The Passenger - Olanda | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, Band 2, 243 Seiten

Reihe: The Passenger

The Passenger - Olanda


1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7091-561-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, Band 2, 243 Seiten

Reihe: The Passenger

ISBN: 978-88-7091-561-7
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Cherchez l'eau, seguite l'acqua. Gli olandesi, così abili nel liberare migliaia di chilometri quadrati di terra dalla sua presenza, non riescono a togliersela dalla testa. O meglio, non possono: se lo facessero il loro paese scomparirebbe in un attimo inghiottito dai flutti. Nei Paesi Bassi, per definizione, se gratti sotto la superficie esce sempre l'acqua. E se provi a raccontare il paese, perfino oggi che la natura è in apparenza domata, ti ritrovi sempre con i piedi bagnati. Lo sa bene il grande reporter Frank Westerman, che nei polder è cresciuto, e che individua nella nostalgia per una natura incontaminata (un ossimoro: la natura in Olanda è solo artificiale) la sorgente di uno dei conflitti irrisolti del paese, tra la sua anima agricola e quella urbana e ambientalista. Sono teoricamente sott'acqua i meravigliosi canali di Amsterdam a cui lo scrittore belga Stefan Hertmans dedica un'appassionata dichiarazione d'amore ammantata di benevola invidia. Sono sotto il livello del mare anche le piste dell'aeroporto di Schiphol - uno dei maggiori hub europei - il porto di Rotterdam - uno dei più grandi al mondo. È dalla lotta contro la furia delle acque che ha preso forma il sentimento nazionale, diventato paradigmatico nel Novecento nella sua versione solidaristica e tollerante, e oggi ostaggio di una retorica nazionalista meno disposta ad accogliere ciò che non viene percepito come normaal. Una china pericolosa per un paese che ha fatto della sfida alle leggi dell'idraulica un marchio di fabbrica, della ribellione un punto d'orgoglio, della rottura degli schemi un credo calcistico, dell'innovazione una fortuna economica - come le coltivazioni intensive della Food valley, luogo ipertecnologico che rende l'Olanda seconda esportatrice di cibo al mondo e all'avanguardia nella ricerca sull'alimentazione del futuro. Ma per fortuna, come ha scoperto dopo lunghe ricerche lo scrittore Toine Heijmans, gli olandesi comuni una cosa in comune sembrano averla: sono molto poco normaal.

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Chi è l’aiutante nero di san Nicola?


Una tradizione olandese che implica bianchi truccati da neri ha innescato un dibattito sulla razza, l’eredità dello schiavismo e le vestigia del colonialismo, temi ancora considerati tabù per un popolo che ha grosse difficoltà ad ammettere gli errori del passato e del presente.

EMILY RABOTEAU

Traduzione di Nicola Lecca

EMILY RABOTEAU — Scrittrice e saggista, il suo viaggio sulle tracce della diaspora africana Searching for Zion (Atlantic Monthly, 2013) ha vinto il gran premio del New York book festival e dell’American book award ed è stato nominato miglior libro del 2013 dall’Huffington Post. I suoi saggi sono stati pubblicati sul Guardian, sul Believer, sul New York Times e sul New Yorker. Viaggiatrice indefessa, è professore associato al City college di New York.

Le nausee mattutine sono state le mie costanti compagne durante l’autunno e l’inverno che ho trascorso ad Amsterdam. A volte mi toccava parcheggiare la bici su uno dei ponti a schiena d’asino per vomitare nel canale. Bastava un odore a innescare i conati: la salamoia del venditore di aringhe, gli escrementi dei cigni tristi del quartiere a luci rosse o la puzza di certi formaggi esposti al Noordermarkt. Ma non erano solo gli odori a darmi la nausea. Anche Zwarte Piet mi faceva star male. La sua faccia di bianco truccato da nero appariva ovunque nei giorni che precedono il Sinterklaasavond, la vigilia di Sinterklaas, che si celebra il 5 dicembre, la festa più importante per gli olandesi, l’equivalente del nostro Natale, con relativo scambio di doni. Nelle settimane antecedenti imperversa in tutte le vetrine, repulsivo ma anche attraente, come le due facce di una calamita. Chi è Zwarte Piet? Per capirlo bisogna cominciare dal buon vecchio san Nicola.

San Nicola, con il suo vestito rosso e la sua barba bianca, è il prototipo del Santa Claus americano, ovvero Babbo Natale. Ci sono però alcune importanti differenze tra il santa Claus che arriva nelle città degli Usa e Sinterklaas, come viene chiamato nei Paesi Bassi e negli ex territori dell’Impero Olandese, che comprendono le isole caraibiche di Aruba, Curaçao e Sint Maarten, oltre a Suriname e Indonesia. Tanto per cominciare, Sinterklaas è magro. Ed è anche molto più severo del nostro amabile vecchio vestito di rosso. Non solo è un vescovo turco, ma è anche il santo patrono dei bambini, dei marinai e della città di Amsterdam. Monta un cavallo bianco di nome Amerigo, invece della slitta tirata da Rudolph e dall’altra renna. Non arriva in volo dal polo Nord, ma in barca dalla Spagna. E al posto degli elfi, come assistente ha Pietro il Nero, che gli olandesi chiamano Zwarte Piet. Zwarte Piet è la sua ombra (persona non grata), il suo servo, il suo schiavo.

La gente del posto continuava a ripetermi che non voleva essere un uomo di colore, nonostante il suo travestimento. L’aiutante, o l’amico di Sinterklaas appariva nero solo perché calandosi giù per i camini si era sporcato di fuliggine. Spiegazione chiaramente poco convincente, visto che i suoi abiti erano impeccabili, le sue labbra clownescamente grosse e i capelli lanosi.

Come mi ha fatto notare Sandew Hira, uno storico del Suriname che ho intervistato sull’argomento: «Come fa un camino olandese a essere così diverso da tutti gli altri camini che un uomo bianco calandosi dentro esce dall’altra parte africano?» Come molti olandesi di colore che contestano Zwarte Piet, Hira lo considera una fonte annuale di irritazione, una rappresentazione del retaggio della schiavitù, senza alcuna forma di vergogna. «È una denigrazione della gente di colore» ha dichiarato.

La mia ostetrica olandese non era per niente d’accordo. Lei vedeva Zwarte Piet come una provvista di nostalgia e di buoni sentimenti, una fonte – non un oggetto – di divertimento. Era possibile, ammetteva, che in origine si trattasse di uno schiavo moro, ma se anche così fosse, era lui che aveva scelto spontaneamente di diventare il fedele servitore di Sinterklaas per gratitudine verso il vescovo che l’aveva riscattato comprando la sua libertà.

***

Gli olandesi sono spesso vaghi sui dettagli della storia di Zwarte Piet. Molti credono che sia nato nell’Ottocento dal libro San Nicola e il suo servo, scritto dal maestro di scuola Jan Schenkman e pubblicato nel 1850, 13 anni prima che i Paesi Bassi – tra gli ultimi stati europei – abolissero la schiavitù. È lì che Sinterklaas compare per la prima volta accompagnato da un servo nero. Ma Zwarte Piet esisteva già in forma diversa molto prima delle filastrocche di Schenkman.

La maggior parte degli olandesi non collega Pietro il Nero a precedenti miti che hanno le radici nel Medioevo, in cui san Nicola opera sempre in tandem con un servo, il quale, sotto diversi nomi e travestimenti, a seconda dei luoghi e dei tempi, impersona un Satana addomesticato. Questo demonio ammansito è spesso raffigurato in catene come emblema del trionfo sul male attraverso san Nicola, che è riuscito a catturarlo e ad asservirlo. Diverse tradizioni di altri paesi continuano a raffigurare il santo benevolo in compagnia, o in assoluto controllo, di un personaggio simbolicamente cattivo.

In Austria san Nicola è affiancato dal diabolico Krampus, spaventosa creatura con le corna e la lingua rossa; in Germania è servito e riverito da un fuligginoso e meschino garzone di nome Ruprecht; in Francia e Lussemburgo il suo attendente è un macellaio cattivo, chiamato rispettivamente Père Fouettard e Housécker (liberamente traducibile come l’orco, l’uomo nero); in Svizzera l’aiutante è un rapitore di bambini con faccia e abito marrone chiamato Schmutzli, mentre nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, san Nicola va ancora in giro in compagnia di un diavolo dai peli irti.

Tutti questi mostri sono parenti stretti di Zwarte Piet. Questa è la distorsione olandese della mitica diade, l’inseparabile coppia di bene e male, rappresentata da san Nicola e dal suo lato oscuro: il diavolo domato nei Paesi Bassi è un uomo africano.

Pur continuando a non vedere il legame tra il loro Sinterklaas e simili tradizioni di supremazia morale, alcuni olandesi che ho interrogato su Zwarte Piet hanno effettivamente ammesso che in passato era un tipo più minaccioso. Da piccoli si sentivano dire che se facevano i capricci, Piet li avrebbe bastonati e portati via in un sacco fino in Spagna. Mentre adesso, mi hanno spiegato, il suo ruolo principale è semplicemente far felici i bambini. Oggi Zwarte Piet distribuisce biscotti allo zenzero e caramelle, canta, infila doni nelle scarpe lasciate accanto alla porta, registra nel libro dei nomi di Sinterklaas chi è stato buono e chi cattivo e tiene le redini del cavallo bianco del suo padrone. In quest’ultima posizione, mi ricorda un po’ una di quelle statuette di fantini neri, residuo americano dell’Era della Ricostruzione dopo la fine dello schiavismo, che si trovano nei giardini americani, o Jim Crow, lo scudiero sciancato simbolo del nero bonaccione, diventato poi emblema della discriminazione razziale. Chiaramente era questo il motivo per cui Zwarte Piet mi tormentava e mi dava così nausea ad Amsterdam. Pensavo di aver lasciato per sempre quel tipo di idiozie negli Stati Uniti. Cioè, gli Stati Uniti degli anni Cinquanta.

Quando mi capitava di mettere in relazione il problema della sottomissione di Zwarte Piet con la secolare tratta atlantica olandese degli schiavi, i miei nuovi vicini si offendevano. Questa è l’Olanda, mi ricordavano, nota per la sua tolleranza sociale, il suo liberalismo, la sua libertà di opinione, la politica progressista sui diritti degli omosessuali, sulla prostituzione, l’eutanasia e la marijuana. Qui la discriminazione razziale non esiste. Mi rimproveravano di importare il razzismo del mio paese e proiettarlo su una festa dei bambini. La loro storia non era la nostra. Non lo vedevo? Zwarte Piet era una cara tradizione, non un’usanza retrograda. Se c’era una persona che aveva un atteggiamento arretrato, quella ero io che tiravo fuori l’idea di «razza».

L’accusa che fossi io quella di mentalità retrograda mi sembrava più sconcertante che offensiva.

IL NUOVO SANTO

Dal 2015, durante la stagione natalizia per le strade di Amsterdam sfila anche un Sinterklaas alternativo, di colore e senza servo al seguito, l’esatto opposto della rappresentazione folcloristica. Il «nuovo santo» è un’idea di Patrick Mathurin, attore e insegnante di boxe – uno dei primi a sollevare il dibattito su Zwarte Piet già nel 2008 – che ha deciso di sciogliere la questione sul colore della pelle del servo escludendolo in toto: né bianco né nero. In alternativa l’attore coi dread ha creato questo nuovo personaggio portatore di un messaggio di amore, amicizia ed emancipazione. Durante le sue apparizioni-happening, il «nuovo santo» arriva con una carrozza regale, distribuisce rose e frutti in segno di pace, canta, balla e incoraggia i bambini a essere creativi, ottimisti e ad avere fiducia in loro stessi. Il suo intento non è provocatorio, il suo messaggio è positivo e distensivo: i bambini sono tutti santi e tutti possiamo diventare Sinterklaas.

È vero. Sono un’americana con antenati africani. E mi è saltata la mosca al naso quando Zwarte Piet ha cominciato a spuntare fuori da tutte le parti in quei giorni di festa. All’inizio era inanimato, come Pinocchio prima che Geppetto lo trasformasse in un bambino. Eccolo in forma di liquirizia o di figurina di cioccolato. Poi di nuovo come marionetta, pupazzo imbottito o decorazione...



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