Salvini | Pelli | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 144 Seiten

Reihe: narrativa

Salvini Pelli


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5480-201-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 144 Seiten

Reihe: narrativa

ISBN: 979-12-5480-201-4
Verlag: Nottetempo
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



'C'è un puma ad Agra'. Zelda riceve una telefonata allarmata dell'ex nuora Allison: nella loro cittadina in Oklahoma è stato avvistato un animale che si credeva scomparso da tempo. Dal terribile omicidio di tre bambine scout avvenuto anni prima, per mano - stando alle voci - di un nativo americano capace di trasfigurarsi in puma. Ma per Zelda quelle parole risvegliano ben altri ricordi, anch'essi intrisi di pericolo: ad attenderla, al limitare dell'oscurità della memoria, c'è il marito Tom, ormai morto. Il loro innamoramento sfociato in un matrimonio spento e segnato dalla violenza: Zelda come le bestie cacciate da Tom, creature affascinanti da prevaricare per la semplice consapevolezza di esserne capace. Le loro pelli esposte in casa, immortalate nella stasi della sconfitta. E poi il pensiero va a Gareth, il figlio un tempo amatissimo che ora è solo un guscio di risentimento e pregiudizio, così simile, troppo simile al padre. Alla nipote Grace, una bambina che ha già sviluppato una scorza che lei non riesce a penetrare. Zelda si scopre insofferente, si scopre succube di una passività che, ora che è in là con gli anni, non le calza più. Zelda, a poco a poco, scopre se stessa. Rachele Salvini ci consegna una storia sul riscatto delle vittime e su una crescita personale che non conosce tempo né età, un romanzo che dal cuore degli Stati Uniti parla alle donne spezzate di ogni angolo del mondo.

Rachele Salvini è nata a Livorno ma vive da anni negli Stati Uniti. I suoi racconti sono stati pubblicati su riviste letterarie americane e italiane. Ha conseguito un dottorato in Inglese presso la Oklahoma State University e al momento insegna Scrittura al Gettysburg College. Ha esordito con No Big Deal (nottetempo, 2024). Pelli è il suo secondo romanzo.
Salvini Pelli jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


1


“C'è un puma ad Agra,” dice Allison, la voce che si rompe dall'eccitazione.

Quando Allison chiama le mani di Zelda sono intrise di latte cagliato, e non è certo in vena di intrattenere le fantasie della sua ex nuora. Avrebbe voluto preparare una torta alla crema per Grace, ma la bottiglia di latte è in frigo da giorni e il suo contenuto ormai raggrumato si è inacidito mentre Zelda era presa da altro. Non sa esattamente come sia potuto accadere, come abbia potuto essere così cieca e negligente. Un tempo non le sfuggiva nulla, si assicurava che Tom al mattino trovasse sempre una bottiglia di latte fresco. Quell'abitudine Zelda l'ha mantenuta anche ora che Tom non c'è più, ma il latte lo beve di rado e così la bottiglia se ne rimane lì, e va a male.

La chiamata di Allison è una sorpresa non particolarmente gradita. Il telefono le scivola tra le mani; deve schiacciarlo tra il mento e la spalla sinistra mentre si ripulisce i pantaloni dai residui di latte. Le mani di Zelda sono rigide, la fede incastrata tra le pieghe della pelle. L'anello è così sottile che somiglia a una cicatrice e tira la carne avvizzita stringendola forte, le pieghe tese come una ragnatela allungata troppo tra due rami di uno stesso albero.

“Hai letto?” continua Allison completamente fuori contesto, senza neanche un saluto.

Parlare con Allison significa entrare in un mondo che ha senso solo nella sua testa. È come se pensasse che tutti siano sempre sulla sua stessa lunghezza d'onda, cosa che qualche volta mette Zelda di buon umore: la fa sentire ancora rilevante, in qualche modo, anche se l'ex moglie di suo figlio non è più davvero parte della famiglia. Ma ricorda anche quanto il modo confuso che ha Allison di comunicare un tempo irritasse Gareth – suo figlio la detestava, quella tendenza a tirar fuori dal nulla nuovi argomenti dando per scontato che lui sapesse esattamente di cosa stava parlando.

Stando a Gareth le tipe più mentalmente instabili erano le più brave a letto – parole sue. Zelda si domandava come facesse un figlio a sentirsi a suo agio nel condividere certe informazioni con la madre, ma di solito, quando diceva roba del genere era a Tom che Gareth si rivolgeva, e l'altro scoppiava a ridere mostrandosi d'accordo. Padre e figlio si scambiavano un'occhiata d'intesa, accompagnata dal tintinnio delle bottiglie di birra che incrociavano per suggellare il momento.

Zelda, al contrario di Allison, non è affatto instabile. O almeno non crede. Ora più che mai, a quasi settant'anni, rimugina su troppe questioni rimaste in sospeso, domande a cui non è mai riuscita a trovare risposta, storie, sogni, visioni e ricordi che non ha mai decifrato. Chi può definirsi sano? Chi può definire qualcun altro sano, o instabile, inadatto a mantenere una famiglia e crescere un figlio? Zelda pensava di saperlo.

Quando aveva chiesto il divorzio da Allison, Gareth continuava a ripetere che l'ex moglie era fuori di testa. Non aveva smesso di dirlo finché non era riuscito a convincere il giudice che Allison fosse una madre inadeguata, tra il suo passato con le metanfetamine e i guai con la legge. E ormai Allison ha perso l'affidamento di Grace, si è trasferita da sua madre a Muskogee, e adesso la sta chiamando. Non si sentono da mesi.

“Eri su Facebook oggi?” continua prima che Zelda possa aprir bocca.

“No,” risponde lei, ed è sicura che Allison stia per tirare fuori qualche altro pettegolezzo idiota, magari una delle sue teorie cospirazioniste sul governo che pompa le pannocchie di mais di ormoni o, ancora peggio, una storiella nativo-americana senza senso che giustifichi in qualche modo la sua dichiarazione sulla presenza di un puma nei boschi di Agra. Zelda non smetterà mai di chiedersi come una ragazza cherokee sia potuta finire con suo figlio, un tipo ordinario, bianco e per la verità piuttosto mediocre. All'inizio aveva cercato di convincersi che quell'accoppiata non la turbasse, e dopo un po' ci aveva fatto l'abitudine, o forse non aveva mai davvero capito perché la cosa la inquietasse tanto. Tom, dal canto suo, non era mai riuscito ad accettarlo. Ne era rimasto quasi ferito, come se Gareth lo avesse offeso personalmente.

Ma adesso Tom è morto, Gareth e Allison non stanno più insieme e Zelda è qui, ad Agra, nella sua casa solitaria su un piccolo appezzamento di terra, e non sa bene cosa rispondere all'ex nuora.

La futura moglie del figlio Zelda se l'era sempre immaginata come una barista sovrappeso, seni grandi strizzati in un top senza maniche macchiato di salsa ranch e un paio di shorts troppo corti. Una certa tendenza a sfornare bambini. E invece a ventiquattro anni Gareth aveva portato a casa quell'indiana sottile e spinosa, due zigomi che sembravano bucare l'aria. Era agente di sorveglianza presso il casinò di Perkins, si erano conosciuti lì. Difficile credere che una donna così minuta potesse lavorare nella sicurezza, e infatti non era durata. Qualcuno l'aveva accusata di farsi sul lavoro – un cliché, tutto sommato, ma stando ai pettegolezzi Allison non faceva alcuno sforzo per nasconderlo ed era stato quello a farla licenziare.

Zelda è assolutamente sicura che Gareth non l'abbia mai amata. In quei primi anni si era goduto le attenzioni e lo shock sui visi dei familiari per il Ringraziamento e Pasqua e le cene e i compleanni. Ma quando più o meno tutti avevano cominciato a fingere di non trovare disturbante la presenza di Allison, Gareth si era semplicemente annoiato.

Ora, mentre aspetta che la nuora riprenda a parlare, Zelda afferra la bottiglia di latte e comincia a versare il contenuto nel lavandino. Il caglio si ammassa nello scarico, viscido e maleodorante, e intasa la tubatura come un cancro alla gola.

“C'è un puma a piede libero,” ripete Allison. “L'ho letto su Facebook. Qualcuno ha chiamato il guardiacaccia. L'hanno visto con una videocamera nel bosco, di quelle per i cacciatori”.

Le mani di Zelda sono improvvisamente fredde; la pelle si indurisce attorno al telefono. “Non ci sono più puma in Oklahoma,” risponde.

“Col cavolo,” fa Allison, col tono di una bambina – lo stesso di Grace quando vuole che Zelda le compri qualcosa al mercatino delle pulci, il più delle volte un trabiccolo rotto o danneggiato ma comunque raggiante di quel tipo di bellezza che solo una bambina è capace di intravedere.

Alla mente di Zelda si affaccia il ricordo di quella notte di trent'anni prima ma prova ad allontanarlo, scuotendo la testa come un cane appena uscito dall'acqua. Da quel giorno Tom aveva cominciato a dire che i puma erano rari, che le femmine non partorivano più in Oklahoma, che stavano sparendo e si palesavano dalle loro parti soltanto se in cerca di cibo, spesso sulla strada verso il Colorado. Zelda non si era mai assicurata che quelle informazioni fossero veritiere. L'esperto era Tom, su questo non c'erano dubbi.

“Be', starò attenta,” dice ora. Sa di sembrare brusca, e sa anche che Allison è abbastanza intelligente da notarlo.

“Volevo solo informarti,” risponde. “Non uscire di casa da sola, la notte”.

“E dove vuoi che vada?” fa Zelda. “Non esco mai”.

Per un po' nessuna delle due dice una parola, e Zelda sa che dovrebbe ringraziare la sua ex nuora di preoccuparsi per lei anche dopo il divorzio. Dovrebbe chiederle come sta, raccontarle qualcosa, ma la verità è che Zelda non sa come parlare di Grace o tantomeno di Gareth.

“Stammi bene,” dice dopo una pausa.

Allison risponde “anche tu”, o qualcosa di simile, ma Zelda è già altrove, il telefono che scivola di nuovo tra spalla e mento. Le sue mani ancora bagnate di latte rancido cercano uno strofinaccio.

Tom aveva cominciato con una pelle di opossum quando erano ragazzini. Zelda aveva diciassette anni, lui ventitré. Erano sbronzi, ovviamente, i piedi di Zelda sul cruscotto – gli anelli alle dita dei piedi cominciavano ad andare di moda e lei ne indossava due. Qualche tempo dopo Tom le avrebbe detto che li trovava una pacchianata, e Zelda avrebbe smesso di portarli.

La prima volta le era sembrato quasi uno scherzo. Un opossum se ne stava su un lato della strada sterrata, da qualche parte tra Stillwater e Perkins. I campi erano rigogliosi e verdi; Zelda e Tom si erano innamorati in un aprile cangiante, coi giorni limpidi di sole che si velavano improvvisamente dell'aria frizzante e irrespirabile che precedeva sempre un tornado.

Ma quel giorno il cielo azzurro sembrava estendersi oltre ogni cosa, le nuvole immobili, fisse sopra di loro, i campi infiniti, come se l'Oklahoma coprisse tutta l'America. Tom non era andato in Vietnam, la guerra sembrava lontana, Nixon non era ancora presidente e la famiglia Manson non aveva ancora massacrato nessuna donna incinta. Prima di uscire Zelda aveva fatto ascoltare a Tom Blonde On Blonde di Bob Dylan, e ora lui le canticchiava le parole di I Want You con un sorrisetto sbilenco. Zelda aveva colto il suo sguardo che le scivolava sulle gambe tese, i piedi contro il parabrezza. Erano innamorati.

Eppure era un'immagine bizzarra, un opossum seduto lì, indifferente al pick-up e al rumore dei sassolini che sembravano scoppiettare sotto le ruote. Li guardava come se li stesse aspettando.

“Ma che fa?” aveva chiesto Zelda tirandosi a sedere.

“Strano,” aveva commentato Tom, per poi fermare l'auto.

L'opossum era indietreggiato un pochino, ma non se n'era andato. Continuava a guardarli.

“Devo fare una foto,” aveva detto Zelda rovistando nella borsa in cerca...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.