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E-Book, Italienisch, Band 231, 189 Seiten
Reihe: Gli Iperborei
Waltari Chi ha ucciso la signora Skrof?
1. Auflage 2014
ISBN: 978-88-7091-379-8
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 231, 189 Seiten
Reihe: Gli Iperborei
ISBN: 978-88-7091-379-8
Verlag: Iperborea
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
La vecchia e ricca signora Skrof viene trovata morta nel suo letto in un tranquillo quartiere di Helsinki. Il gas esce ancora dal fornello spento quando la porta dell'appartamento viene sfondata: un banale incidente. Ma perché il cane ha gli occhi sbarrati? È da quello strano dettaglio che il commissario Palmu inizia a indagare, convinto di aver trovato l'inevitabile errore che compie sempre l'assassino. E uno alla volta entrano in scena i tanti personaggi in qualche modo legati alla vedova, o meglio, al suo cospicuo patrimonio e ai suoi mutevoli testamenti: Mustapää, l'avido reverendo della Comunità di Betlemme dall'equivoco passato, l'avvocato Lanne, che dell'avara signora cura lasciti e interessi, Kirsti Skrof, la figliastra fuggita di casa per sottrarsi al matrimonio imposto, Lankela, il seducente e scapestrato nipote aviatore e il suo inseparabile amico, il pittore surrealista Kuurna, che fa della bizzarria la carta da visita della sua aristocratica diversità. Tutti con un segreto da nascondere, una parte da recitare e un alibi da inventare. Figura culto in Finlandia, il commissario Palmu, della geniale razza degli Holmes e dei Poirot, rivela sotto il gioco delle deduzioni e degli smascheramenti l'ironia e la duttilità di Waltari, capace di passare dai grandi affreschi storici al romanzo di genere con leggerezza e umorismo, lasciando però emergere il ritratto di una società ossessionata dal denaro e malata di perbenismo, in 'una nera commedia di delitto e castigo'.
Weitere Infos & Material
I
Fu la signorina Hallamaa, impiegata alle Poste, la prima a segnalarlo. Erano le otto in punto quando comparve in fondo alla scala A del numero 8 di Rantakatu. Aveva in mano la bottiglia del latte, vecchie pantofole ciabattanti ai piedi magri, e stringeva intorno al corpo il cappotto per coprire pudicamente la vestaglia. Si fermò davanti alla portinaia che spazzava la soglia con aria sdegnosa, ed esclamò con una sorta di gioia vendicativa:
“Sulle scale c’è uno spaventoso odore di gas. È stomachevole. E fa venire mal di testa.”
I raggi del sole primaverile filtravano da un sottile strato di nuvole avvolgendo le due donne in un alone dorato, senza però addolcirne l’umore. La portinaia impugnò con ancora più energia il manico della scopa, fece un passo indietro per lasciar passare l’inquilina e la salutò con un buongiorno che assomigliava a uno starnuto.
L’impiegata delle Poste non aveva comunque nessuna intenzione di lasciar correre. Si piantò davanti alla portinaia facendo oscillare minacciosamente la bottiglia del latte.
“Stamattina quando mi sono svegliata avevo un cerchio alla testa”, dichiarò con aria in timidatoria. “Glielo giuro. C’è un odore spaventoso.”
La portinaia finì per raddrizzarsi. Si appoggiò seccata al manico della scopa, si guardò in giro e si mise a fiutare l’aria con il suo naso rosso.
“Non sento niente”, ribatté seccata. Ma si sentì in dovere di aggiungere: “Sono raffreddata e ho il naso chiuso. Speriamo solo che non mi venga l’influenza!”
E riprese a spazzare con aria da martire.
“Sarebbe una vera seccatura”, ammise la signorina delle Poste. “I primi giorni di primavera, in effetti, sono sempre traditori.”
Tirò un profondo sospiro, strinse ancora di più il cappotto sulla vestaglia e se ne andò sconsolata verso la latteria, trascinando malinconicamente le pantofole sul marciapiede polveroso nella prima luce del sole.
Quando poco dopo tornò dalla latteria a piccoli passi cauti per non rovesciare il latte, la portinaia stava sbattendo lo zerbino dell’entrata contro il lampione del marciapiede con tale vigore che ne uscivano nuvole di polvere e il palo metallico tremava. L’espressione dura del viso mostrava chiaramente che quella mattina era decisa a infischiarsene di tutti i regolamenti di polizia, come di qualsiasi norma di convivenza civile. Il marito, apparso sulla porta con la sigaretta tra le labbra, contemplava con stupore i modi energici della moglie.
Prima di salire le scale, la signorina Hallamaa si fermò davanti a lui, fiutò l’aria con espressione provocatoria e mosse di nuovo all’attacco.
“E lei?” chiese. “Non sente niente, lei?”
Le brevi chiacchiere con la lattaia erano bastate a risvegliare la sua vitalità e a far sparire la sonnolenza mattutina.
Senza togliersi la sigaretta di bocca, il portinaio annusò a fondo due o tre volte, poi annuì. Sapeva che l’inquilina non faceva che lamentarsi: un giorno erano i caloriferi che non scaldavano, un altro scaldavano troppo; un terzo erano le correnti d’aria sulle scale, un quarto non c’era aria e si soffocava.
“Un terribile odore di gas”, insistette la signorina irritata.
Il portinaio, togliendosi questa volta la sigaretta di bocca, fiutò di nuovo l’aria.
“Bah!” disse in tono sentenzioso. “Io direi piuttosto che è il tubo di scarico che si è di nuovo ingorgato.”
Ma, lanciata un’occhiata alla signorina delle Poste, si affrettò ad aggiungere:
“Comunque è possibile che si tratti di gas… la tubatura ha delle perdite.”
“E allora la faccia riparare!” intimò seccamente la signorina Hallamaa.
Il portinaio allargò le braccia e alzò gli occhi al cielo come per prenderlo a testimone.
“Tutte le tubature andrebbero rifatte”, fece notare con il tono di un innocente ingiustamente accusato. “La casa ha i suoi anni, le riparazioni costano. E la vecchia…”
Si guardò intorno con circospezione, ma vedendo che nessun altro l’ascoltava, sollevato, proseguì con audacia:
“… La vecchia ci lascerebbe morire tutti asfissiati, pur di risparmiare qualche soldo. Mi sembra però che l’Ufficio d’Igiene potrebbe…” s’interruppe per lanciare un’occhiata in su come per confermare che parlava della signora Skrof, la proprietaria, che abitava all’ultimo piano, esattamente sopra alla signorina Hallamaa. Questa provò una certa soddisfazione all’ardito appellativo di «vecchia» e arrossì un attimo, ma ritenendolo non consono alla propria dignità, si sentì in dovere di rettificare garbatamente:
“La signora Skrof è davvero un po’ troppo… uhm… parsimoniosa. Potrebbe costarle caro!”
Con queste ultime parole involontariamente accentuate intendeva soltanto dire che gli inquilini un giorno o l’altro potevano stancarsi e andarsene da quella casa, ma pensò che la frase sibillina chiudeva la conversazione in modo molto soddisfacente, per cui, a testa alta, trascinando le pantofole, passò davanti al portinaio e scomparve su per le scale.
Più tardi quel giorno, quando seppe dell’accaduto e le tornò in mente quel che aveva detto, sgranò gli occhi dal terrore soffocando con la mano un grido. Ma con quelle parole lei non aveva sottinteso proprio niente.
Sparita l’impiegata delle Poste, la portinaia risistemò lo zerbino e, rialzandosi, lanciò un’occhiata al marito, brontolando:
“È fuori di testa, quella. Che scocciatrice! Una vera suonata.”
Questo piccolo sfogo parve rallegrarla un po’, tanto che abbozzò un sorriso. Il marito le diede un colpetto sulla schiena con il manico della scopa ed esclamò ridendo:
“Odore di gas! È pazza!”
Ma fiutando di nuovo l’aria, il suo viso si rabbuiò: sulle scale in effetti c’era un innegabile odore di gas.
Un’ora dopo il postino varcava a passo svelto la soglia della scala A e, rivolto un cordiale buongiorno al portinaio che stava lavando il marciapiede, prese a salire agilmente. Era un giovane che si asteneva dall’imprecare contro la mancanza di ascensore e, anzi, aveva addirittura una certa predilezione per quella vecchia casa abitata quasi esclusivamente da persone anziane, ormai relegate ai margini della vita, che ricevevano pochissima posta. Per cui la sua borsa era leggera. Anche quella mattina non c’era che la rivista Sinikeiju per la signorina Hallamaa e una lettera per la signora Alma Skrof. Salendo, il postino diede un’occhiata alla busta: l’indirizzo doveva averlo scritto un uomo decisamente nervoso e, nell’angolo sinistro, era stampato in blu a lettere maiuscole: COMUNITÀ DI BETLEMME.
Infilando la rivista nella fessura della porta della signorina Hallamaa, al secondo piano, il postino avvertì l’odore di gas e lanciò un’occhiata in su. Ma arrivato al terzo e ultimo pianerottolo, l’odore era così forte che sentì una contrazione allo stomaco. Alzò il coperchio della buca delle lettere della signora Skrof e la zaffata che ne uscì confermò i suoi timori. Senza esitare suonò il campanello e attese. L’odore di gas era ormai così intenso da dargli la nausea.
All’interno nessun rumore. Suonò una seconda volta, più a lungo. Cominciava a provare un certo timore, ma al tempo stesso una gradevole eccitazione. Il portinaio, sentendo la scampanellata, si avviò lentamente su per le scale. Il postino fece qualche gradino per andargli incontro, poi si sporse dalla ringhiera.
“Dev’essere successo qualcosa”, disse con una voce che credeva calma, ma che in realtà tremava di emozione. “Esce del gas dalla buca delle lettere e non risponde nessuno.”
Il portinaio si affrettò. Quando fu davanti alla porta della signora Skrof, suonò a sua volta energicamente il campanello. Il postino era molto giovane e il portinaio non aveva l’abitudine di credere alle affermazioni altrui senza verificare di persona. Ma nessun rumore venne da dietro la porta chiusa.
“A quest’ora la signora Skrof dovrebbe essere alzata”, osservò il portinaio. “E la signorina non è ancora scesa col cane… È curioso, il cane non abbaia… abbaia sempre quando si suona.”
Il postino era molto pallido.
“Non ha un’altra chiave?” chiese a bassa voce.
Il portinaio si grattò la testa come se cercasse ispirazione.
“Ho un passe-partout”, rispose. “Ma, vede, ci sono due serrature. La vecchia… voglio dire la signora Skrof ha fatto mettere una serratura di sicurezza un paio di anni fa per paura dei ladri e la chiude ogni sera. Neppure la signorina ha la chiave della...




