E-Book, Italienisch, 477 Seiten
Reihe: SuperTele
Spinelli / Dann Podcast
1. Auflage 2021
ISBN: 978-88-3389-336-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Narrazioni e comunità sonore
E-Book, Italienisch, 477 Seiten
Reihe: SuperTele
ISBN: 978-88-3389-336-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Questo libro racconta un momento di profondo cambiamento, una vera e propria rivoluzione nei media sonori. E lo fa a partire da un ampio numero di interviste sia con i produttori dei podcast più importanti e culturalmente significativi del mondo anglosassone (Serial, Welcome to Night Vale, Radiolab, Lore, My Dad Wrote a Porno), sia con numerosi dirigenti e professionisti attivi nelle più importanti società e istituzioni legate a questo settore (Bbc, Radiotopia,Gimlet Media, Audible.com, Edison Research, Lybsin). Dal 2014, con la prima app specificamente dedicata ai podcast inserita da Apple nel nuovo sistema iOS 8 e con il successo inatteso ed enorme di Serial, questa forma espressiva si è spostata dai margini al centro del sistema dei media, incontrando un pubblico più ampio. Tramite la raccolta di dati, analizzando generi e modalità produttive, indagando le audience e le forme dell'ascolto, Martin Spinelli e Lance Dann mostrano in modo convincente come la creatività e il dinamismo del settore podcast abbiano ridefinito il rapporto tra vecchi e nuovi media, tra fandom e consumi mainstream, tra giornalismo e storytelling, Podcast offre una mappatura completa di un linguaggio e di un'industria in continua evoluzione, raccontandone i debiti con la radio, le relazioni con gli altri media, le traiettorie di sviluppo futuro.
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GROVIGLI DI STRONZATE
NARRAZIONI, SCIENZA E PARLATO DIGITALE IN
Credo che il mondo sia un grande groviglio di stronzate [...] una grande rete di roba che noi usiamo per ricamarci una storia sopra. Facciamo una specie di [...] stravolgimento generale, quando raccontiamo una storia. Ma secondo me è necessario.
Jad Abumrad1
Sono stato un fan di 2 sin dall’epoca della prima trasmissione sulla radio newyorkese Wnyc più di dieci anni fa. Ciò che più attirava la mia attenzione era l’accostamento dei due elementi che sarebbero poi diventati i suoi tratti meglio definiti: un approccio ambizioso e dinamico, o «innaturale», all’editing del parlato (approccio che definisco intenzionalmente «digitale»), e uno sforzo notevole per sviluppare una buona narrazione. Avevo già sentito (e provato a riprodurre alla meno peggio nei miei progetti personali)3 esperimenti audio e radiofonici che decostruivano e ricostruivano il discorso al fine di esplorare nuove possibilità di significato, e conoscevo molto bene il rinascimento di uno storytelling radiofonico meditativo in programmi come ; tuttavia, è stata la prima esperienza di ascolto che io ricordi in cui i due fattori si presentavano insieme. In questo capitolo si esaminerà come il dinamismo di rispetto all’editing del parlato a un livello micro, e il suo sforzo per mantenere una tensione tra diverse prospettive narrative a un livello macro, abbiano contribuito a farlo diventare un punto di riferimento dei podcast giornalistici di stampo scientifico.
Il secondo obiettivo fondamentale di questo capitolo, conseguente al primo, è utilizzare per ampliare il progetto di una catalogazione – il più possibile accurata – delle differenti strategie retoriche e letterarie che possono essere impiegate grazie a un approccio intenzionalmente digitale al trattamento del parlato, progetto le cui origini risalgono a più di dieci anni fa.4 Saranno analizzate alcune delle pratiche di editing più significative rintracciabili nella varie stagioni di , che saranno utilizzate per indagare il modo anticonvenzionale (spesso musicale o scultoreo) con cui i producer hanno concepito il materiale parlato. L’osservazione delle modalità di evoluzione di a partire dal 2002 ci rivela due fatti: in primo luogo, i tropi del trattamento digitale del parlato, difficili da capire e accettare per gli ascoltatori di quindici anni fa, oggi risultano più o meno normalizzati; e in secondo luogo, queste tecniche sono impiegate per potenziare, e non per destabilizzare, la totalità delle esperienze narrative degli episodi. Per sviluppare il progetto non mi baso solo sulle interviste, ma anche sui puntuali ascolti analitici degli episodi delle varie stagioni di ; tra questi, viene citato in particolar modo l’episodio «Space» del 2005, in quanto, come affermato dalla produttrice esecutiva Ellen Horne,5 ha rappresentato un primo momento di transizione in cui la serie ha iniziato il suo percorso verso un’identità matura.
è particolarmente utile per tracciare la storia e lo sviluppo del podcasting, poiché nasce poco dopo l’uscita del primo iPod di Apple. Inoltre, esisteva sotto forma di programma radiofonico molto prima che il podcasting irrompesse nel mainstream culturale come strumento di diffusione degli audio, e da allora non ha smesso di essere uno dei podcast più popolari. La sua produzione copre quel periodo di quiete durato nove anni che va dal 2005 – quando «podcasting» è stata eletta «parola dell’anno» dall’Oxford English Dictionary – al 2014 – quando, con il lancio di , il medium ha raggiunto una dimensione più sostenibile6 – e attraversa l’euforia per la cosiddetta «età dell’oro» del podcasting, la cui eco risuona ancora oggi. Forse, quindi, non sorprende che Jad Abumrad, fondatore, co-conduttore e co-producer di , parlando dell’evoluzione del suo podcast e di quella del podcasting in generale, racconti una versione più compassata.7 Non stiamo assistendo, sostiene Abumrad, a una seconda età dell’oro, per quanto il nostro sia un medium ormai abbastanza adulto da aver plasmato una sua identità, con modalità estetiche e relazioni precise. Amburad rifiuta l’idea di «innovazione» implicita nel concetto di «età dell’oro», ma è certo che si tratti di un medium diverso dalla radio, e definisce la versione podcast «l’espressione più pura di » in termini di esperienza di ascolto. Inoltre, come McLuhan, è consapevole del fatto che le forme e le strutture del podcasting sono incorporate in qualsiasi messaggio trasmesso attraverso i suoi podcast e lo condizionano. In parole povere, sa che le modalità uniche con cui i podcast vengono prodotti, diffusi, consumati, condivisi e trattati, e le tipologie di relazione che possono scaturirne, influenzeranno il nostro processo di generazione di significato a partire da tali programmi.8
La ricerca su svolta nel presente capitolo analizza questa consapevolezza e vi si basa per poter esaminare alcuni concetti chiave del podcasting che saranno poi sviluppati nei capitoli successivi. Tra questi possiamo elencare:
- Il modo in cui ha costruito la relazione con il proprio pubblico secondo modalità proprie del podcasting, come il coinvolgimento degli ascoltatori nel processo della costruzione narrativa e la riformulazione dei testi audio per rispondere alle esigenze del pubblico.
- Il modo in cui elabora una pratica di ascolto progressivo e fornisce esempi di ascolto dell’ascolto ().
- Il modo in cui rappresenta un approccio nuovo e tipico del podcasting ai programmi audio di stampo scientifico (e, per estensione, ai programmi non-fiction in generale), approccio in cui il tono autorevole è stato rimpiazzato da frame interpretativi fluidi, in un rapporto di reciproca tensione.
- Il modo in cui le sperimentazioni intenzionalmente digitali sull’editing del parlato si sono evolute nel corso di e quanto queste sperimentazioni rivelano sull’evoluzione delle nostre aspettative circa il parlato audio.
Conoscere a grandi linee gli esordi di può offrirci informazioni e spunti preziosi circa i cambiamenti che il podcasting avrebbe provocato sul modo in cui viviamo l’audio. La serie, che si chiamava , è nata nel 2002 come un insieme slegato di programmi per riempire i vari buchi nel palinsesto di Wnyc e, in seguito, di altre radio pubbliche del network. All’inizio, i programmi erano un pot-pourri di brani tratti da radio pubbliche e indipendenti, in cui l’innovativo materiale composto e prodotto da Abumrad faceva da filo conduttore.9 era anche usato da Npr per riempire gli slot del programma di interviste durante le ferie della sua conduttrice, Terry Gross; Abumrad ricorda che all’epoca i commenti più comuni ai suoi programmi ruotavano tutti intorno alla domanda «Dov’è Terry?»10 Sia lui sia Horne riconoscono a Dean Capello (capo redattore di Wnyc) e a Mikel Ellcessor (direttore programmi dell’emittente) il merito di aver dato al programma, sin dai suoi albori, una fiducia che a giudicare dalla tiepida accoglienza del pubblico sembrava spesso mal riposta.11 Secondo Capello, i riff di Abumrad tra i vari segmenti dei documentari erano spesso la parte più interessante dello show, e ne incoraggiava l’utilizzazione.12
Di frequente questi primi programmi erano meno lineari delle proposte radiofoniche che circolavano allora, ed erano pensati per un ascolto più esigente. Come afferma Horne, il loro obiettivo era rendere una sorta di antagonista della massa di talk show di stampo conservatore presente nella radio pubblica: «La nostra missione era fare qualcosa che non esisteva prima del nostro arrivo. Pensavamo che la radio non stesse cogliendo le grandi opportunità offerte dall’uso del suono, ed è stato più o meno questo il nostro punto di partenza. Volevamo davvero provare a raccontare delle storie lavorando meglio col suono, e fare lo stesso con la conversazione».13
Forse è proprio per questa ricerca sulla manipolazione e l’innovazione sonora che faticò a trovare un pubblico stabile. Fu solo quando Horne copiò da Discovery Channel la strategia di marketing della «Shark Week» – trasformando i programmi in episodi su un tema specifico inseriti sempre nello stesso slot per un’intera settimana, anziché disperderli in modo apparentemente casuale all’interno di un palinsesto più vasto – che la serie cominciò a ingranare nelle stazioni Npr.14
Eppure, anche dopo la brandizzazione in stile «Shark Week» e altri aggiustamenti, come la trasformazione del titolo in «» nel 2004, il programma risultava ancora disperso nei palinsesti e ostico per il pubblico radiofonico, a causa di alcune sue caratteristiche di base. È interessante trattarsi delle stesse caratteristiche che Berry, nella sua approfondita rassegna pubblicata nel 2015, attribuisce più al podcasting che al modello radiofonico convenzionale. Berry definisce la radio un mezzo «» in relazione agli ascoltatori: è un medium «» in cui la scelta è limitata alla selezione di una tra le tante stazioni e di conseguenza, a suo...




