E-Book, Italienisch, 400 Seiten
Reihe: Narrativa
Lee La poltrona della SS
1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-7452-917-9
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 400 Seiten
Reihe: Narrativa
ISBN: 978-88-7452-917-9
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Daniel Lee, storico inglese della Seconda Guerra Mondiale e specialista della storia degli ebrei in Francia e Nord Africa durante la Shoah, insegna all'Università Queen Mary di Londra. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo Pétain's Jewish Children (2014), incentrato sulle sorti dei giovani ebrei sotto il regime di Vichy.
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Introduzione
La maggior parte degli abitanti di Stoccarda, capoluogo dello stato tedesco del Württemberg, non aveva ancora fatto programmi particolari per il fine settimana mentre si recava al lavoro la mattina del 6 marzo 1936. In città c’era un’atmosfera decisamente diversa rispetto alla grande carica di energia ed entusiasmo di qualche settimana prima, durante le Olimpiadi invernali. I Giochi erano stati la prima occasione per i dirigenti nazisti di esibire davanti al mondo i loro spettacolari successi economici. Avevano anche sperato di mettere a tacere le voci di repressione nei confronti degli ebrei e degli oppositori politici nella nuova Germania hitleriana. Dopo la cerimonia di chiusura, però, man mano che i visitatori andavano via, le bandierine dei festeggiamenti erano state rimosse e i cartelli antisemiti erano stati rimessi in tutta fretta al loro posto nei luoghi pubblici1.
I cinque giuristi che lavoravano alla sezione IIIc del Dipartimento di Polizia del Württemberg avevano ben poco da aspettarsi dall’uggioso e rannuvolato fine settimana di marzo che si stava avvicinando. Quando quel venerdí giunse al termine e il ticchettio delle macchine da scrivere insieme allo squillare dei telefoni si acquietarono, Walter, Wilhelm, Kurt, Rudolf e Robert uscirono dall’ufficio al primo piano dell’Hotel Silber, un imponente edificio in stile neorinascimentale che si trovava nel centro storico della città sveva, vicino al Castello Vecchio risalente al X secolo. Ma il fine settimana si sarebbe rivelato tutt’altro che tranquillo. Proprio in quei giorni, con una mossa spettacolare – e illegale – Hitler rimilitarizzò la Renania, segnando una sostanziale rottura delle condizioni poste dal Trattato di Versailles. I cinque uomini, in quanto giuristi, si sarebbero dovuti occupare delle future rivalse giudiziarie e delle conseguenze della rioccupazione tedesca nell’ambito della diplomazia multilaterale, e quindi il lunedí, al rientro al lavoro, avrebbero avuto molto piú di cui discutere rispetto al solito.
Insieme formavano un gruppetto affiatato, separato dal resto dei duecento impiegati dell’Hotel Silber2. Avevano tutti quasi trent’anni o poco piú, tre di loro avevano studiato Legge alla prestigiosa Università di Tubinga e tutti, eccetto Kurt Diebitsch, erano entrati nella sezione IIIc solo dopo la presa del potere da parte dei nazisti qualche anno prima. Al di fuori dei rigidi confini dell’Hotel Silber, i cinque uomini e le loro famiglie si frequentavano. Il mese prima avevano festeggiato il matrimonio di Robert Griesinger, un tipo alto, dai capelli scuri e sempre elegante, il piú giovane e l’ultimo arrivato del gruppo, il quale, dopo un interminabile fidanzamento, era finalmente convolato a nozze con la sua fidanzata di Amburgo.
Fin dalla primavera del 1933 la sezione IIIc della polizia aveva svolto un ruolo speciale che aveva permesso al nazismo di radicarsi e svilupparsi a Stoccarda. Non si trattava di un normale corpo di polizia. Per essere piú precisi, era la sede centrale della Polizia politica dello stato del Württemberg, nota allora come oggi con il suo nome piú conosciuto: Gestapo. Sotto il nazismo, la Polizia politica del Württemberg occupò le centoventi stanze distribuite sui sei piani dell’Hotel Silber. A pianoterra c’erano le famigerate celle di tortura della Gestapo. Ancora oggi, alcuni degli abitanti piú anziani di Stoccarda continuano a evitare Dorotheenstrasse a causa delle spaventose storie che hanno sentito da bambini su ciò che succedeva in quel pianoterra. A capo della Polizia politica del Württemberg c’era Walter Stahlecker. Un uomo magro, con occhiali cerchiati di metallo, capelli lucidi e sottili accuratamente pettinati all’indietro, che sarebbe passato a comandare l’Einsatzgruppe A, l’unità mobile di sterminio responsabile del massacro di centinaia di migliaia di ebrei nei paesi baltici durante la guerra. Il suo vice Wilhelm Harster, un tipo biondo e tarchiato, avrebbe prestato servizio nei Paesi Bassi come capo della Polizia di sicurezza e del Sicherheitsdienst (SD) – il servizio di sicurezza e di intelligence delle Schutzstaffel (SS) – e fu determinante nella deportazione di piú di centomila ebrei del paese. Mentre Stahlecker si faceva largo nei paesi baltici e Harster scovava ebrei nei Paesi Bassi, Rudolf Bilfinger, che era stato praticante nella segreteria dell’ufficio di Stoccarda, rimase in Germania, dove lavorò alla Direzione generale per la sicurezza del Reich (RSHA) in qualità di capo dell’ufficio organizzativo e legale. Collaboratore di Adolf Eichmann, nel 1942 Bilfinger fu una delle menti legali della Soluzione finale3. In seguito sarebbe stato comandante della Polizia di sicurezza e dell’SD a Tolosa.
Ma mentre i nomi di questi tre uomini sono rintracciabili negli studi sulla Seconda Guerra Mondiale, lo stesso non si può dire di Kurt Diebitsch, il quarto giurista, rimasto ucciso durante l’invasione dell’URSS nel 1941; o del novello sposo Robert Griesinger, il quinto uomo, che avrebbe terminato la guerra come esperto legale di un dicastero governativo nella Praga occupata.
Il nazismo ha avuto un impatto devastante sul mondo e, dopo piú di tre quarti di secolo, continua ad affascinare. Ma si conoscono per lo piú solo i nomi di un gruppetto di uomini che facevano parte della cerchia ristretta di Hitler. Che dire invece di personaggi come Diebitsch e Griesinger, che finora erano sfuggiti all’attenzione di film, documentari e libri di storia? Questi nazisti di rango inferiore sono doppiamente invisibili: ignorati dagli storici, ma anche dimenticati o volutamente cancellati dalla memoria dei loro parenti ancora in vita. Il gravoso compito di individuare prima e di capire poi le esperienze e il modo di sentire di alcuni personaggi minori che facevano capo al regime è importante per ciò che ci rivela sul consenso e il conformismo sotto il comando della svastica. Recuperare dal passato le voci perdute rende possibile formulare nuove domande sulle responsabilità, le colpe e le manipolazioni, offrendoci una visione precedentemente trascurata dell’ascesa del nazismo e del funzionamento interno del suo dominio.
Questo libro racconta due storie che si intrecciano fra loro: una riguarda la vita del giovane giurista Robert Griesinger, l’altra lo svelamento di quella stessa vita, attraverso una serie di coincidenze, indagini, telefonate a persone sconosciute, miti familiari, vere o false amnesie, vicoli ciechi – nonché le ripercussioni che queste inquietanti rivelazioni hanno avuto sulle vite dei discendenti di Griesinger. La prima storia mi interessa per lo sguardo che consente di gettare all’interno della quotidianità della Germania nazista. La seconda mi ha personalmente coinvolto, perché la mia caccia a Griesinger mi ha portato a conoscere, tra gli altri interlocutori delle mie ricerche, le sue due figlie sopravvissute, Jutta e Barbara, nate rispettivamente nel 1937 e nel 1939, che hanno condiviso con me i loro ricordi e sono giunte a loro volta a considerarmi una fonte di informazioni sul padre che era morto quando erano ancora bambine, e la cui assenza aveva offuscato il resto delle loro vite. “Lei somiglia moltissimo a suo padre,” furono le prime parole che rivolsi a Jutta quando la conobbi. Invece Barbara, la sorella minore, ricorda molto la madre.
Sappiamo tuttora molto poco di come hanno vissuto gli anni trenta e quaranta i funzionari di grado inferiore del regime, e in questo senso la vita di Griesinger ci aiuta a capire come sia stato possibile che il potere nazista si affermasse4. I fanatici e gli assassini che ben conosciamo non avrebbero potuto esistere senza tutti coloro che facevano funzionare la macchina del governo, sbrigavano le pratiche e vivevano fianco a fianco con le potenziali vittime del regime, nelle quali infondevano paura e la costante minaccia della violenza. La figura di Griesinger dimostra inoltre quanto sia difficile cercare di ricondurre i singoli individui alle categorie che si applicano abitualmente all’esperienza del popolo tedesco sotto il nazismo5. Il giovane giurista non era né un nazista di alto rango né uno dei subordinati incaricati di sovrintendere allo sviluppo della Soluzione finale – quegli individui a cui la cattiva fama continua ad assicurare memoria. Tuttavia, il suo servizio nella Gestapo lo esclude anche dalla categoria dei “tedeschi comuni”, che spesso raggruppa chiunque, non essendo oppositore politico, ebreo, rom, disabile, omosessuale o nero, aveva i requisiti idonei a partecipare al Reich Millenario. Dopotutto, continuare ancora nella primavera del 1936 a lavorare ogni giorno all’Hotel Silber comportava come minimo un supporto al programma nazista.
La storia che ripercorro in questo libro mostrerà come i quadri di basso rango abbiano probabilmente vissuto tra due mondi del tutto separati, il primo dei quali era popolato dai ben noti alti funzionari del regime, mentre il secondo comprendeva la popolazione tedesca comune6. Nel momento stesso in cui molti burocrati sviluppavano un’approfondita conoscenza della forma e della portata del nuovo regime, entrando talvolta in contatto con alcuni tra i protagonisti chiave del Terzo Reich, si trovavano anche a condividere gli stessi spazi di vita e a interagire quotidianamente con la massa della popolazione a cui la nuova legislazione era destinata. Griesinger non era un tedesco qualsiasi: era un nazista...




