E-Book, Italienisch, 133 Seiten
Reihe: Capire con il cuore
Veglia / Pellegrini C'era una volta la prima volta
1. Auflage 2017
ISBN: 978-88-590-1472-0
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Come raccontare il sesso e l'amore a scuola, in famiglia, a letto insieme
E-Book, Italienisch, 133 Seiten
Reihe: Capire con il cuore
ISBN: 978-88-590-1472-0
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Fabio Veglia Professore ordinario di Psicologia clinica all'Università di Torino, direttore della Scuola di specializzazione in Psicoterapia cognitiva di Torino, Genova e Vercelli, coordinatore scientifico del Servizio Disabilità e Sessualità della Divisione Servizi Socio-assistenziali della Città di Torino. Rossella Pellegrini Psicologa, psicoterapeuta, e direttore del Servizio di Psicologia clinica del Centro Clinico Crocetta di Torino. Si occupa di disturbi alimentari ed e responsabile dell'Unita per il trattamento dei disordini della condotta alimentare del Centro Clinico Crocetta. E direttore didattico della scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva di Vercelli. Ha scritto numerose pubblicazioni scientifiche e con Fabio Veglia ha costruito l'approccio 'narrativo' all'educazione sessuale.
Autoren/Hrsg.
Weitere Infos & Material
Capitolo secondo
Consigli ai genitori per parlare di sesso con i loro figli
(e agli insegnanti per parlarne con i loro studenti)
Un lungo silenzio imbarazzato
Il desiderio sessuale esprime il bisogno biologico di dare continuità alla specie umana e di incarnare l’amore nella coppia. È molto intenso, come la voglia di mangiare quando si ha fame, ma, a differenza della necessità di nutrirsi, può essere procrastinato a tempo indeterminato.
Così, se un padre non dà da mangiare ai suoi figli viene giustamente considerato un malfattore, mentre nessuno si inquieta se non si preoccupa della loro soddisfazione sessuale. Probabilmente insegnerà loro a procurarsi il cibo, a far di conto, a costruirsi una casa, ma non come rispondere alle richieste, spesso imperiose, della loro sessualità.
Eppure, durante l’adolescenza, la prepotenza di questo desiderio, lo sgomento per le emozioni che lo accompagnano, l’intimo legame dell’esperienza sessuale con il mistero della vita e dell’amore, ci rendono sovente confusi e disorientati.
Fare l’amore non è semplice come mangiare un panino. Al panino, per esempio, non chiediamo il permesso di mangiarlo e non siamo noi a dovergli piacere. Il piacere sessuale non è soltanto uno sfogo fisico e nemmeno il tentativo di riempire qualcosa di vuoto, come nel caso dello stomaco.
Con il nostro compagno, cerchiamo di vivere un’esperienza che ci coinvolga profondamente, ricca di emozioni e di significati e presto ci rendiamo conto che la si può costruire soltanto con il tempo.
In realtà, il conflitto interiore tra la voglia di provarci subito e la paura di sbagliare, rende gli adolescenti esitanti e preoccupati.
Se vogliamo parlare con loro di sesso dobbiamo avere in mente qualcosa di molto bello che ancora ci appassiona. Dobbiamo poter trasmettere loro il gusto per un grande piacere che si può raggiungere soltanto se si è disposti a spendere un po’ di impegno e di fatica. Dobbiamo far nascere in loro il desiderio di una sessualità fatta di gioia, di corpi che si prendono, di emozioni, di piacere dei sensi e di gioco, d’amore, di stupore, di doni. Dobbiamo convincerli che ne vale la pena, anche quando il cammino può sembrare un po’ troppo lungo e difficile.
Sia pure, la nostra, una battaglia contro il fast food del sesso, contro l’inevitabile delusione del «tutto e subito», ma sia combattuta con la forza del piacere più che con codici e divieti.
Soltanto per qualcosa che merita, i ragazzi sono disposti ad accettare la scommessa con se stessi e con la vita. Qualcosa che dia un senso al sesso.
Se conosciamo questo piacere dolcissimo insegniamo ai ragazzi a cercarne la strada. La loro strada, s’intende, non già la nostra. Ma la nostra via sia il segno di un cammino possibile, e la nostra felicità sessuale la certezza di qualche meta già raggiunta.
Diversamente, ci restano l’anatomia, la fisiologia, un pizzico di morale e un lungo silenzio imbarazzato.
Tu mi turbi
Alcuni genitori e insegnanti considerano questo discorso più o meno come un’istigazione a delinquere. Ritengono, infatti, che l’esuberanza sessuale degli adolescenti sia soprattutto da controllare e non certo da incoraggiare con dissennate proposte edonistiche, o pensano che questo sia un modo per turbare l’innocenza dei giovani, risvegliando prematuramente nel loro cuore degli interessi morbosi.
Si rassegnino all’evidenza.
L’interesse verso il sesso è previsto dalla natura durante tutta la vita. Al momento opportuno, poi, si scatena una tempesta ormonale che lo rende vivacissimo anche nel cervello del più inamidato dei benpensanti.
Per chi fosse un po’ in ritardo, ci avrebbero comunque già pensato la stampa e la televisione, nonché la tradizione orale che si diffonde rapidissima anche tra i piccini.
Poiché non è onesto né possibile isolare i nostri figli dal resto del mondo, a qualunque età saranno già stati eccitati sessualmente da discorsi o immagini quantomeno discutibili. Non potendo spegnere il loro desiderio con le nostre censure, non resta che provare a farli eccitare con un’idea del sesso migliore della loro.
Oltre tutto, perché un essere umano dovrebbe autoinfliggersi delle rinunce se non fosse convinto che sarà ripagato da un piacere più grande della fatica spesa per raggiungerlo? Sarebbe cretino o molto malato, non certo docile e remissivo!
Non ho parole
L’atteggiamento di chi parla di sesso è quasi sempre poco disinvolto. Per non farsi vedere troppo emozionati, spesso si ride o si scherza, trasformando la vita sessuale in una continua barzelletta. O se ne parla tra amici al bar come si fa per il campionato di calcio. E al bar, sul sesso, si inventa quasi tutto. O se ne discute tecnicamente, come se fosse un problema da risolvere o una specie di malattia. O, più semplicemente, si parla d’altro, facendo finta di parlare di sesso. Per esempio di fiori per spiegare la riproduzione, di recipienti per descrivere i più eccitanti segreti del corpo, di meccanica per raccontare la gioia che ci si muove dentro, o di mistiche unioni e di buone intenzioni per dipingere il gioco inebriante dei nostri sensi.
Anche i discorsi cosiddetti educativi riflettono, molto sovente, questi atteggiamenti.
«...Papà e mamma si amavano molto, così papà ha depositato il suo semino in una piccola cavità della mamma, proprio come succede ai fiori e dopo questa cosa molto bella e importante tu sei cresciuto nella pancia della mamma e poi, passati nove mesi, sei finalmente nato…» è una spiegazione ricorrente, ricca di insostenibili relazioni di causa-effetto, di falsi sillogismi, di un discutibile moralismo e di esempi utili soprattutto per confondere la mente e rendere ancora più fitto il mistero della vita. Ma è molto rasserenante per chi la usa, perché sembra moderna, abbastanza scientifica e poco traumatizzante.
«...Durante un rapporto sessuale il pene entra nella vagina e si muove ritmicamente al suo interno. Dopo un certo tempo sopraggiunge l’eiaculazione, che consente all’uomo di depositare lo sperma in prossimità del collo dell’utero. Questa attività di un uomo con una donna si chiama coito. Se avviene durante il periodo ovulatorio della donna può dar luogo al concepimento...» è la cruda, «apparente» verità di un linguaggio freddo, arido e parziale. Una descrizione biologica che lascia imperturbato chi la produce, ma certo non rende merito di ciò che accade tra un uomo e una donna quando fanno l’amore. Il linguaggio scientifico, che viene spesso considerato il più corretto per parlare di sesso, è invece quasi sempre inadeguato per descrivere un’esperienza così emozionante e complessa.
«...Scopare è un casino bello. Quando te lo mette dentro prima ti sembra che te la spacchi, ma poi, se ci sa fare, ti sciogli tutta in un brodo. Ti rimane solo la fottuta paura di esserci rimasta (incinta, N.d.A.)...» è una versione poco colta e inestetica, per nulla romantica, parecchio confusa rispetto ai valori di riferimento, ma forse più vera e capace di trasmettere emozioni di quanto vorrebbe credere un censore frettoloso. È, comunque, il breve stralcio di una conversazione tra due ragazze adolescenti avvenuta a scuola, in nostra presenza, dopo che avevamo «familiarizzato» con loro durante un incontro sul tema. Risulta impossibile utilizzarla al di fuori di quel contesto, ma sarebbe utile imparare a raccoglierne il messaggio, almeno quando chi ci parla si esprime così.
«...Papà e mamma si vogliono bene, si piacciono molto e hanno spesso voglia di stare da soli a farsi le coccole. Quando sono tutti e due nudi trovano ancora più bello coccolarsi, baciarsi e accarezzarsi. Si sentono molto contenti ed eccitati, il pisello di papà diventa duro e diritto e la fessura che la mamma ha tra le gambe si prepara per farlo entrare. A tutti e due viene una grande voglia di mettere il pisello nella pancia della mamma. Sanno che non fa male; anzi, si sente molto piacere, ed è bellissimo perché sembra di essere ancora più vicini...» è un modo per parlare con un bambino di cose vere, vissute con il cuore e raccontate con semplicità, usando il linguaggio di tutti i giorni. È anche un modo per sentirsi profondamente coinvolti con la propria vita sessuale. Può fare molta paura, ma è l’unica, reale possibilità per farsi davvero ascoltare e capire.
Conosci te stesso
Le parole giuste sono già dentro di noi, anche se ogni volta devono essere un poco diverse. La situazione, il momento, le persone coinvolte, richiedono linguaggi, emozioni, idee sempre nuove che certo non si possono scrivere nei libri sotto forma di regole. Ma non è così difficile trovarle se sappiamo ascoltare ciò che accade in noi stessi.
Per parlare di sesso con gli altri è necessario conoscere la propria sessualità, saperla godere intensamente e averne riconosciuti i limiti e le difficoltà.
Per parlarne in senso educativo bisogna aver voglia di mettere a disposizione dei ragazzi la nostra vita sessuale, per rassicurarli e per offrire loro, con amore e flessibilità, tutte le nostre conoscenze.
C’è un tempo per ogni cosa
Un dubbio che spesso ci assale è quando parlarne. Domandarsi se «è troppo presto» significa quasi sempre che ne parleremo troppo tardi.
Molte delle domande contenute in questo libro danno la misura di quanto i bambini e gli adolescenti abbiano già conosciuto del sesso prima di ogni nostro discorso. Sanno molte cose e quasi tutte male.
Ci raccontava un’insegnante iscritta a uno dei nostri corsi...




