Recalcati | Elogio del fallimento | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 278 Seiten

Recalcati Elogio del fallimento

Conversazioni su anoressie e disagio della giovinezza
1. Auflage 2022
ISBN: 979-12-5982-069-3
Verlag: Il Margine
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Conversazioni su anoressie e disagio della giovinezza

E-Book, Italienisch, 278 Seiten

ISBN: 979-12-5982-069-3
Verlag: Il Margine
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Massimo Recalcati, meditando sulla propria pratica clinica di psicoanalista, offre una visione lucida e appassionata del nostro tempo: in un mondo in cui prevale il culto della prestazione, l'esperienza del fallimento costituisce per il soggetto una concreta possibilità di trasformazione. Elogio del fallimento propone una serie di conversazioni svoltesi nelle circostanze più varie, su riviste e in trasmissioni radiofoniche, tra il 1998 e il 2011; i temi affrontati sono quelli del desiderio e del godimento, del disagio della giovinezza, delle anoressie-bulimie, delle mutazioni antropologiche in atto, della crisi diffusa del discorso educativo e del carattere onnipervasivo del discorso del capitalista. La tesi di fondo di Recalcati è che, in un mondo in cui prevale il culto della prestazione, l'esperienza del fallimento costituisca per il soggetto una concreta possibilità di trasformazione, che sia anzi per certi versi, in un'ottica psicoanalitica, la sola esperienza in grado di aprire inattesi orizzonti di senso. Attraverso Lacan, accostato qui al Pasolini luterano, Massimo Recalcati, meditando sulla propria pratica clinica di psicoanalista, offre una visione lucida e appassionata del nostro tempo e dei sintomi che lo rappresentano, insieme a una sintesi chiara ed efficace del proprio itinerario di ricerca che può considerarsi una prima introduzione generale al suo pensiero.

È uno psicoanalista lacaniano tra i più noti in Italia, soprattutto per i suoi studi sui disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia). Nel 2003 ha fondato JONAS, Centro di Clinica Psicoanalitica per i Nuovi Sintomi, con l'intento di allargare l'indagine iniziata sull'anoressia e la bulimia anche agli altri sintomi con cui il disagio soggettivo si manifesta nel tempo della contemporaneità: attacchi di panico, depressione, problematiche legate alle nuove famiglie, tossicodipendenze. È membro fondatore di ALI (Associazione Lacaniana Italia di psicoanalisi) e direttore scientifico dell'IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) e del Corso di specializzazione per i Nuovi Sintomi di Jonas Onlus (Milano). Insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l'Università di Pavia e Psychopatologie de l'anorexie presso l'Università di Losanna.
Recalcati Elogio del fallimento jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


Introduzione


Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto.

vangelo di luca, 6,44

Il frutto e l’albero. Il problema della formazione è stato filtrato frequentemente da questa immagine. Come un albero può dare i suoi frutti? Come un albero può diventare capace di generare frutti? Conosciamo l’ira di Gesù verso l’albero di fico che non sa fruttificare e la sua condanna alla sterilità eterna. È la stessa ira che anima, in un’altra parabola evangelica, la stizza del padrone dei campi di fronte a colui tra i suoi servitori che ha preferito seppellire il suo talento per conservarlo, anziché rischiare di farlo fruttare. «Per paura», precisa il servitore. Per paura ha deciso di seppellire il denaro consegnatogli dal suo padrone. Ha scelto di sotterrare la sua quota per paura di perdere tutto. È la paura che frena la vita nel generare i suoi frutti. È la paura che ha spinto l’uomo a interrare il denaro. È la paura, l’assenza di fede, che insterilisce l’albero. «Chi più ha più avrà!», insiste invece Gesù, esasperando volutamente la radicalità del suo messaggio: solo l’esposizione dell’esistenza al rischio della nuda fede rende possibile la generatività, solo la spinta a dare i propri frutti rende la vita degna di essere vissuta.

Ma non è forse questa una possibile definizione psicoanalitica del desiderio? Non è il desiderio la forza della nuda fede? Chi più ha fede, chi più rischierà sulle sue possibilità, chi più si saprà esporre alla contingenza illimitata dell’esistenza, all’imprevisto, alla sorpresa dell’incontro, chi più avrà questa fede, la nuda fede del desiderio, più saprà rendere le possibilità davvero possibili, «più avrà» sostiene Gesù. Altrimenti c’è il destino del fico che perde l’appuntamento col desiderio. Perché è sempre «adesso» che si tratta di dare i propri frutti. Non chissà quando, non più tardi, non quando sarò sufficientemente maturo. Tra le foglie del fico non c’è un solo frutto. Il fico è allora maledetto per l’eternità perché ha mancato il tempo della soddisfazione. Il suo destino manifesta così il destino che attende quell’esistenza che riduce se stessa a mera sopravvivenza biologica, alla conservazione di sé, alla difesa strenua di quello che già ha. Il talento resta assente, viene sepolto sotto terra. Per paura, dicevamo. L’arretramento della vita, l’assenza di possibilità, la rinuncia alla speranza, la rassegnazione, il ripiegamento mortifero e depressivo sono tutte strategie di evitamento del rischio del desiderio.

Tra l’albero e il frutto c’è sempre un salto, una discontinuità. L’albero può restare sterile, può non generare nulla. In questo si rivela tutta la portata etica della metafora cristiana. La predicazione davvero esistenzialista di Gesù non pone il problema dell’esistenza a partire dalla centralità dell’eidos, dall’essenza universale dell’umanità; per lui non è l’essenza che determina l’esistenza, non è l’essenza che precede l’esistenza, perché ciò che lo interessa è la possibilità che un albero particolare possa, o meno, essere generativo, che sappia o meno generare i suoi frutti. Non l’idea dell’albero — e nemmeno, come pensa l’Heidegger di Che cos’è la metafisica?, la terra che ne accoglie le radici —, ma solo i suoi frutti. Questo significa che ciò che più conta non è determinare essenzialisticamente l’esistenza dell’albero ma considerare questa esistenza alla luce di ciò che ha saputo, o meno, generare, alla luce delle sue azioni. È il frutto a chiarire retroattivamente la stessa idea di albero. È, infatti, solo dai suoi frutti che possiamo riconoscere la stoffa dell’albero. Questo radicale rovesciamento del platonismo, sempre in opera nella predicazione di Gesù, attraversa anche la psicoanalisi, per la quale il desiderio è innanzitutto un compito etico che spetta al soggetto assumere o disattendere: sarò stato capace di non cedere sul suo imperativo? Sarò stato in grado di non indietreggiare, di non evadere, di non evitare la responsabilità che la sua assunzione implica? Ho disperso o ho fatto fruttificare il mio desiderio?

Il disagio della giovinezza ha certamente a che fare con l’albero e i suoi frutti. Il tempo dell’adolescenza è il tempo che più di altri svela come il destino del frutto non sia affatto già scritto nell’albero. Il risveglio di primavera dell’adolescenza investe innanzitutto e, non a caso, la necessità, come si esprimeva Artaud, di «rifarsi un corpo», di inventarsi un corpo nuovo che sarà sempre un frutto imprevisto dall’albero. Quando è in gioco la soggettivazione non è, infatti, mai una questione di evoluzione, di maturazione, di dispiegamento di un programma biologico predeterminato. C’è sempre una sorta di sproporzione, di anomalia, di devianza, di eccentricità tra la crescita dell’albero e il suo frutto. Quando in gioco è l’albero-soggetto non esiste solo automatismo, non esiste solo necessità naturale. Lacan ce lo ricorda con insistenza: il soggetto non risponde a una legge, non è l’effetto di una causalità necessaria, non è il frutto già contenuto nel programma dell’albero-eidos. Lo sappiamo: ci sono alberi sterili, alberi che non fruttificano, alberi morti, come il fico a cui Gesù non risparmia la sua maledizione. Ci sono alberi sradicati dalla violenza della vita, travolti da inondazioni, spezzati dai fulmini, marciti per malattie. Il frutto non è custodito, né protetto in nessuna essenza. Nessun Padre, nessun Nome del Padre, nessun grande Altro potrà mai garantire all’albero i suoi frutti. Nessun Padre potrà salvarci. Il frutto non è il destino ineluttabile dell’albero. Resta un evento contingente che può accadere o meno. Ma è da questo evento, e non da una essenza già scritta, che un albero può essere riconosciuto per ciò che è. È il frutto, come predica Gesù, la verità dell’albero; è solo dal frutto che si giudica un albero.

Il disagio della giovinezza è generato dall’incontro con l’impossibilità che l’Altro possa garantire il desiderio del soggetto. Le identificazioni infantili che ci hanno protetto dalla contingenza traumatica del desiderio e che ci hanno offerto una appartenenza più o meno sicura al luogo dell’Altro, si disfano e lasciano il posto all’emergere di una singolarità che non può più subordinare la propria soddisfazione a quella dei genitori. L’adolescenza è il tempo di uno strappo che esige però anche la forza di sostenere questo gesto nel tempo — il tempo della soggettivazione. Quando lo strappo necessario non è sostenuto soggettivamente nel tempo, può dare luogo, come la clinica dell’adolescenza ci mostra, a derive dissipative. La separazione può confondersi con la dissoluzione, la soggettivazione come una rivolta senza pace. Pensiamo, tra i tanti esempi possibili, all’esperienza tossicomanica o a quella dell’anoressia. Le anoressie possono essere, in effetti, una risposta al disagio della giovinezza che finisce per assolutizzare la separazione, per declinarla come in una opposizione pura verso l’Altro. Se l’Altro della garanzia e della protezione non esiste o nasconde la sua inesistenza rivelandosi soffocante e superegoico, onnipresente, l’anoressia è un tentativo di rispondere a questa inesistenza cementando il corpo, compattandone l’esistenza, escludendo la contingenza del desiderio, separandolo dal desiderio dell’Altro. Si tratta di provare a fare esistere l’Altro per il tramite di un corpo che assume i caratteri di un fascio, di una lega, di un minerale. Come se il corpo dovesse essere salvato dal rischio della contaminazione con l’imprevedibilità del desiderio. Se il disagio della giovinezza scaturisce dall’incontro con l’inesistenza dell’Altro, la tentazione è sempre quella di risolvere questo disagio riabilitando un Altro ideale in grado di rassicurare la vita dal rischio della vita. Ma il prezzo di questa riabilitazione può essere proprio la sterilità dell’albero. L’anoressia è un nome preciso di questa sterilità. Non c’è in realtà alcuna possibilità per l’essere umano di fare a meno dell’Altro. Il desiderio è sempre, ripete Lacan, desiderio dell’Altro.

Il disagio della giovinezza dei nostri tempi è più caratterizzato dalla sterilità del desiderio, dalla sua assenza che non dal conflitto che la sua presenza provoca. Lo aveva già visto bene Pasolini quando rimproverava ai giovani del Sessantotto — e lo stesso farà Lacan — di criticare i padri solamente per cercare un altro padrone, assai più ineffabile e potente: la macchina del discorso del capitalista. Se consideriamo questa tendenza conformista come un tratto del disagio della giovinezza ipermoderna, non possiamo non considerare il fallimento come una possibilità autentica per il desiderio. Si tratta di recuperare il fallimento come una manifestazione del desiderio e non come un mero insuccesso nell’affermazione del proprio io. L’erranza, lo sconfinamento, la perdita di sé possono essere le occasioni per l’incontro con il proprio desiderio rimosso. Diversamente, molto malessere giovanile sembra oggi assumere le forme apatiche di un conformismo ordinario o di una compulsione a godere del tutto prive dell’eros del desiderio.

L’esperienza dell’analisi mostra che il frutto dell’albero non si chiama mai con un solo nome. E soprattutto non si chiama né «adattamento», né «trasgressione». Non è mai un frutto già conosciuto, un frutto seriale. Il frutto che rende riconoscibile l’albero è sempre particolare, fuori serie, unico. Il frutto non coincide col successo sociale o con l’affermazione professionale di una vita. Essere un albero capace di fruttificare non significa essere un...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.