E-Book, Italienisch, Band 23, 192 Seiten
Reihe: The Passenger
The Passenger - Paesi baltici
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-7091-867-0
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 23, 192 Seiten
Reihe: The Passenger
ISBN: 978-88-7091-867-0
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
All'indomani dell'attacco russo all'Ucraina le grandi potenze del mondo occidentale si sono svegliate in stato confusionale, con l'amara consapevolezza di non essere state in grado di leggere la svolta epocale che si stava approntando, i cui segnali - con il senno di poi - erano manifesti. Tutti sbigottiti tranne una piccola regione d'Europa, ininfluente e trascurata, ma che, come i fratelli minori nelle fiabe, aveva saputo ascoltare i discorsi dei grandi. I tre cosiddetti «paesi baltici» hanno da poco festeggiato tre decenni di ritrovata indipendenza, assaporandola senza mai dimenticare da chi si sono emancipati, non solo a causa delle frontiere esterne ma per un confine interno che in maniera diversa mina tutti e tre: quello tra le popolazioni autoctone e i russofoni, minoranza in larga parte emarginata e tagliata fuori dalla vita civile, e per questo imprevedibile. Con accenti diversi Estonia, Lettonia e Lituania sono accomunate da uno sforzo per essere considerate europee, cosmopolite, occidentali, perche? le si associ a tutto meno che alla Russia. Ognuna cerca di sottolineare la propria specificita? attraverso politiche e pratiche culturali volte a rafforzarne l'identita? peculiare (lotta comprensibile se si tiene conto che - come nel presente volume - e? diffusissima la tendenza ad accorparle): dallo zelo dei lituani nello studio della loro lingua e nella stesura di un vocabolario durata un secolo, alla vivacita? dei cori lettoni che tra le altre cose attingono a un repertorio di un milione di dainas, agli estoni un po' troppo affezionati a una visione romantica che li vorrebbe come un popolo ugrofinnico dei boschi. Viste dalla vecchia Europa, alcune di queste manifestazioni possono sembrare folcloristiche e in non pochi casi anche eccessivamente nazionalistiche, ma bisogna tenere conto che qui la storia e? sempre recente, il passato vivo. Basta togliere gli occhiali novecenteschi per riscoprire il Baltico come collegamento tra mondi e non come muro tra blocchi, per coglierne il secolare ruolo di porta tra cultura germanica, Svezia, Finlandia e i vasti territori dell'Est. E? in questo connubio tra una riscoperta continua delle proprie radici e una forte spinta verso il futuro che i paesi baltici possono essere un esempio per un continente in equilibrio precario tra grandi ideali, paure e crisi d'identita?.
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Ritratto di famiglia
JAYDE WILL
Nonostante abbiano lingue, culture e tradizioni diverse, Estonia, Lettonia e Lituania sono state unite dagli eventi spesso drammatici della storia del XX secolo: tre sorelle nella grande famiglia europea, con caratteri distinti e qualche exploit condiviso, che possono sempre contare l’una sull’altra nei momenti difficili.
JAYDE WILL — Traduttore, è una delle poche persone al mondo che può dirsi esperto in tutte e tre le lingue e culture baltiche. Con un master in Linguistica ugrofinnica conseguito all’Università di Tartu in Estonia, le sue traduzioni di autori estoni, lettoni e lituani sono state pubblicate in numerose riviste, tra cui , e , e in antologie di letteratura baltica ed europea. Ha anche tradotto i sottotitoli per numerosi film, tra cui il classico lituano (1973) e il pluripremiato (2012).
A voler fare una panoramica dei tre paesi baltici ci si imbatterà sempre nello stesso rompicapo: al di là della geografia, è difficile costruire una narrazione chiara e precisa che renda conto di tutti e tre. Non c’è una lingua comune o universalmente compresa nei tre paesi; i loro obiettivi in politica estera in un momento o in un altro si sono mossi in direzioni diverse; la loro comparsa come nazioni negli annali della storia e la loro fondazione sono avvenute in tempi e circostanze diversi.
Forse è il caso di fare un passo indietro nella storia e ricorrere a ciò di cui gli europei si sono serviti da quando, be’, da quando è nata l’Europa: la mitologia. La storia racconta che Europa venne rapita da Zeus su una spiaggia della Fenicia e condotta a Creta, dando poi il suo nome al continente.
Questi miti delle origini che poi portano alla nascita di famiglie di nazioni sono diffusi in tutta Europa. La , un’opera scritta nel 1295, narra le gesta di tre fratelli, Lech, Cech e Rus, che viaggiarono in direzioni diverse, rispettivamente nord, ovest ed est, per fondare ciascuno la propria nazione. Mito e famiglia sembrano inestricabilmente intrecciati.
Ispirandosi a questi miti, si potrebbero considerare la Lituania, la Lettonia e l’Estonia come sorelle all’interno della grande famiglia europea, tre stati che hanno riconquistato la loro indipendenza nel 1991 e che hanno conosciuto battute d’arresto e balzi in avanti da quando sono entrati a far parte dell’Unione europea nel 2004. Hanno una storia condivisa, in cui si alternano periodi di prosperità e momenti di crisi. Una tipica storia di famiglia, che merita di essere approfondita.
SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ
Devo essere onesto, l’idea di questo paragone familiare origina probabilmente anche dal fatto che ho trascorso la maggior parte della mia vita adulta, dai 19 anni in poi, in questa regione, studiando, lavorando e cercando di capire queste tre nazioni a volte simili, ma spesso anche molto diverse. Per me è come cercare di entrare nella testa di un fratello o di una sorella, interpretando il tono della loro voce quando hanno qualcosa in mente ma non vogliono dirti nulla. O come quando ti tormenti il cervello nel tentativo di capire perché hanno fatto qualcosa che non ti aspettavi. O li strapazzi in un momento di rabbia, o godi per un loro successo e li abbracci. È come se fosse la mia famiglia allargata. E la storia di questa famiglia mi è nota attraverso l’esperienza diretta, quindi probabilmente non è del tutto obiettiva.
Tuttavia, se si vuole raccontare una storia, bisogna prima di tutto conoscerne i personaggi.
Se dovessimo attribuire delle caratteristiche alla Lituania, vengono subito in mente gli aggettivi audace, sfrontata e ardita. Quando un lituano ti dice ciò che pensa, non usa mezzi termini. Sono aggettivi che si tende ad attribuire ai pezzi grossi di questo mondo, quelli che hanno peso e influenza. A guardare i numeri, non si direbbe: in Lituania vivono poco meno di tre milioni di persone, stando all’ultimo censimento del 2020, e benché questo ne faccia il più grande dei tre stati baltici, potrebbe sembrarvi un pesce piccolo. Vi sbagliereste.
La storia ha dimostrato che la Lituania abbaia e morde pure. Si percepisce come un baluardo contro forze esterne, o un catalizzatore, e a ragione – la sua storia è piena di questi momenti. Le forze unite di Lituania e Polonia inflissero una dura sconfitta all’Ordine teutonico nel 1410, cosa che portò all’ascesa della Confederazione polacco-lituana. Secoli dopo, la Lituania è stata la prima repubblica sovietica a dichiarare la propria indipendenza, guidando una carica che trasmetteva echi del suo passato.
La Lettonia sta nel mezzo, un’interprete più discreta sul palcoscenico mondiale, e la potremmo facilmente assimilare allo stereotipo della figlia di mezzo. Per storia e posizione geografica la Lituania è più vicina all’Europa centrale e occidentale, mentre l’Estonia, per via della lingua e dei legami culturali con la Finlandia, guarda a nord, e così la Lettonia sembra destinata a confrontarsi sempre con i suoi vicini. Quando studiavo a Riga, nei primi anni dello scorso decennio, leggevo , un settimanale lettone che pubblicava eccellenti e approfonditi servizi su tutto ciò che riguarda i paesi baltici, e mi faceva effetto vedere come questo paese dovesse continuamente misurarsi con gli altri due.
Ciò detto, quando ne hanno l’opportunità, gli 1,9 milioni di abitanti della Lettonia sanno conquistarsi l’attenzione generale – Vaira Vike-Freiberga, la prima presidente della Repubblica lettone, nel 2006 era tra i candidati al ruolo di segretario generale dell’Onu. I lettoni riescono a distinguersi anche in grandi eventi: nel 2018, per esempio, alla Fiera del libro di Londra la campagna di promozione della letteratura lettone # (#sonointroverso) è stata oggetto di grande attenzione da parte di stampa e tv, con servizi e articoli della Bbc e del , conquistandosi anche il favore del grande pubblico grazie a un modo di presentarsi spiritoso ma anche onesto. Così facendo i lettoni sono diventati i beniamini dei media.
L’ultima sorella è l’Estonia, che è stata la prima delle tre a togliere le rotelle del triciclo e avventurarsi nel mondo, dopo aver riconquistato l’indipendenza nel 1991. Ha introdotto rapidamente la propria valuta, la corona, al posto del rublo, ha eletto primo ministro un giovincello di 32 anni, Mart Laar, e ha cominciato a predicare le meraviglie della digitalizzazione ben prima che andasse di moda. E ne è stata ripagata. Ora in Estonia c’è il wifi anche nella foresta – dove non c’è motivo che ci sia – e il paese è un hub di startup tecnologiche innovative. Le sue università sono di livello internazionale: secondo il Qs world university rankings 2023, l’Università di Tartu è tra le trecento più importanti del mondo.
Gli estoni confidano principalmente in loro stessi, fanno domande solo quando necessario, e tendono a farsi gli affari propri, cosa che può essere considerata scortese o semplicemente rispettosa. Guardano le loro sorelle e imparano come possono far meglio. E a volte lo fanno anche.
LE PAGINE SPORTIVE
Da giovane ero piuttosto competitivo. Ero quello che nell’ora di ginnastica cercava sempre di vincere tutte le gare sotto lo sguardo sprezzante dei compagni che si limitavano a fare il minimo indispensabile. Ero quello che si rifiutava di farsi battere dai nipoti più piccoli a pallacanestro. Un osso duro, insomma. Tra i paesi baltici le cose vanno diversamente, credo. Competono tra loro nei vari sport, ma non con lo stesso fervore di altri paesi, dove è una questione di orgoglio (pensiamo al rugby nelle isole britanniche o al calcio in gran parte d’Europa). Le sorelle baltiche non trovano particolarmente divertente battersi tra di loro sui campi di gara, preferiscono prendersela con chi abita al di là del cortile di casa.
Ciò detto, certi sport molto diffusi in altre parti del mondo, come il calcio, non sono mai stati tra i più popolari in quest’angolo di Europa nordorientale (ma va apprezzato il fatto che la nazionale lettone è entrata nella fase finale del Campionato europeo Uefa 2004, l’unico paese baltico a esserci finora riuscito), mentre altre discipline sportive sono quasi divenute parte della loro identità.
Una di queste è la pallacanestro, vissuta da molti lituani come una seconda religione. Forse l’audacia e la sfrontatezza vengono fuori qui. Chiunque abbia assistito a una partita del Žalgiris Kaunas oppure della nazionale ai Campionati europei o alle Olimpiadi sa che la mentalità guerriera non è mai svanita. La Lituania ha vinto due dei primi tre Europei di pallacanestro della storia (1937 e 1939) e la sua nazionale è stata una delle poche a qualificarsi per tutte le Olimpiadi dal 1992 al 2016, vincendo anche qualche medaglia.
Anche la Lettonia ha un passato di tutto rispetto nella pallacanestro. È stata tra i paesi fondatori della Federazione internazionale basket (Fiba), e ha vinto il primo Campionato europeo nel lontano 1935, anche se ha poi conosciuto un lungo periodo senza trionfi. Ma i tempi cambiano, e non c’è dubbio...




