E-Book, Italienisch, 171 Seiten
Babel' / Osimo Racconti di Odessa
1. Auflage 2015
ISBN: 978-88-6243-282-5
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 171 Seiten
ISBN: 978-88-6243-282-5
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
'A Babel' piace alternare due registri principali: quello del discorso quotidiano spicciolo, che io chiamerei 'sfondo', e un discorso barocco ritorto su sé stesso con il quale definisce a volte elementi naturali, a volte parti del corpo umano, come in questo brano: 'la testa le è caduta ed è finita per terra. Le braccia hanno preso il volo.' Frasi come queste mi richiamano alla mente in modo automatico e inevitabile Chagall. [...] L'ordine in cui i racconti sono stati collocati non corrisponde a quello di stesura e nemmeno a quello di pubblicazione, ma alla cronologia dei fatti narrati. Dato che i personaggi ricorrono, ho preferito dare al lettore l'illusione di una storia unica (anche se i lettori più attenti si accorgeranno di qualche incongruenza della trama). In effetti, più che con racconti a tratti si ha l'impressione di avere a che fare con il materiale per creare un romanzo.' (Bruno Osimo)
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IL RE
Finita la cerimonia, il rabbino s’è lasciato cadere sulla poltrona, poi è uscito dalla stanza e ha visto i tavoli disposti lungo tutto il cortile. Erano talmente tanti che infilavano la coda fuori dal cancello in via dell’Ospedale. I tavoli con tovaglie di velluto si avviticchiavano per il cortile come serpenti dalle pance rattoppate con pezze variopinte, e cantavano con voce profonda — pezze di velluto arancione e rosso.
Gli appartamenti erano stati trasformati in cucine. Da dietro le porte affumicate si dimenava la fiamma pingue, la fiamma ubriaca e gonfia. Ai suoi raggi fumosi cuocevano le facce delle vecchiette, i menti tremuli, i petti unti delle babe1. Il sudore roseo come sangue, roseo come schiuma di cane rabbioso gocciolava addosso a questi mucchi rigogliosi di carne umana dalla puzza dolce. La cena nuziale veniva cucinata da tre cuoche, senza contare le lavapiatti, e su di loro imperava l’ottantenne Reyzel — una tradizione come i rotoli della Toràh — microscopica e gobba.
Prima di cena s’era intrufolato in cortile un giovane che gli ospiti non conoscevano. Aveva chiesto di Benja Grid. Aveva preso in disparte Benja Grid.
“Ascolti, Re” ha detto il giovane “avrei da dirle un paio di cosette. Mi manda zia Hana di via Kosteckaja…”
“E va bene” ha risposto Benja Grid, detto il Re “che paio di cosette?”
“Zia Hana manda a dire che ieri è arrivato il nuovo commissario di quartiere…”
“Lo so da due giorni” ha risposto Benja Grid. “C’è altro?”
“Il commissario ha riunito gli uomini del commissariato di quartiere e ha fatto un discorsetto…”
“Scopa nuova scopa fino” ha risposto Benja Grid. “Vuole fare una retata. C’è altro?”
“Ma lei, Re, lo sa quand’è la retata?”
“Domani.”
“È oggi, Re.”
“Chi te l’ha detto, sbarbato?”
“Zia Hana. Lei conosce zia Hana?”
“La conosco zia Hana. Per il resto?”
“…Il commissario ha riunito gli uomini e ha fatto un discorso. ‘Dobbiamo schiacciare Benja Grid,’ ha detto ‘perché dove c’è un sovrano imperatore non ci può essere un Re. Oggi, mentre Grid fa sposare sua sorella e sono tutti lì, bisogna fare una retata oggi’…”
“C’è altro?”
“Allora ai pulotti è cominciata a venire fifa. Han detto: se facciamo la retata oggi che ha una festa, Benja s’arrabbia e fa un macello. Allora il commissario ha detto — viene prima il mio orgoglio.”
“Ora va’” ha risposto il Re.
“E della retata cosa devo dire a zia Hana?”
“Di’: Benja lo sa, della retata.”
E se n’è andato, questo giovane. L’hanno seguito tre amici di Benja. Hanno detto torniamo tra mezz’ora. E dopo mezz’ora sono tornati. Tutto qui.
A tavola non erano in ordine d’età. La stupidità senile è penosa quanto la timidezza giovanile. E nemmeno in ordine di ricchezza. La fodera del borsellino gonfio è cucita di lacrime.
A capotavola stavano lo sposo con la sposa. Era la festa loro. Al secondo posto stava Sender Eichbaum, suocero del Re. Era suo diritto. La storia di Sender Eichbaum bisogna saperla, perché non è una storia qualsiasi.
Come ha fatto Benja Grid, gangster e Re dei ganster, a diventare genero di Eichbaum? Come ha fatto a diventare genero di uno che possedeva la bellezza di sessanta vacche da latte — meno una? È che c’è stata una rapina. Solo un anno fa Benja ha scritto una lettera a Eichbaum.
“Messié Eichbaum” ha scritto “si pregi di lasciare domattina ventimila rubli al portone di via Sofijevskaja 17. In caso contrario, si aspetti cose mai sentite, sarà sulla bocca di tutta Odessa. Con osservanza Benja il Re.”
Tre lettere, una più chiara dell’altra, sono rimaste senza risposta. Allora Benja ha preso provvedimenti. Sono arrivati di notte, nove uomini con lunghi bastoni in mano. I bastoni erano avvolti di stoppa catramata. Nove stelle fiammeggianti si sono accese nel recinto del bestiame di Eichbaum. Benja ha spaccato il lucchetto della stalla e condotto fuori le vacche a una a una. Ad aspettarle c’era un tipo col coltello. Con un colpo ribaltava la vacca e le affondava il coltello nel cuore. Il terreno inondato di sangue è rifiorito di fiaccole come rose di fuoco, sono tuonati gli spari. Spari con cui Benja scacciava le lavoranti accorse alla stalla. Seguendo il buon esempio, anche gli altri gangster si sono messi a sparare in aria perché, se non spari in aria, può capitare di ammazzare qualcuno. Be’, quando la sesta vacca con il suo muggito agonizzante è caduta ai piedi del Re, Eichbaum è corso fuori in mutandoni e ha domandato:
“Ma tu cosa ci guadagni, Benja?”
“Se io non ho i soldi, lei non ha le vacche, messié Eichbaum. Come due più due fa quattro.”
“Vieni dentro, Benja.”
E, dentro, si sono messi d’accordo. Delle vacche sgozzate hanno fatto metà per uno. A Eichbaum è stata accordata l’immunità, ha avuto il certificato con tanto di sigillo. Ma il miracolo è arrivato dopo.
Durante la rapina, quella notte tremenda in cui muggivano le vacche in procinto d’essere sgozzate e i vitelli scivolavano sul sangue delle madri, in cui le fiaccole ballavano come fanciulle nere e le babe mungitrici si scansavano e strillavano davanti alle canne delle amichevoli Browning — quella notte tremenda è corsa in cortile con una camicia scollata la figlia del vecchio Eichbaum, Zilah. E la vittoria del Re s’è trasformata in una resa.
Due giorni dopo Benja, senza nessun preavviso, ha restituito a Eichbaum tutti i soldi, dopo di che la sera è andato a fargli visita. Aveva un vestito arancione, sotto il polsino gli brillava un braccialetto di diamanti; è entrato nella stanza, ha salutato e ha chiesto a Eichbaum la mano della figlia Zilah. Al vecchio è venuto quasi un colpo, ma s’è ripreso. Da vivere il vecchio ne aveva ancora per una ventina d’anni.
“Senta, Eichbaum” gli ha detto il Re “quando muore la seppellisco al cimitero ebraico Numero Uno, prima tomba dal cancello. Le faccio un monumento in marmo rosa, Eichbaum. La faccio anziano della sinagoga Brodskaja. Mollo la mia specialità, Eichbaum, ed entro come socio d’affari nel suo commercio. Avremo duecento vacche, Eichbaum. Faccio fuori tutti i lattai tranne lei. Nessun ladro s’azzarderà a passare dalla sua via. Le faccio costruire una dacia alla sedicesima stazione… E si ricordi, Eichbaum, che nemmeno lei da giovane è stato un rabbino. Chi è che ha falsificato il testamento? Meglio non dirlo troppo forte… Come genero lei avrà un Re, mica un mocciosetto, un Re, Eichbaum…”
E ha avuto quello che voleva, Benja Grid, perché era passionale, e la passione regna sovrana su tutti i mondi. Gli sposini hanno passato tre mesi nell’opulenta Bessarabia, in mezzo all’uva, al cibo sontuoso e al sudore amoroso. Poi Benja è tornato a Odessa per dare marito alla sorella quarantenne Dvorah, malata di morbo di Basedow. Dunque, adesso che abbiamo raccontato la storia di Sender Eichbaum, possiamo tornare alle nozze di Dvorah Grid, sorella del Re.
Alla cena di queste nozze hanno servito tacchini, polli fritti, oche, e un’ con laghi di limone dai riflessi di madreperla. Sopra la testa morta delle oche ondeggiavano fiori come piumaggi lussureggianti. Ma l’onda schiumosa del mare d’Odessa porta forse a riva solo polli fritti?
Tutto il fior fiore del nostro contrabbandaggio, tutto ciò di cui la terra si gloria di contrada in contrada, in quella notte stellata, in quella notte blu faceva il proprio lavoro distruttivo, il proprio lavoro lascivo. Il vino esotico riscaldava lo stomaco, rammolliva dolcemente le gambe, rincoglioniva il cervello e provocava rutti squillanti come la tromba dell’adunata militare. Il cuoco nero della , arrivata l’altroieri da Port Said, aveva fatto passare la dogana a bottiglie panciute di rum giamaicano, madera oleoso, sigari delle piantagioni Pierpont Morgan e arance dei dintorni di Gerusalemme. Ecco cosa porta a riva l’onda schiumosa del mare di Odessa, ecco cosa tocca a volte ai mendicanti di Odessa alle nozze ebraiche. Alle nozze di Dvorah Grid gli è toccato rum giamaicano e per questo, dopo essersi ingozzati come maiali , i mendicanti ebrei si sono messi a battere le stampelle in modo assordante. Eichbaum, slacciato il panciotto, guardava con l’occhio socchiuso l’accolita scatenata e singhiozzava, amorevole. L’orchestra suonava la fanfara. Era come la parata della divisione. Fanfara, fanfara e nulla più. I gangster, seduti a ranghi compatti, dapprima erano imbarazzati dalla presenza d’estranei, ma poi hanno rotto le righe. Lyova Russoschi ha spaccato una bottiglia di vodka sulla testa dell’innamorata. Monja Artigliere ha sparato in aria. Ma l’entusiasmo...




