E-Book, Italienisch, 420 Seiten
Trombetta Lo psicologo scolastico
1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-590-0382-3
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, 420 Seiten
ISBN: 978-88-590-0382-3
Verlag: Edizioni Centro Studi Erickson
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Carlo Trombetta Docente di psicopedagogia presso la facoltà di Psicologia dell'Università 'La Sapienza' di Roma, presidente della SIPEF (Società Italiana della Psicologia dell'Educazione e della Formazione), autore di numerosissime pubblicazioni e direttore della rivista 'Psicologia dell'Educazione e della Formazione' edita da Erickson.
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Presentazione
Il volume è il risultato di un lungo lavoro iniziato due anni fa e sul quale sono intervenuti i colleghi del Comitato scientifico della rivista «Psicologia dell’Educazione», che ho l’onore e l’onere di dirigere.
Esso, quindi, è il risultato di una convergenza di opinioni e di proposte che, pur provenendo da formazioni culturali e sensibilità diverse, hanno trovato un punto d’incontro non solo perché si è consapevoli che la psicologia può e deve dare il suo specifico contributo al variegato mondo della scuola, ma soprattutto per il fatto che la presenza dello psicologo nella scuola comporta e richiede una pluralità di domande alle quali questo volume intende dare una risposta, anche se non definitiva. E le domande principali sono le seguenti: di quale psicologia? Di quale psicologo si sta parlando? Quali sono i campi specifici dell’attività professionale dello psicologo? Su quale approccio teorico possono fondarsi le molteplici attività che egli può e deve svolgere?
Sotto questo punto di vista il volume presenta una sua originalità a differenza di altri usciti in Italia in questi ultimi anni proprio perché seleziona le attività dello psicologo in base a un modello teorico e sulla scorta delle competenze che egli deve possedere fin dall’inizio della sua attività professionale in questo settore.
Il modello teorico, fatto proprio dal Comitato della rivista, è basato:
– sul presupposto che la funzione principale dello psicologo è quella di contribuire a migliorare la qualità della vita scolastica mirando alla trasformazione delle strutture interne scolastiche;
– su una diversa impostazione delle funzioni e dell’operatività professionale in quanto sposta l’accento dalla consulenza al servizio (dove per servizio s’intende una presenza stabile e regole e progetti concordati con la rete di scuole, che lavora in sintonia, ma anche con autonomia, con gli altri servizi psicologici sparsi sul territorio);
– sul presupposto che lo psicologo opera all’interno di un’organizzazione e che l’utente non è in primo luogo e prima di tutto il singolo, sia esso alunno, docente, gruppo o famiglia, bensì la scuola come istituzione, come organizzazione, come intreccio di relazioni personali, professionali tutte volte a sviluppare conoscenze e competenze cognitive e culturali, ma anche sociali;
– sulla considerazione che per poter svolgere le molteplici attività cui bisogna far fronte è necessario immaginare un team di psicologi, all’interno di una rete di scuole, che agisca in base a un progetto condiviso fra i singoli componenti, frutto di un comune quadro teorico di riferimento;
– sulla necessità che quel team sviluppi un progetto, che dovrà essere discusso al proprio interno e, successivamente, condiviso dalla rete di scuole, nel quale si indicano i percorsi, si individuano gli obiettivi primari e secondari da conseguire, in modo da salvaguardare i motivi etici alla base degli interventi, e al tempo stesso non creare false aspettative nelle scuole.
La struttura del volume si articola in tre parti e un’. Quest’ultima, dovuta alla professoressa Maria Assunta Zanetti, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università di Pavia, e al dottor Carlo Berrone dell’Università di Pavia, delinea in maniera critica la situazione nella quale opera lo psicologo, che deve affrontare e risolvere pregiudizi largamente sedimentati nel pubblico scolastico e, pur mosso dalle migliori intenzioni, si trova a dover fronteggiare un atteggiamento fortemente pregiudiziale, dovuto a un variegato elenco di cause. Fra queste bisogna annoverare la cultura radicata nella scuola, che si presenta quale universo tradizionalmente chiuso, non molto disponibile a collaborazioni interprofessionali, ma anche la tendenza degli psicologi che, pur lavorando nei servizi territoriali, allorquando entrano nella scuola portano con sé la loro formazione prevalentemente clinica e operano spesso a livello individuale. L’assenza di una vera figura di «psicologo scolastico», come anche la mancanza di una visione «sistemica» della scuola, fa sì che questa figura, pur essendo una risorsa fondamentale e ricca di energie morfogenetiche per il sistema nel quale opera, non riesce a decollare e a imporsi quale struttura e funzione.
Nella del volume si presentano le ricerche internazionali e italiane ritenute più importanti apparse in questi ultimi anni le quali hanno lo scopo di documentare il profilo dello psicologo che presta la sua attività in ambito scolastico.
La prima ricerca è di Julie Coyne e sintetizza molto bene la panoramica internazionale così come è stata delineata dall’ampio volume curato da Shane R. Jimerson, Thomas D. Oakland e Peter T. Farrell del 2007 (Thousand Oaks, CA, Sage).
La seconda ricerca è anch’essa una sintesi di un più ampio Rapporto, dal titolo , edito nel 2002 a cura di Bernard Gaillard, professore all’Università di Rennes 2, seguita da una serie di tabelle comparative, desunte da quel rapporto, nelle quali si mettono in evidenza lo stato giuridico dello psicologo in diversi Paesi europei, il numero degli psicologi e il loro rapporto con gli alunni, la formazione iniziale e continua degli psicologi scolastici, quali interventi costoro effettuano principalmente nelle scuole e gli strumenti maggiormente da loro utilizzati. Si fa presente che l’Italia non compare in questo rapporto.
Il quarto capitolo è di Guido Alessandri, borsista presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università «La Sapienza» di Roma. La sua ricerca presenta i dati più importanti emersi dalle recenti indagini compiute in Italia su questa figura. Da essi emergono sei differenti gruppi di psicologi, caratterizzati da altrettante differenti tipologie di intervento e la presenza di due elementi ritenuti molto importanti: i profili professionali degli psicologi sembrano derivare più dalle specifiche richieste del contesto che dalla natura della formazione ricevuta e che gli interventi sulla classe, sugli alunni problematici e sui rapporti scuola famiglia, appaiono le attività più frequentemente svolte dagli psicologi. Da questa sintetica panoramica emerge come da noi lo psicologo è presente nelle varie realtà scolastiche, ma che i suoi interventi non vanno al di là della ristretta cerchia nella quale egli opera e per lo più non sono valutati.
La si articola in due capitoli. Il primo, è dovuto al professor Antonino Petrolino, ha il merito di presentare, a chi non la conosce, la scuola quale contesto complesso nei suoi reali e nascosti funzionamenti, in una visione originale, sintetica, chiara e articolata.
Il secondo contributo è scritto da Carlo Trombetta, direttore della rivista. In esso, si traccia, in maniera sintetica, una «storia» della psicologia scolastica italiana, partendo dalle équipe psico-medico-pedagogiche per arrivare ai disegni di legge sullo psicologo scolastico e per terminare con la Legge Regionale dell’Abruzzo che, per la prima volta, istituisce il Servizio di Psicologia Scolastica (SPS). Vengono delineati inoltre i vari modelli teorici che sono alla base dei molteplici interventi degli psicologi. Oltre a soffermarsi sulla formazione universitaria e postuniversitaria degli psicologi, nel contributo vengono messi a fuoco la sinergia, molto lacunosa e latente, per elaborare una politica culturale nei confronti della scuola, che dovrebbe, invece, caratterizzare l’università, l’ordine nazionale e le società scientifiche. Il saggio si conclude con la presentazione di alcune modellistiche del SPS, sia quelle collegate con gli altri servizi psicologici territoriali sia due modelli interni al SPS stesso. Il primo ha come fondamento il documento della Commissione Rubini, istituita dopo l’approvazione del primo Protocollo d’intesa firmato nel 2000 e basato sulle attività trasversali che lo psicologo può compiere all’interno della scuola; il secondo su una proposta, che verrà illustrata nella , che, invece, prende in considerazione le aree nelle quali lo psicologo, o meglio il team di psicologi che lavorano all’interno di una rete di scuole, dovrebbe operare.
La mette a fuoco le competenze che lo psicologo scolastico può mettere a frutto in tre ambiti di azione: didattico, relazionale e organizzativo. In modo particolare, per quanto concerne il primo ambito, tre contributi tra loro concatenati prospettano temi, strumenti e modalità di intervento che si segnalano all’attenzione dello psicologo scolastico interessato a offrire un supporto alla scuola per quanto concerne le dinamiche dell’apprendimento.
Manuela Cantoia, docente a contratto di Psicologia dell’Apprendimento presso l’Università Cattolica di Milano, e Alessandro Antonietti, professore ordinario di Psicologia generale nella stessa università, innanzitutto chiariscono che è importante per lo psicologo aiutare studenti e insegnanti (e anche i genitori) a chiarire la propria visione dell’apprendimento e condurli a costruire una visione condivisa che renda coerenti e significative le richieste che vengono fatte e le attività che vengono proposte agli alunni.
Maria Chiara Passolunghi, professore associato in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione dell’Università di Trieste, descrive poi come può essere impostato e condotto...




