Caffo | Quattro capanne | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 256 Seiten

Reihe: saggi | terra

Caffo Quattro capanne

o della semplicità
1. Auflage 2020
ISBN: 978-88-7452-828-8
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

o della semplicità

E-Book, Italienisch, 256 Seiten

Reihe: saggi | terra

ISBN: 978-88-7452-828-8
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Cos'hanno in comune un pensatore-scrittore con la passione per la natura e il vagabondare, un enigmatico terrorista ex professore di matematica a Berkeley, un architetto pioneristico e un geniale filosofo che hanno rivoluzionato i linguaggi e le prospettive non solo delle loro discipline, ma della cognizione moderna del mondo? Quattro capanne. Sulle sponde di un lago, nel fitto di un bosco o in una baia rocciosa, quattro dimore essenziali e archetipiche attraverso le quali una vita torna a essere una forma di vita tra le altre, alberi, terra, acqua e animali, e l'uomo si approssima a una semplicità che va per sottrazione al midollo delle cose. Abitare una capanna - che si tratti di Thoreau, Theodore 'Unabomber' Kaczynski, Le Corbusier o Wittgenstein - è un gesto radicale e inattuale (dagli esiti a volte drammatici) che azzera gli 'epifenomeni che coprono tutto ciò che di naturale esiste nello stare al mondo' e ricostruisce attorno a sé tempo, percezione, esperienza, pensiero - rifondando la meraviglia dell'aderenza al reale, che per Caffo è il vero e ultimo thaumazein filosofico.

Leonardo Caffo (Catania, 1988) è un filosofo, curatore e professore universitario. Insegna alla NABA di Milano, al Politecnico di Torino, alla Scuola Holden e al Made Program di Siracusa. Ha fondato il WaitingPosthuman Studio e curato varie mostre d'arte e design in musei italiani ed esteri. Collaboratore fisso del Corriere della sera, ha scritto, tra gli altri, su Domus, Cartography, Flashart. Ha pubblicato, tra gli altri, A come Animale (Bompiani, 2015), La vita di ogni giorno (Einaudi, 2016), Fragile umanità (Einaudi, 2017), Costruire futuri (Bompiani, 2018), Vegan (Einaudi, 2018), Il cane e il filosofo (Mondadori, 2019)
Caffo Quattro capanne jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


Introduzione
L’altro lato del mondo


Carmelo Bene,

Vittorio Sermonti

Quando il portellone si apre, l’aereo, come sempre in questi casi, si riempie di un profumo che è una corda tesa tra un fritto insopportabile e un meraviglioso incenso. Un contrasto di nome “Asia”, in cui tanti come me hanno cercato rifugio quando dell’Occidente hanno cominciato a vedere i troppi limiti, uno su tutti: la complessità eccessiva, e molte volte non necessaria, delle nostre vite. Sceso da quell’aereo, che sia stata quella volta in India dove grazie alle mie ricerche universitarie ho passato piú di un mese, o quell’altra in Birmania, Indonesia o Thailandia dove le mie passioni mi hanno portato di continuo, il bilancio è sempre stato simile: esiste un altro modo di vivere, qui e ora, che pure continuiamo a ignorare con meticoloso e paradossale impegno1. Da adesso fino alla fine di questo viaggio che faremo insieme, definiamo “semplicità” quest’altro modo di vivere. La storia che sto per raccontarvi è un progetto difficile per un filosofo occidentale che non voglia rischiare di trasformarsi in un fenomeno identificato come “new age”, ma è un rischio che desidero affrontare da troppo tempo ormai. Una parte “resistente” dell’Oriente è simboleggiata dal cliché del monaco buddhista nella posizione del loto, meditante e calmo, ritirato in qualche tempio isolato. Dico cliché perché questo, in realtà, è un mondo che non esiste piú2: ricordo i monaci birmani, nelle meravigliose zone del lago Inle al nord del paese, giocare con i loro iPhone e postare dei selfie su Instagram fingendo di meditare; le prime volte ero incredulo, poi, a furia di visitare il Sud-Est asiatico, mi sono abituato. Nulla è per sempre, la “mobilitazione totale”3 riguarda tutti. Eppure qualche traccia di vita semplice, simboleggiata da villaggi ai confini del mondo e da qualche anziano prete induista o monaco buddhista non cosí giovane come quelli intenti a farsi foto insensate (che gareggiano con le nostre mentre addentiamo un panino con lo sfondo di qualche monumento occidentale), esiste ancora. Non è per nulla facile definire cosa s’intenda con “vita semplice” e perché, filosoficamente e non solo, dovrebbe essere cosí importante indagarne i principi o inseguirne la realizzabilità4. Non è facile, ma è necessario.

Lo spirito del tempo impone una riflessione piuttosto urgente sui modi di vita alternativi a quello piú diffuso perché, se ci fermiamo a osservarlo, lo scenario che abbiamo davanti non è per nulla rassicurante. L’età media mondiale si abbassa di nuovo, lo stress è quasi naturale, le malattie aumentano, i climi si ribellano all’uomo, il mondo trema e suggerisce troppo spesso l’immagine di un abisso. La semplicità, come tecnica di sottrazione del fare, sembra essere una soluzione tutta interna all’Oriente tradizionale di cui è poi specchio la passione imitativa, spesso ingenua se non ridicola, dell’Occidente contemporaneo. Sono sorti cosí lo yoga tra un aperitivo e l’altro, la meditazione porta a porta, addirittura le musiche tibetane da ascoltare la mattina prima di andare in azienda. Una sorta di profondità pronta all’uso: neanche la psicoanalisi era riuscita in un progetto cosí piccolo borghese. Questa è la profondità che sprofonda, parafrasando Sciascia. Dove si potrebbe sorridere, tuttavia, si apre uno spazio necessario di riflessione che è anche filosofico nel senso piú tecnico: l’esigenza di comprendere un altro modo di vivere, piú semplice e orientato alla cura di sé. Ciò che sosterrò in questo libro è che sia sbagliato guardare a un Oriente ormai inesistente, tranne che nelle sue sacche piú isolate, se è la semplicità che vogliamo comprendere; esistono delle storie occidentali, piú inserite all’interno dei nostri parametri culturali e quotidiani, che possono insegnare molto e che meritano una filosofia applicata alla risoluzione di un problema pratico ed enorme: l’uscita dalla prassi.

Le storie che ho scelto sono tre piú una, quasi quattro insomma, distribuite tra la filosofia, la storia contemporanea e l’architettura, e si situano in quattro luoghi geografici differenti. Per concisione chiameremo queste quattro storie diverse, ma unite da un unico e piú ampio obiettivo, “quattro capanne”, quattro semplici capanne. La prima viene costruita il 4 luglio del 1845 nel Massachusetts: ospiterà due anni della vita del filosofo Henry David Thoreau in ritiro sulle sponde del lago Walden. La seconda, in apparente continuità con la prima, prende forma in Montana nell’estate del 1969 e sarà la dimora del matematico dell’Università di Berkeley Theodore Kaczynski, finché non verrà arrestato come terrorista nell’aprile del 1996 con il nome di “Unabomber”. La terza capanna, vertice di questo immaginario triangolo, sorge nel 1952 nei pressi di una piccola roccia battuta dal mare della Costa Azzurra francese; è stata la residenza finale, fino alla sua morte per annegamento, di quello che reputo il piú grande architetto di tutti i tempi: Le Corbusier. Sulla capanna finale, quella di Ludwig Wittgenstein, per adesso non voglio invece anticipare niente, perché assumerà la forma che è giusto che assuma.

Quattro uomini molto diversi tra loro, per formazione e aspettative, che decidono il loro “buen retiro” in modo estremamente simile: quattro architetture semplici, somiglianti e isolate, in cui il mondo, come nell’ husserliana, viene messo tra parentesi. Ma perché?

Innanzitutto, un’intuizione: nessuna teoria filosofica è tale se non viene testata attraverso una pratica di vita. Una “pratica di vita”, per essere tale, deve essere totalmente avvolgente: non si tratta di fare qualcosa nel “tra” delle cose quanto, piuttosto, di essere quella stessa cosa. Gli ultimi corsi di Michel Foucault al Collège de France sono tutti dedicati all’esplorazione dell’essenza di una vita veramente filosofica: non una vita che filosofia ma una vita che filosofia5. Il paradosso a cui arriva Foucault è che una vita realmente da filosofo sia solo quella del cinico, colui che vive nel presente, nell’immanenza e dunque anche nella violenza, e che tende alla presenza totale di sé. Pur non concordando con Foucault, questo libro si colloca nel solco di questa eredità: la comprensione di una vita semplice, ritirata senza essere necessariamente del tutto isolata, e capace di manifestare preoccupazioni legate soltanto all’essenza delle cose. Una trasformazione dell’esistenza non può che essere un processo radicale e il quadrilatero delle capanne è il punto piú estremo di questa radicalizzazione: delle nuove forme di vita, attraverso dei nuovi spazi per la vita6.

I miei viaggi in Oriente, dopo che il portellone aperto mi ha fatto arrivare per la prima volta quell’intenso profumo, sono sempre continuati: assimilare qualcosa in assenza di non ha assolutamente senso. Mi ricordo di un breve periodo trascorso in una di quelle metropoli asiatiche dove tutto è caotico, sporco, confuso: Mandalay. Non lontano dal quartiere indiano, mentre cercavo ingenuamente un piatto di cibo accettabile secondo i miei standard (tentativo fallito, giustamente), un piccolo tempio induista attirò la mia attenzione: una volta entrato, dopo essermi tolto le scarpe come necessario, un prete cominciò a raccontarmi la sua storia in un ottimo inglese. Cresciuto in India, laureato in America, convinto del “vishvarupa”7, ovvero del fatto che ogni divinità e religione siano solo strumenti per arrivare vicino all’unico Dio dell’universo, aveva deciso di ritirarsi occupandosi della gestione del tempio che fu anche del padre, il quale, di lí a poco, mi mise uno di quei particolari braccialetti gialli e rossi che sulla base del proprio giorno di nascita guidano la sorte di chi li porterà (e guai a perderli). Dopo ore trascorse a parlare e a mangiare le offerte del tempio con lui, ovviamente rimasi incantato dalla sua storia. Ma in che misura modelli di vita simili sono applicabili al nostro universo? La risposta, purtroppo, è negativa: la semplicità, dal nostro lato del mondo, va raggiunta attraverso strade diverse, perché diversi sono i motivi per cui va cercata. Non come conseguenza di un sistema teologico (come nell’induismo) o spirituale (come nel buddhismo), ma come alternativa allo stato di cose maggioritario che ha imposto forme e ritmi insopportabili alle nostre esistenze.

Il primo non detto di questo viaggio nella semplicità riguarda, ancora una volta, il valore della ricerca filosofica: non una forma di apprendimento, ma una trasformazione delle cose stesse. Le cose non si apprendono, si prendono, diventando parte di noi, e quello che stringete tra le mani è cosí un filosofico. Il secondo, forse, è piú esplicito: i quattro tentativi che esploreremo sono anche tentativi di scollegarsi da una “rete” che oggi appare piú presente e reale che mai. Un acronimo ormai abbastanza diffuso è : 8. Si tratta del modo in cui viene identificata l’estensione di internet al dominio delle cose, degli oggetti quotidiani ma anche dei luoghi fisici – una rete non piú soltanto metaforica ma fisica, che rende gli oggetti dotati di un’intelligenza piú o meno forte, grazie al fatto di poter comunicare dati attraverso noi stessi accedendo a informazioni aggregate da parte di altri. Alcuni di voi staranno...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.