Marchetta | Principesse | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 218 Seiten

Reihe: Saggi

Marchetta Principesse

Eroine del passato, femministe di oggi
1. Auflage 2023
ISBN: 978-88-6783-428-0
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

Eroine del passato, femministe di oggi

E-Book, Italienisch, 218 Seiten

Reihe: Saggi

ISBN: 978-88-6783-428-0
Verlag: ADD Editore
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Bionde, bellissime e sempre in attesa di un principe: le principesse delle fiabe tradizionali ci hanno cresciuto e continuano a farlo. Ma oggi, che provengano da un libro, un film o una serie, Cenerentola e Buffy, Biancaneve e Sailor Moon, Mulan e Xena, la Sirenetta e Scully (e molte altre) servono anche a rendere visibili le gabbie, arrugginite ma tenaci, del sessismo, dell'omofobia e del razzismo. Leggerle ci permette di costruire immaginari in cui non ci sia spazio solo per principesse, streghe o guerriere, ma per donne, persone queer, persone con disabilità o di etnie che non vediamo mai rappresentate. Non si tratta di una questione etica o di politicamente corretto, è una necessità: abbiamo bisogno di nuove storie per poterci ricollocare in un mondo in cui i modelli stereotipati stanno perdendo centralità. Una rivoluzione che non è una battaglia per occupare spazi, ma una sete di altre storie, che ci aiutino a mettere in dubbio la nostra o a cominciarne una nuova. L'unico modo per farlo è restituire alle principesse il potere di raccontare la loro.

Marchetta Principesse jetzt bestellen!

Autoren/Hrsg.


Weitere Infos & Material


IDENTIKIT DI UNA PRINCIPESSA


Jacob e Wilhelm Grimm,

Prima di ingaggiare un corpo a corpo con l’archetipo della principessa che possa rivelarsi anche solo minimamente significativo, sarebbe giusto almeno darne una definizione o, quantomeno, provare a delimitarne i confini. Dalla Biancaneve della fiaba popolare fino a Elsa di qualcosa è cambiato e metterle nella stessa stanza in modo arbitrario non ci permetterebbe di ricostruire il percorso che le unisce e le rende lontane sorelle. Soprattutto, non sarebbe d’aiuto all’elaborazione di un piano strategico necessario a due donne adulte, desiderose di distruggere una volta per tutte questo modello nefasto di donna per il bene di una bambina di quasi sette anni fuorviata dalla sua insana passione per i colori pastello.

La principessa premio


Che cos’è dunque una principessa? Innanzitutto è un ruolo nello schema delle funzioni individuate da Vladimir Propp.1 A differenza del principe, infatti, che rappresenta una simbolica salvezza e il cui titolo si tradurrà prima o poi nell’attribuzione di un regno, la bella e giovane ragazza al centro di una narrazione svolge un compito preciso, che il più delle volte coincide con il “premio” conquistato dall’eroe attraverso il superamento di alcune prove. Questo non significa che tutte le principesse presenti nelle fiabe svolgano questo ruolo: la “funzione principessa” scatta solo quando assolve al compito di ricompensa e si affianca al giovane da premiare. In altre parole, non esiste quasi mai principessa senza un’idea di nozze.

Al contrario di quanto possa farci credere una sterminata produzione di film romantici, non sempre però questo matrimonio è al centro dei desideri di lei. In moltissime fiabe popolari la principessa è indifferente o ostile al pretendente e cede alla sua corte solo dopo che lui le ha dimostrato tutto il coraggio di cui è capace salvandole la vita o affrontando una o più imprese. Nei casi peggiori, lei cede perché costretta da lui con un abile sotterfugio a dire di sì. La funzione “premio” della principessa è sottolineata dalla mancanza di un nome proprio, di cui nella maggior parte delle fiabe tradizionali non si viene a conoscenza nemmeno nella conclusione della storia.

A partire da questo schema ricorrente, esistono comunque alcune narrazioni in cui la principessa acquisisce anche un altro ruolo: quello del donatore, dell’aiutante e, in casi eccezionali dell’eroina. In quest’ultimo caso, però, la struttura narrativa della sua vicenda non coincide con quella tipica dell’eroe e il finale è scontato (nozze).2

Ne ,3 la raccolta di novelle campana di Giambattista Basile risalente al 1634, la fiaba di cornice racconta della principessa Zoza che una maledizione condanna a non sposare nessuno che non sia il defunto principe di Camporotondo. L’eroina dovrà affrontare diverse prove per riuscire a convolare a nozze: il lieto fine e la risoluzione della sua maledizione coincidono, però, come per tutte le principesse “premio”, con il matrimonio.

ebbe molto successo in Europa, tanto che vi troviamo alcune fiabe riprese in seguito dai fratelli Grimm e da Charles Perrault come ad esempio (), ma soprattutto (), () e ().

Non c’è da stupirsi quindi se alcune caratteristiche tipiche di un personaggio resistono al tempo: la diffusione di miti e leggende familiari da parte dei mercanti durante i loro viaggi ha consentito ad alcune principesse di percorrere molti chilometri e di vedersi raccontate in modo solo leggermente differente anche in diversi continenti.

Con i fratelli Grimm e le raccolte che pubblicarono dal 1812 al 18154 arriviamo al XIX secolo e quello che spetta alle principesse è un bagno di realtà: omicidi, incesti, violenze e atrocità di ogni tipo costellano le fiabe dell’area germanica che Wilhelm e Jacob Grimm hanno messo insieme intervistando gli abitanti dei villaggi e delle campagne tra Hanau e Kassel, da Trendelburg ad Hamelin.

Si è trattato innanzitutto di una grandiosa opera di trascrizione linguistica che ha permesso la compilazione di un dizionario di lingua tedesca in trentatré volumi e uno studio sui fonemi della lingua parlata nei principati in cui era suddivisa la Germania, tale da consentire a Jacob la formulazione di una legge fonetica e di essere considerato uno dei padri della filologia germanica.

Attraverso la raccolta di fiabe, e soprattutto grazie alla documentazione sul modo in cui venivano raccontate, quindi, i fratelli Grimm hanno contribuito a costruire un’identità nazionale e l’hanno fatto nel pieno spirito del Romanticismo tedesco. Per questo, seguendo la medesima ispirazione, hanno accolto con entusiasmo nelle loro fiabe sia gli aspetti più bassi legati al mondo popolare in cui le storie si erano originate, sia quelli più macabri e truci che in parte derivavano dall’opera di Basile. A differenza della versione moraleggiante, ripulita e adatta ai salotti francesi delle fiabe di Perrault, quelle dei Grimm non risparmiano alle principesse alcuna bruttura: le sorellastre di Cenerentola arrivano ad amputarsi le dita e i calcagni dei piedi pur di calzare la scarpetta d’oro (il cristallo è un’aggiunta di Perrault5); Raperonzolo, prigioniera nella torre, usa la sua lunghissima treccia per far arrampicare un affascinante principe e «i due se la spassarono per un bel po’», finché la principessa non vede i vestiti farsi più corti e stretti e capisce di essere incinta; scoperta dalla matrigna, viene cacciata nel deserto dove darà alla luce due gemelli.

Quanto a Biancaneve, la matrigna in questione, gelosa della bellezza di una bambina di soli sette anni, è in realtà sua madre naturale: questo non le impedisce di chiedere al cacciatore di portarle «polmoni e fegato» perché «se li sarebbe cucinati di gusto con sale e pepe».6 Alla fine della storia la principessa non viene romanticamente svegliata dal bacio del principe. L’uomo infatti, innamorato del cadavere, si fa consegnare la bara di cristallo dai sette nani e chiede che venga trasportata nel suo castello, per poterla rimirare per l’eternità. Qui i servi, stufi di dover accudire la fanciulla morta, iniziano a maltrattarla e a prenderla letteralmente a calci: grazie a uno di questi calci, Biancaneve sputa il pezzo di mela avvelenata e si risveglia.

Nessuna di queste versioni ha visto una significativa diffusione letteraria rispetto al grande pubblico: già all’epoca della pubblicazione di tutte le loro fiabe, nel 1857, ai Grimm vennero fatte pressioni e gli elementi più problematici, dal cannibalismo allo stupro, furono chirurgicamente eliminati nelle edizioni successive.

A restare intatto, e in apparenza immune alla censura e alle riedizioni delle stesse fiabe, è tuttavia il ruolo delle principesse e la loro potenzialità di realizzare la propria storia solo attraverso la salvezza e le nozze. A partire da questo prerequisito essenziale possiamo individuare un nucleo primitivo di principesse tradizionali che ci aiutino a tracciarne un profilo tipizzante, a disegnare un sagoma vuota con cui vederle di volta in volta combaciare.


È singolare quanto alcune storie possano suonarci familiari eppure stupirci intimamente quando le osserviamo da vicino. È il caso, per me, di , un racconto che ha radici così profonde nella storia dell’umanità e nella mia storia personale che mi sembra una lontana parente che non vediamo mai, ma di cui ogni tanto si parla alle cene della vigilia.

Nella sua versione più antica7 è una specie di novella gotica intrisa di elementi inquietanti: la madre cerca di uccidere (e divorare) la figlia più bella di lei e ci riesce per tre volte, anche se solo temporaneamente (la ragazza viene prima soffocata con una cintura, in seguito avvelenata da un pettine, infine da una mela); Biancaneve viene sepolta viva e riceve l’attenzione morbosa di un principe che passava dalle parti della sua bara di cristallo e che decide di portarsela al castello. In una versione più edulcorata, lo spostamento della cassa compiuto da un servo maldestro causa il rigetto dal pezzo di mela e quindi il risveglio della principessa. La conclusione, con le prevedibili nozze, vede anche la punizione della madre che viene costretta a indossare scarpe di ferro incandescente e a “ballare” fino alla morte.

Non stupisce che nella versione della Disney, risalente al 1937, sia stato apportato qualche ritocco: la storia originaria in sé somiglia molto a un incubo o a un film di David Lynch. Quello che proprio non si è riusciti a cambiare in nessuna versione della storia è la natura della protagonista, che una vera protagonista non è. Come sottolinea Cristina Vangone in un bel saggio intitolato ,8 la storia di Biancaneve non dipende mai da un’azione intrapresa...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.