Vollmann | I fucili | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 546 Seiten

Reihe: Sotterranei

Vollmann I fucili


1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-3389-032-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 546 Seiten

Reihe: Sotterranei

ISBN: 978-88-3389-032-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



È trascorso ormai ben più di un secolo da quando Sir John Franklin raggiunse il Circolo polare artico con due navi, in cerca del mitico Passaggio a nordovest, per ritrovarsi avvolto in un feroce sudario di morte e di gelo. Ora, in quegli stessi luoghi, giunge un altro uomo bianco con una strana uniforme addosso che gli vale, presso gli Inuit, il soprannome di Capitan Sottozero. Non è chiaro quale sia il suo vero scopo: forse esplorare di nuovo quelle terre magnifiche e ingrate, scoprendo quanto l'uomo bianco e i suoi fucili abbiano contribuito ad alterarne l'equilibrio; forse ritrovare le tracce della spedizione maledetta e ripercorrerne fisicamente gli stenti, per poi poterne scrivere con la forza dell'esperienza; o forse rivivere gli amori di Franklin per una donna Inuit, fino a trasformarsi nell'incarnazione vivente di Sir John. Nel sesto dei Sette sogni, la serie imponente di romanzi dedicati alla colonizzazione del continente nordamericano, dai vichinghi fino alle guerre indiane, William T. Vollmann dipinge un formidabile affresco sospeso tra mito e storia, tra passato e presente, unendo a un rigoroso lavoro di documentazione una sensibilità paesaggistica stupefacente e la potenza di una scrittura visionaria e barocca, che ha pochi eguali nella narrativa contemporanea.

Vollmann I fucili jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


/
Capitan Sottozero
1989


Ricordo un articolo di tre o quattro anni fa sul , che parlava degli aborigeni groenlandesi a contatto con gli scandinavi. Te ne avevo parlato? Un giovane scandinavo e un giovane aborigeno erano amici e rivali, e andavano sempre a caccia insieme. C’era un epilogo drammatico, con uno che salvava la vita all’altro, o uno che moriva accidentalmente e l’altro che si suicidava...

Jacob Dickson, lettera del 1° settembre 1986

Quando l’aereo forò uno pneumatico atterrando sull’isola di Broughton, stavi appoggiato al muro del terminal per ripararti dal vento, e sabbia e polvere turbinavano sulla pista come fumo, e il ghiaccio scricchiolava. Vicino a te c’era una giovane Inuk con i jeans sdruciti, i capelli corti alla moda. a stare vicino a te: non c’era altro posto dove ripararsi dal vento. Per voi due, Broughton non era che un ascensore sospeso tra mare e cielo, in cui le buone maniere imponevano di fissare dritto davanti a sé, di modo che gli sguardi, essendo paralleli, per definizione non potessero mai incontrarsi.

«Secondo te quanto è freddo?», chiedesti.

Lei abbassò gli occhi a terra. «Non lo so», disse, con un filo di voce.

Sull’aereo era seduta dall’altro lato del corridoio. A Clyde River l’atterraggio fu difficile e la sua amica urlò e lei ti guardò imbarazzata e tu le sorridesti, ancora non volevi arrenderti. Ridendo, lei si girò dall’altra parte.

La tappa successiva era l’ultima. Pond Inlet. Scendeste tutti e due. Qualche giorno dopo la trovasti alla cassa del supermercato. Ti guardò come se non ti riconoscesse, ma tu tornasti lo stesso giorno a comprare biscotti per fare amicizia (più un sacchetto di patatine gusto noce). Tornasti anche il giorno dopo. Ogni volta era sempre più decisa a non riconoscerti quando veniva il tuo turno alla cassa e per un attimo alzava su di te gli occhi neri, nerissimi.

Tu, manco a dirlo, indossavi la tua divisa personale, gallonata di zanzare, pistole, isole, foche e puttane. Mentre stavi davanti alla cassa, la bionda senza veli dipinta sul taschino del giaccone era praticamente ad altezza occhi della Inuk.

Come ti veniva di fare o essere così? Be’, ma tu eri così. Sfoggiavi letteralmente la tua vita sulla manica, come una mosca che trascina in groppa le lunghe ali ovali mentre arranca tra i salici nani di una duna. Malgrado la tua accessibilità sovrumana, nessuno voleva avere niente a che fare con te.

La prima strategia per farsi benvolere l’aveva escogitata il tuo amico Seth, che era venuto a raccogliere e studiare piante perché Giù A Sud non faceva che ripetere: Bello questo fiore, è composito..., e perfino sul treno per Montréal dove avreste preso l’aereo incollava il naso al finestrino urlando: «Che meraviglia la senape di quel campo!», e drizzava la testa di scatto e diceva: «Che diavolo è quell’albero con la corteccia rossa? Oddio, com’è bello, con quella corteccia liscia e rossa! Chissà che albero sarà. Che rabbia!» E il treno continuava per la sua strada. E fu il solerte Seth, sfoggiando con orgoglio il succhiotto d’addio della fidanzata, a spiegare: «È a fare i pompini. Penso proprio che dipenda dalla sua formazione musicale. Comunque si divertiva un mondo quando squillava il telefono. Caspita, guarda quelle fragole indiane!» Come dicevo fu Seth che pensò di portare l’aquilone, nella speranza di aprire una breccia nell’oscurità sotto le nubi dell’isola di Baffin variegata da bianche forme nevose, perché conosceva, amava e temeva quel buio come te, ma le luci floreali lo squarciavano per lui nei giorni di sole o di neve, così gli venne quest’idea dell’aquilone alto nel cielo, essendo un animo dolce e infantile che amava correre e sentirsi felice (da solo, però, perché Seth era timido); e la sua idea audace ti entusiasmò, perché non ti sarebbe mai venuto in mente di sfruttare i venti artici in quel modo; così mentre continuavi a viaggiare a nord verso Montréal su quel treno quasi gongolavi al pensiero del vento; per una volta il vento non ti avrebbe spaventato nella tua fragile tenda!... ma a Pond Inlet Seth esitò a usare il suddetto aquilone perché l’indifferenza generale nei vostri confronti lo intimoriva. Una sera, però, avevi insistito. Non c’era altro modo per attirare una folla di amici adoranti. C’era un ruscello a sud del paese dove nuotavano i bambini, e mentre ci andavate, verso le dieci di sera, due maschietti passarono insieme su una bici e Seth disse non voglio avvicinarmi di più e tu gli chiedesti per quale motivo e lui rispose: perché non siamo di queste parti e tu: hai ragione, ma eccoci qui, così prendesti l’aquilone e marciasti valoroso tra i muschi e ti fermasti di fronte a un’ansa dove altri due maschietti in costume da bagno sedevano e scacciavano zanzare e con ferma determinazione ti sedesti e apristi la zip dello zaino per sparare la prima cartuccia della tua campagna: i frollini Peek Freans (in confezione di plastica da due) e i Biscotti del Babbo (stessa confezione), entrambi provenienti dal sacchetto per il vomito zeppo di merendine che vi era stato offerto dalla gentile hostess impietosita perché dovevate stare a Pond Inlet un mese intero (sebbene non fosse un postaccio come Resolute dove le avevano detto che giocavano a carte e si divertivano ad accoltellare alle spalle chi perdeva). Primo colpo: i frollini Peek Freans!

«Ehi, bambini», dicesti. «Vi va un frollino?»

Silenziosamente, uno dei due maschietti si fiondò dal ruscello e ti strappò di mano i frollini.

«E un Biscotto del Babbo?», chiedesti, mangiandone uno.

L’altro maschietto arrivò e prese il regalino, chinando il capo. Poi ripiegò nel suo territorio, dall’altro lato del ruscello. Lui e l’amico si asciugarono i capelli con un telo e si allontanarono sulle loro biciclette.

Intanto, poco più in là, le femminucce si infilavano i costumi da bagno sotto un asciugamano. Avevano otto o nove anni. Saltarono nell’acqua gelida, e cominciarono a nuotare e a immergersi, ridendo mentre si spingevano sott’acqua a vicenda, e i loro capelli neri bagnati scintillavano sotto il cielo grigio mentre le zanzare ti pungevano, e Seth sulla strada alle tue spalle aveva preso coraggio e dispiegato il ! E tutti i bambini lo stavano guardando.

«Tira abbastanza vento?», gridasti.

«Così così», disse Seth. Ma comunque la pensasse, partì come un eroe per la guerra, preparò l’attrezzatura, perlustrò la zona, trottò, poi cominciò a correre, con l’obbediente aquilone poco più in alto, appena dietro la spalla, dandogli spago e speranza finché l’aquilone non si alzò!

...e ripiombò a terra. Pond Inlet era assai riparata dai venti artici.

Per questo era lì.

Le bambine sedevano sull’argine ridendo e scacciandosi le zanzare dalle braccia e faceva abbastanza freddo da addormentarti le dita.

Il giorno dopo, caldo-ventilato e quasi senza nuvole, mentre saltellavi in mezzo al muschio con Seth chiedesti: Secondo te tira abbastanza vento per provare il tuo aquilone?, e Seth rispose credo di sì. Così ti mostrò come infilare le asticciole e lasciasti che il vento lo catturasse cedendo filo come se stessi pescando finché non ascese al cielo in tutta la sua gloria! Allora tu e Seth capiste che eravate i Glory Boys e cantavate «Beedle-Um-Bum» e «Somebody Stole My Gal» a squarciagola, e intanto Seth raccoglieva piante ovunque andaste esclamando: che magnifica pedicolare! allora tu ne coglievi una e la mangiavi e dicevi: sa di funghi! e l’aquilone sbandierava i suoi colori a ogni ghiacciaio e le ruspe rallentavano per guardarlo e voi Glory Boys camminavate storpiando i testi delle canzoni, e invece di cantare «There’s a meal called Southern Eel that you can’t resist from trying!» dicevate «Northern Seal», scambiando l’anguilla del Sud con la foca del Nord, e due stercorari sfrecciavano queruli contro il vostro aquilone finché non vi lasciavate indietro i cespugli fangosi dove facevano il nido, e scendevate di corsa nelle piccole paludi per tenere alto l’onore del vostro aquilone, dimenticando quei lunghi giorni sprecati e sparsi per la tundra come piume bianche, e finalmente approdavate a Salmon Creek dove Seth diceva ecco dove dobbiamo venire quando spunteranno i mirtilli e tu ti sedevi su una montagnola di pietre coperta di licheni neri, che magari era una rovina di Thule, grattandoti le punture di zanzara, ascoltando il ruscello, che era ampio e limpido e bello (all’emporio della Hudson’s Bay dicevano che si pescavano un sacco di salmerini con la rete quando c’era alta marea); e poi scendevate alle Foreshore Flats, con l’aquilone che vi fluttuava dietro rosso azzurro e giallo, e Seth diceva: non potrei essere più felice. Quel giorno la veccia gialla cominciò a fiorire a profusione sulla scogliera e una lunga piuma grigia di gabbiano giaceva sul muschio.

C’era un promontorio pieno di sassi erba e vento dove la banchisa toccava la riva. Tu e Seth faceste un picnic a base di frutta secca. Due giovani Inuit guadarono la foce del ruscello a bordo di un motocarro. Li salutaste con la mano, ma loro vi guardarono impassibili. Tornaste in paese, ma lì il vento ebbe la peggio e l’aquilone si accartocciò, ridotto a una lucente impotenza.

La prima sera della Settimana dei Giochi le signore gareggiavano sulle bici dei figlioletti, fregandosene anche quando non riuscivano a fare neanche un metro, e tutti ridevano, dai ragazzotti in...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.