Wallace / Testa | La ragazza dai capelli strani | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 316 Seiten

Wallace / Testa La ragazza dai capelli strani


1. Auflage 2011
ISBN: 978-88-7521-310-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 316 Seiten

ISBN: 978-88-7521-310-7
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Quando fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1989, questa raccolta di racconti confermò David Foster Wallace (all'epoca già autore di un inconsueto romanzo, 'La scopa del sistema') come astro nascente della nuova narrativa americana: uno di quei rari talenti che, come dichiara la scrittrice Zadie Smith, è magistralmente in grado di 'unire testa, cuore e viscere' nella sua scrittura. Dagli anni Sessanta di Lyndon Johnson al jazz patinato di Keith Jarrett al talk show dissacratorio di David Letterman, dai quiz televisivi ai ranch dell'Oklahoma, dagli yuppies ai punk, dai giovani matematici di Harvard ai proletari della provincia depressa, nelle sue storie 'Wallace descrive e commenta l'intera cultura americana (e soprattutto le nevrosi, le ossessioni, le passioni, il disagio emotivo di tutto l'Occidente contemporaneo) con un'acutezza e un vigore avanguardistico che a distanza di vent'anni mantengono inalterata la potenza di questo libro'. Il volume contiene un racconto inedito dal titolo 'Brave persone' uscito nel febbraio 2007 sul 'New Yorker'.

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Per fortuna il Funzionario Commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco


Un Funzionario Commerciale, divorziato di fresco, terminò l’ennesima serata di straordinari nel suo ufficio, nel reparto Commerciale. Erano le dieci passate. In un altro ufficio, all’estremità opposta di un altro piano, il Vicepresidente Responsabile della Produzione Estera della stessa ditta, sposato da quasi trent’anni, nonno di un nipotino, finì anche lui di lavorare molto tardi. Tutti e due se ne andarono.

C’erano fra questi ultimi due funzionari a lasciare l’Edificio lo stesso tipo di somiglianze di cui godono le rette parallele. Ognuno dei due, uscendo, equilibrava il proprio peso contro quello di una valigetta di pesante snellezza. Monogrammi e loghi dell’azienda fiancheggiavano il manico di metallo rivestito di cuoio che ciascuno dei due impugnava. Tutti e due, su piani separati ormai deserti, percorsero corridoi illuminati di bianco su strati di moquette sussurrante, farinosa e monocromatica verso ascensori che aspettavano muti e a bocca spalancata nei rispettivi pozzi su uno dei due lati accessibili del grande Edificio. Ognuno dei due uomini, passando per l’atrio del suo reparto, provò quella particolare inquietudine subsonica che il funzionario costretto a trattenersi in ufficio fino a tardi, in soprabito, completo sgualcito e cravatta allentata, prova quando passa di notte per zone designate a essere fruite durante, e come, le ore del giorno. Ciascuno dei due ebbe, secondo i vari gradi che il rispettivo dolore gli consentiva, l’ quando, nella regolarissima successione di spicchi di spazio illuminato tra il funzionario e il lamento distante dell’aspirapolvere del custode, il silenzio stesso dell’Edificio acquistò un’espressione: percepirono, quasi midollarmente, il lento rilascio di un gran respiro, un sospiro spaziale, un movimento sottile e furtivo di enormi coperchi che si aprivano appena, in risvegliata affinità con il vuoto che tutto sommato rappresentava, ogni funzionario ragionevole se ne rende conto, metà dell’intera giornata dell’Edificio. Si rende conto che l’Edificio non solo ha occupato ma anche organizzato lo spazio; che ha contenuto il funzionario, e non viceversa. Che l’Edificio, dopotutto, non era composto di o dai funzionari. Né dagli impiegati.

In particolare il Funzionario Commerciale divorziato: il quale osservò, in silenzio, da solo, mentre il suo ascensore calava verso il Garage Dirigenti, che, a un certo punto non ben percepito ma mai ignorato di ognuna delle sue serate aziendali di lavoro, si faceva Ora di Andare; che questo punto nella serata di straordinari era un fulcro attorno a cui cose fondamentali e non viste ruotavano, di pochissimo – un perno in mezzo a ore inconsapevoli – e che, nel periodo che intercorreva fra quel punto e l’alba lavorativa dei completi indossati di fresco, la questione stessa della proprietà dell’Edificio diventava, silenziosamente, in loro assenza, una questione seria, sospesa nell’aria, irrisolta.

Il Funzionario Commerciale era sospeso nell’aria e scendeva lungo il cavo del suo ascensore. Questo funzionario junior tornato single era smilzo, agile, aveva addosso un’aria di estrema economia, era giovane per essere già un funzionario (quasi letteralmente un junior), si trovava a suo agio soprattutto con la gente che affrontava da qualche spanna di distanza e aveva un contegno professionale, rispetto ai clienti che gestiva a nome dell’azienda, collocabile lungo una gamma che andava dall’impeccabile competenza alla freddezza. Il suo ascensore scendeva con un ronzio compatto che di solito era difficile udire.

Lo scooter di importazione bianco e immacolato del Funzionario Commerciale era inclinato secondo l’angolo del suo cavalletto accanto a un solido e largo catafalco di macchina altrettanto immacolata. Erano gli unici veicoli rimasti nel Garage Dirigenti deserto, al di sotto del Garage Impiegati al di sotto del piano seminterrato dell’Edificio, quello adibito alla manutenzione. Ora, alle dieci passate, il piano più profondo dell’Edificio sembrava molto distante da qualunque altra cosa. Il Garage Dirigenti deserto era enorme, largo, lungo, il soffitto a due claustrofobici metri e mezzo, le luci di un giallo violento (poco) sopra la testa, le superfici di cemento di un colore stanco dato da troppi gas di scarico. Il trillo, lo scarrellare e il sospiro con cui si chiusero le porte dell’ascensore del Funzionario Commerciale produssero echi su echi su echi contro e fra i piani di pietra grigia del Garage Dirigenti, così come il ticchettio delle scarpe eleganti del Funzionario Commerciale e la tintinnante separazione delle sue chiavi dagli spiccioli. Il silenzio del luogo, assoluto e sensibile al disturbo, scoraggiava ogni fischiettio. Il Garage Dirigenti odorava di questo: gas di scarico di automobile, qualcosa che era vagamente ma indubbiamente gomma, e il Funzionario Commerciale. Un umido movimento d’aria attraversò il Garage: veniva dall’orifizio ricurvo della Rampa di Uscita, situata accanto ai Posti Riservati – riservati ai Direttori e ai Capiufficio – a forse mezzo isolato di città terranea dal catafalco e dal motorino parcheggiati in posizione centrale. Oscura e spiraleggiante, la Rampa di Uscita ruotava su se stessa e scompariva alla vista, salendo attraverso il piano degli Impiegati verso la strada silenziosa, vuota e illuminata a spese pubbliche, subito sopra.

Il Funzionario Commerciale girò intorno alla chiglia del catafalco nero e lucido ed era ormai arrivato al suo scooter quando un ascensore sul lato opposto del Garage Dirigenti scarrellò e sospirò.

Il suo casco era attaccato e agganciato in fondo al sellino dello scooter, era dunque per ora il casco dello scooter stesso; e il Funzionario Commerciale, la cui moglie, dalla quale adesso era legalmente separato, aveva avuto una passione per il lato più composito e confabulato delle cose, ebbe una momentanea visione dello scooter dotato di casco trasformato in centauro delle Shetland, cavalcato da uno spiritello, posseduto in maniera invisibile e minuscola – ma la visione di quella sera fu molto momentanea, perché il funzionario junior spostò quasi subito lo sguardo oltre lo scooter e dall’altra parte del Garage, verso il trillo riecheggiante dell’ascensore opposto. L’ascensore vomitò il Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera, che con movimenti rigidi, accaldato, avanzò nello spazio aperto, basso e ingiallito del Garage Dirigenti.

Il Funzionario Commerciale e il Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera si conoscevano appena, e solo di vista, e il Funzionario Commerciale si era tolto le lenti a contatto nel bagno degli uomini del Reparto Commerciale prima di cominciare una lunga serata di lettura da vicino sotto una luce bianca. Ma dato che il Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera era un uomo così grosso – alto, grande, grosso e tondeggiante, con la schiena che durante il giorno era uno scafo in lento movimento per i corridoi del Reparto Produzione, ma anche un uomo rubizzo e dal viso scolpito: un funzionario abbastanza vecchio da essere letteralmente senior – il Funzionario Commerciale riconobbe quasi all’istante che era il Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera quello che emergeva dall’ascensore opposto del Garage Dirigenti e procedeva ticchettando e tintinnando, rigidamente, verso la messa a fuoco del Funzionario Commerciale, la grossa testa del vecchio piegata da un lato, come verso un suono dalla tonalità inudibile, distratto, il grosso corpo rallentato in maniera bizzarra e sbilenca, e si fermava, si inclinava, non riusciva a soddisfare una chiara tendenza alla speditezza, si muoveva solo tramite uno spostamento di peso da un lato all’altro, una mongolfiera umanoide con troppa aria dentro, portando la sua snella pesante valigetta col manico di cuoio verso il solido catafalco nero fermo accanto al motorino «spiritato» e munito di casco del Funzionario Commerciale, tastandosi nel frattempo qualcosa sul davanti del soprabito con una mano piena di fazzoletti di carta e chiavi.

Il Funzionario Commerciale tornò a chinarsi per procedere alla complessa rimozione del suo casco saldamente agganciato al motorino. Si stava preparando a provare quella sensazione maschile e particolare associata con l’obbligo di conversazione a cui si trovano sottoposti due uomini con qualche relazione professionale che si incrociano in ore notturne dentro un luogo sotterraneo altrimenti deserto e silenzioso ma di un silenzio fragile, molto al di sotto della sede altissima e vagamente pulsante di quella che è stata per entrambi una lunga e faticosa giornata di lavoro. Condividevano lo stesso dolore, anche se ovviamente nessuno dei due lo sapeva.

Chinato sulla decapitazione del suo motorino, il Funzionario Commerciale stava scegliendo parole né liquidatorie né invitanti, né laconiche né invadenti; stava componendo un viso accuratamente disinvolto, restringendo le opzioni di saluto verso un «Salveee» che conteneva già un riconoscimento della distanza dall’altro e una serena disponibilità a conservarla. Chinato, compose la pelle del viso, diede forma a uno sguardo disinvolto ma disinvolto in maniera rispettosa e neanche lontanamente immaginabile come addolorato con cui incrociare l’inevitabile sguardo del Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera. La porta dell’ascensore opposto si chiuse scarrellando; ciò che era all’interno ascese, emettendo rumori.

Il Vice Presidente Responsabile della Produzione Estera era ancora abbastanza lontano da produrre echi, ma stava, perifericamente, continuando la sua lenta minacciosa avanzata – una...



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