Fitzgerald / Antonelli | Belli e dannati | E-Book | www.sack.de
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E-Book, Italienisch, 532 Seiten

Fitzgerald / Antonelli Belli e dannati


1. Auflage 2018
ISBN: 978-88-7521-317-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 532 Seiten

ISBN: 978-88-7521-317-6
Verlag: minimum fax
Format: EPUB
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Il viaggio nella «generazione perduta» americana compiuto da Fitzgerald conosce una tappa fondamentale nel 1922 con Belli e dannati, romanzo in parte autobiografico che fotografa splendidamente la vita irrequieta degli Anni Ruggenti: un mondo di passioni e grandi sogni che si accompagnano, ma a volte si scontrano, con la realtà di un travolgente boom economico. Su questo sfondo seguiamo le vicende di Anthony e Gloria, una coppia di giovani benestanti che tra vizi e dissipatezze ingannano la logorante attesa di un'eredità destinata a cambiare la loro vita. Un romanzo difficile da dimenticare, che precede 'Il grande Gatsby' anticipandone temi e vicende.

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1
Anthony Patch


Nel 1913, quando Anthony Patch aveva venticinque anni, già due ne erano trascorsi da che l’ironia, lo Spirito Santo di questi ultimi tempi, era, perlomeno in teoria, discesa su di lui. L’ironia era l’ultima lustrata alle scarpe, l’ultimo colpo di spazzola sul vestito, una specie di «Ecco!» intellettuale – eppure, al principio di questa storia, Anthony non è andato più in là dello stadio consapevole. Mentre lo osservate per la prima volta si chiede spesso se non sia privo d’onore e lievemente pazzo, una patina vergognosa e oscena che riluce sulla superficie del mondo come l’olio su un limpido stagno; tali occasioni naturalmente si alternano a quelle in cui si considera invece un giovane affatto eccezionale, sofisticatissimo, a suo agio nel proprio ambiente e per certi versi più interessante di tutta la gente che frequenta.

Nei giorni in cui era in questo più sano stato d’animo, si ritrovava allegro, piacevole e molto attraente agli occhi degli uomini intelligenti e di tutte le donne. In questo stato d’animo pensava che un giorno avrebbe realizzato qualcosa di discretamente ingegnoso, che gli eletti avrebbero considerato significativo e, col tempo, si sarebbe unito alle stelle più opache di un paradiso incerto e nebuloso a metà strada fra morte e immortalità. Finché non fosse stato chiamato a quell’impresa, sarebbe rimasto Anthony Patch – non già il ritratto di un uomo, ma una personalità dinamica e distinta, colta, sprezzante, un’interiorità capace di aprirsi al mondo – un uomo consapevole che non ci poteva essere onore e che tuttavia era dotato di onore, un uomo che sapeva come il coraggio fosse un sofisma e ciononostante era coraggioso.

Un uomo rispettabile e il suo intelligente figliolo


Il senso di sicurezza sociale che Anthony traeva dall’essere il nipote di Adam J. Patch non sarebbe potuto esser maggiore se il suo albero genealogico fosse risalito attraverso l’oceano fino ai crociati. È inevitabile: checché ne dicano le grandi famiglie della Virginia e di Boston, un’aristocrazia fondata esplicitamente sul denaro postula la ricchezza di ciascuno dei suoi membri.

Adam J. Patch, meglio noto a tutti come «Cross Patch», «il Burbero», lasciò Tarrytown e la fattoria di suo padre al principio del ’61 per arruolarsi in cavalleria in un reggimento di New York. Tornò dalla guerra che era stato fatto maggiore, si lanciò alla conquista di Wall Street e in mezzo a tanto scompiglio, eccitazione, consensi e ostilità, riuscì ad accumulare settantacinque milioni di dollari.

Ciò occupò le sue energie fino all’età di cinquantasette anni. Giunto a quel traguardo, dopo un brutto attacco di arteriosclerosi, decise di consacrare quanto rimaneva della sua vita alla rigenerazione morale del mondo. Divenne un riformatore tra i riformatori. Imitando le eclatanti imprese di Anthony Comstock, a ispirazione del quale diede nome a suo nipote, assestò un assortimento di montanti e diretti all’alcol, alla letteratura, ai vizi, all’arte, agli elisir da ciarlatani e al teatro della domenica. Sotto l’influsso di quella muffa insidiosa che prima o poi si forma su quasi tutti, la sua mente cedette di schianto allo stato di indignazione complessiva tipico della vecchiaia. Da una poltrona del suo ufficio nella tenuta di Tarrytown, scatenò sul peccato, suo nemico mastodontico quanto immaginario, una campagna che andò avanti quindici anni, durante i quali si dimostrò un monomaniaco rabbioso, un inqualificabile scocciatore, un trombone intollerabile. L’anno in cui comincia questa storia lo trova in declino, la sua campagna si era fatta disordinata, il 1861 riemergeva lentamente nel 1895: i suoi pensieri andavano spesso alla Guerra Civile, talvolta alla moglie e al figlio morti, rarissimamente a suo nipote Anthony.

Al principio della sua carriera Adam Patch aveva preso in moglie un’anemica signora di trent’anni, Alicia Withers, che gli aveva portato in dote la somma di centomila dollari e un’impeccabile entrée nei circoli bancari di New York. Subito e piuttosto arditamente, la donna gli aveva dato un figlio e, come devitalizzata dalla grandezza del suo gesto, si era di lì in poi ritirata nei limiti ombrosi della stanza dei bambini. Il maschietto, Adam Ulysses Patch, divenne un incallito frequentatore di circoli, intenditore delle belle forme e pilota di tandem – all’incredibile età di ventisei anni iniziò le sue memorie intitolandole Appena si sparse la voce del suo concepimento, l’opera divenne oggetto di aspra contesa tra gli editori, ma poiché dopo la sua morte si rivelò inopinatamente verbosa e noiosa allo sfinimento, non vide le stampe nemmeno in forma privata.

Questo Chesterfield della Quinta Avenue si sposò a ventidue anni. La moglie era Henrietta Lebrune, il «Contralto della mondanità» bostoniana, e il solo frutto dell’unione fu battezzato, su richiesta del nonno, Anthony Comstock Patch. Quando andò ad Harvard, il secondo nome Comstock scomparve nelle tenebre dell’oblio per non udirsi pronunciare mai più.

Il giovane Anthony possedeva una foto che ritraeva insieme il padre e la madre – durante l’infanzia ci si era trovato davanti così spesso che aveva ormai l’impersonalità del mobilio, ma chiunque entrasse nella sua camera da letto la esaminava con interesse. La foto mostrava un dandy degli anni Novanta, azzimato e di bella presenza, accanto a una signora bruna e slanciata con il manicotto e un accenno di . Fra i due stava un bambino con lunghi riccioli castani, in un completino di velluto stile Piccolo Lord. Era Anthony all’età di cinque anni, l’anno della morte della madre.

I suoi ricordi del Contralto della mondanità bostoniana erano nebulosi e musicali. La donna cantava, cantava, cantava senza sosta nella stanza da musica della casa a Washington Square – talvolta per un manipolo di ospiti che le si sparpagliavano intorno, gli uomini con le braccia conserte, in equilibrio spasmodico sui braccioli dei divani, le donne con le mani in grembo che rivolgevano di tanto in tanto impercettibili sussurrii agli uomini e applaudivano con convinzione e tubavano felici dopo ogni brano – e spesso cantava di fronte al solo marito, in italiano o francese o in uno strano e orribile dialetto che pensava fosse la parlata dei negri del Sud.

Del galante Ulysses, il primo uomo in America a rovesciare il bavero del cappotto, Anthony aveva ricordi molto più vividi. Quando Henrietta Lebrune Patch andò a «unirsi a un altro coro», come ogni tanto menzionava mestamente il vedovo, padre e figlio si trasferirono a Tarrytown dal nonno; Ulysses si presentava ogni giorno nella stanza di Anthony e buttava là parole piacevoli, dall’intenso aroma, per un tempo massimo di un’ora. Non faceva che promettere ad Anthony battute di caccia e di pesca e gite ad Atlantic City: «Oh, molto presto, un giorno di questi»; ma non si concretizzavano mai. Un viaggio però lo fecero: quando Anthony aveva undici anni andarono all’estero, in Inghilterra e Svizzera, e proprio in Svizzera, nel migliore albergo di Lucerna, suo padre morì in una pozza di sudore, grugnendo e gridando che gli mancava l’aria. Nel panico della disperazione e del terrore, Anthony fu riportato in America, accompagnato da una vaga melanconia destinata a rimanergli accanto per il resto della sua vita.

Passato e personalità del protagonista


A undici anni aveva orrore della morte. Nel giro di sei anni impressionanti erano morti i genitori e la nonna era andata spegnendosi con una lentezza impercettibile fino a quando, per la prima volta dal giorno delle nozze, la sua persona conquistò per un giorno una supremazia indiscussa nel salotto di casa. La vita era dunque per Anthony una lotta incessante contro la morte che era appostata dietro ogni angolo. Per concedere qualcosa alla sua immaginazione di ipocondriaco, prese l’abitudine di leggere a letto: lo tranquillizzava. Leggeva finché era stanco e spesso si addormentava con le luci ancora accese.

Il suo svago preferito fino ai quattordici anni fu la collezione di francobolli; vastissima, per gli standard di un ragazzo praticamente esaustiva – il nonno scioccamente riteneva che gli insegnasse la geografia. Anthony poté così intrattenere una corrispondenza con cinque o sei ditte di «Filatelia e numismatica» e raramente non trovava nuove raccolte o qualche pacco di campionari sfavillanti nella posta – l’interminabile lavoro di trasferimento delle nuove acquisizioni da un libro all’altro possedeva un fascino misterioso. I francobolli erano la sua gioia più grande e accoglieva con impaziente cipiglio chiunque lo interrompesse mentre ci giocava; gli divoravano la rendita mensile e passava le notti sveglio, instancabilmente rapito dalla loro varietà e dal loro variopinto splendore.

Fino a sedici anni aveva vissuto quasi del tutto in se stesso, un ragazzino silenzioso, assolutamente non americano, e garbatamente perplesso davanti ai suoi coetanei. Aveva passato gli ultimi due anni in Europa con un istitutore privato, il quale l’aveva convinto che la cosa giusta da fare fosse iscriversi ad Harvard; gli avrebbe «aperto le porte», sarebbe stato un tonico eccezionale, gli avrebbe guadagnato schiere di amici devoti e disposti al sacrificio di sé. Così andò ad Harvard: con uno come lui era l’unica decisione logica.

Disinteressato alla gerarchia interna, visse per un po’ solo e indisturbato, in una stanza di lusso della Beck Hall: un giovane snello, bruno, di altezza media, sensibile e di poche parole....



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