E-Book, Italienisch, 288 Seiten
Reihe: Saggi
Tuaillon Fuori le palle
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6783-466-2
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Privilegi e trappole della mascolinità
E-Book, Italienisch, 288 Seiten
Reihe: Saggi
ISBN: 978-88-6783-466-2
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Che cosa vuol dire essere uomo oggi? Victoire Tuaillon indaga l'aspetto storico, sociale, filosofico e filologico del dominio maschile, affrontando i temi più attuali e controversi della mascolinità in un racconto teso a capirne meccanismi e conseguenze. Quando nasce il mito della virilità? Perché le città, gli oggetti d'uso quotidiano e il mondo del lavoro sono declinati al maschile-neutro? Cosa intendiamo quando parliamo di consenso? Come ripensare il desiderio e la sessualità? Con il supporto di una rete di voci e capovolgendo le usuali prospettive, Tuallion mette in discussione il sistema economico e di potere, perché il maschile dominante ha a che fare con le strutture che ci circondano, siano esse politiche, giudiziarie, educative o sanitarie. E le strutture possono essere demolite, o quanto meno ripensate. Senza dogmatismi, questo libro testimonia come la mascolinità sia una costruzione sociale che colpisce le donne e intrappola gli uomini, ed evidenzia la necessità di una rivoluzione, già in atto, di tutt? contro quelle rappresentazioni che permettono al dominio maschile di perdurare, con il suo carico di privilegi, sfruttamento, violenza. Perché è tempo di trovare nuove strade e costruire uno spazio di fiducia comune. Postfazione di Vera Gheno.
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INTRODUZIONE
«Gli uomini che lottano attivamente contro il sessismo hanno un posto nel movimento femminista.
Sono nostri compagni.»
bell hooks, , 1984
«I like big boys, itty bitty boys
Mississippi boys, inner city boys
I like the pretty boys,
I like a big beard, I like a clean face
I don’t discriminate, come and get a taste.»
Lizzo, , 2019
Il libro che avete tra le mani non è un manuale per imparare a essere veri uomini. Non è neanche un pamphlet contro un’entità astratta chiamata “gli uomini” che faccia di tutta l’erba un fascio. E non è un punto di vista personale sulla mascolinità ricavato dalle osservazioni più o meno ispirate delle persone che frequento. Questo libro è un tentativo di costruire un panorama di articoli, tesi, saggi, documentari sulla mascolinità, sugli uomini e sulla virilità, che ho avuto la fortuna di leggere e vedere per lavoro.
Sono una giornalista. Da qualche anno conduco un podcast, , dove per una quarantina di minuti mi intrattengo con specialisti e specialiste che studiano un aspetto particolare legato alla mascolinità. Si tratta di accademic?, artist?, ricercator?.
Sono femminista, ossia credo all’idea rivoluzionaria che le donne siano esseri umani. Voglio e ritengo possibile che qualunque sia il genere di appartenenza, si possa provare a vivere in modo libero e felice, senza disparità. Sono convinta che la questione dei rapporti di genere, e quindi della mascolinità, riguardi ognun? di noi, in ogni aspetto della nostra vita.
In quanto donna, sono stata quotidianamente vittima di violenze di genere, fin dalla più giovane età. Da ragazza, per esempio, sono stata molestata e insultata per la strada, come tante altre. Gli avvenimenti dell’epoca in cui sono cresciuta, gli anni Novanta, mi hanno fortemente segnata: soldati responsabili dei massacri nella guerra del Kosovo, terroristi islamici, liceali che uccidevano a colpi di fucile i loro compagni negli Stati Uniti, serial killer, stupratori e pedofili al telegiornale, nei film, nei libri. Uomini, sempre e solo uomini.
Il primo tema che voglio affrontare, e che mi assilla da tempo, riguarda il senso della violenza. Perché, ovunque nel mondo, queste violenze sono commesse per lo più da individui di genere maschile?
Da bambina, poi da adolescente, avevo la sensazione che tutte e tutti fossimo intrappolati e intrappolate in ruoli precisi, che non ci appartenevano veramente: da una parte, io e le mie amiche obbligate a reprimere la rabbia e a mostrarci sempre calme e accomodanti; dall’altra, i ragazzi che facevano a botte all’uscita di scuola, che urlavano “frocio di merda!” a ricreazione, gli schiaffi… questa pagliacciata mi sconvolgeva. Ma all’epoca, l’unico discorso accessibile sugli uomini era quello delle riviste femminili, di cui andavo matta, che ci insegnavano a capire cosa piaceva agli uomini e cosa si aspettavano da noi. La rivelazione è arrivata il giorno del mio sedicesimo compleanno: mia sorella maggiore mi regalò di Virginie Despentes, appena uscito. Quel libro mi ha cambiato la vita. Frasi come: «La virilità tradizionale è un’impresa altrettanto mutilatrice che l’assegnazione al genere femminile» sono rimaste impresse nella mia memoria. Era così chiaro, e così simile alla realtà intorno a me: ragazze che si rassegnavano, a volte anche serenamente, alla docilità e alla sottomissione; ragazzi incapaci di intimità emotiva con gli amici più cari, che facevano i duri per nascondere la propria vulnerabilità. Perché ancora oggi si insegna ai maschi, in centomila modi, che adottare comportamenti codificati come femminili li sminuirebbe, li renderebbe inferiori.
L’altro tema che voglio affrontare è quindi quello degli stereotipi e degli imperativi della virilità.
La dominazione maschile è evidente. Sarebbe appassionante indagarne le origini, sapere come e quando è nata, ma non è questo il mio obiettivo. Limitiamoci a ricordare tre cose: ha radici antiche di svariati millenni e sembra diffusa in tutte le culture; non è mai esistito l’equivalente opposto di patriarcato (in nessuna epoca, le donne hanno avuto il diritto di mutilare, uccidere, imprigionare, aggredire gli uomini); infine, questa dominazione è strutturale – tanto economica, quanto simbolica e culturale.
Nessun? può sfuggirvi, nessun? cresce al di fuori della struttura del genere: è come l’aria che respiriamo. La dominazione maschile non è neanche una realtà liberamente accettata. Tutt? approdiamo a una cultura precostituita: ne siamo il prodotto e al contempo la produciamo attraverso le nostre pratiche e le nostre esistenze.
Anche se in qualche Paese del mondo, da un punto di vista formale, le donne hanno ottenuto gli stessi diritti degli uomini, in nessuna società è stata raggiunta la parità di genere. A possedere grandi patrimoni, guadagnare di più, detenere il potere economico, politico, culturale, restano per la gran parte esseri umani di genere maschile. Infine, per dissipare ogni ambiguità a proposito del cliché tenace secondo cui le femministe odiano gli uomini, faccio una precisazione: non considero gli uomini nemici delle donne.
Sono femminista perché amo gli uomini e credo nella possibilità di vivere relazioni paritarie. Il femminismo non è una guerra tra uomini e donne, anzi, al contrario: proprio perché combatte il sessismo, è forse l’unica speranza di rendere vivibile la vita insieme. Senza che nessun? domini l’altr?.
Per certi aspetti anch’io sono dalla parte dei dominanti. Sono cisgender, ossia mi identifico con il genere (femminile) che mi è stato assegnato alla nascita. Ciò spiega in parte il fatto che, fino a non molto tempo fa, fossi inconsapevole delle discriminazioni e dell’oppressione di cui sono oggetto le persone trans. Mi identifico come eterosessuale, che è l’orientamento avvantaggiato, valorizzato e incoraggiato dalla società. Sono una donna bianca cresciuta in Francia: non sono mai stata sottoposta a controlli della polizia per strada, non ho mai subìto commenti razzisti, non mi è mai stato rifiutato né un lavoro, né un appartamento a causa del mio nome, del colore della mia pelle o delle mie origini presunte. Ho goduto dei privilegi delle classi sociali superiori: mio padre è medico di base e mia madre guida turistica. I miei erano separati; entrambe le case erano piene di libri, e la lingua che si parlava in famiglia, la cultura e i valori che mi venivano trasmessi erano allineati con quelli della scuola. Non ero consapevole dei privilegi di etnia e di classe di cui godevo perché, quando si hanno, sono invisibili: in famiglia eravamo assolutamente convinti che le buone pagelle alla fine di ogni trimestre fossero dovute alle mie capacità innate o all’impegno. Solo con il tempo ho cominciato a rendermi conto che il mio successo scolastico era stato “leggermente” favorito da un insieme di comportamenti, valori e condizioni materiali legate alla classe sociale cui appartenevo.
Scoprendo l’importanza di considerare tutte insieme le logiche di dominazione – genere, razza1, classe sociale, età, sessualità – vorrei cercare di capire cosa porta alcuni uomini a dominarne altri: è questo il terzo tema del libro.
Tutti gli uomini sono in posizione dominante, anche se non tutti allo stesso modo. Essere un giovane uomo in un quartiere popolare di una città, vivere in una periferia difficile o essere cresciuto in campagna non è la stessa cosa. Perché la mascolinità bianca, eterosessuale, ricca, per intenderci, quella del “dirigente giovane e dinamico” non dà gli stessi vantaggi di quella di un omosessuale povero o di un operaio nero che vive in periferia: lo Stato, la polizia, la giustizia, i medici, i datori di lavoro, le agenzie immobiliari, non li tratteranno allo stesso modo. E queste norme cambiano secondo il contesto, il momento storico, i Paesi… senza però che la dominazione maschile venga mai messa in dubbio. Studiare le mascolinità significa quindi cercare di tenere conto anche di tutte le altre logiche di potere. Come si costruisce la mascolinità in un ambiente rurale e popolare? Cosa significa, in termini di mascolinità, essere un uomo nero nella Francia (e in altri Paesi europei) del XX secolo? Cosa vuol dire essere un uomo trans?
Tutte le questioni di genere sono, di fatto, questioni politiche. Il podcast e adesso il libro sono il frutto di una lettura politica delle questioni relative alla mascolinità.
Prendiamo ad esempio il mondo del lavoro: perché nonostante le leggi e gli accordi di massima, le posizioni di potere sono sempre occupate da uomini? E perché continuano a essere pagati di più? Perché nella sfera sociale a sobbarcarsi il lavoro di cura – occuparsi dei bambini, delle persone malate, degli anziani, della casa (un lavoro senza il quale la vita di coppia sarebbe impossibile) – sono sempre le donne? E perché questo lavoro è, nel migliore dei casi, sottopagato, nel peggiore, nemmeno riconosciuto, ragion per cui sentiamo dire spesso dai ragazzi: “Mia madre non...




