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E-Book

E-Book, Italienisch, 117 Seiten

Reihe: Cultura e strumenti per il Design

Aliprandi Cognitive Design

L'interazione uomo macchina nella progettazione e nei processi industriali
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5600-447-8
Verlag: Ledizioni
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

L'interazione uomo macchina nella progettazione e nei processi industriali

E-Book, Italienisch, 117 Seiten

Reihe: Cultura e strumenti per il Design

ISBN: 979-12-5600-447-8
Verlag: Ledizioni
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Il volume affronta l'evoluzione dell'interazione uomo-macchina nei processi di progettazione industriale, analizzando le implicazioni del Cognitive Design nelle pratiche contemporanee della manifattura e dell'avvento delle tecnologie di intelligenza artificiale. L'opera illustra come l'economia cognitiva stia trasformando i paradigmi produttivi, dalla logistica containerizzata alle applicazioni dell'intelligenza artificiale generativa. Vengono approfonditi i meccanismi di nudging, i bias cognitivi e le euristiche che influenzano le scelte progettuali, con particolare attenzione all'architettura delle decisioni nei contesti industriali. Si traccia l'evoluzione delle interfacce tecnologiche, dall'introduzione dei primi dispositivi interattivi fino allo sviluppo dei robot collaborativi e ci si concentra sui livelli di collaborazione uomo-robot, le problematiche di sicurezza e i processi di coadattamento che emergono nella condivisione degli spazi di lavoro. Un utile contributo per la riflessione e l'approfondimento a favore di ricercatori, progettisti e professionisti interessati all'integrazione consapevole delle tecnologie cognitive nei processi industriali e in generale nel design.

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Silvia Masetti

Introduzione.
Il progetto nell’era della complessità.
Una storia di didattica, sperimentazione
e ricerca

Il titolo Cognitive Design. L’interazione uomo macchina nella progettazione e nei processi industriali suggerisce l’intento e l’approccio che caratterizza la pubblicazione, ma per comprenderli a fondo dobbiamo fare un passo indietro, negli anni Settanta, a una data in particolare: il 9 settembre 1975. Quel giorno, infatti, con decreto ministeriale e facendo seguito all’esperienza di Roma, fu istituito l’ISIA di Firenze, al quale succederanno quelli di Urbino e Faenza.1 Una formalizzazione importante nel panorama didattico e progettuale italiano, risultato di un lungo e articolato percorso culturale, normativo e pedagogico che vide in Giulio Carlo Argan2 uno dei suoi principali promotori.

In Europa alcune fortunate esperienze caratterizzavano l’area dell’insegnamento della progettazione. Tra queste il Bauhaus (Staatliches Bauhaus)3 e la Scuola di Ulm (Hochschule für Gestaltung)4 in Germania, due realtà che, nonostante la loro breve durata, hanno contribuito a influenzare l’evoluzione dei linguaggi artistici e progettuali, nonché la didattica del design.
In Italia è Argan che individua proprio nel Bauhaus un modello educativo ispiratore e, in diverse occasioni, avanza la necessità di istituire scuole di design con una predisposizione alla ricerca e alla sperimentazione. Particolarmente significativo in quest’ottica fu il Congresso dei direttori degli istituti e delle scuole d’Arte del 1963,5 durante il quale si avanzò l’ipotesi di riattivare gli ISIA (Istituti Superiori per le Industrie Artistiche), già previsti dalla riforma Gentile del 1923, ma mai effettivamente istituiti, fatta salva l’esperienza dell’ISIA di Monza (1922-1943).6 La proposta fu tuttavia declinata dal Ministero della Pubblica Istruzione a favore di un percorso attivato in forma sperimentale, ossia i Corsi Superiori di Disegno Industriale (CSDI).7 È così che a partire dagli anni Sessanta, ne furono aperti sei in diverse città:8 di fatto un unicum nel panorama nazionale delle scuole (di livello terziario) statali di design.9 A caratterizzarli un modello pedagogico capace di coniugare sperimentazione progettuale e solidità teorica, con un’attitudine interdisciplinare e un forte legame con il territorio.10 A dispetto dell’elevata qualità didattica e dei riconoscimenti raggiunti, gli insegnamenti furono interrotti qualche anno dopo11 dallo stesso Ministero.12 Fondamentale si rivelò il contributo di docenti, studenti e studentesse che noncuranti delle direttive proseguirono con l’attività didattica, costringendo il Ministero della Pubblica Istruzione a cercare una soluzione alternativa. La risposta giunse anche grazie all’impegno dei direttori Angelo Maria Landi13 e Aldo Calò14 e da Giuseppe Chiatti, allora responsabile della II Divisione dell’Ispettorato per l’Istruzione Artistica. Fu così che, riprendendo come fonte normativa un comma del Regio Decreto Gentile del 1923, i CSDI si trasformarono in ISIA, ossia Istituti Superiori per le Industrie Artistiche.15 Il nuovo avvio fu l’occasione per aggiornare l’offerta formativa16 così come la durata del corso che passò da triennale a quadriennale.

L’ISIA di Firenze nasce dunque come evoluzione naturale di questo percorso,17 raccogliendo e rilanciando l’eredità progettuale e culturale delle scuole europee e dei CSDI. La vocazione iniziale dell’ISIA di Firenze era incentrata soprattutto sull’ambito dell’industrial design e, analogamente ai CSDI, manteneva uno stretto legame con il tessuto industriale. Un modello caratterizzato da un’impostazione sperimentale e multidisciplinare che poneva al centro il progetto inteso come metodo per indagare e risolvere problemi, in una visione razionale e moderna. Negli anni Ottanta, complice il dibattito culturale, artistico e l’influenza del radical design, l’Istituto accolse visioni più pluralistiche e critiche: coesistettero approcci funzionalisti insieme a tendenze “espressivo-simboliche”, che contribuirono a definire un’identità dinamica e aperta ancora oggi tratto distintivo della scuola. In quel periodo le lezioni erano tenute da personaggi come Roberto Segoni, Roberto Politi, Gianni Ferrara, ma anche Paolo Bettini, Gianfranco Gasparini, Denis Santachiara e Mario Lovergine. Il confronto con la “realtà” non venne tuttavia mai meno e a fianco di queste esperienze occupavano un posto di rilievo le tematiche di impegno sociale e di sostenibilità ambientale, portate avanti tra gli altri da Enzo Mari, Paolo Deganello e Isao Hosoe.
Nel corso degli anni l’ambito della comunicazione e dei linguaggi multimediali acquisisce maggiore centralità con l’obiettivo di promuovere una didattica sempre più interdisciplinare, sistemica e contemporanea, basata sulla ricerca applicata e sul confronto con il mondo produttivo, ma anche sul dialogo con le scienze umane, sociali e tecnologiche e con temi di rilevanza sociale.

Sperimentazione e ricerca, quindi, come costanti di un modello didattico che ha saputo evolvere negli anni per formare designer capaci di agire criticamente nella complessità del contemporaneo. Due dimensioni che affiancano le diverse esperienze all’interno dei corsi, nei progetti ad hoc o in quelli di tesi. Da Care Toys – un laboratorio di progettazione di giochi e spazi per le realtà pediatriche nato dalla collaborazione con la Fondazione dell’Ospedale Meyer e coordinato da Gilberto Corretti18 – a Idintos – un progetto di ricerca per la realizzazione di un idrovolante ultraleggero basato su configurazione Prandtlplane19 – passando per le esperienze di IGEA - laboratorio finanziato dal MIUR e sviluppato per studiare dispositivi diagnostici indossabili non invasivi20 - e del Near Future Lab, il laboratorio di ricerca condotto da Salvatore Iaconesi e Oriana Persico con l’obiettivo di esplorare possibili scenari futuri.21
Naturale è stata dunque, a partire dal 2018, la costituzione di veri e propri indirizzi di ricerca permanenti (i Lab) che, di pari passo alla normale attività didattica, portano avanti numerose sfide sociali, produttive ed economiche contemporanee, proponendo strategie, sistemi, processi, prodotti e soluzioni comunicative.22 Tutti i Lab23 coinvolgono oltre a docenti, studenti e studentesse ISIA, aziende ed esperti esterni in diversi ambiti e discipline. La stretta collaborazione con professionisti, imprese e distretti produttivi, negli anni si è fatta più forte e presente, così come quella con altri soggetti accademici e centri di ricerca consolidando la vocazione dell’istituto come luogo di ricerca applicata e di innovazione.24

La didattica ISIA ha continuato a confrontarsi anche con l’evoluzione della normativa. In quest’ottica ha visto una svolta significativa nel 2004, quando per effetto della legge 508/99, i quattro istituti25 entrano a far parte del comparto AFAM – Alta Formazione Artistica Musicale e coreutica del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MUR), insieme ai Conservatori di musica, alle Accademie di Belle Arti, all’Accademia Nazionale di Danza e all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico. È così riconosciuta dignità di formazione di livello universitario e di carattere specialistico. Dotandosi di un ordinamento analogo a quello delle università, l’offerta formativa, fino a quel momento articolata su quattro anni, passa ora al modello 3+2, proponendo un I e un II livello (triennio di base e biennio di specializzazione), prevedendo il sistema di crediti europeo (ECTS) e rilasciando diplomi equipollenti alle lauree.26
Il processo di riforma delle istituzioni AFAM è tuttavia ancora incompiuto, ma ha visto recentemente l’aggiunta di un altro importante tassello: con il decreto ministeriale n. 470 del 21 febbraio 2024, il MUR ha parzialmente27 colmato una lacuna ventennale che escludeva le istituzioni AFAM dalla possibilità di attivare dei percorsi di dottorato, nonostante una prima apertura nel 2021, che consentiva loro di partecipare ai PhD solo in forma consorziata con le università capofila. L’articolazione delle istituzioni del comparto AFAM è adesso su tre cicli, come accade nel mondo universitario, e in particolare quella ISIA Firenze vede un’offerta formativa composta da un unico corso triennale in "Design", per il Primo Livello; da un biennio specialistico con due indirizzi in “Design del prodotto industriale e dei sistemi” e in “Design della comunicazione e del prodotto digitale” per il Secondo Livello28 al quale si affiancano alcuni master, e tre dottorati di cui uno come capofila.29

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