The Passenger - Napoli | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, Band 16, 290 Seiten

Reihe: The Passenger

The Passenger - Napoli


1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-7091-940-0
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, Band 16, 290 Seiten

Reihe: The Passenger

ISBN: 978-88-7091-940-0
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Nell'anno cruciale delle elezioni comunali che sanciscono la fine dell'era de Magistris «The Passenger» torna a esplorare una città italiana. Il volume si apre proprio con una riflessione dello storico Paolo Macry sui sindaci più carismatici del dopoguerra, populisti ante litteram che non di rado hanno incarnato una vocazione monarchica distanziandosi dai partiti nazionali. Il presunto eccezionalismo locale è forse dovuto al rapporto morboso e indissolubile con il passato? si chiede il ricercatore Lorenzo Colantoni mentre ci accompagna in un viaggio attraverso le mille stratificazioni del centro storico. Anche il culto dei defunti rientra in questa specificità che ripercorriamo visitando con Carmen Barbieri il cimitero di Poggioreale, una città nella città, che al suo interno include dieci cimiteri, secoli di storia e abusi edilizi. Una pagina del recente passato - la presenza dell'esercito americano durante la guerra - ha lasciato una piacevole eredità rendendo Napoli musicalmente meticcia come ci racconta Francesco Abazia nel suo articolo «Neri a metà». Cristiano de Majo, scrittore e giornalista, ci svela invece una Napoli «normale» e quasi surreale, quella del quartiere della media borghesia in cui è cresciuto, il Vomero, il meno raccontato di una città che invece negli ultimi anni ha vissuto una sorta di ipernarrazione cinematografica e letteraria. E così Peppe Fiore nel suo «Partenosfera» per la prima volta prova a fare un bilancio di questa stagione in cui Napoli è diventata la città più filmata del Belpaese. Una storia di successo nazionale poco raccontata è quella di Fanpage, il sito più cliccato d'Italia: Raffaella Ferré ci aiuta a mappare l'insolito panorama giornalistico napoletano. Una notizia che ha spaccato l'opinione pubblica è stata quella della decisione di censire e rimuovere i tanti altarini abusivi e murales dei quartieri popolari che celebrano i giovani uccisi in scontri a fuoco con la polizia o con la camorra. Questa criminalizzazione indiscriminata di una forma di espressione del sentimento e del risentimento popolare è al centro dell'articolo di Alessandra Coppola. Una manifestazione gioiosa e immancabile di napoletanità è quella del tifo calcistico evocata con passione e un pizzico di nostalgia da Gianni Montieri in Voci azzurre. Piero Sorrentino invece ci porta in quello che è stato il cuore industriale della città, i quartieri di Bagnoli e San Giovanni a Teduccio, che oggi vivono in un limbo tra speranze e frustrazione per il lento processo di riqualifica. In questo numero di «The Passenger», illustrato con le foto di Mario Spada, famoso per il suo lavoro documentaristico su Napoli, torna anche la graphic novel, con l'illustratrice Cristina Portolano che disegna una cartolina della città che cambia.

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L’artista Jorit lavora al restauro del murale dedicato a Diego Armando Maradona su una facciata di un edificio popolare di San Giovanni a Teduccio, in un’area che ha preso il nome di Bronx.

Santi minori


ALESSANDRA COPPOLA

Dai muri dei vicoli e delle strade di Napoli i ritratti di giovani morti ammazzati vegliano sugli abitanti come numi tutelari. Tutti sono considerati vittime – della camorra, della polizia o del destino. Alcuni, però, erano criminali, e le autorità vogliono cancellarne i volti.

ALESSANDRA COPPOLA — Giornalista, dal 1999 è al , è stata inviata in Europa, Medio Oriente e America Latina; in Cronaca di Milano si è occupata di migranti e seconde generazioni. Ora cura le serie podcast del e scrive per e . Con l’avvocato esperta di antimafia Ilaria Ramoni ha scritto (Chiarelettere, 2013).

Accade in questi vicoli di crescere in fretta, e a volte anche di morire giovani. Emanuele Sibillo l’aveva messo in conto quando appena maggiorenne giocava allo stesso tavolo dei boss, serio e barbuto leader della «paranza dei bambini» che voleva conquistare Forcella, quartiere del centro storico di Napoli. Antonio Criscuolo se lo ricorda da educatore nel progetto Chance, una sorta di scuola di strada per il «recupero» di alunni considerati persi. «Eppure sono solo bambini» osserva «incredibile che per loro si parli di seconda opportunità.» Quando hanno mancato la prima?

Al tempo delle medie, Emanuele era educato e calmo, capo naturale del gruppetto di amici che passava i pomeriggi sull’antico decumano dei Tribunali. Con un’ossessione per il rispetto, la dignità, la giustizia, nell’accezione distorta che possono prendere in queste enclave. A un certo punto avrebbe voluto fare il giornalista, lo si rivede in un vecchio filmato coi capelli folti, un microfono in mano, la domanda pronta. E invece, conclusa la sua chance con la licenza media, una condanna per porto abusivo d’armi e un soggiorno in una comunità per minori, è stata una corsa verso la fine.

La folle suggestione di riuscire a togliere il centro storico ai potenti Mazzarella, le pallottole vere, i raid, la guerra di camorra. Un figlio da adolescente, la fidanzatina per la seconda volta incinta, un’illusione di soldi facili, molte notti insonni. Infine un’imboscata, una ferita alla schiena e il trasporto inutile all’ospedale Loreto Mare: il 2 luglio del 2015, a vent’anni non ancora compiuti, Emanuele è morto.

Consacrato dall’ambizione criminale, da un’estrema cura per l’apparenza tra il jihadista e l’hipster, e infine dalla prematura scomparsa, «Sibillo regna» ancora, così vorrebbe la scritta sui muri di vico Santi Filippo e Giacomo, tumulato in una vecchia edicola della Madonna all’ingresso del cortile del palazzo in cui abita la famiglia. L’urna bianca, i fiori, i ceri, un busto con i suoi occhiali dalla grossa montatura nera poggiati sui capelli pettinati con la cresta. Leggenda racconta di un via vai di devoti, ma anche di negozianti costretti a pagare il pizzo e a inchinarsi per la paura di ritorsioni (nessun riscontro a questa storia riportata nelle cronache, che sembra piuttosto uscire dalle immagini di una serie tv). Finché nella primavera del 2021 un’operazione dei carabinieri dissolve il blando tentativo di riorganizzazione del clan familiare e letteralmente smonta l’altarino del boss.

«Ma non c’è più un boss bambino, piuttosto garzoni di salumeria spacciatori part-time, aspiranti camorristi inquadrati nel largo “sistema” dei Mazzarella, che con la pandemia ha ripreso placidamente il controllo.»

Quando torniamo per fotografarlo, a pochi giorni dal blitz, restano ancora tracce di cornici scollate, dei grandi vasi di rose bianche e rosse, una Vergine che allatta incorniciata di marmo, datata 1884, si legge nella targa, e poi restaurata – si presume per grazia ricevuta – da tale Serafina Napolitano nel 1956. Un collage di foto di defunti più o meno giovani, compreso Pino Daniele; una dedica firmata da «Enzuccio ’o Lupen»: «Tuo amico e fratello».

Di Sibillo, però, non ci sono più immagini. Tutto sequestrato, occhiali compresi; l’urna con le ceneri consegnata alla madre Anna, che ora si affaccia maledicendo dal ballatoio del terzo piano verso il cortile interno. Ci viene incontro a passo veloce, i capelli lisci e lunghissimi raccolti in una coda, quarant’anni scarsi, la vestaglia di pile che tra i vicoli pare quasi una divisa femminile, ci intima di andare via, agitata. Si volta verso un uomo anziano, che conosce, come per cercare di calmarsi: «Don Alfonso, datemi una sigaretta…»

*

Una «paranza» come quella dei Sibillo – Emanuele con il fratello maggiore Pasquale – raccontano gli inquirenti, non c’è più: una comitiva con l’incoscienza pericolosa di ragazzini armati di pistole che vuole dar battaglia agli adulti. L’età dei pregiudicati, però, continua a scendere, aggiungono. Come se fosse il corollario del dato sociologico di un’adolescenza che oramai si manifesta in anticipo. La omicidi della polizia da qualche anno ha creato una sezione chiamata «baby gang». I carabinieri che lavorano in questo campo riferiscono di piccole bande autoproclamatesi «i nuovi Sibillo», poi ancora «i nuovi Giuliano» (storico clan di Forcella). Ogni tanto una «stesa», raffiche a casaccio dai motorini, come per marcare un territorio.

Ma non c’è più un boss bambino, piuttosto garzoni di salumeria spacciatori part-time, perditempo apprendisti rapinatori, aspiranti camorristi inquadrati nel largo «sistema» dei Mazzarella, che con la pandemia ha ripreso placidamente il controllo. Forse un giorno potenziali killer, per ora più di frequente vittime.

Luigi Caiafa è morto nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2020 colpito da un «falco» della polizia mentre tentava una rapina su via Duomo, coperto dal casco integrale e armato di una pistola finta alla quale aveva tolto il tappo rosso dei giocattoli. Aveva 17 anni. Si era trasferito a Forcella con la famiglia dal Pallonetto (problemi del padre con la criminalità di Santa Lucia, dicono) e si era bene ambientato tra i ragazzini del quartiere, considerando che il compare di quell’ultima notte è Ciro, figlio di Gennaro De Tommaso, già capo ultras del Napoli noto come Genny ’a Carogna, poi condannato per associazione a delinquere e traffico di droga.

La fine drammatica di Luigi scuote il gruppo dei giovani compari che per rendergli omaggio decide di consacrargli un angolo di vico Sedil Capuano, fa una colletta e – in una sorta di aggiornamento dell’edicola sacra – commissiona a un muralista un ritratto del ragazzo circonfuso di luce celeste. Con il fotografo Mario Spada incontriamo l’autore del murale mentre sta completando un largo affresco di Maradona in zona Corallo, eccezionalmente in bianco e nero per volontà dei tifosi committenti, che appaiono con la scritta «Fedayn», il nome di un gruppo ultras, che risalta sullo sfondo dello stadio, un pezzo di storia del calcio. Preferisce non essere citato con nome e cognome, lo chiameremo L.C., perché il suo dipinto di Caiafa è stato appena coperto da un’abbondante mano di calce bianca su muro grigio, in un’operazione fortemente invocata dal prefetto e dal procuratore capo della corte d’appello, al termine di una lunga e accesa polemica.

«Voltato l’angolo, uno spaccio di saponi, bacinelle e ferma capelli cinesi espone una fotografia di Luigi nella piccola edicola a gestione familiare assieme a defunti privati e al divino Maradona.»

L.C. non vuole far politica, dice, e preferirebbe non prendere posizione. Si stupisce più che altro del blitz perché nell’alba d’autunno in cui ha lavorato con le sue bombolette aveva avuto la sensazione di un tacito accordo con «le guardie». Chiama al cellulare il suo referente, amico di Luigi, perché ce lo racconti, ma è dal pediatra con l’ultimo figlio, un altro padre ragazzino.

Intanto Caiafa senior, che s’era battuto per non cancellare il murale omaggio, è stato ucciso in un probabile regolamento di vecchi conti del Pallonetto, avallato dai reggenti di Forcella, e la mamma si blinda dietro la porta di ferro di un basso. Voltato l’angolo, uno spaccio di saponi, bacinelle e fermacapelli cinesi espone una fotografia di Luigi nella piccola edicola a gestione familiare – «Era un amico di mio nipote» dice la negoziante – assieme a defunti privati e al divino Maradona. Di fronte, resta aperto (ma durante la nostra visita vuoto) il centro culturale creato dal papà di Annalisa Durante, la 14enne uccisa per errore nel 2004 da una pallottola di Salvatore Giuliano, che rispondeva al fuoco di un agguato. Anche lei ha il suo tributo sacro (in questo caso intoccabile) con la foto, i fiori e i marmi. A chiudere il cerchio, Salvatore Giuliano è uscito di galera ed è tornato a vivere qui.

*

In questa complicata promiscuità di vittime e carnefici, su mandato delle autorità nazionali oltre che locali, le forze di polizia si sono ritrovate, dopo il caso del...



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