The Passenger - Roma | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, Band 13, 279 Seiten

Reihe: The Passenger

The Passenger - Roma


1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-7091-962-2
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, Band 13, 279 Seiten

Reihe: The Passenger

ISBN: 978-88-7091-962-2
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Stando al racconto contemporaneo su Roma - propugnato tanto dai media quanto dai residenti - la città è prossima al collasso. Ogni anno la si ritrova qualche gradino più in basso nelle classifiche di vivibilità. Ai problemi di tutte le grandi capitali - turismo mordi e fuggi, traffico, scarto tra centro radical-Airbnb e periferie degradate - negli ultimi anni Roma sembra voler aggiungere una lista di nefandezze tutta sua: una serie di amministrazioni fallimentari, corruzione capillare, rigurgiti fascisti non più minoritari, criminalità diffusa, mafia. Una situazione apparentemente irredimibile che ha trovato il simbolo perfetto nel record mondiale di autobus pubblici che prendono fuoco da soli. Ma questa narrazione dello sfacelo sembra contraddetta da altrettanti segnali in direzione opposta. La prima cosa che stupisce è l'assenza dell'emigrazione di massa che normalmente ci si aspetterebbe: la larghissima maggioranza dei romani non si sogna nemmeno per un istante di «tradirla», e i tanti nuovi arrivati che negli ultimi decenni l'hanno popolata sono spesso indistinguibili dagli autoctoni nelle attitudini e nell'amore profondo che li lega a questa «città vischiosa» che «ti si appiccica addosso con le sue abitudini e le sue mancanze». A ben guardare sono infinite le contraddizioni e gli opposti conciliati da Roma, una città «incredibilmente ingannevole: sembra ciò che non è ed è ciò che non appare». La si pensa grande e invece è immensa, la metropoli più estesa d'Europa. I suoi confini si spingono enormemente più in là dei capolinea della metro e ben oltre la cerchia della più grande autostrada urbana d'Italia, il Gra, che ne racchiude solo una frazione. Ma soprattutto, in contrasto con lo stereotipo più falso di sempre, per quanto fondata oltre 2770 anni fa, Roma è una città profondamente moderna, come il 92 per cento dei suoi palazzi, e tutt'altro che eterna, se la sua crescita dal dopoguerra a oggi ha «distrutto vestigia di migliaia di anni e sconvolto la geografia di mezza regione». E per capirla e guarirla - o quantomeno provarci - bisognerebbe considerarla una città normale «allo stesso titolo di Chicago o Manchester». Solo, dannatamente più bella.

The Passenger - Roma jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


Villa dei Quintili sull’Appia antica.

La città non così eterna


MARCO D’ERAMO


Priva di una significativa tradizione imprenditoriale, la capitale d’Italia è ancora prigioniera di forze che ne frenano lo sviluppo: un apparato burocratico assistenzialista, un clan di palazzinari abusivi e un nemico in casa, il Vaticano, proprietario di un quarto del patrimonio immobiliare cittadino. Se a questo si aggiungono gli effetti nefasti del turismo sullo spopolamento del centro e sulla gentrificazione…

MARCO D’ERAMO — Giornalista e scrittore italiano. Laureato in Fisica, ha poi studiato Sociologia con Pierre Bourdieu all’École pratique des hautes études di Parigi. Ha lavorato per , e . Collabora con diversi giornali tra cui , , , . Dopo il successo del suo saggio sul turismo (Feltrinelli, 2017), tradotto in diverse lingue, nel suo ultimo libro (Feltrinelli, 2020) ha scritto una storia della lotta di classe dei ricchi contro i poveri.

Roma è una città incredibilmente ingannevole: sembra ciò che non è ed è ciò che non appare. Sembra antichissima e invece è moderna, sembra che non cambi mai e invece in cinquant’anni ha distrutto vestigia di migliaia di anni e ha sconvolto la geografia di mezza regione.

Ingannevole Roma lo è già da uno degli epiteti con cui è conosciuta: «città eterna». In realtà, benché sia stata fondata 2773 anni fa (così dice il mito di Romolo e Remo), è al 92 per cento una città moderna, contemporanea, risultato di una immigrazione massiccia recente, allo stesso titolo di Chicago o Manchester.

Infatti, se durante l’antico impero Roma era stata una delle più grandi metropoli del mondo con un picco di un milione e mezzo di abitanti nel II secolo d.C., nell’alto Medioevo si era rimpicciolita in un borgo di non più di 30mila abitanti, per risalire a 110mila all’inizio del Seicento, e attestarsi intorno ai 170mila nei secoli successivi. Quando, nel 1870, i piemontesi entrarono nella città e posero fine allo stato pontificio, Roma aveva duecentomila abitanti ed era solo la quarta città d’Italia dopo Milano, Napoli e Genova.

A ripopolare quel paesotto a cui si era ridotta la furono dunque gli impiegati statali venuti dal Nord e i braccianti inurbati venuti dal Sud e dagli Appennini a lavorare come operai edili nei nuovi cantieri o come personale di servizio per la piccola borghesia impiegatizia. La crescita si mantenne impetuosa per circa un secolo: nel 1950, per la prima volta in quasi duemila anni, la città era tornata ai livelli dell’antichità e toccò il picco con 2,8 milioni di abitanti esattamente un secolo dopo l’unità d’Italia nel 1971.

Il boom demografico del secondo dopoguerra coincise con quello economico, mentre la stagnazione degli ultimi trent’anni è andata di pari passo con la stagnazione economica che ha colpito l’Italia dopo la caduta del Muro di Berlino. Durante la Guerra fredda, alle sue marche di frontiera l’impero americano riservava un trattamento speciale: dovevano essere «storie di successo», vetrine in cui esibire la superiorità del sistema capitalistico occidentale. Il successo economico serviva anche a neutralizzare la forza dei partiti di sinistra in alcuni di questi paesi: così durante la Guerra fredda si assistette al boom italiano e al miracolo giapponese che per molti versi hanno avuto storie parallele.

Durante la Guerra fredda all’Italia era consentito tutto: indebitamento (a cui allora nessuno sembrava far caso), inflazione e svalutazione ricorrenti, e addirittura un modello di sviluppo anomalo, fondato sul capitalismo di stato.

*

Nell’epoca del boom economico, l’anomalia del «caso italiano» divenne lampante nel settore immobiliare, in particolare a Roma. Innanzitutto, a differenza degli altri paesi europei, in Italia non c’è mai stata una seria edilizia pubblica. Secondo l’Istat, nel 2015 il patrimonio abitativo dell’Istituto delle case popolari (Iacp) costituiva solo il 2,7 per cento del totale, e quello di cooperative edilizie o enti previdenziali l’uno per cento. Non solo. La presenza statale è andata diminuendo nel corso dei decenni: oggi le costruzioni di nuove abitazioni pubbliche ammontano solo allo 0,5 per cento del totale. In un paese in cui la spesa pubblica continua a generare circa la metà del Pil, non solo lo stato ha lasciato totalmente in mano ai privati un settore chiave, ma ha permesso una deregolamentazione totale. In particolare, nel momento in cui Roma passava da uno a quasi tre milioni di abitanti, l’assenza dello stato si manifestava in un fenomeno quasi sconosciuto in altri paesi (infatti in francese, inglese e tedesco il vocabolo neanche esiste), ma che in Italia costituisce una caratteristica strutturale, e cioè l’«abusivismo» (nella nostra lingua non c’è neanche bisogno di specificare «edilizio»).

«Per tutta la storia della Roma moderna i palazzinari hanno fatto carta straccia di qualunque vincolo urbanistico, regolamento edilizio, limitazione edificativa.»

Gli abusi vanno dal semplice coprire una parte di balcone per renderla abitabile, al sopraelevare di uno o due piani un immobile preesistente, al tirare su una baracca in periferia, o erigere grandi capannoni industriali, fino a far spuntare interi quartieri di palazzi di dieci piani.

Nell’abusivismo romano bisogna distinguere due componenti e due fasi. La prima componente è quella migratoria, del muratore arrivato dalla campagna che la sera tira su di nascosto la propria abitazione. Questo aspetto riguarda soprattutto la prima fase di forte espansione demografica, che può essere definita di «abusivismo di necessità». Vista l’incapacità delle autorità pubbliche a fornire alloggi a buon mercato a una popolazione in rapida crescita, le decine di migliaia di immigrati che ogni anno venivano a popolare la capitale d’Italia si accampavano letteralmente nelle borgate fatte di baracche di lamiera senza servizi igienici né fogne, né acqua corrente, né elettricità. Un’immagine un po’ folkloristica ma abbastanza veritiera del mondo delle borgate romane è fornita dal film di Ettore Scola che nel 1976 vinse il premio per la miglior regia al festival di Cannes.

La seconda componente dell’abusivismo, sempre presente ma diventata dominante quando la popolazione di Roma ha cominciato a diminuire, è quella speculativa, dei grandi e piccoli costruttori, dei «palazzinari», altro termine intraducibile. Spesso con la complicità, se non con l’esplicito accordo delle autorità comunali (anche delle amministrazioni di sinistra), per tutta la storia della Roma moderna i palazzinari hanno fatto carta straccia di qualunque vincolo urbanistico, regolamento edilizio, limitazione edificativa. Scrive Paolo Berdini, che per pochi mesi è stato assessore all’urbanistica nella giunta varata da Virginia Raggi nel 2016: «Roma si fregia del titolo di capitale dell’abusivismo italiano sia perché lo ha “inventato” e tollerato a partire dagli anni Venti e Trenta, sia perché ha in valore assoluto la più estesa quantità di quartieri abusivi. […] In totale le aree urbane abusive hanno un’estensione di oltre diecimila ettari (cento chilometri quadrati) su una superficie edificata pari circa a cinquantamila ettari. Il venti per cento della capitale d’Italia è dunque completamente abusivo.»

*

La correlazione tra abusivismo edilizio ed evasione fiscale è strettissima non solo perché nessuno paga le tasse sugli edifici abusivi e sui redditi che essi producono, ma anche perché le due illegalità costituiscono le voci più importanti di quell’economia sommersa che in Italia ha una dimensione enorme, stimata tra il venti e il trenta per cento del Pil. E perché le due illegalità vengono considerate strutturali, insormontabili da governi e partiti, anche di sinistra. La logica conseguenza è che sia l’evasione fiscale, sia l’abusivismo edilizio vengono periodicamente condonati (sanati grazie al versamento di un’ammenda pecuniaria, di solito lieve), invocando la necessità di incamerare denaro fresco per alleviare le sofferenti finanze pubbliche. E ogni condono costituisce uno stimolo a nuove evasioni e nuovi abusivismi, perché chi evade il fisco o costruisce abusivamente sa che un giorno o l’altro il suo reato sarà sanato con una semplice ammenda. Inoltre, il condono costituisce una perdita secca per le autorità pubbliche che devono fornire i quartieri abusivi di tutte le infrastrutture (luce, gas, acqua corrente, fognature, strade): lo stato finisce per spendere il quintuplo di quanto incassa. Non a caso due sui tre condoni edilizi e tre sui sei condoni fiscali sono stati varati quando era presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui slogan era «Ognuno padrone a casa sua» e che in tv incitava gli italiani a non pagare le tasse.

Infine, per ribadire la fervida fantasia legislativa degli italiani e il carattere grigio del rapporto che...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.