Saunders | Bengodi e altri racconti | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 215 Seiten

Saunders Bengodi e altri racconti


1. Auflage 2015
ISBN: 978-88-7521-695-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 215 Seiten

ISBN: 978-88-7521-695-5
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
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Dopo il successo di Dieci dicembre, che ha fatto conoscere al grande pubblico la voce inconfondibile di George Saunders consacrandolo come uno dei nomi di punta della nuova scena letteraria americana, minimum fax riporta in libreria Bengodi, la sua prima raccolta di racconti, uscita nel 1996 e subito finalista al Pen/HemingwayAward. In sei racconti e un romanzo breve, corredati in questa nuova edizione da un ulteriore inedito e una preziosa postfazione, Saunders definisce i tratti salienti della sua poetica, inscenando il lato oscuro del sogno americano in un ipotetico futuro prossimo dove i vizi della società contemporanea vengono spinti all'eccesso con conseguenze grottesche, esilaranti e spesso spaventose. Una raccolta spietata e preveggente, permeata da uno humour feroce miscelato con quell'insieme di empatia e compassione nei confronti dell'uomo, delle sue debolezze e dei suoi difetti, che rende i racconti di Saunders una meravigliosa esperienza umana prima ancora che un imperdibile piacere letterario. Con una postfazione dell'autore e un racconto inedito.

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TERRA DELLA GUERRA CIVILE IN GRAVE DECLINO


Ogni volta che un potenziale grosso investitore arriva per il tour, lo porto innanzitutto alla Chiusa trapiantata dal canale Erie. Abbiamo buoni duecento metri di canale laggiù e un plastico assai fedele di un accampamento di musi gialli. Mamma mia come siamo diventati rossi quando si è scoperto che il canale invece lo avevano costruito gli irlandesi. Non abbiamo soldi per correggere la svista, per cui più o meno ogni quarto d’ora un marchingegno nelle baracche rilascia una specie di aroma di cibo orientale.

Oggi il mio possibile Socio per la Ricostruzione Storica è il signor Haberstrom, fondatore di Cultura&Abbronzatura. È un’azienda di livello nazionale. Si sono inventati una biblioteca fornitissima all’interno dei locali per cui mentre fai la lampada urli il titolo del libro che ti pare a certe liceali sui pattini. Risaliamo il sentiero, lui è in tuta felpata e fuma il sigaro e io gli dico che ammiro il suo acume. Gli dico che certi uomini sono sognatori e altri esecutori. Mi domanda chi sono io dei due e gli rispondo ammettiamolo, sono il classico tipo che accompagna i sognatori sul sentiero a visitare il Segmento del canale. Lui approva. Dice che ho la testa sulle spalle. Mi tocca il braccio e dice che non vede l’ora di passare qualche istante di raccoglimento al canale perché tanto tempo fa suo bisnonno portava le chiatte e fu ucciso da un asino. Quando arriviamo alla radura si emoziona tutto e sfonda la sagoma di cartone del giocatore d’azzardo cinese. Non per essere volgare ma sento che è in arrivo un assegno bello corposo.

Quando però lo raggiungo vedo che le gang hanno colpito ancora con le bombolette spray, per tutta la mia Chiusa. Haberstrom rimira la scena. Poi mi picchietta addosso la punta sputazzata del sigaro e dice eh no, coi miei soldi te lo sogni, e ridiscende il sentiero come una furia.

Resto lì solo qualche minuto. L’ultima cosa che mi serve è lo sputo di un ciccione sulla cravatta. Penso di mollare tutto. Poi penso alla mia ultima avvilente infornata di curriculum. Duecento invii, zero risposte. Credo che a scoraggiare i miei potenziali datori di lavoro sia il fatto che sono un umile Ispettore alla Verosimiglianza da nove anni senza uno straccio di promozione. Penso alla rata della macchina. Penso a quanto Marcus e Howie adorano la casetta-giocattolo che non ho ancora finito di pagare. Decido anche stavolta di ingoiare il rospo e tenere duro.

Per cui mi asciugo la cravatta con una foglia e scendo a dare le ultimissime su Haberstrom al signor Alsuga.

Alsuga è un altro che si è fatto da solo. Ha sfruttato il suo amore per la storia ideando la Terra della Guerra Civile nel tempo libero. Ha cominciato con la capanna di un colono e un costume dell’Unione e adesso è un membro assai influente del Rotary.

Il suo ufficio è nel Municipio. Mi dà atto che ormai le gang sono fuori controllo. Il mese scorso hanno ferito tre Visitatori e ammazzato un cavallo da tiro. Una volta hanno circondato e preso in giro la signora Dugan vestita da moglie di un colono che portava il pane fresco a un finto Raduno Cittadino. L’ingresso non lo pagano neanche morti, per cui entrano scavando un tunnel oppure scavalcano il muraglione.

Il signor Alsuga è convinto che il problema gang lo risolvi con i Gruppi di Teenager. Gli dico che in fondo una gang è proprio questo, un Gruppo di Teenager. Ma lui dice come fa a essere un Gruppo di Teenager senza un mentore adulto che ha un talento speciale, tipo da intagliatore? Il signor Alsuga intaglia. Una volta ha tenuto un Seminario sugli Antichi Mestieri nella Bottega del Fabbro. L’affluenza è stata scarsa. Un paio di vedove e un soggetto tipo giocatore di scacchi che lo avrebbe snobbato anche una gang. Più il sottoscritto. Ho partecipato. Evelyn mi ha dato del leccapiedi, ma ho partecipato. Mi ha dato del leccapiedi, e io le ho detto meglio che ti ricordi da che parte ti conviene stare. E lei ha detto anche se me lo ricordo sai quanto ci guadagno. Parla sempre male del mio stipendio. Sono tornato a casa dal Seminario con questa specie d’anatra intagliata. E il giorno dopo lei me l’ha buttata dicendo che l’aveva presa per una ghianda. Mica sembrava una ghianda. Per quanto mi riguarda me l’ha buttata per dispetto. Sono diventato livido e quella notte mi è toccato chiudermi due volte nell’armadio ed eseguire la Respirazione per il Contenimento dell’Odio.

Ma questo è irrilevante.

Il signor Alsuga tira fuori i dati sulla stagione estiva. Il calo delle presenze è il peggiore degli ultimi dieci anni. E se peggiora un altro po’, una marea di gente si ritroverà a spasso. Mi lancia un’occhiata eloquente. So benissimo di non essere una delle sue pedine-chiave. Poi mi chiede se c’è qualcuno che se la sentirebbe di combattere le gang con le loro stesse armi.

Rispondo che potrei fare una ricerca.

Dice: Perché non fai una ricerca?

Per cui vado a fare la mia ricerca.

Sylvia Loomis è un gazzettino vivente. Ce l’ha nel sangue. Ci gode a sparlare degli altri. Si definisce una cultrice del sadomaso in allenamento. È ancora troppo mansueta per darci dentro di brutto, per cui quando folleggia al Club Sbattimi su Airport Road si limita a gironzolare con le manette-giocattolo mentre dice delle cattiverie. Ma è in gamba nel suo lavoro, che è la Sicurezza. È stata Sylvia a identificare il commesso part-time che cacava sistematicamente nelle fioriere del Centro Acquisizione Regali ed è stata sempre Sylvia a indovinare che era Phil degli Impianti a lasciare messaggi osceni alle Reginette del Ballo sulla segreteria telefonica interna. Ha accesso a tutto l’archivio. Le chiedo se può identificare fra i nostri attuali dipendenti qualcuno che abbia un passato da facinoroso. Risponde di sì, se le offro il pranzo.

Decidiamo di mangiare all’interno del Parco. Andiamo al Saloon di Nate. Sylvia dice rimanga fra noi ma due delle nove ballerine di cancan sono incinte. Poi tira fuori una cartellina e dice che, stando alla sua analisi dei dati, abbiamo sottomano un branco di bonaccioni. Al limite ci sarebbe Ned Quinn. Dal suo fascicolo risulta che una volta al liceo ha dato fuoco a un capanno per gli attrezzi. Per poco non schiatto dalle risate. Quinn è un Teatrante Aggiunto nonché un ansioso di prima categoria. L’ho beccato un’infinità di volte al Reparto Costumi che si dilungava sui dettagli cruenti della Clausola Addizionale Malattia-Morte del suo contratto. È un attore fallito, ma non demorde mica. Questo è l’unico lavoro che ha trovato, grazie al quale, secondo lui, può continuare ad affinare la sua arte. Siccome è brutto come la fame, è specializzato in ruoli che prevedono l’uso di una maschera, tipo Humpty Dumpty ai Tempi di Mamma Oca.

Faccio rapporto al signor Alsuga e lui dice Quinn non sarà il massimo ma è tutto quel che abbiamo. Quinn è poverissimo con sei figli a carico e il signor A. dice meglio ancora, perché ci serve uno fra l’incudine e il martello. Ci consiglia di fornire munizioni cariche alla Pattuglia Disperata e di affidare il comando a Quinn. La Pattuglia Disperata arranca sotto i riflettori come evento clou della serata. Li abbiamo conciati in modo tale da farli sembrare soldati che stanno da troppo tempo sul campo di battaglia. Abbiamo usato le foto vere di Gettysburg. L’apoteosi della Pattuglia è quando viene messa in scena una mezza ribellione, placata da un galvanizzante discorso. Dopo il discorso i ragazzi si tolgono i berretti, fanno capannello mettendosi le braccia intorno al collo e cantano «I Was Born Under a Wandering Star». Poi ci sono i fuochi d’artificio e la Parata delle Vetture d’Altri Tempi. Dopodiché sbaracchiamo tutto e si torna a casa.

«Perché non scambiamo due chiacchiere con Quinn?», suggerisce il signor A. «Giusto per sondare il terreno, per capire come la pensa».

«Stavo proprio per dirlo», dico.

Cerco sull’elenco il numero dell’interno del Centro Teatranti. Qualche minuto e Quinn scende saltellando le scale in costume da Grizzly Ferito.

«La Pattuglia Disperata?», dice il signor A. mentre Quinn si accomoda. «Ti potrebbe interessare?»

«Hai voglia», dice Quinn. «Evviva». Sono anni che cerca di entrare nella Pattuglia Disperata. I Teatranti la considerano il non plus ultra perché prevede un mucchio di parti recitate. Quinn è così eccitato che si agita sulla sedia e con la zampa insanguinata impiastra la bella poltrona in vimini del signor A.

«Le gang che infestano il nostro parco sono una vera iattura», dice il signor A. «Si tratta di combatterli con le loro stesse armi. Ed è qui che entri in ballo tu? Ci puoi giurare».

«Quanto mi piacerebbe vedere Quinn che galvanizza le truppe», dico.

«Ordine sociale», dice il signor A. «Sostenere la linfa vitale di questo dannato parco a cui tutti ci dedichiamo anima e corpo».

«Guarda che non sta mica parlando a ruota libera», dico.

«Non credo di aver capito», fa Quinn.

«Suggerisco munizioni cariche, ma solo nel tuo fucile», dice il signor A. «Fai fuoco a tua discrezione. Vedi un intruso, uno scocciatore, gli spari ai piedi. Giusto per mettergli paura. Nessuno si fa male. Sto parlando di altri duecento a settimana».

«Sono un attore», dice Quinn.

«Quinn ha dei figli», dico. «Sa dare valore al denaro».

«Questa è una parte di altissimo livello», dice il signor A. «Una parte da mercenario».

«Fai almeno una prova», dico.

«Non sono sicuro di aver capito», dice Quinn. «Cavolo, però, sono un sacco di soldi».

«Meraviglioso», dice il signor...



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