli, la nostra vecchia casa è stata instagrammata fino alla nausea, ogni minimarket ha fatto un restyling per sembrare il set di un film indipendente americano, tutti i nostri camerieri assomigliano a gioviali contadini Amish, con lunghe barbe e bretelle del nonno, e dietro ogni cascata islandese si celebra una piccola cerimonia nuziale: Wendy e Joric sono appena arrivati apposta da Perth.
E ormai un amico su due fa la guida turistica, attrezzato di minibus e tutto quanto. Un garage su due si è riciclato in stanza d’albergo a tre stelle. E una montagna su due è diventata famosa per essere apparsa in una produzione di Bollywood, in un episodio di Game of thrones o in un video di Justin Bieber. Dalla scorsa estate tutte le pozze calde parlano un discreto cinese. E sono state scattate così tante foto del...




