Barth | L'algebra e il fuoco. Saggi sulla scrittura | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 185 Seiten

Barth L'algebra e il fuoco. Saggi sulla scrittura


1. Auflage 2013
ISBN: 978-88-7521-559-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 185 Seiten

ISBN: 978-88-7521-559-0
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Autore di racconti e romanzi entrati nel canone della letteratura americana, John Barth è - insieme a Kurt Vonnegut, Joseph Heller, Italo Calvino - uno dei padri della narrativa postmoderna, che negli anni Sessanta ha sovvertito radicalmente le regole del realismo tradizionale, aprendo la strada alla contaminazione fra i generi e all'ironia del pop. Dopo averlo rilanciato in Italia pubblicando con successo tre sue opere di narrativa, ora minimum fax presenta per la prima volta ai lettori italiani un'antologia della sua produzione saggistica. I nove pezzi contenuti in questa raccolta rappresentano un prezioso compendio delle riflessioni di Barth sulla letteratura e sul mestiere di scrivere. Accanto a «La letteratura dell'esaurimento» e «La letteratura della pienezza» - due saggi fondamentali, considerati il manifesto del postmoderno - troviamo brillanti analisi critiche del minimalismo e del realismo letterario, considerazioni sul ruolo dello scrittore e l'arte della narrazione, nonché veri e propri consigli di scrittura per aspiranti romanzieri, ai quali Barth raccomanda di unire sempre all'«algebra» della tecnica il «fuoco» del sentimento e delle idee.

Barth L'algebra e il fuoco. Saggi sulla scrittura jetzt bestellen!

Weitere Infos & Material


PREFAZIONE


Se avete preso in mano questo libro, con ogni probabilità l’avete fatto perché il nome di John Barth vi è già noto. Avrete forse letto alcuni dei suoi romanzi pubblicati in Italia, e (o, recuperando edizioni ormai fuori commercio da molti anni, e ), o l’antologia , che comprende racconti scritti lungo tutto l’arco della sua carriera; o forse avrete studiato la sua opera in un corso di letteratura angloamericana contemporanea, o addirittura, in qualche caso, letto i suoi libri nella loro lingua originale. Assocerete quindi John Barth alla letteratura postmoderna degli anni Sessanta e Settanta, quella di scrittori come Kurt Vonnegut, Thomas Pynchon e Donald Barthelme, e lo conoscerete come autore di opere anticonvenzionali, lontane dal realismo tradizionale, linguisticamente e strutturalmente sofisticate, spesso metanarrative. E vi aspetterete che i suoi saggi sulla scrittura rispecchino la figura che avete in mente: che siano un manifesto militante della letteratura colta, sperimentale, formalmente ardita. Se è così, siete destinati a restare almeno in parte delusi. delusi, a mio modo di vedere. E in effetti, sarebbe interessante che prendesse in mano questo libro un lettore che John Barth non lo conosca affatto, o che sia disposto a leggerlo mettendo da parte le proprie aspettative; perché tanto la letteratura postmoderna è spiazzante, audace, immaginifica, a volte autenticamente e quasi programmaticamente difficile da apprezzare, quanto il tono di questi saggi è discorsivo e garbato, conciliante, lontano da ogni eccesso.

Barth è uno di quegli autori che non si limitano a praticare l’arte della scrittura, ma la studiano, la analizzano e la insegnano; eppure i suoi testi di critica e di teoria letteraria non hanno nulla di astratto o di cerebrale, né di dogmatico. Nonostante l’erudizione, non si dà mai arie da cattedratico, e il suo atteggiamento è in genere quello modesto e pacato di chi è più interessato a esporre un’idea con chiarezza e con dovizia di esempi, che a rivendicarne a tutti i costi la validità assoluta.

Questa sorta di empirismo nasce forse dal fatto che alla base e all’origine dell’interesse di Barth per la letteratura c’è l’amore, ampiamente dichiarato, per le : le storie tramandate oralmente dei poemi omerici, le storie in cornice delle e del , le storie a scatole cinesi dell’ (il torrenziale poema sanscrito dell’undicesimo secolo con cui un giovane e onnivoro Barth viene in contatto per caso mentre lavora come borsista nella biblioteca di orientalistica della sua università), le storie di tutta la tradizione del romanzo occidentale, da quello cavalleresco di Cervantes a quello gotico-sudista di Faulkner, per arrivare alle favole di Calvino e alle di Borges, e perfino alle di Carver. Il modello ideale dello scrittore, per Barth, è Sheherazade: la narratrice che incessantemente, di notte in notte, racconta storie per salvarsi la vita (e per alleviare le sofferenze del suo popolo, prostrato dall’ira femminicida del sovrano), storie che sono tratte da un passato fra lo storico e il leggendario, che non sono, insomma, totalmente originali, ma grazie alla sua perizia risultano avvincenti, incantatrici e, appunto, salvifiche.

E in queste pagine, di fatto, Barth parla tantissimo di storie, domandandosi che cosa sono, a cosa servono, come si costruiscono; nelle sue riflessioni mette insieme Aristotele e il New Criticism, e perfino le neuroscienze (nella fattispecie, la teoria di Daniel C. Dennett secondo cui la nostra stessa coscienza, la nostra stessa identità è fatta di storie: noi le storie che ci raccontiamo su noi stessi e sul mondo).

L’oggetto di questa incessante attività portata avanti dalla letteratura di ogni epoca è l’esperienza della vita umana nella sua totalità: al di là delle singole situazioni narrate – verosimili o fantastiche che siano – al di là del luogo e del tempo in cui ambienta le sue storie, il vero scrittore parla sempre e comunque dell’uomo e delle sue passioni; non fa eccezione la letteratura che parla di letteratura, la : perché anche la letteratura e il linguaggio sono parte integrante dell’esperienza umana e in quanto tali possono e devono essere raccontati.[1] In questo senso, tutta la migliore letteratura è realistica, in quanto osserva e illumina la nostra realtà di esseri umani.

Altro è il realismo letterario in senso stretto, quello, per intenderci, di Tolstoj e Balzac, ma anche di Hemingway e Carver: per Barth questa è una modalità narrativa con una sua incontestabile dignità e un suo sviluppo storico; una delle molte forme che può assumere quell’elemento di «artificio», di elaborazione stilistica, intrinseco e necessario alla letteratura in quanto tale. Alcuni autori si sforzano di dare al lettore l’impressione di una riproduzione diretta e immediata della realtà, quasi fosse vista attraverso un vetro trasparente (quello che Barth chiama, con tipica concretezza, «l’approccio Vetril»), altri invece mettono deliberatamente in primo piano il lavoro sulla lingua e sullo stile («l’approccio vetro policromo»): ma si tratta dell’utilizzo consapevole di una tecnica. Se in un saggio degli anni Sessanta come «La letteratura dell’esaurimento» Barth lascia intendere che la modalità del realismo tradizionale è ormai superata dai tempi – così come, del resto, il modernismo del primo Novecento – e guarda con curiosità e speranza alle innovazioni del postmodernismo, negli anni successivi, dopo aver toccato con mano la vacuità degli esiti più estremi dello sperimentalismo postmoderno, propone una posizione assolutamente conciliante e aperta: minimalismo e massimalismo, realismo e fabulismo hanno tutti un posto di pari valore al tavolo della letteratura, in quanto la realtà dell’esperienza umana è troppo vasta e multiforme perché si possa pretendere di abbracciarla completamente ricorrendo a un solo tipo di estetica.

D’altronde, già in un testo del 1967 non compreso in questa antologia, l’introduzione a una serie di letture di brani tratti dalla sua raccolta di racconti (un’opera, peraltro, radicalmente anticonvenzionale), Barth metteva in guardia contro le lusinghe dello sperimentalismo all’epoca molto di moda:

Ecco perché non ci piace il termine . Fa pensare a un freddo esercizio di tecnica, e nell’arte la tecnica, come tutti sappiamo, ha la stessa importanza che ha nell’amore. La perizia distaccata ha il suo fascino, così come la focosa inettitudine: ma ciò che desideriamo davvero è il virtuosismo appassionato.[2]

Più volte, nelle pagine che state per leggere, Barth propone una visione della letteratura che ha un che dell’ oraziana: la ricerca della giusta compenetrazione di e , la capacità di ammirare al tempo stesso l’esuberanza di Rabelais e la secchezza di Beckett, il realismo magico di Márquez e l’iperrealismo pop di Barthelme; nell’ultimo saggio di questa antologia, l’autore raccoglie i consigli e le opinioni di decine di colleghi da lui invitati come ospiti nei suoi seminari di scrittura creativa, o comunque conosciuti nel corso della carriera: anche quelli con cui – bonariamente, seppur fermamente – dissente, sono comunque degni di attenzione, nel suo universo letterario inclusivo e antidogmatico. Alle polemiche e alle faziosità tipiche della scena letteraria contemporanea è rinfrescante contrapporre la posizione autenticamente umanistica di Barth: un intellettuale per certi versi oraziano, e, vorrei azzardarmi a dire, epicureo. È all’epicureismo, nel senso originario del termine, che mi viene spontaneo associare la descrizione che lui stesso fa della sua vita di scrittore intorno al 1984, anno in cui usciva , la prima delle tre raccolte di saggi da cui provengono i pezzi antologizzati in questo volume:[3]

Quattro mattine alla settimana, da settembre a maggio, da qualche anno a questa parte ho la fortuna di inventare e mettere sulla carta le mie storie in una graziosa casa bianca nella città di Baltimora, dove nel pomeriggio insegno presso la Johns Hopkins University. Il giovedì sera di norma io e mia moglie prendiamo la macchina e attraversiamo il Chesapeake Bay Bridge diretti a una graziosa casa rossa sul Langford Creek, affluente del fiume Chester, affluente della suddetta baia, dove il venerdì mattina (a meno che la storia che ho per le mani non rivendichi a tutti i costi la sua priorità) mi rinfresco la testa con un altro tipo di scrittura, di preferenza saggistica [...] Molti dei pezzi qui rivisti e raccolti sono stati in realtà composti molto prima che potessi godere di questo tranquillo ritmo di lavoro, da cui scaturiscono solo i più recenti. Ma trovo tale ritmo così gradevole che anche nei mesi estivi, quando l’insegnamento e il pendolarismo vengono sospesi e abitiamo e lavoriamo soltanto nella nostra casa affacciata sull’acqua, sperando che il mondo non finisca tanto presto, riservo ancora la mattina dell’ultimo giorno feriale per il «pezzo...



Ihre Fragen, Wünsche oder Anmerkungen
Vorname*
Nachname*
Ihre E-Mail-Adresse*
Kundennr.
Ihre Nachricht*
Lediglich mit * gekennzeichnete Felder sind Pflichtfelder.
Wenn Sie die im Kontaktformular eingegebenen Daten durch Klick auf den nachfolgenden Button übersenden, erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Ihr Angaben für die Beantwortung Ihrer Anfrage verwenden. Selbstverständlich werden Ihre Daten vertraulich behandelt und nicht an Dritte weitergegeben. Sie können der Verwendung Ihrer Daten jederzeit widersprechen. Das Datenhandling bei Sack Fachmedien erklären wir Ihnen in unserer Datenschutzerklärung.