E-Book, Italienisch, 400 Seiten
Reihe: Sírin
Zadan / ?adan La strada del Donbas
1. Auflage 2016
ISBN: 978-88-6243-345-7
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 400 Seiten
Reihe: Sírin
ISBN: 978-88-6243-345-7
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Un agente pubblicitario torna nella remota provincia ucraina in cui è nato per occuparsi della stazione di servizio del fratello, inspiegabilmente scomparso nel nulla. Tutto quello che trova però sono enigmi e fantasmi. Un romanzo folle e pieno di energia, con atmosfere alla Easy Rider, che trasforma il paesaggio industriale dell'Ucraina orientale, oggi lacerata dalla guerra, in un territorio fantastico pervaso da un profondo desiderio di libertà. ?adan ci accompagna attraverso gli sterminati campi di granturco della sua terra, ci racconta l'invenzione del jazz da parte di un misterioso anarchico, e con uno stile da rockstar letteraria ci fa conoscere un paese che lascia la porta aperta a tutte le possibilità.
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5.
Riflettei a lungo su questa storia. Come mi ero lasciato trascinare nelle loro beghe? Che ci faccio qui? Perché non me ne sono ancora andato? E soprattutto, che si è messo in testa Traumatizzato? Conoscendone il carattere e i difficili rapporti con la realtà, ci si poteva aspettare qualsiasi cosa. Ma a che punto poteva arrivare? E dato che la cosa riguardava il business, pensavo, fin dove poteva spingersi per difenderlo? E che ruolo mi attribuiva in questa sua combine? Cercavo di capire cosa mi aspettasse la mattina dopo, se sarei sopravvissuto fino alla sera seguente, e se non mi conveniva squagliarmela subito. Nessuno poteva garantire che la faccenda sarebbe finita pacificamente e senza spargimento di sangue, nessuno era disposto a cedere, né Traumatizzato né quei piloti sull’aereo del granturco, erano troppo ambiziosi per risolvere questioni di carattere organizzativo senza cadaveri. Tutto sembrava essere tornato indietro: gli anni della scuola, il mondo degli adulti lì accanto, come se qualcuno avesse aperto la porta della stanza dei vicini, e tu vedi quello che succede lì dentro, e comunque vedi che non succede proprio nulla di bello, ma ormai la porta è stata aperta, e anche tu in qualche modo sei coinvolto. Con questi pensieri è brutto stare ad aspettare, richiedono una decisione. E la decisione non dipende solo da te. Tutto si deciderà quando accanto a te ci staranno i tuoi fratelli d’arme. Ma dove sono, questi fratelli, e chi sono? Ero nelle tenebre, sentivo il respiro inquieto e il battito ardente dei loro cuori decisi. La notte ardeva come asfalto fresco, per arrivare al mattino non c’era né tempo né pazienza. Forse era proprio quello il momento di decidere se restare o andarsene. Io invece dormivo e me lo lasciai sfuggire.
*
Mi svegliai presto e mi fu chiaro che il momento per ritirarmi era passato e che comunque non avrei saputo dove ritirarmi. Non mi sembrava davvero possibile uscire semplicemente così, alla luce del sole che inondava la stanza, e lasciare il territorio. Di notte avrei anche potuto farlo, ma adesso no. Mi si chiarirono le idee, mi alzai e cominciai a vestirmi cercando di non svegliare Koca. Infilai i pantaloni da carrista, cercai sotto il letto i pesanti scarponi militari, consumati ma ancora buoni. Pensai che era meglio mettersi quelli, nel caso ci fossero scontri sanguinosi. Indossai una maglietta e uscii. Nel mucchio dei rifiuti metallici trovai una spranga di ferro. La soppesai. Proprio quello che mi ci vuole, pensai, e andai incontro all’ignoto.
L’ignoto, intanto, tardava a giungere. Dopo essermi abbronzato al sole per due ore, avevo voglia di dormire e di mangiare, ma sapevo bene che prima di una simile battaglia non c’era neppure da pensarci, al cibo. E in questo stato d’animo sprofondai in un dolce sonno mattutino.
Proprio accanto a me, a pochi passi di distanza, all’improvviso l’aria si squarciò e si materializzò una strana corrente. Giunse una folata di vento caldo e un’arsura soffocante. Questo calore s’insinuò nel mio sogno, tanto che mi convinsi per un attimo che comunque me n’ero andato via, avevo radunato le forze ed ero tornato alla vita normale. E anche quando fui sveglio, per un po’ mi sentii come se questa sensazione di strada assolata e noiosa perdurasse, come se dal fuoco ardente e dalla cenere emanasse un’atmosfera dolciastra e inquietante. Senza aprire gli occhi indovinai cos’era quello che mi stava davanti sbuffando un calore infernale. Di fronte a me, proprio accanto al sedile, pesante e ardente come l’aria d’agosto, un Ikarus. Su quell’odore non ti puoi sbagliare, è l’odore dei cadaveri dopo la resurrezione. Stava lì a motore spento e finestrini oscurati, non si vedeva niente di quanto c’era dentro, anche se senza dubbio qualcosa dentro c’era, sentivo voci soffocate e un respirare inquieto, allora mi alzai di scatto e provai a guardare nell’autobus. Le porte si aprirono all’improvviso. Sul predellino apparve Traumatizzato. Aveva indosso la maglietta bianco-azzurra della nazionale argentina e guardò stupefatto i miei stivali militari.
– Allora che fai, – chiese – vieni con noi così?
– Mah, sì – risposi, tenendo nascosta la spranga dietro la schiena.
– E la spranga a che serve? – chiese ancora curioso Traumatizzato. – A cacciare i cani?
– Tanto per fare – risposi imbarazzato, e la gettai nella sterpaglia.
– Dài, su – rispose semplicemente Traumatizzato, si spostò di lato e mi fece segno: forza, entra.
Entrai. Salutai l’autista che mi rispose indifferente con un cenno, salii un altro gradino e guardai dentro l’autobus. Una densa penombra, all’inizio non vedevo chi era seduto. Mi dondolavo sulle gambe, sbirciai Traumatizzato, poi guardai di nuovo la penombra dell’autobus e feci un vago cenno con la mano per salutare i passeggeri di quel cadaverico convoglio. Fu il segnale. L’autobus esplose all’istante, risuonarono grida e fischi gioiosi, e qualcuno gridò:
– Salve, Herman, salve, figlio di buona donna.
– Salve, – gridarono anche gli altri a gola spiegata – salve, figlio d’un cane!
Sorrisi un po’ inquieto ma amichevole, per ogni evenienza, senza capire bene cosa succedeva. Ma Traumatizzato mi diede una spintarella alla spalla e mi fece cadere fra braccia fraterne, e solo allora riuscii a vedere le facce.
C’erano tutti. Saša Pitone con un occhio solo, Andrjucha Michael Jackson con le cupole a cipolla azzurre sul petto, e Semen Cazzo Nero con il morso all’orecchio e le dita ricucite alla mano destra, e Dymyc il Controllore con i tatuaggi sulle palpebre, i fratelli Balalaješnikov, in tre con un unico cellulare, e Kolja Una Gamba e Mezzo con la calvizie spruzzata di bianco e i baffetti alla Hitler, e Ivan Petrovic Produzione Foraggi con la testa bitorzoluta per le mazzate, e Karpò Motosega con la sua motosega, e poi Vasja l’Obiettore con i pugni fasciati; più indietro sedevano Hješa Fisarmonica, e Sir’oža il Violentatore, e Žora Bischero, e Goghi Ortodosso: in una parola, tutto il dorato complesso Meliorator-91, la squadra dei sogni che faceva a pezzi le associazioni sportive locali e addirittura quelle del Donbas, e vinceva perfino la Coppa regionale; benemeriti campioni dello sport presi dall’intera valle soleggiata. Sedevano lì, davanti a me, mi davano pacche sulle spalle, mi scompigliavano amichevolmente i capelli e ridevano gioiosi dall’oscurità dell’autobus con i loro denti d’oro o di metallo.
– Che ci fate voi qui? – chiesi appena passata la prima ondata di gioia.
Qualche attimo di silenzio. Poi risuonò un fragoroso ruggito, gli amici si guardarono e risero allegramente, vedendo il mio muso sconcertato.
– Herman! – gridò Goghi Ortodosso. – Caro*! Questa sì che è bella!
– Questa sì che è bella, Herman! – confermarono i fratelli Balalaješnikov, ricadendo sui sedili sfondati. – Questa sì che è bella, fratello!
E anche gli altri sghignazzavano, dandomi pacche sulla schiena, e Saša Pitone si soffocava con la sua Camel, e Sir’oža il Violentatore lacrimava dalle risate gettandosi sul petto di Vasja l’Obiettore, che non apprezzava affatto. E Žora Bischero rideva indicandomi col dito, e Karpò Motosega brandiva in aria la motosega ridendo, dimostrando così il proprio ardore battagliero. E poi ecco che da dietro arrivò Traumatizzato e mi mise una mano sulla spalla. Tutti tacquero.
– Che giorno è oggi, Herman? – chiese. Uno scoppiò a ridere, ma si prese una sberla e tacque subito.
– Domenica – risposi, senza capire dove volesse andare a parare.
– Giusto, Herman, – disse Traumatizzato – giusto. E che significa? – chiese guardando gli amici.
– PARTITA! – risposero tutti d’un fiato e di nuovo ruggirono di gioia.
– Capito? – mi chiese Traumatizzato.
– Capito – dissi senza capire. – Credevo che non giocaste più da tempo.
– Sì, in genere non giochiamo, – rispose Traumatizzato – ma oggi, Herman, è un caso particolare. Oggi noi giochiamo. E oggi giochiamo contro i gasisti!
E tutta la compagnia rispose di nuovo con un ruggito esaltato.
– E allora dài, fratello, – mi spinse Traumatizzato – prendi il tuo posto. Oggi ci servi.
Percorsi l’autobus, trovai un posto libero, mi sedetti e mi guardai attorno. L’autobus intanto si era rimesso in marcia, l’autista faceva la gimkana sul pessimo asfalto per evitare le buche, alla fine sbucò sulla strada e frenò.
– Ehi, capo! – gridò Vasja l’Obiettore. – Dài, accendi un po’ di musica!
– Dài, capo! – ripeterono gioiosamente i Balalaješnikov. – Dài con la musica!
– Dài, caro* – urlò dietro a loro Goghi. – dài con la musica.
All’urlo che chiedeva musica si unì anche il resto della squadra e quando l’autista si girò infastidito, si misero a lanciargli addosso magliette sbrindellate e i calzettoni irrigiditi di sudore, finché l’autista non ce la fece più e mandò a palla un orribile rock d’altri tempi, certi AC/DC dell’81, un ritorno al buio, ritorno nel nulla, oltre la morte verso la nascita, più vicino a Dio e al diavolo che erano seduti nelle ultime file dell’autobus arroventato e cantavano insieme agli altri. L’Ikarus ripartì con uno sussulto, i giocatori ricaddero sui sedili coprendo con le loro grida la musica che veniva dagli altoparlanti, e intanto si toglievano le canottiere e i pullover, tiravano fuori dai borsoni le magliette da calcio con i numeri sulla...




