E-Book, Italienisch, 129 Seiten
Simonelli La Chiesa e i sacramenti
1. Auflage 2025
ISBN: 978-88-922-3495-6
Verlag: San Paolo Edizioni
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 129 Seiten
ISBN: 978-88-922-3495-6
Verlag: San Paolo Edizioni
Format: EPUB
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Parlare di Chiesa e sacramenti ci pone in continuità con le donne e gli uomini del IV secolo, con i quali abbiamo tanto in comune, pur nelle non piccole differenze. La Chiesa, di fatto non nominata a Nicea (325), è menzionata in forma estesa nel Credo più ampio (niceno-costantinopolitano) e si specifica nelle sue note (una, santa, cattolica e apostolica), lette all'interno della dinamica fra quello che siamo e la meta verso cui siamo in cammino. La Chiesa non è oggetto della fede nella stessa misura in cui lo è Dio, ma è l'ambito vitale in cui questa fede viene professata e celebrata. Il libro affronta anche un'altra parte dell'esperienza ecclesiale - quella celebrativa - e lo fa interrogando l'epoca di Nicea, e più in generale l'antichità, a partire dalla attuale prassi cattolica di un settenario sacramentale. Leggere il IV secolo dal punto di vista della esperienza celebrativa non solo strappa all'oblio elementi interessanti in sé, ma restituisce anche una diversa lettura del dibattito teologico. Di allora ma, in certo senso, di sempre.
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DIVENTARE CRISTIANI ANCHE NELLA TEMPESTA
Leggere la storia da un altro punto di vista
Organizzare il materiale di un discorso, anche scritto, come questo, pone ben presto la domanda sul suo ordine. Nel caso presente la disposizione delle cose farebbe dire che inizia qui la seconda parte. Tuttavia verrebbe l’impulso di dire il contrario, ossia che questa non è la seconda parte, bensì la prima, mentre l’altra sarebbe un’avanscena, o al massimo una introduzione. Brutta però questa alternativa secca e per di più gerarchizzante. Preferisco piuttosto tentare di uscire da questa mentalità, per enunciare piuttosto un altro punto prospettico. Nella introduzione generale lo collocavo nella pratica della storiografia più attenta, che ha un particolare radicamento femminile, per ragioni più che comprensibili. Così Valeria Parrella nel saggio in cui propone una storia delle italiane attraverso i romanzi ricorda che «già da tempo, almeno dalla Nouvelle Histoire degli anni Trenta, sappiamo che non esiste un unico modo di raccontare la Storia e che mutando lo schema del racconto, per esempio dalla cronologia delle battaglie a quella delle migrazioni o delle epidemie, emerge un panorama diverso, che include realtà prima ignorate» (, Laterza, Bari-Roma 2020, p. VIII).
Vi aggiungo l’idea del “doppio”, così diffusa nella letteratura in termini spesso inquietanti, ma che può assumere connotati meno tragici. In un mondo specchio le vicende che occupano l’altra parte sono sfumate, a volte ignorate, a volte subìte oppure enfatizzate. Non si tratta tuttavia solo di appendici, rispettivamente dell’uno o dell’altro versante, ma di una sorta di corpo esteso, che condivide spazi, tempi e problemi, ma li vive e li esprime diversamente (cf. N. Klein, , La nave di Teseo, Milano 2023).
È vero che secondo Gregorio di Nazianzo durante il dibattito esteso, anche al mercato si discuteva di e di , ma forse non sempre né ovunque con lo stesso accanimento. Anzi, anche i protagonisti dei Sinodi e delle discussioni, facevano pure altro nella vita e nel ministero, celebrando la Pasqua, come abbiamo letto nella predicazione di Cromazio, o ritenendo, come vedremo in Cirillo di Gerusalemme, che fosse meglio introdurre alla fede tenendo al riparo da un conflitto così aspro. Da questa altra parte del “mondo specchio” si scorgono perciò altre cose oppure si vedono diversamente quelle già osservate: ad esempio lo stesso dibattito al Concilio di Nicea su temi disciplinari, oppure le questioni che attraversano i canoni prodotti in quella circostanza.
I luoghi della vita sono poi complessi e decisamente incarnati, e comprendono la sessualità, il matrimonio, la professione monastica, la diaconia per la comunità, variamente intrecciati. Come si è detto all’inizio dell’intero percorso, oggi nella Chiesa cattolica (in senso confessionale) usiamo parlare di un settenario sacramentale: la numerazione e in parte la terminologia risalgono al Medioevo, anche se anche allora si poteva contare diversamente (Bernardo di Chiaravalle ne enumera tredici) e noi stessi abbiamo modi diversificati di riconoscerne l’importanza (l’Ordine ha tre gradi, ad esempio, e non tutti i battezzati lo devono né lo possono ricevere). Tuttavia cercheremo qui di dire qualcosa di ognuno dei , perché per noi sono importanti e amiamo conoscerne la storia, anche se vi incontriamo nomi diversi nonché concezioni e prassi non identiche, e anche ritualità tardive e non sempre diffuse, come la celebrazione liturgica delle nozze e l’unzione dei malati.
Nessuno ha mai messo in discussione che anche nel IV secolo, dunque durante il dibattito niceno, nuove persone si siano unite alla Chiesa, anzi si dice spesso che le condizioni di favore da parte dell’Impero e dunque della società nel suo insieme abbiano fatto lievitare il numero dei nuovi adepti.
L’impressione di Chiese distratte dalla prassi quotidiana per discutere delle formule di fede fino all’estenuazione dipende anche dal modo con cui la vicenda è narrata. Recuperiamo perciò l’altra parte dell’esperienza, che consegna una prassi articolata, misurata su adulti consenzienti, strutturata in un sistema. Del resto, se la terminologia generale di «misteri» o di «sacramenti» nasce lentamente e ha una storia complessa, fin dall’inizio delle comunità cristiane possiamo documentare la centralità del battesimo e della frazione del pane, ben presto chiamata col nome di una sua parte importante «rendimento di grazie», cioè in greco .
Un percorso, un sistema, un luogo teologico
Il nome Cirillo all’epoca era diffuso: in questo caso abbiamo a disposizione un ampio documento di quello che fu vescovo di Gerusalemme, città che a dispetto del suo ruolo assolutamente centrale nella vicenda di Gesù e delle prime comunità cristiane, dipende all’epoca dalla sede di Cesarea di Palestina. Il vescovo metropolita era stato quell’Eusebio già incontrato e a lui era succeduto Acacio: entrambi erano di impianto dissidente rispetto al risultato niceno. Cirillo venne consacrato vescovo proprio da Acacio intorno al 348. Pur essendo attento al dibattito in corso, non si fece stringere nei gruppi che si fronteggiavano, subendo anche lui almeno due esili, uno dei quali aveva come causa dichiarata la vendita da parte sua di arredi preziosi per soccorrere i poveri nella carestia, ma sullo sfondo anche il conflitto per le prerogative delle sedi. In ogni caso nell’esilio entrò in contatto con il gruppo in cui poi fu anche Basilio e, con queste alleanze partecipò anche al Concilio del 381, quello stesso che nella lettera sinodale sopra ricordata come neonicena, afferma che «la nostra fede si esprime secondo il battesimo».
Di Cirillo resta soprattutto un’opera grande, un ciclo di predicazione prebattesimale composta da diciotto in serie e da una introduttiva un po’ a sé stante, e poi da altre cinque predicate dopo il battesimo, chiamate e firmate nei codici anche col nome di Giovanni, il suo successore. Ebbene in tutto quel lungo testo egli non usa mai il termine «della stessa sostanza», pur non essendo – come si è detto – assolutamente ariano. A ogni candidato viene consegnato e spiegato il Simbolo, perché sia poi in grado di muoversi nell’orizzonte cristiano e sappia discernere cosa è importante, cosa è secondario, cosa è invece bene scartare, anche se un domani glielo proponesse lo stesso Cirillo o chiunque altro del suo stesso rango. È però fermamente convinto che non sia bene introdurre alla fede entrando nella descrizione del conflitto in corso, che passerà: si deve piuttosto creare intorno a chi si avvicina un ambiente serio ma sereno, in cui la vita cristiana appare nel suo impegno ma soprattutto nella forza della sua speranza.
Le catechesi sono globali e ordinate, come una casa che si costruisce dalle fondamenta e arriva al tetto, oppure come un albero che ha radici e chiome. C’è una globalità della fede creduta, articolata e centrata sulle questioni irrinunciabili (la , come la indicherà il Vaticano II) e c’è una disposizione animata dallo Spirito: chi predica è il portinaio, deve solo lasciar entrare, ma sarà l’esperienza dello Spirito a costruire, a creare un ambiente caldo e abitabile. Giocando su vari usi dei verbi che hanno la radice «eco» (dal verbo greco ), da cui proviene anche il sostantivo «catechesi», Cirillo afferma che fino al momento di intraprendere effettivamente quel cammino la Parola girava loro intorno, ma una volta entrati nell’esperienza più intensa, la Parola sarà nella loro interiorità e nella loro vita, perché lo Spirito la pronuncia nel cuore. In questo spazio comunitario – i catecumeni sono accompagnati da larga parte della comunità, oltre che da persone specialmente incaricate – si apre profondità, si creano autonomia e competenza, si sperimenta una dimensione ecclesiale non conflittuale. A Pasqua riceveranno il battesimo e parteciperanno pienamente per la prima volta all’eucaristia.
Nei decenni che raccordano la predicazione di Cirillo con la fine del secolo sappiamo dire con buona approssimazione come si svolgeva questo percorso, perché sono conservati alcuni cicli di predicazione catecumenale sostanzialmente completi e provenienti da luoghi diversi: ancora un percorso di Gerusalemme, descritto da Egeria, pellegrina occidentale che ha lasciato una specie di diario di viaggio; omelie predicate da Giovanni Crisostomo, ancora presbitero ad Antiochia; altre pronunciate sempre ad Antiochia da Teodoro, in seguito vescovo a Mopsuestia di Cilicia, e altre a Milano per bocca e stilo di Ambrogio. Si potrebbero aggiungere omelie rimaste in blocchi meno unitari, come quelle di Agostino o di Basilio. Ogni ciclo ha caratteristiche proprie, ma quello che è più interessante è la loro coerenza, pur nelle differenze: quando i catecumeni, che sono tali perché semplicemente si sono iscritti, decidono di fare sul serio, si ricava un periodo di circa quaranta giorni – cifra biblicamente rilevante, da cui poi nasce la Quaresima – nel quale vengono introdotti alla storia della salvezza tramite la spiegazione del Credo, con scarse o nulle anticipazioni sui riti, che invece verranno sperimentati la notte di Pasqua. Solo nella settimana seguente – detta nelle Chiese latine , perché i neofiti portavano...




