E-Book, Italienisch, 152 Seiten
Lyons Giochi cooperativi a scuola
1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-590-4345-4
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Più di 50 proposte per sviluppare la collaborazione e le abilità sociali in classe
E-Book, Italienisch, 152 Seiten
ISBN: 978-88-590-4345-4
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Ex docente di fisica e scienze, si occupa di formazione agli insegnanti, illustrazione e progettazione di giochi. Ha conseguito la laurea in fisica (Università della California, Berkeley), scienze della terra (M.A., Sacramento State University) e scienze dell'educazione (M.A., Stanford University) ed è abilitata all'insegnamento in California. È specializzata in educazione scientifica e apprendimento socio-emotivo. È autrice e coautrice di oltre 40 libri sulla didattica delle scienze. In particolare, è coautrice del testo universitario Conceptual integrated science, edito da Pearson Education, che è ora alla sua terza edizione. Per quanto riguarda il suo lavoro nei centri di apprendimento socio-emotivo sui giochi cooperativi, ha fondato il sito web e la piccola impresa Cooperative Games.com nel 2009. Nel 2015 ha autopubblicato The cooperative games bullying prevention program. Nel 2018 ha pubblicato The Baby Beluga Game, un gioco da tavolo cooperativo che ha realizzato in collaborazione con la cantante Raffi. Il Baby Beluga Game, che insegna sia contenuti tecnico-scientifici sia abilità socio-emotive, ha vinto due premi Dr. Toy e un premio Parents' Choice nel 2018. Attualmente, Suzanne tiene seminari e conferenze sui giochi cooperativi e continua a educare il pubblico attraverso il suo sito web CooperativeGames.com.
Autoren/Hrsg.
Weitere Infos & Material
Introduzione
E se ci fosse un dessert, diciamo un gusto di gelato, che non solo ha un sapore delizioso ma ti rende anche più gentile, più saggio, più produttivo e più felice? Immagina che questo gelato sia salutare anche per ogni altro aspetto, quindi più ne mangi, meglio stai. Inoltre, è gratis o costa poco, ce n’è per tutti, è ottimo per l’ambiente e promuove l’equità, l’unità, la democrazia e la pace nel mondo. Ne vuoi un po’?
Questo libro parla di un piacere di questo tipo. Non si tratta di un gelato, ma piuttosto di un modo di giocare. Con i giochi cooperativi ci si diverte insieme in modo che tutti possano vincere, piuttosto che competere in modo che ci riescano solo pochi.
Sul giocare insieme
Chi dice che per vincere occorra battere qualcun altro? Ahimè, la maggior parte delle persone. La competizione e l’individualismo sono ideali di lunga data nella cultura americana. Di conseguenza, qui negli Stati Uniti come anche in molte altre culture la vittoria è concepita in termini individualistici e competitivi. Le scuole riflettono e rafforzano questo aspetto enfatizzando la competizione e l’individualismo in vari modi (Kohn, 1986). Ma non deve essere per forza così. C’è un intero genere di giochi costruito su un paradigma diverso. I giochi cooperativi ci aiutano a scoprire che giocare l’uno con l’altro può essere divertente quanto, e forse anche di più, giocare l’uno contro l’altro. Esistono giochi cooperativi per tutte le età e circostanze. Si va dai giochi in cortile ai giochi in cerchio, ai giochi di società, ai giochi da tavolo, ai giochi online e altro ancora. Nei giochi cooperativi, i giocatori cooperano invece di competere. Tutti vincono, o perdono, insieme.
Il risultato è o gioia comune o consolazione reciproca con impegno condiviso per fare meglio la prossima volta. Il gioco è uno sforzo di squadra, con tutti i giocatori che partecipano stando dalla stessa parte e perseguendo uno stesso obiettivo. Questo significa che i giocatori interagiscono come amici piuttosto che come rivali. Oltre alla non competizione, l’altra caratteristica distintiva dei giochi cooperativi è la non eliminazione. Nessun giocatore viene espulso a metà partita. Tutti continuano a partecipare fino alla fine del gioco.
È l’esatto contrario delle dinamiche di gruppo dei tradizionali giochi competitivi, che sono giochi a somma zero. Ciò significa che ogni vittoria arriva a scapito della sconfitta di qualcun altro. Sono io contro te e noi contro loro. I giochi cooperativi non sono a somma zero: sono vantaggiosi per tutti. È un completo cambio di paradigma. L’idea dei giochi cooperativi è stata avanzata per la prima volta, per quanto ho potuto accertare con la mia ricerca bibliografica, dagli educatori alla pace Ruth Cornelius e Theo Lentz, che nel loro breve manuale autopubblicato, All together: A manual of cooperative games, hanno proposto il concetto, coniato il termine, presentato giochi e discusso i loro effetti su alunni e studenti (Cornelius e Lentz, 1950). Questa pubblicazione, però, non ha mai avuto un’ampia diffusione. Negli anni Sessanta, l’idea è riemersa negli scritti di Stuart Brand e di altri rappresentanti della controcultura dei New Games, i giochi nuovi, sviluppati allo scopo di «creare nuove regole, e con esse un nuovo modo di vivere», basati su pace, cooperazione ed empatia (Turner, 2006).
L’idea di giocare insieme, non l’uno contro l’altro, prese piede in una fascia più ampia del pubblico nel 1978, quando Terry Orlick pubblicò il suo libro fondamentale The cooperative sports and games book: Challenge without competition. Anche i giochi da tavolo cooperativi sono nati negli anni Settanta grazie al lavoro di Jim Deacove, che ha fondato la piccola casa produttrice di giochi Family Pastimes in Canada (comunicazione personale, 21 gennaio 2021). Tuttavia, il concetto di gioco cooperativo è rimasto relativamente oscuro per decenni. Non ha sfondato nella cultura popolare americana fino al 2010 circa. È stato allora che i giochi cooperativi, digitali e da tavolo, sono diventati famosi e acclamati nella comunità di gioco mondiale. Nonostante la prima ondata di entusiasmo tra gli educatori e la loro attuale popolarità tra i giocatori, tuttora ci si occupa poco di giochi cooperativi negli ambiti educativo e formativo e nel campo della ricerca.
In un mondo in cui i giochi e gli sport competitivi sono ancora la norma, i giochi cooperativi possono sembrare anacronistici rispetto alle realtà della scuola e della cultura. Tuttavia, di solito, chi li prova li abbraccia poi con entusiasmo. Infatti, è stato dimostrato che i bambini esposti a entrambi i tipi di gioco preferiscono la cooperazione (Kohn, 1986). Oltre a essere divertenti, i giochi cooperativi producono numerosi benefici socio-psicologici: secondo numerosi studi, insegnano l’abilità vitale della cooperazione, promuovono la gentilezza e riducono l’aggressività (Goldstein, 2002; Orlick, 1981).
Perché questo libro?
Destinatari
Questo libro presenta una sintesi completa e aggiornata del perché e del come utilizzare i giochi cooperativi nell’educazione, esponendo la logica pedagogica alla base e fornendo suggerimenti pratici agli educatori per utilizzarli in modo efficace. Si rivolge anche ai dirigenti scolastici e a tutti coloro che, a vario titolo e livello, si occupano di educazione: decisori politici, ricercatori, genitori, insegnanti. Pressoché chiunque ami giocare, voglia divertirsi di più a connettersi con le persone e apprezzi la prosocialità può trarre vantaggio dalla conoscenza dei giochi cooperativi.
Spesso le persone scrivono libri perché avvertono l’urgenza di condividere le loro conoscenze. È certamente il caso mio e di questo libro. Ho iniziato a occuparmi di giochi cooperativi più di dieci anni fa. Ne ho sentito parlare per la prima volta da Anne Mijke van Harten nel 2009, durante un convegno «Sharing nature with children» che si teneva a Nevada City, in California, sulle montagne della Sierra. Anne Mijke van Harten è un’imprenditrice sociale che ha fondato la piccola impresa Earth Games nei Paesi Bassi. Avevo appena finito di scrivere, insieme ad altri autori, il libro Conceptual Integrated Science. Ho insegnato Fisica e Scienze della terra e ho grande rispetto per il ruolo del divertimento nell’educazione. Con il suo gioioso manuale Conceptual physics, pubblicato per la prima volta negli anni Settanta, il mio mentore Paul Hewitt ha avuto un’enorme influenza sulla didattica della fisica, perché ha dissipato il «terrore» associato allo studio di questa disciplina combinando cartoni animati accattivanti e contenuti divertenti. Da cinquant’anni Conceptual physics è il testo di fisica più popolare in America e lo è ancora oggi! Il successo di Paul è una prova lampante del potere del divertimento nell’apprendimento.
Ma stavo partecipando alla conferenza perché avevo incontrato un ostacolo. Mi ero resa conto che quando si tratta di insegnare argomenti come il cambiamento climatico e altri rischi ambientali, le informazioni scientifiche non bastavano. Notavo che i fenomeni inquietanti tendono a suscitare un senso di paura e impotenza più che la volontà di imparare e agire. Non vedevo un modo per integrare la «salsa segreta» del divertimento nell’insegnamento di questi temi. Ed è stato allora che ho scoperto i giochi cooperativi. Anne Mijke mi ha mostrato come essi rendano intrinsecamente divertente l’apprendimento perché, dopotutto, sono giochi. Favoriscono l’impegno attivo invece della negazione e del senso di impotenza creando un microcosmo in cui gli studenti possono praticare la risoluzione dei problemi.
Incarnano uno spirito del tipo «si può fare», promuovono la collaborazione e lo sforzo congiunto per risolvere problemi comuni, che è chiaramente il modo con cui l’umanità deve affrontare i problemi ambientali condivisi su scala globale. Giochi da tavolo cooperativi come Save the whales, di Ken Kolsbun, hanno dimostrato che, nei circoli sociali in cui erano conosciuti, questo tipo di giochi stavano già deliziando, insegnando e motivando i giovani ad agire per l’ambiente. Questo mi ha ispirata a lanciare CooperativeGames.com. Benché il mio primo interesse, nel lavorare con i giochi cooperativi, fosse la didattica delle scienze, mi sono presto resa conto che avevano un’altra importante applicazione nella scuola: l’educazione socio-emotiva. Molti visitatori del mio sito CooperativeGames.com erano terapeuti o psicologi dell’educazione che usavano i giochi a scopi terapeutici. Bambini arrabbiati; bambini timidi o introversi; bambini spaventati, diffidenti, traumatizzati; bambini con autismo; bambini bulli e vittime di bullismo: tutti questi bambini e i loro genitori tristi e feriti avevano tutti bisogno della connessione benefica e gentile che il gioco cooperativo fornisce. I terapeuti e gli educatori che sono venuti su CooperativeGames.com hanno condiviso storie di come i giochi avevano aiutato i loro pazienti. Mi hanno anche fatto conoscere gli studi sulla psicologia della competizione, della cooperazione e del gioco cooperativo, che mi hanno aperto gli occhi. Le evidenze, per quanto raramente discusse, erano del tutto chiare: i giochi cooperativi possono migliorare in modo misurabile le abilità sociali e ridurre l’aggressività (Bay-Hinitz, Peterson e Quiltch, 1994; Goldstein, 2002). Formidabile!
Per coincidenza, nel periodo in cui stavo scoprendo i benefici dei giochi cooperativi, mia figlia stava subendo atti di bullismo a scuola. La loro capacità di favorire il comportamento prosociale e di ridurre l’aggressività ha assunto per me una rilevanza...




