Noam | L'impatto dello streaming | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 1016 Seiten

Reihe: SuperTele

Noam L'impatto dello streaming

Contenuti video, regolamentazione e società
1. Auflage 2024
ISBN: 978-88-3389-565-9
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Contenuti video, regolamentazione e società

E-Book, Italienisch, 1016 Seiten

Reihe: SuperTele

ISBN: 978-88-3389-565-9
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Questo libro prende in esame la prossima generazione della tv, quella distribuita online. Con una rara capacità di lettura del mercato presente e futuro, Noam analizza uno per uno tutti gli elementi che caratterizzano le piattaforme digitali e le video cloud: la struttura tecnologica, i modelli di business, e poi l'impatto sulla produzione e sulla qualità dei contenuti, oltre che sui consumi e su tutta la società. Quali sono le forme e i modelli di questo nuovo contenuto? Che tipo di accelerazione culturale e sociale dobbiamo aspettarci? Quali sono le implicazioni politiche di questo rinnovato sistema mediale? Quali problemi emergono già all'orizzonte? Che tipo di potere economico si sta imponendo nelle industrie dei media di tutto il mondo? E come si può affrontare? L'autore risponde a queste e altre domande con fatti e cifre, spaziando tra tecnologia, economia, studi sulla comunicazione, politica e diritto. Esamina le opzioni normative e raccomanda un approccio inedito per i media audiovisivi. L'obiettivo del libro è quello di comprendere i profondi cambiamenti tecnologici in corso in modo da essere pronti a confrontarsi con le grandi potenze mediali di una nuova era della televisione, un'epoca caratterizzata da una forte concentrazione di mercato, con un numero sempre più ristretto di attori globali che dominerà l'intero sistema. Con conseguenze sui contenuti e sui modi in cui li guardiamo.

insegna economia e finanza alla Columbia Business School e dirige il Columbia Institute for Tele-Information (CITI). Come studioso si occupa degli aspetti economici, gestionali e regolamentativi dei media e del mondo digitale, e degli assetti proprietari dei mezzi di comunicazione. Ha scritto e curato più di trenta volumi.
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Weitere Infos & Material


2
LE TRE GENERAZIONI DELLA TELEVISIONE


2.1 INTRODUZIONE


Le prime due generazioni della televisione hanno avuto un fortissimo impatto a lungo termine, pur evolvendosi lentamente; provate a immaginare che incidenza potrebbe avere un sistema che progredisce in modo più rapido. La televisione ha già fatto parecchia strada, ma gliene resta ancora tanta da percorrere. Inoltre, la storia di questo medium è caratterizzata da una costante: la miopia. Nelle passate generazioni, i consumatori non sentivano il bisogno di qualcosa di più avanzato di quello di cui già disponevano e, quando emergeva un nuovo medium, si tendeva a sottostimarne ampiamente l’impatto.

Fino a oggi le generazioni della televisione sono state due: quella del broadcasting via etere, dapprima in bianco e nero e poi a colori, e quella della tv multicanale, basata su diverse piattaforme di distribuzione (cavo, satellite, home video).

Nel tempo, il segnale della tv broadcast e di quella multicanale è passato da analogico a digitale, e questo ha permesso una definizione più precisa e l’integrazione del medium in un più ampio sistema tecnologico digitale di computer e dispositivi elettronici.

2.2 LA PRIMA GENERAZIONE: LA TV BROADCAST


La televisione era molto semplice: pochi canali broadcast, che operavano su licenza governativa,sottoposti al controllo di una rigida regolamentazione da parte dei governi. A seconda del paese, doveva essere politicamente bilanciata tra i principali partiti, avere modelli di business limitati, essere proprietà di pochi, sostenere la cultura nazionale e così via.

L’impatto del broadcasting sulla società è stato enorme.

Tutto ha avuto inizio con la radio, che ha definito molti dei modelli che sono stati poi estesi anche alla televisione. Anche se all’inizio era stata prevalentemente concepita come un medium a scopo educativo e finalizzato alla trasmissione di notizie e informazioni – un «giornale senza carta» o un’«aula scolastica dell’etere» – la radio (e lo stesso vale per la tv) divenne in breve un medium di intrattenimento, pur continuando a essere un fornitore di news molto influente. La radio si diffuse in maniera abbastanza rapida a mano a mano che la performance e la facilità di utilizzo dei ricevitori miglioravano, e i prezzi degli apparecchi diminuivano. La radio costituì inoltre un formidabile strumento per la trasmissione delle notizie e la diffusione della propaganda durante gli sconvolgimenti politici e militari della Grande depressione, della seconda guerra mondiale e della guerra fredda; utilizzata da Churchill come da Hitler, da Franklin D. Roosevelt come da Mussolini, la sua capacità di raggiungere simultaneamente e in tempo reale l’intera collettività conferì ai governi un potere senza precedenti. Questo medium divenne inoltre un importante strumento per le vendite di massa, soprattutto nei paesi che disponevano di un sistema radiofonico commerciale, come il Nord America. La trasmissione su larga scala contribuì alla creazione di una cultura maggiormente nazionale, come si poté vedere, ad esempio, con la riduzione degli accenti regionali.

Negli Stati Uniti la trasmissione televisiva sperimentale ebbe inizio nel 1928, da Schenectady. Nel 1935 la RCA avviò un regolare servizio di trasmissioni, dopo una fase sperimentale che coincise all’incirca con quella di Germania, Regno Unito, Francia, Giappone, Italia e Unione Sovietica. La televisione broadcast si sviluppò a partire dal 1946 e divenne in breve la principale fonte di intrattenimento e di news, con conseguenze profonde e di ampia portata, tra cui:

Concentrazione della produzione all’interno del mercato nazionale


Gli spot pubblicitari erano costosi, a causa della relativa carenza di spazi (slot), legata, a sua volta, alla scarsità dei canali disponibili. Il settore pubblicitario era inoltre caratterizzato da significative economie di scala. Tutto questo avvantaggiò le aziende più grandi, che potevano permettersi di investire nella pubblicità, contribuendo così al loro predominio economico.

Scarsa qualità della programmazione


Un altro elemento connesso alla scarsità dei canali era la programmazione commerciale, che era pensata per un «minimo comun denominatore», ovvero il numero più alto di spettatori possibile, in rapporto al loro potenziale di spesa e al loro grado di sensibilità alla pubblicità.

Impatto negativo sul medium cinematografico


La produzione hollywoodiana di film conobbe un declino in termini di pubblico, numero di film, tematiche e livello di maturità dell’audience. Negli Stati Uniti, le presenze nelle sale cinematografiche crollarono dai 60 milioni del 1950 ai 40 milioni del 1960. Il calo fu ancora più accentuato nel pubblico adulto. In risposta, Hollywood investì più risorse nell’intrattenimento blockbuster di grande effetto, che non poteva essere fornito dalla televisione, e ampliò l’offerta per il pubblico adolescente.

Riduzione del ruolo dei genitori


La tv divenne il punto focale della vita domestica. Il tempo in famiglia veniva trascorso davanti alla tv piuttosto che attorno al tavolo da pranzo. Tutto questo provocò il trasferimento dell’autorità dei genitori in carne e ossa a modelli genitoriali fittizi. La televisione divenne quindi un sostituto degli esseri umani, una babysitter e una creatrice di modelli di comportamento. «La televisione è la migliore bambinaia del mondo», proclamava con tono entusiastico il nel 1948.

Controllo delle news


Nel sistema televisivo, le tre testate giornalistiche commerciali ottennero un importante potere come e questo le spinse ad adottare una prospettiva complessivamente centrista, per accontentare uno spettro di telespettatori il più ampio possibile.

Superficialità delle notizie


Mentre l’informazione radiofonica aveva assunto più la forma di sommari e radiocronache, i giornali restavano la fonte di notizie a cui rivolgersi per un’informazione più approfondita. La televisione, tuttavia, aggiunse la dimensione visiva, attraendo rapidamente sia l’attenzione del pubblico sia il business delle agenzie pubblicitarie. La migrazione della pubblicità nazionale sulla tv portò al declino della carta stampata: diminuì la circolazione dei giornali, e molti giornali della sera chiusero i battenti, schiacciati dalla concorrenza dei notiziari serali. Scomparvero progressivamente anche le riviste generaliste che facevano un ampio utilizzo delle immagini, come (che, nel momento di massima diffusione, vendeva più di 13,5 milioni di copie a settimana), e il .

Semplificazione della politica: da concettuale a visiva


La trasmissione dei dibattiti presidenziali alla televisione fece slittare il focus degli spettatori dalle argomentazioni proposte all’appeal visivo, la sicurezza e il carisma dei candidati. Un’indagine ha rivelato che nei dibattiti del 1858 i due candidati, Lincoln e Douglas, si esprimevano con il lessico di uno studente di terza o quarta superiore, mentre in quelli del 1960 Richard Nixon e John Kennedy utilizzavano un vocabolario più semplice, da studente di seconda superiore. George W. Bush e Al Gore, nei dibattiti del 2000, impiegavano il lessico di uno studente della scuola media. Inoltre, gli «eventi mediali» di grande impatto visivo divennero una costante della politica.

Sviluppo di una prospettiva globale e socialmente consapevole


Se guardiamo il lato positivo, grazie alla televisione la gente ebbe l’opportunità di conoscere un mondo che andava oltre a quello della propria comunità di riferimento. Poteva, ad esempio, vedere la dura realtà della guerra e della povertà. La copertura televisiva degli eventi politici permise agli elettori di viverli (quasi) in diretta, come nel caso del di Nixon del 1952, delle audizioni Esercito-McCarthy del 1954, dell’assassinio di Kennedy nel 1963 e della guerra del Vietnam negli anni Sessanta. Insomma, non stupisce affatto che la generazione ribelle degli anni Sessanta fosse la prima a essere cresciuta con la televisione.

2.3 LA SECONDA GENERAZIONE: LA TELEVISIONE MULTICANALE


La tv via cavo


Che abitassero in remote zone di montagna o in popolosi centri urbani, gli utenti statunitensi non riuscivano a ricevere in modo chiaro il segnale broadcast. Attorno al 1948, alcuni venditori di elettrodomestici che servivano le cittadine delle remote valli della Pennsylvania e faticavano a vendere televisori a causa della scarsa qualità del segnale ebbero l’intuizione di installare delle antenne in cima alle colline e dei cavi che le collegassero alle abitazioni della vallata, facendosi pagare per questo servizio. Quando fu avviato, il servizio via cavo era considerato come semplice servizio aggiuntivo di «televisione comunitaria» (, CATV) della televisione tradizionale. In genere gli intervistati erano soddisfatti dell’offerta via etere, anche se si limitava a 3 o 5...



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