Wallace | Una cosa divertente che non farò mai più | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 173 Seiten

Wallace Una cosa divertente che non farò mai più


1. Auflage 2010
ISBN: 978-88-7521-312-1
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 173 Seiten

ISBN: 978-88-7521-312-1
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Un capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace. Commissionatogli inizialmente come articolo per la prestigiosa rivista Harper's, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi - iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni - è ormai diventato un classico dell'umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull'opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.

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C’è un episodio che ha fatto notizia a Chicago. Qualche settimana prima che mi sottoponessi alla crociera extralusso, un ragazzo di sedici anni fece un capitombolo dal ponte più alto di una meganave – mi pare della Carnival o della Crystal: un suicidio. Secondo il tg si trattava di pene d’amore adolescenziali, una di quelle romantiche storie che nascono in crociera e finiscono male, eccetera. Secondo me c’era qualcos’altro sotto, qualcosa che nessun servizio del telegiornale sarà mai in grado di raccontare.

In queste crociere extralusso di massa c’è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della – soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell’allegria cessavano – io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, , ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. È più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave.

Sono sicuro che questa parte verrà tagliata, ma credo sia necessario partire da lontano. Io, che prima di questa crociera, si può dire, non ero mai stato sull’oceano, ho sempre associato l’oceano al terrore e alla morte. Quand’ero piccolo imparavo a memoria tutti i dati delle morti violente causate dagli squali. Non gli attacchi. Le morti violente. Albert Kogler a Baker’s Beach in California nel 1959 (squalo bianco gigante); il banchetto della nelle Filippine nel 1945 (molte specie diverse, gli esperti pensano soprattutto squali-tigre e squali blu);5 la serie di incidenti con più morti attribuiti a un singolo squalo nell’area Matawan/ Spring Lake, New Jersey, nel 1916 (ancora uno squalo bianco gigante; questa volta catturarono un nella Raritan Bay con resti umani (e mi ricordo quali resti e di chi)). A scuola sono arrivato al punto di scrivere tre relazioni sul capitolo «Il naufrago» di , che è il capitolo dove Pip il mozzo cade in mare e impazzisce per l’immenso vuoto in cui si ritrova a galleggiare. E ora che insegno, parlo sempre della storia orribile di «The Open Boat» di Crane, e rimango molto deluso quando i ragazzi trovano il racconto noioso o semmai del genere avventuroso-brillante: voglio che provino lo stesso terrore oceanico a livello spinale che ho sempre provato io, la percezione del mare come un primordiale, senza fondo – abissi popolati da esseri con denti affilati che risalgono verso di te alla velocità di una piuma che cade. Insomma, di qui il mio atavico feticismo per gli squali – che, devo ammettere, è tornato alla carica con un desiderio di vendetta a lungo represso, durante questa crociera extralusso6 – e per questo ho fatto tanto di quel casino per quell’unica (presunta) pinna dorsale che ho visto giù a dritta, che i miei compagni del tavolo 64 alla fine mi hanno dovuto dire, con il massimo tatto, di farla finita con questa storia della pinna.

Non penso sia un caso che le crociere extralusso 7NC attraggono perlopiù persone anziane. Non parlo di vecchi decrepiti, parlo di persone sopra i cinquant’anni, per le quali sentirsi mortali è qualcosa di più di un’astrazione. La maggior parte dei corpi in mostra che si potevano incontrare a tutte le ore del giorno sulla erano in vari stadi di decomposizione. E l’oceano stesso (che ho trovato salato , come un collutorio per il mal di gola; e il suo spruzzo era così corrosivo che probabilmente dovrò sostituire un perno dei miei occhiali) mi si è rivelato fondamentalmente una gigantesca macchina di decomposizione. L’acqua del mare corrode le navi a una velocità impressionante – le arrugginisce, scrosta la vernice, mangia lo smalto, le rende opache; la carena è costellata di crostacei e resti di alghe e una qualche forma ubiquitaria di moccio marino che sembra incarnare la morte. Abbiamo visto dei veri orrori nei porti, barche immerse in un misto di acido e merda, incrostate dalla ruggine e dalla melma, devastate proprio da ciò che permette loro di galleggiare.

Questo non riguarda le navi delle megacompagnie. Non è un caso che siano così bianche e pulite, poiché è evidente che devono rappresentare il trionfo calvinista del capitale e dell’industria sulla primitiva forza corrosiva del mare. La sembrava avere un intero battaglione di instancabili ragazzi del terzo mondo che giravano per la nave in tuta blu navy alla ricerca del minimo indizio di decadenza. Lo scrittore Frank Conroy, autore dell’articolo pubblicitario della brochure della Celebrity Crociere 7NC, racconta di come «diventò per me una sfida personale riuscire a scovare un angolo opaco, un bordo scheggiato, una macchia sul ponte o una cima allentata, o qualsiasi altra cosa che non fosse perfettamente in ordine. Alla fine, nelle ultime ore di viaggio, trovai un cabestano7 con una macchia di ruggine della misura di mezzo dollaro, sul lato che guardava il mare. La mia soddisfazione per questa piccola imperfezione fu interrotta, mentre ero addirittura ancora sul posto, dall’arrivo di un uomo dell’equipaggio con un pennello e un secchio di vernice bianca. Lo osservai mentre dava una mano di vernice fresca all’intero cabestano; poi si allontanò con un cenno di assenso».

Questo è il fatto. Una vacanza è una tregua dalle cose sgradevoli, e poiché la coscienza della morte e della decadenza è sgradevole, può sembrare strano che la più sfrenata fantasia americana in fatto di vacanze preveda che si venga schiaffati in mezzo a una gigantesca e primordiale macchina di morte e decadenza. Eppure, sulla crociera extralusso 7NC, veniamo coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza. Un modo di mettere in atto questo «trionfo» è la disciplina del miglioramento di se stessi; e la manutenzione anfetaminica della da parte dell’equipaggio è sfacciatamente analoga alla cura ossessiva dell’organismo: dieta, ginnastica, integratori ipervitaminici, chirurgia cosmetica, seminari sul e tutto il resto.

C’è anche un’altra strada per il trionfo sulla morte. Dall’organismo all’onanismo. Dalla fatica del lavoro alla fatica del divertimento. Le attività ininterrotte della 7NC, i giochi, le feste, l’allegria e le canzoni; l’adrenalina, l’eccitazione, l’iperstimolazione. Ti esaltano, ti fanno sentire vivo. Ti danno l’impressione che la tua esistenza sia libera dalle contingenze.8 L’opzione della fatica del divertimento non promette tanto il superamento del terrore della morte quanto piuttosto di allontanarlo per un po’ di tempo: «Mentre vi fate delle grandi risate con i vostri amici9 nel salone dopo cena, darete uno sguardo all’orologio e direte che è quasi ora dello spettacolo... Quando calerà il sipario, dopo una grande , fra i vostri amici10 qualcuno dirà: “E ora che facciamo?” Magari una puntatina al casinò o quattro salti in discoteca? Magari un bicchierino tranquillo al piano bar o una passeggiata sul ponte al chiaro di luna? Dopo aver discusso tutte le possibili alternative, urlerete tutti insieme: “”»

Certo non è Dante, ma la brochure «Crociere 7NC» della Celebrity è comunque un esempio estremamente efficace e ingegnoso di comunicazione pubblicitaria. La brochure ha il formato di un settimanale, è pesante e patinata, con una bella grafica, con il testo corredato da primi piani artistici di coppie11 benestanti abbronzate e bloccate in una paresi di piacere. Ogni megacompagnia ha la sua brochure, e sono tutte sostanzialmente intercambiabili. La parte centrale della brochure entra nel dettaglio dei diversi pacchetti e itinerari. Gli itinerari base delle 7NC sono Caraibi occidentali (Giamaica, Grand Cayman, Cozumel) o Caraibi orientali (Portorico, Isole Vergini), oppure una cosa chiamata i Profondi Caraibi (Martinica, Barbados, Mayreau). Ci sono anche pacchetti che offrono dieci o undici notti nei Caraibi e che toccano tutta la costa esotica tra Miami e il canale di Panama. La parte finale della brochure, il piatto forte, è dedicata ai costi dettagliati,12 a documenti, leggi doganali, avvertenze e penalità.

Ma è la prima parte di queste brochure che davvero ti conquista, le foto e gli slogan in corsivo tratti da e , le sognanti e la prosa mozzafiato. E la brochure della Celebrity, in particolare, ti fa davvero sbavare. A margine ci sono dei piccoli riquadri ipertestuali, incorniciati in oro, che dicono cose come LA FELICITÀ A PORTATA DI MANO, IL RELAX DIVENTA LA VOSTRA SECONDA NATURA, LO STRESS È SOLO UNO SBIADITO RICORDO. E queste promesse ci portano al terzo tipo di sconfitta del terrore della morte che offre la , quello che non richiede né lavoro né divertimento, quel tipo di lusinga che nelle 7NC è proprio come il bastone e la carota.

5. Sto andando a memoria. Non ho bisogno di libri. Posso dirvi il nome di ogni singolo morto riconosciuto della , compresi alcuni...



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