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E-Book, Italienisch, 224 Seiten
Triantafillou Scatole cinesi. Quattro stagioni per il detective Malone
1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-6243-290-0
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 224 Seiten
ISBN: 978-88-6243-290-0
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
È un anno nero per il detective privato Stuart Malone, ex poliziotto e fanatico di oroscopo e filosofia cinese. Oltre a fare i conti con i propri fallimenti sentimentali è chiamato dalla polizia di New York per risolvere una misteriosa serie di omicidi accomunati da un indecifrabile tatuaggio sui corpi delle vittime. Tra rimedi orientali, feng shui, biscotti della fortuna e coincidenze astrali, il pigro Malone tenta di venire a capo del difficile caso e della propria vita.
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PROLOGO
Nel 1989 la criminalità a New York raggiunse livelli elevatissimi.
L’anno dopo la situazione peggiorò. L’investigatore privato Stuart Malone, l’indolente eroe di questa storia, avrebbe detto che la città continuava a essere “fresca come una ciliegia”; in realtà la città vacillò e barcollò. E per di più, fece bancarotta.
Nel novembre del 1989 fu eletto il primo sindaco nero della storia, David Dinkins, successore di Ed Koch: Koch perse l’appoggio del Partito democratico e Dinkins vinse con una differenza minima sul candidato repubblicano Rudolf Giuliani, che all’epoca aveva quarantacinque anni e nutriva le più grandi ambizioni che si possano nutrire.
Il sindaco Dinkins si rivelò un’amara delusione nonostante si fosse prodigato per imporre, benevolmente, la legalità e l’ordine pubblico adottando per la sicurezza della città misure straordinarie che in seguito Giuliani ereditò e dichiarò spudoratamente sue. Giuliani era intenzionato a diventare il padrone assoluto di New York: i suoi duri metodi di controllo furono considerati indispensabili per debellare il crimine e ripulire la città dalla feccia, umana e no. La politica della tolleranza zero verso i comportamenti antisociali, unita al riassetto, alla modernizzazione e al risanamento della polizia, cui si era proceduto anche grazie alla favorevole congiuntura economica, avevano senza dubbio contribuito a migliorare l’immagine di New York: se questo era l’obiettivo di Rudy Giuliani, lo aveva realizzato. O l’obiettivo si era realizzato da solo.
Tuttavia prima che l’ambiguo progetto dal nome altisonante di CompStat desse i suoi frutti (intorno al 1994), la città conobbe un’epidemia di crack e un progressivo degrado di quei quartieri popolari che già dalla metà degli anni ’70 sembravano come bombardati. “Il crack ti fa marcire il cervello” dicevano, a ragione, i crociati di una campagna contro gli stupefacenti, e l’investigatore Stuart Malone avrebbe aggiunto: “Ammesso che ce ne sia uno”; e probabilmente non ce n’era.
Nell’estate dell’89 ci furono disordini; ma a New York nessuna estate trascorreva tranquilla, come pure le altre stagioni dell’anno. Ad agosto – pochi mesi prima dell’inizio della storia qui narrata– alcuni ragazzi bianchi aggredirono quattro neri mentre andavano a una rimessa di automobili a Bensonhurst, Brooklyn, per vedere, e forse acquistare, una macchina di seconda mano. Il sedicenne Yusuf Hawkins fu ucciso con un colpo di pistola alla testa. Il 26 dello stesso mese il reverendo Al Sharpton – predicatore nero e showman – guidò una protesta di giovani neri; mentre sfilava per le strade di Bensonhurst, gruppi di giovani bianchi gli lanciarono addosso angurie dai marciapiedi. Sharpton considerò l’evento una questione personale e si rifiutò di collaborare con altri operatori della comunità, dimostrando – ancora una volta – che i neri non avevano guide valide. O avevano quelle che si meritavano.
Due settimane più tardi sette membri dell’organizzazione ACT-UP invasero la Borsa protestando contro le grandi aziende farmaceutiche che non investivano nella ricerca e nella cura dell’AIDS, lasciando le persone morire come cani. Effettivamente fino alla metà degli anni ’90 le strade di New York erano infestate da senzatetto ischeletriti con i tipici ematomi, edemi e lividi provocati dalle siringhe. L’AIDS aveva assunto proporzioni endemiche, e quando fu evidente che nessuno ne era immune – nemmeno i cittadini abbienti e ammodo – (“Quando piove, piove per tutti” diceva Ki-Young, che vendeva erbe medicinali cinesi a Chinatown), l’atteggiamento delle aziende farmaceutiche cambiò; il controllo, se non la cura, dell’AIDS, portò al controllo, se non alla cura, della violenza nelle strade.
Oltre a New York, era in agitazione anche l’investigatore privato Stuart Malone che osservava la città dalla finestra del suo ufficio a Chinatown o dalle scale di servizio del suo piccolo appartamento nella zona di Meat Market. Tuttavia Malone non si lasciava coinvolgere; non credeva in niente, né ambiva a niente, anche se a volte si illudeva che Allison tornasse da lui pentita; l’unica cosa che realmente lo interessava era assicurarsi una tranquilla nottata di sonno; soffriva di insonnia e di nostalgia.
Intorno a lui, nel quartiere in cui viveva e nel bar dove beveva caffè ristretto senza zucchero, regnava il nervosismo. Nel 5° distretto di polizia di Chinatown, così come nel 41° del South Bronx e nei tre distretti di Central Harlem, la situazione appariva ancora più tesa. Era un periodo buio che durava da troppo tempo; i poliziotti, le volte che decidevano di agire, ricorrevano a medium e cartomanti per individuare e arrestare i criminali. Malgrado ciò, alcuni ragazzini scomparivano misteriosamente dai giardinetti pubblici di Lenox Avenue, i trafficanti di armi pescavano clienti nelle scuole e un omicidio su tre rimaneva irrisolto.
Il 10 dicembre 1989, 4500 persone irruppero nella chiesa di San Patrick, nella Fifth Avenue, interrompendo il sermone del cardinale John O’Connor che inveiva contro l’aborto e la promiscuità nelle scuole. La polizia arrestò 111 persone, tra cui 43 dei fedeli astanti. Si rischiò di perdere quanto era stato ottenuto; New York cadeva nelle mani di fanatici religiosi e di costruttori edili intenzionati a rimboccarsi le maniche per rimetterla in sesto.
Nel maggio del 1989 fu sospeso dal servizio l’ultimo treno ricoperto di graffiti. La città di New York aveva già versato 250 milioni di dollari per ripulire la metropolitana dalle opere di tag artist equiparati a vandali comuni dalla maggior parte dei newyorkesi. I vandalismi continuarono: durante l’anno furono rovinati 5800 vagoni con chiavi, rasoi e coltellini; i finestrini furono frantumati, i sedili squartati.
Stuart Malone e la sua assistente Deni Lamour trascorrevano gran parte delle loro giornate in quel mondo infernale, circondati dai fantasmi di New York: membri di bande dai capelli color fragola e sopracciglia ad arco, rapper con enormi lettori CD e prolifiche ragazze madri che vivacchiavano con i sussidi sociali.
Nel 1989 oltre sessanta senzatetto morirono di freddo o di alcolismo sulle banchine della metropolitana; il loro numero complessivo rappresentava un costante motivo di scontro tra le autorità e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani. La cosa sicura è che dal mese di marzo fino alla fine dell’anno, i senzatetto che si rifugiavano ogni notte nei ricoveri aumentarono di 25000 unità. Senza contare che la maggior parte di loro preferiva dormire negli atri degli edifici e sulle grate della metropolitana, se le notti non erano eccessivamente gelide; ma molte lo furono: nell’inverno tra l’89 e il ’90 la temperatura scese fino ai meno 20 gradi Fahrenheit.
Mentre i crimini più violenti (omicidi, stupri, mutilazioni) raggiungevano livelli record, a Manhattan 29 poliziotti in abiti civili facevano la ronda intorno alla stazione centrale e davano la caccia ai borseggiatori a Bryant Park. E intanto che la polizia con inspiegabile zelo correva dietro ai borseggiatori, il 19 aprile un’operatrice di Borsa ventinovenne rimase vittima di violenze e abusi di gruppo mentre faceva jogging a Central Park. Le autorità mossero imputazioni frettolose contro una banda di adolescenti neri e ispanici (dodici anni più tardi, venne dimostrato che si era trattato di un errore giudiziario). La polizia di New York fu accusata non solo di essere superficiale e di commettere errori, ma anche di lasciar correre quando neri e ispanici si ammazzavano tra loro senza coinvolgere i bianchi.
Il 2 dicembre 1989 Arnulfo Williams Junior fu ucciso a una fermata dell’autobus nel Queens mentre cercava di difendere il fratello minore da una banda di delinquenti. La negligenza della polizia fu quasi scandalosa; ma nessuno protestò; nemmeno i leader neri, trascinatori di folle.
Nel vecchio quartiere di Stuart Malone, a ovest della città, nel maggio 1990 fu inaugurato un nuovo grattacielo. Nell’isolato tra la 8th e la 9th Avenue – tra la 49th e la 50th Street, dove per più di venti anni c’era stato un parcheggio – fu costruito un edificio di cinquanta piani che terminava con una piramide. Così Hell’s Kitchen, un quartiere vecchio, povero, nella zona ovest della città, i cui yuppie erano denominati ‘Clinton’ dal nome di un dimeticato ex governatore, si conquistò un tetto smaltato con un faro come vetta. Hell’s Kitchen fu ceduta a costruttori e agenti immobiliari. . Risanamento, ristrutturazione, disinfestazione, operazione repulisti.
Il risanamento urbano non ebbe effetti immediati sulla criminalità (secondo alcune voci i risultati si ottennero solo a lungo termine, quindi nel 1990 non erano ancora visibili) e nemmeno la nomina di Joseph A. Fernandez a cancelliere scolastico: il neoincaricato Fernandez si trovò di fronte a una quantità vertiginosa di reietti, di delinquenti minorenni, di quattordicenni incinte e di studenti che giocavano con le armi; in quanto allo scrivere e al far di conto, il livello precipitava al di sotto di quello delle...




