Hochet | William | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 144 Seiten

Reihe: Amazzoni

Hochet William


1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-6243-705-9
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 144 Seiten

Reihe: Amazzoni

ISBN: 978-88-6243-705-9
Verlag: Voland
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Cosa è successo nella vita di William Shakespeare tra il 1585 e il 1592, dai ventuno ai ventotto anni? Nessuno lo sa. Sono questi 'anni perduti' che Stéphanie Hochet trasforma in una straordinaria avventura letteraria. William, sposato e padre di tre figli, si sente schiacciato dalle responsabilità familiari e sogna di diventare attore. Per inseguire questo desiderio, decide di fuggire e di entrare in una prestigiosa compagnia teatrale. In un'Inghilterra dove la peste dilaga il suo destino cambia. Decisivi saranno gli incontri con Richard Burbage, che gli ispirerà il personaggio di Riccardo III, e con l'affascinante Christopher Marlowe. Un ritratto intimo del grande drammaturgo inglese che Hochet intreccia con i ricordi della propria esistenza. Temi come l'ambiguità di genere, il conflitto generazionale, il desiderio di fuga e perfino il suicidio assumono una nuova luce, svelando inaspettate affinità tra la vita dell'autrice e quella del suo personaggio.

Nata a Parigi nel 1975, ha esordito nel 2001. Autrice di undici romanzi e un saggio letterario, ha ricevuto il Prix Lilas (2009), il Thyde Monnier de la Société des Gens de Lettres (2010), e più di recente, nel 2017, il Prix Printemps du roman. Ha curato una rubrica per 'Le Magazine des Livres' e collaborato con 'Libération'. Attualmente scrive per il settimanale 'Le Jeudi'.
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1


Nessuno degli Shakespeare si aspettava che il primogenito si sposasse alla tenera età di diciotto anni. Quello spilungone di William non sembrava voler riaprire la bottega di guanti di suo padre e aveva l’aria impacciata di uno scolaro cresciuto troppo in fretta. Il padre e la madre del ragazzo avevano sgranato gli occhi all’annuncio del matrimonio con una certa Anne Hathaway, di ventisei anni. Sebbene gli Shakespeare apprezzassero il padre della futura sposa, la notizia ebbe l’effetto di un cataclisma. William ribaltava ogni usanza di Stratford. Cosa pensava di fare adesso? Mettersi a lavorare sodo per mantenere questa donna e la creatura in attesa di venire al mondo nel ventre della sua promessa sposa? Ma il problema era proprio quello: William non sapeva né voleva lavorare.

Per il giovane il matrimonio era fonte di un misto di gioia e angoscia. Vivere con l’amata lo riempiva di allegria ma allo stesso tempo non poteva fare a meno di pensare che con quella unione avrebbe cristallizzato la sua vita e i sogni che fino ad allora avevano alimentato la sua incrollabile speranza nel futuro sarebbero stati sepolti come le sorelle maggiori, per sempre sottoterra, nel silenzio dei genitori.

Aveva fatto l’amore con la biondina che conosceva di vista da tempo – a Stratford-upon-Avon tutti conoscono tutti. Abitava in una casa nei dintorni e si recava spesso in città per le compere. Will aveva appena terminato la King’s New School, era cagionevole e vergine ma incredibilmente eloquente. Le aveva fatto una corte dapprima timida, poi sempre più insistente.

L’amore fu consumato all’aperto, agli inizi di primavera, tra un melo e una balla di fieno, all’ora in cui i contadini pranzano con un pezzo di formaggio senza dirsi una parola. Aveva recitato delle poesie baciandole la fronte e poi le labbra. Anne era totalmente conquistata. Tale fu la lievità perfetta e poetica dell’atto quanto considerevoli le conseguenze.

Qualche mese più tardi, Anne diede la notizia al suo amante. Era incinta. Panico.

Per quanto possa sembrare strano, lui non se lo aspettava. La vita sembrava così spensierata e si conoscevano a malapena. Eppure William non si tirò indietro. La sua vita da adulto cominciò proprio come finisce una commedia, con un matrimonio.

Il bambino che nascerà sei mesi più tardi avrà un padre.

Anne, da figlia di yeoman, avrebbe portato con sé alcuni beni materiali, una bella dote. Nessun dubbio che sarebbe stata una moglie affettuosa.

William non ha ancora una professione e sa di non volere seguire le orme del padre, un mercante di pelli divenuto guantaio, dotato di un’inarrestabile ambizione politica che gli ha fatto raggiungere posizioni importanti nel governo della città. Il figlio immagina il proprio futuro lontano da lì, sui palcoscenici dove fin dall’infanzia ha visto gli attori recitare. La sua vita è altrove.

La coppia si stabilisce in un’ala della grande casa degli Shakespeare a Stratford-upon-Avon ed è su una coperta imbottita, nel bel mezzo della notte, che Anne dà alla luce la piccola Susanna. Il padre della neonata si precipita appena le donne gli riferiscono che madre e figlia stanno bene. Accorso al letto di Anne, la bacia, tremando per l’emozione e prende la piccola vita pigolante che apre gli occhi senza vedere – come si fa davanti a un’apparizione miracolosa. Che Dio ti benedica, Susanna mia.

Mai si vide un uomo tanto emozionato di avere un figlio in un’epoca in cui i più scomparivano prima di compiere i tre anni, come fiocchi di neve che evaporano al sole di primavera.

Poche settimane dopo, una volta battezzata la figlia, William lascia Stratford per guadagnarsi da vivere come insegnante in una scuola di campagna. Conosce perfettamente il greco e il latino e l’insegnamento è materia nota. Porta con sé una borsa di libri, alcuni effetti personali, abbraccia i suoi, saluta il padre scuro in volto e monta a cavallo. Torna a casa ogni tre settimane dalla moglie e non fa parola del malessere crescente. Non se la sente di continuare così, non può farlo.

Eppure la coppia si abitua a questa vita inappagante e la signora Shakespeare dà alla luce due gemelli: Judith e Hamnet. Anne sceglie il nome della femmina e Will quello del maschio. Non sa spiegare perché ami quel nome. Ancora una volta le nascite lo sconvolgono e lo esaltano ma poi, passata l’esultanza, la disperazione prende il sopravvento e quest’uomo di ventun anni pensa di essere finito.

Una notte, disteso accanto a sua moglie, gli viene un’idea semplice e netta. Deve scappare. Finalmente respira, all’improvviso rilassato da questo pensiero. La vergogna di abbandonare moglie e figli lo coglie subito dopo, poi, di nuovo, l’ebbrezza di questa sua fantasia.

Sogna di essere un attore fin da piccolo. Vorrebbe diventare qualcun altro grazie alla recitazione, incarnare ruoli diversi per emozionare il pubblico. Idealizza il cameratismo delle compagnie di teatro, il lavoro implacabile del corpo e dello spirito per far sì che un personaggio esista nel modo più intenso possibile.

Quando era ancora bambino suo padre lo portava a teatro. A quel tempo questi riscuoteva i pagamenti delle compagnie itineranti che si esibivano a Stratford. John Shakespeare non avrebbe mai immaginato l’impatto che questi chiassosi divertimenti, questi attori magniloquenti, questi Misteri e queste Moralità avrebbero avuto su suo figlio. I fratelli e le sorelle erano meno entusiasti. John aveva notato che era soprattutto la musica a esaltare William. Il giovane avrebbe voluto addirittura imparare a suonare uno strumento. Amava anche la danza, le gighe lo divertivano molto. Era un ballerino molto agile. Inventava dei passi. Sembrava ubriacarsi di suoni. Ma ad avere il maggior effetto sulla personalità di Will erano stati gli attori. Li ammirava sopra ogni cosa. Si era ripromesso, un giorno, di imitarne le imprese. Gli attori sono degli artisti completi. Si immedesimano nei loro personaggi con una vitalità tale da far dimenticare che si tratta di un’interpretazione. Dei ragazzi si trasformano in donne di ogni età senza che nessuno dubiti nemmeno per un istante che l’essere con indosso quegli abiti non sia una discendente di Eva. Uomini vigorosi interpretano il ruolo di anziani e suscitano pietà per la loro vecchiaia. I più bravi affascinano con la sola presenza. Modulano le loro voci come fossero strumenti musicali e fanno tremare i muri quando sono al culmine della furia. Il piccolo William si avvicinava il più possibile al palco e il cuore gli batteva all’impazzata. Di colpo, davanti a lui, è tutto un canto, una danza, un complotto, una minaccia, un tradimento, un corteggiamento. Il Verbo si fa imponente, il testo cerca l’effetto facile e diventa enfatico. Applausi. Stupore.

Il ragazzo ha studiato con assiduità alla King’s New School. Gli è rimasto il ricordo della sofferenza fisica causata dal dover rimanere immobili al gelo, l’umidità della scuola, le recite, le mille e una figure retoriche della lingua di Cicerone e la folgorazione di fronte alla bellezza dei versi di Virgilio, di Ovidio... La poesia latina è stata una rivelazione. Con lo sguardo magnetizzato da una carta geografica, ha sognato l’Italia, ha desiderato incontrare Giulio Cesare. Quando scopre gli intrighi di Nerone, Will freme e gioisce. Tutta quella crudeltà, tutto quel sangue versato.

Ha studiato così tanto da conoscere i classici a memoria a quindici anni. Non ha mai lasciato la contea di Warwickshire e ha frequentato soltanto ragazzi della sua età, li ha osservati avidamente durante le lunghe ore di studio, scrutando ossessivamente i lineamenti dei loro volti.

Frequentare l’università non è mai stata un’opzione. Non era nei progetti del padre, che lui assiste per qualche tempo nel lavoro di funzionario di Stratford. Si annoia. Sogna l’arte. Un’arte che unisca la poesia, la suspense, il terrore, la grandezza. Non sa ancora che forma assumerà, sogna a occhi aperti. Sa che gli attori sono straordinari messaggeri dell’immaginario. Stringe legami con alcuni di quelli che recitano a Stratford. Una volta passa la notte con gli artisti di una compagnia che deve partire in tournée il giorno dopo. Chiacchierano e bevono birra fino all’alba. Parla della sua meraviglia per il loro lavoro, del suo desiderio di calcare la scena insieme. Gli attori sorridono. Sentono in lui una febbre e una conoscenza del teatro assai rara per un ragazzo della sua età che non è del mestiere. Al mattino la compagnia lascia la città e Will rientra alla casa paterna in uno stato di eccitazione e nostalgia.

Dubita che un’occasione simile possa presentarsi di nuovo. Come diventare un attore se si vive lontano da Londra e se nessuno del proprio ambiente può o vuole farti entrare in una compagnia? I primi anni della giovinezza hanno suscitato in lui la paura e la determinazione. Paura di non diventare un attore e determinazione di non lasciarsi sfuggire nessuna occasione.

È Pasqua a Stratford. Will, diciassette anni, partecipa ai festeggiamenti con suo fratello più piccolo Gilbert. Incontrano gli altri giovani della città e si divertono a fare battute sulle ragazze che vedono. Quando passa Anne, un gradasso spinge William alla spalla. Va’ a farle un po’ di corte! Scommettiamo che non ti dà retta per più di tre minuti? William ha bevuto numerose pinte di birra e non resiste alla sfida. I ragazzi guardano da lontano. Il figlio di John è timido e poco intraprendente con le fanciulle. E non è neppure particolarmente bello. Ha già incrociato Anne ma non le ha mai parlato. È la prima volta che cerca di conquistare una donna. Stranamente, lei gli piace. Non...



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