Offutt | La legge delle colline | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 232 Seiten

Reihe: Sotterranei

Offutt La legge delle colline


1. Auflage 2024
ISBN: 978-88-3389-618-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 232 Seiten

Reihe: Sotterranei

ISBN: 978-88-3389-618-2
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Dopo quasi vent'anni di onorato servizio, Mick Hardin è finalmente pronto a congedarsi dall'esercito e a godersi i risparmi di una vita trasferendosi in Corsica. Prima però deve tornare a Rocksalt, la minuscola cittadina incassata tra le colline del Kentucky dove è nato e ha trascorso gli anni dell'adolescenza, per salutare amici e parenti. Come gli è già accaduto in passato, non fa quasi in tempo a rimettere piede nei luoghi della sua infanzia che si trova coinvolto in un caso di omicidio. Sua sorella Linda, che da alcuni anni è sceriffo di Rocksalt, sta indagando sulla morte di Pete Lowe, un meccanico di auto da corsa, e ben presto si imbatte in un secondo cadavere. Quando Linda finisce nei guai e rischia di perdere il posto, Mick si trova quasi costretto a sostituirla e a gestire le indagini insieme al vice di sua sorella, Johnny Boy Tolliver. Tra combattimenti illegali di galli, traffici oscuri che conducono fino a Detroit e nuovi crimini, la ricerca del colpevole si trasforma in un viaggio dentro il cuore più nero di una terra aspra e crudele, nella quale il sangue versato chiama sempre altro sangue, in una spirale quasi impossibile da interrompere. La legge delle colline è l'attesissimo terzo capitolo di una serie noir che ha entusiasmato critici e scrittori, e che ha consolidato la fama di Chris Offutt come narratore e testimone dell'America profonda, dove vige ancora la legge del taglione e le questioni, di famiglia e non, sfociano troppo spesso nel sangue.

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4



Seguendo ancora gli orari dell’esercito, Mick si svegliò appena prima dell’alba e decise di preparare la colazione per sua sorella prima che andasse al lavoro. Rimase sdraiato a guardare la stanza in cui aveva dormito fino agli otto anni, quando poi era andato a vivere nel bosco insieme al nonno. Sua madre aveva scelto di occuparsi della figlia, ma Linda aveva lasciato casa a diciotto anni per un minuscolo appartamento, un lavoro e i corsi al Rocksalt College. La madre si era chiusa sempre più in se stessa, uscendo di casa di rado, preoccupata solamente del tempo, atmosferico e non. In casa teneva più di sessanta orologi e dozzine di calendari. Accanto a ogni finestra si vedeva un termometro. L’enorme tv era sintonizzata su un canale che trasmetteva previsioni del tempo ventiquattro ore su ventiquattro. Morì mentre seguiva un servizio su una colata di fango a Burma, e lasciò la casa a Linda.

Mick preparò il caffè e l’unico menù che sapeva mettere insieme, come gli aveva insegnato il nonno: uova, bacon, patate e pa ne tostato. Negli anni aveva aggiunto al suo repertorio le omelette e le uova in camicia, ma quel giorno rimase sul classico: uova all’occhio di bue, capovolte e poi fatte scivolare nel piatto.

Sentì la porta del bagno che si chiudeva e aggiunse alle uova le cipolle tagliate a cubetti. Pochi minuti dopo Linda entrò in cucina con un grugnito affettuoso e si versò una tazza di caffè. Mick si svegliava sempre come un segugio pronto a inseguire la preda, Linda invece era più lenta. Le preparò un piatto e mangiarono in silenzio. Dopo una seconda tazza di caffè era abbastanza sveglia per parlare.

«Hai mollato davvero?», disse. «Per sempre?»

«Già».

«Ma perché?»

«I miei vent’anni li ho fatti. Posso tirare avanti con la pensione. Ogni anno arrivano migliaia di nuove reclute. Loro hanno sempre la stessa età, io invecchio».

«Vedo che hai capito bene come funziona col tempo», gli disse. «Ma è un giorno speciale, se riesci a trovarne uno dovresti segnarlo sul calendario».

Sorrise per la prima volta quel giorno, e secondo Mick probabilmente per l’ultima. Lui annuì.

«Hai parlato con Peggy?», domandò.

«Non mettermi in mezzo. La mamma ci ha provato con me e papà, e poi con me e te. Non ci sono stata allora, non ci sto adesso. Se le vuoi parlare falle una telefonata».

«Sta ancora con quel tizio?»

«Sì, hanno avuto un altro figlio. E sull’argomento non dirò altro».

Linda finì di bere il caffè e tornò nella sua stanza. Mick rimise in ordine la cucina. Lei tornò con l’uniforme e il cinturone e i capelli tirati indietro e legati in una crocchia. Aveva le chiavi dell’auto in una mano e un giubbotto antiproiettile nell’altra.

«Lo porti sempre?», chiese Mick.

«Quando rispondo a una chiamata sì. Dovrebbe funzionare contro tutte le armi corte. Tu cosa portavi?»

«Piastre in ceramica, livello quattro. Buone contro fucili e schegge. Una delle cose che non mi mancheranno. Troppo caldo nel deserto per quella roba».

«Funzionano però, giusto?»

«Riducono i decessi. Ma i soldati perdono più arti e vengono feriti alla testa».

«Che programmi hai per oggi?», domandò lei. «Un giro in macchina, per rattristarti?»

Mick annuì. Lei lo fissò e lui capì che si aspettava gli dicesse qualcosa in più. Era un vecchio trucco, che aveva utilizzato anche lui centinaia di volte. Significava che il lavoro le stava insegnando qualcosa, oppure che aveva fatto dei corsi. Lui poteva aspettare più a lungo di lei, cambiare argomento o semplicemente andarsene. Stava cercando di capire cosa l’avrebbe indispettita di meno, quando lei parlò di nuovo.

«Grazie per la colazione», disse, e uscì.

Mick guidò verso est, fermandosi per fare benzina alla Haney’s Tire and Bible, una stazione di servizio gestita per trent’anni da una famiglia di gente coi capelli rossi che però diventavano grigi presto. Ne aveva conosciute tre generazioni, e si chiamavano tutti con qualche variante di Joe. Un uomo sui vent’anni coi capelli scuri si avvicinò con calma al pick-up, col berretto di un negozio di mangimi messo per traverso e un misuratore di pressione per pneumatici infilato nella camicia.

«Nuova gestione?», disse Mick.

«Nah. Lo pensano tutti perché ho i capelli neri. Mi chiamo Joey. Le gomme sembrano a posto. Quindi le serve benzina, oppure una Bibbia».

«Fammi il pieno».

Mick spense il motore e guardò Joey, non riuscendo a ricordare l’ultima volta che aveva riempito il serbatoio a una stazione di servizio. Era un lavoro che stava scomparendo, come quelli che riparavano le macchine da scrivere o le segretarie che conoscevano la stenografia. Di lì a quarant’anni Joey avrebbe raccontato storie dei vecchi tempi, di prima che le auto elettriche facessero chiudere Haney’s.

Mick pagò in contanti e ripartì, pensando a una persona coi capelli scuri in una famiglia di rossi. O qualcuno si era sposato al di fuori della famiglia o finalmente il gene dei capelli scuri si era fatto valere. Rifletté sulle sue scarse conoscenze in fatto di genetica, poi scosse la testa per schiarirsi le idee. Lasciare l’esercito aveva eliminato la necessità di una particolare rigidità di pensiero, però non gli piaceva come ogni genere di idee si stessero riversando nel suo spazio mentale rimasto vuoto. Quei pensieri andavano un po’ per conto loro. La missione del giorno era andare a controllare la sola proprietà che possedeva, quella che gli aveva lasciato il nonno. Immaginò che fosse un addio, ma non era sicuro di cosa stesse salutando. Suo nonno, il suo passato, la terra che amava? Se stesso, magari?

La sterrata si arrampicava sulla collina e lungo una cresta invasa a tal punto dalla vegetazione che dovette parcheggiare e proseguire a piedi. Più che una strada era un vialetto lungo un miglio di terra e cespugli, cresciuti di nuovo dopo che Mick aveva ripulito tutto due anni prima. Da ogni ceppo di storace erano spuntati una dozzina di arboscelli, nemmeno gli storaci si fos sero arrabbiati per essere stati tagliati e fossero decisi a chiedere rinforzi. Erano gli unici alberi che a suo nonno non piacevano.

In cima alla collina Mick si riposò un attimo, ammirando il piccolo altopiano in fondo a una stretta cresta circondata dal bosco fitto. Un paio di ghiandaie cantarono per avvisare della comparsa di un estraneo. Altri uccelli più piccoli si alzarono dagli alberi e fuggirono. Mick si avvicinò ai resti della capanna dove era cresciuto. Due anni prima era stata sventrata da un incendio, che aveva lasciato solo dei buchi neri al posto di porte e finestre, un camino di pietra e poco altro. Tetto e veranda erano bruciati. Restavano solo le quattro pareti, fatte di grossi tronchi che si incastravano l’uno nell’altro sfruttando le tacche ricavate alle estremità. Erano sopravvissuti a un secolo di intemperie, e adesso al fuoco. Usò un bastone per frugare tra le macerie, cercando distrattamente qualche frammento del suo passato: un sasso portafortuna, un grosso chiodo da rotaia, una caffettiera. Non trovò niente. La pioggia aveva compattato lo spesso strato di cenere. Nel soggiorno era spuntato un pioppo.

Risalì sul pick-up e tornò in città. Dov’era il vecchio drive-in erano comparsi un nuovo Dollar General e la stazione di servizio di una grossa catena. Si fermò, chiamò la sorella sul cellulare e le domandò se fosse in ufficio.

«Certo che no», disse Linda. «Sono in giro per la contea, devo parlare coi vicini di Pete Lowe. Non sono molti, ma sono sparsi ovunque».

«E Johnny Boy? Lui c’è?»

«No, sta ancora seguendo la pista di quelli per cui lavorava Pete. Ha parlato con Albin che gli ha chiesto di te. Ha detto di aver sentito che eri tornato».

«Com’è possibile? Sono meno di dodici ore».

«Ti sei dimenticato com’è Rocksalt», disse lei. «Fai un bello starnuto in città, e gli schizzi di saliva tornano a casa prima di te».

«Questa la diceva sempre il nonno».

«Questa e altre ugualmente buone».

«Sono appena stato alla capanna», disse lui. «O a quel che ne resta».

«E ti sei intristito, poco ma sicuro. Magari dovresti arruolarti o roba del genere. Avere uno scopo nella vita».

Mick annuì.

«Stai annuendo, vero?», disse. «Ma perché ti interessa dove siamo io e Johnny Boy? Fammi indovinare. Il piano è andare a trovare Sandra e vuoi assicurarti di trovarla in ufficio da sola».

Mick annuì di nuovo.

«Annuisci quanto ti pare», disse lei. «È un po’ come tornare alla capanna, solo che oltre a essere triste dovrai parlare con lei. Ci vediamo dopo».

Chiuse la chiamata e Mick rimase a guardare il telefono. Linda aveva ragione su tutto. La futilità di quel piano lo rese ancora più malinconico. Raggiunse l’ufficio dello sceriffo, si fece coraggio e scese dal pick-up. Sandra uscì dall’ufficio e si chiuse la porta alle spalle. Sconcertato per un attimo, si costrinse ad avanzare come all’appello del mattino dopo una notte passata a bere. Era senza espressione.

«Ehi, Sandra».

«Ciao, Mick».

Lui guardò le colline orientali. La linea scura degli alberi era come una finitura a zig-zag contro il cielo pallido. Dall’altra parte del parcheggio arrivò il suono gutturale delle voci di alcuni uomini, seguito da una risata che si spense piano piano.

«Avrei dovuto scriverti un...



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