Bendicho Giró | Terre morte | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 168 Seiten

Reihe: Amazzoni

Bendicho Giró Terre morte


1. Auflage 2024
ISBN: 978-88-6243-707-3
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 168 Seiten

Reihe: Amazzoni

ISBN: 978-88-6243-707-3
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Dopo un'assenza di tre anni, Joan Capdevila torna a casa e trova la morte. Qualcuno gli spara alla schiena nella masia tra le montagne in cui vive con la famiglia. Isolati da tutti, ferini e aridi come le terre che lavorano, i Capdevila sono convinti che l'assassino sia uno di loro: il ragazzo, cresciuto allo stato brado come un animale storpio; Maria e Pere, bramosi di fuggire anche se solo uno dei due ce la farà; Tomàs, il primogenito attaccato come un folle alla famiglia e alla terra; il padre, un uomo debole e sopraffatto dalla tragedia; la madre, irrimediabilmente segnata dall'inferno in cui è cresciuta. Fanno da controcanto gli abitanti del paese: dall'esterno, intuiscono i segreti e gli orrori che scorrono nel sangue dei Capdevila... Tredici personaggi in altrettanti monologhi disseminano tutti gli indizi necessari a far luce sull'omicidio in un noir polifonico che esplora i recessi più oscuri e terribili della natura umana, cancellando la distinzione tra vittima e carnefice, tra salvezza e perdizione.

Nata a Barcellona nel 1995, è laureata in Filosofia. 'Terre morte', suo debutto narrativo, è stato considerato dal quotidiano 'La Vanguardia' il miglior romanzo scritto in catalano del 2021. Tradotto in spagnolo e inglese, nel 2023 si è aggiudicato il Premio Memorial Silverio Cañada.
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2. MARIA


Quella notte, alla luce delle candele e col nero dei cappucci le facce si assomigliavano tutte. Ho fatto fatica a riconoscere Joan. Aveva il viso scoperto, ma quando mi è passato davanti non sembrava davvero lui. E appena ho cominciato a capire dove stava la differenza, è sparito tra la folla e solo più tardi, a cose finite, sono riuscita a vedergli le mani, tutte insanguinate. Non lo avevo riconosciuto per via di quell’espressione sofferente, non ci ero abituata.

Dopo la processione aveva l’aria stanca. Mi ha detto che se volevo potevo accompagnarli a lasciare l’armamentario in chiesa, la gente aveva portato del cibo e avremmo mangiato lì tutti insieme. Lui aveva rubato un salame a papà. Anche se mi vergognavo un po’, mi andava. Così gli ho detto di sì ma solo se poi lui veniva a casa con me, perché non volevo fare la strada da sola ed era l’unica condizione che mi aveva messo mamma per poter scendere in paese a vederlo. Allora lui mi ha risposto che non intendeva fermarsi molto e tornava volentieri con me, io lo dovevo sapere che non mi avrebbe mai lasciata sola, ma prima aveva bisogno di mangiare un boccone sennò non reggeva la scarpinata fino alla masia.

Mi ha mostrato come raccogliere la corda che aveva usato durante la processione. Prima la avvolgi a terra fino a nasconderne il capo. Poi, siccome pesa tanto, la tiri su con tutte e due le mani e te la infili a un braccio come il manico di un cesto, così non si scioglie mentre cammini. Quando ho finito di arrotolarla, Joan ha sollevato con l’aiuto di un altro il Crocifisso di legno che qualcuno aveva appoggiato al muro di una fontana. Una donna aveva tolto dalla statua le spine e i fiori e li portava dentro un fagotto in spalla. A un certo punto si sono avviati tutti e tre e li ho seguiti, io con la corda al braccio e loro carichi fino ai denti. Non camminavo tanto distante da loro, ma nemmeno tanto vicino. Sentivo solo che ridevano senza capire di che. Ma non volevo avvicinarmi per scoprirlo. Là dietro stavo bene.

Per strada si incontrava sempre meno gente. Alla fine della processione erano andati tutti a casa. Il silenzio, sceso come una cappa sul paese mentre sfilavano, si era dissolto come se un vento forte se lo fosse portato via di colpo, e le facce che prima mi sembravano tutte uguali adesso prendevano forma. Alcune mi hanno salutato e altre hanno finto di non vedermi. Ci ero abituata, perché lo facevo sempre anch’io. A dire la verità, forse sarei arrossita se si fossero fermati a parlare con me. Mi sentivo in imbarazzo quando qualcuno mi guardava negli occhi.

La luce della chiesa sembrava una lucciola nel buio. Fuori c’erano uomini che chiacchieravano e fumavano e donne che ridevano. Le sagome dei cipressi cullate dalla brezza somigliavano al fumo dei comignoli. Quando eravamo ormai quasi arrivati, Joan si è girato e mi ha sorriso e io mi sono tranquillizzata. Sapeva che non ero abituata alla gente. Gli uomini e le donne fuori dalla chiesa lo hanno salutato con calore e uno di loro gli ha dato una bella pacca sulle spalle. Sarai stanco morto, amico mio! Joan ha riso e ha risposto che, più che stanco, era affamato. Allora una delle donne gli ha detto di seguirla, che ci pensava lei. E Joan, dopo aver posato la statua a terra, è venuto verso di me e con una mano mi ha tolto la corda dal braccio e con l’altra mi ha preso per mano e mi ha portato dentro. C’era un mucchio di gente. E un gran chiasso. I muri erano bianchi e freddi. Avevano addossato tutti i banchi contro la parete di fronte al confessionale e li usavano come tavoli. Al posto dei culi seduti c’erano piatti pieni di formaggio, salumi e frittate. E parecchie caraffe di vino. Io conoscevo la gente solo di vista, da quando mamma mi aveva mandato giù in paese a vendere le verdure dell’orto avanzate o altre volte a raccogliere le more lungo la strada per venderle bussando di porta in porta. Joan era entrato con me, ma presto si era messo a chiacchierare con altri uomini e io ero andata a rifugiarmi in un angolo. Mi vergognavo tantissimo e non sapevo cosa fare con le mani, così ho cominciato a seguire con gli occhi una bambina molto graziosa che si è accorta subito che la guardavo e ha iniziato a farmi le boccacce per gioco. Io le ho risposto con un sorriso e un gesto leggero della mano, muovendo piano le dita. Si vedeva che era ben nutrita. Portava un vestitino rosso e i capelli erano ricci e soffici e le sfregavano dolcemente il collo. Il chiasso nascondeva i miei sguardi. Uno scarafaggio si era ficcato sotto la gamba di un banco e perlustrava il pavimento con le zampette. Ero affamata pure io, ma non avevo il coraggio di prendermi da mangiare. Mi sono impaurita quando mi è venuta vicino la donna con la bambina attaccata alla gonna e mi ha chiesto come stavo. Sembrava che un moccio bianco e secco le scendesse dal naso. Joan si è accorto che ero rimasta paralizzata ed è venuto verso di noi. Lei gli ha guardato le mani e gli ha detto che se non se le lavava subito avrebbe sporcato tutto quanto. E poi ha continuato che oramai ero una signorina, e magari fra poco mi trovavano un marito. Parlava di me come se non stessi lì, come se mi fossi dissolta fra il bianco dei muri e la luce che si spandeva ovunque. Joan è scoppiato a ridere e le ha risposto che mi sposo quando decido io di sposarmi, che sono cose da donne e lui non c’entra niente. Tutti sembravano volergli molto bene. La donna portava un’insalatiera piena di pane col pomodoro e ce ne ha data una fetta per uno. Era succosa, saporita. Le ho domandato se potevo prenderne una per dopo. Lei mi ha risposto che queste cose non c’è neanche bisogno di chiederle e dopo avermi offerto altre due fette ha raggiunto un gruppetto di donne con cui sembrava divertirsi molto. Di più che con me. Anche Joan è andato a parlare con altri. Ho spostato i piatti sul banco, quello con lo scarafaggio nascosto sotto una gamba, e mi ci sono seduta. Ho sentito lo scricchiolio dell’insetto che moriva. La bambina continuava a cercarmi con lo sguardo, ma non si è accorta di niente. Io mangiavo il pane e aspettavo che Joan mi chiamasse per tornarcene a casa. Ogni tanto mi leccavo le dita tinte dall’olio che colava giù dalle fette. Il chiasso a volte cresceva e a volte diminuiva e usciva dal portone. Ho sentito il desiderio di scappare, perché non sapevo come comportarmi. Avevo appena deciso di alzarmi per chiedere a Joan di andare via quando mi viene incontro un uomo con gli occhi azzurri e la pelle grigia. Era calvo e non lo nascondeva. Inizia a raccontarmi che nel pomeriggio era andato a fare una passeggiata fino a Rieres, il paese vicino, e che aveva trovato degli asparagi favolosi. Uno era addirittura più lungo del banco. Ci si era cucinato una frittata, senza moglie e con la figlia già sposata aveva imparato ad arrangiarsi. Puzzava come un gatto al chiuso. E poi mi dice che non avrebbe mai pensato di incontrare una bella ragazza come me in quel mucchio di gente. Si sentiva tanto solo, perché la moglie era morta e comunque non era stato fortunato. Lo aveva fatto ammattire. E io me lo guardavo, con quei pochi capelli ribelli che lottavano per uscirgli dalla testa, e mi immaginavo che anche la testa lottava per uscirgli dal collo. E poi continua a ripetermi che ho delle lentiggini molto carine e una pelle da vera signora, bianca come il latte, come se non fossi fatta per la terra. Sapevo che lo diceva per farmi piacere, ma più me lo diceva e più mi saliva l’angoscia e più me ne volevo andare da là, ma non sapevo come. La puzza di gatto rinchiuso mi dava la nausea. Io ero ancora una ragazzina.

Joan però mi ha salvato. Non mi sono nemmeno resa conto che eravamo già fuori e salivamo verso le montagne. La notte era fresca e pesante insieme. Anche se avevo scambiato poche parole, ero contenta di esserci stata. Joan si era lavato le mani. Gli ho chiesto se non gli facevano male. Mi risponde che un po’ sì, ma ci era abituato e ne valeva la pena. Già da tre anni, nelle processioni, lui e altri tre uomini tenevano la corda tirata su entrambi i lati per impedire alla folla di avvicinarsi troppo. Mi ha confessato che quello che gli piaceva di più non era tanto il lavoro quanto la compagnia di amici che si era fatto. Lo accoglievano sempre con calore. Io gli ho detto che era normale, che non gli mancava niente e non lo sapeva. Se io fossi gli altri pure io lo avrei accolto bene, non solo perché era mio fratello, ma perché aveva quella dolcezza che hanno solo i bambini, non mi fraintendesse, lui era un uomo in tutto e per tutto. Ha sorriso come nei momenti in cui arrossiva quando non sapeva cosa dire ma gli piaceva quello che ascoltava. Mentre camminavamo ho sentito così tante storie di quel gruppo di amici che non mi sono nemmeno accorta che eravamo quasi arrivati a casa. Gli occhi gli brillavano nel buio. Era tutto eccitato e io vedevo ogni cosa che mi raccontava come se Dio la stesse disegnando lì per me.

Quella notte non sono riuscita a chiudere occhio. Non faceva caldo e nemmeno freddo. In qualche modo Joan mi aveva contagiato con la sua eccitazione e continuavo a immaginare come poteva essere la mia vita se anch’io avessi fatto parte di quel mondo pieno di gente e di risate. Il ragazzo dormiva accanto a me. Il moncherino gli sporgeva da sotto il lenzuolo. Dato che dormiva a pancia in su russava un po’ sì e un po’ no, e quando il rumore smetteva io ne approfittavo per cercare di addormentarmi, ma le emozioni non se ne andavano. La luce della luna era azzurra e fastidiosa. A volte avevo l’impressione di dormire, ma di dormire e di pensare insieme, e non capivo se stavo dormendo veramente e mi ero svegliata di colpo. Quando ho guardato di nuovo dalla finestra, faceva giorno e la luce arancione cominciava a spandersi sopra le lenzuola.

Mi sono...



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