E-Book, Italienisch, Band 70, 416 Seiten
Reihe: Blu Atlantide
Ghyka Pioggia di stelle
1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-5642-070-4
Verlag: Edizioni di Atlantide
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
E-Book, Italienisch, Band 70, 416 Seiten
Reihe: Blu Atlantide
ISBN: 979-12-5642-070-4
Verlag: Edizioni di Atlantide
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark
Matila Costiescu Ghyka, principe rumeno e bisnipote dell'ultimo regnante moldavo, nacque a Ias?i nel 1881 e mori? a Londra nel 1965. La sua vita fu favolosa e romanzesca quanto quelle dei suoi personaggi: ufficiale navale, alto diplomatico, operaio, matematico, studioso di esoterismo, profes- sore universitario, fla?neur, amico di Paul Vale?ry, Marcel Proust, Antoine de Saint-Exupe?ry, autore di un libro celebre come Il numero d'oro che influenzo? generazioni di studiosi e di artisti tra cui Le Corbusier e Salvador Dali?. Ammirato da personaggi quali Mircea Eliade e Guido Ceronetti - che lo defini? 'uno dei grandi romeni contemporanei e il meno conosciuto' - scrisse varie opere di saggistica e un unico, straordinario ro- manzo, Pioggia di stelle.
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La geometria del Destino
Vita, opere e avventure di Matila C. Ghyka
«There are such things as “The Mathematics of Life”
and “The Mathematics of Art”, and the two coincide».
Matila C. Ghyka, The Geometry of Art and Life (1946)
«Di nazionalità rumena, Matila C. Ghyka è allo stesso tempo un francese per ciò che riguarda le architetture del suo pensiero, un inglese per il suo humour, un austriaco quanto alla passione aristocratica per dinastie nobiliari e tradizioni, un tedesco per il metodo; la sua prodigiosa curiosità è di un americano, il suo gusto per il meraviglioso è slavo; il suo febbrile appetito per l’esoterismo lo apparenta a un vecchio rabbino cabalista».
Così Paul Morand su «La Nouvelle Revue Francaise» del gennaio 1934 iniziava la sua recensione a Pioggia di stelle (Pluie d’étoiles), pubblicato pochi mesi prima da Gallimard.
In questo modo invece Mircea Eliade ricordava il grande connazionale e la sua opera in occasione della morte di Ghyka: «Chi, nella mia generazione, non ha conosciuto Le Nombre d’or, e non solo nella Francia e nella Romania tra le due guerre, ma anche in Spagna, in Portogallo, nell’America Latina? Le Nombre d’or, che aveva una prefazione di Paul Valéry, è presto diventato uno dei libri prediletti delle élites intellettuali europee… Matila Ghyka parlava un romeno puro e sontuoso, la cui perfezione mi ha sorpreso, soprattutto, perché appartenente a una persona vissuta così a lungo all’estero, la cui moglie era inglese, e che scriveva esclusivamente in francese e in inglese… La sua cultura era immensa, universale, ed egli leggeva moltissimo: leggeva di tutto, almeno un libro al giorno, senza contare i romanzi polizieschi o “occulti” che divorava di notte (era, evidentemente, iscritto a diverse biblioteche)…
Di formazione scientifica – matematico e ufficiale di marina – Matila Ghyka», continua Eliade, «era tuttavia prima di tutto un artista appassionato degli universi immaginari. Pluie d’étoiles, che pubblicò da Gallimard verso il 1930, avrebbe meritato di diventare popolare. È forse il solo romanzo in cui la vita diplomatica del periodo antecedente alla Prima Guerra mondiale rivela una dimensione spirituale paragonabile a quella delle Pléiades di Gobineau. E in nessun altro luogo, forse, la Londra degli anni 1910-1916 (più esattamente il quartiere di Jermyn Street) appare così magica, e purtuttavia consumata da una misteriosa malinconia interiore».
Così infine, in questa breve rassegna di ritratti dedicati a Matila Ghyka, un altro grande scrittore e intellettuale, il nostro Guido Ceronetti, lo celebra nel libro Per le strade della Vergine: «Uno dei grandi romeni contemporanei e il meno conosciuto».
Leggendo Pioggia di stelle, primo e unico romanzo di Ghyka, davvero è difficile non domandarsi come sia stato possibile che questo libro straordinario, a differenza del suo saggio più noto, Le Nombre d’or (Il numero d’oro), risulti oggi completamente dimenticato e sconosciuto pressoché ovunque dopo aver goduto di un buon successo negli Anni Trenta e il suo autore relegato a un circolo sempre più esiguo di happy few sparsi in tutto il mondo.
Originario di un’antica e nobile famiglia – il bisnonno Gregory Ghyka X fu l’ultimo Principe regnante della Moldavia prima dell’unione con il Principato di Valacchia – Matila Costiescu Ghyka nacque il 13 settembre 1881 a Iasi in Moldavia (divenuta, con la Valacchia, Regno di Romania quello stesso 1881).
Ancora bambino, il piccolo Matila seguì la madre a Parigi e qui compì gli studi presso scuole di salesiani e gesuiti prima di entrare all’Accademia Navale di Brest e quindi, adolescente, imbarcarsi sulla Iphigénie per l’ultimo viaggio della fregata verso le Indie Occidentali.
Dopo il battesimo del mare e i mesi di imbarco trascorsi sulla Iphigénie, il giovane Matila lasciò la Marina francese e si arruolò nella Marina rumena imbarcandosi di nuovo, questa volta sull’incrociatore Elizabeta.
Quindi approfittò di uno speciale permesso per ragioni culturali per tornare a Parigi e frequentare l’Ecole Supérieure d’Electricité in cui ebbe modo di studiare tanto le discipline scientifiche quanto quelle filosofiche («ero affascinato da come le più recenti scoperte della scienza moderna riguardassero in un certo modo anche il reame della metafisica», scriverà al riguardo Ghyka nella sua coinvolgente autobiografia The Word Mine Oyster. The Memoirs of Matila Ghyka, pubblicata in inglese da Heinemann nel 1961, curata e tradotta dallo stesso Matila in forma ridotta rispetto ai due volumi dell’edizione francese apparsa tra il 1955 e il 1956 con il titolo Couleur du monde) e in questo periodo iniziò a frequentare, tra gli altri studiosi, l’anziano e celebre Gustave Le Bon e attraverso questi ad avere un confronto a distanza con il matematico e fisico francese Henri Poincaré in relazione al Principio di minima azione di Hamilton e alla seconda legge della termodinamica, confronto che porterà Ghyka a stabilire una sorta di personale «test matematico sulla trascendenza della vita».
Da questo momento, superata una personale e iniziale fase materialistica, nel pensiero di Matila Ghyka scienza, filosofia e pensiero “metafisico” saranno sempre inscindibili.
Intanto, terminati gli studi a Parigi, il principe rumeno riprende servizio nella Marina del proprio Paese e presto ottiene un primo incarico diplomatico cui segue una prima breve destinazione in quella Londra così bramata durante la lettura dei tanti e tanto adorati romanzi inglesi («La mia immaginazione non mi aveva deluso. La Londra di Dickens esisteva ancora…»).
La scoperta di Londra fu fondamentale nel destino del principe e in un certo senso lo convinse a provare a intraprendere professionalmente la carriera diplomatica. Per questo era necessario però aver acquisito un Dottorato in Legge, che Ghyka ottenne in meno di un anno a Bruxelles, magna cum laude.
Il primo incarico diplomatico fu a Berlino, e quindi finalmente, nel 1911, venne destinato di nuovo a Londra: un incarico senza remunerazione ufficiale (per la Romania del tempo, scriverà Ghyka nella sua autobiografia, «le uniche legazioni diplomatiche che contassero erano quelle di Parigi e Berlino»). Durante questo periodo londinese durato vari anni, Matila – grazie anche alla “copertura” del suo amico e collega Antoine Bibesco, allora primo segretario del drappello diplomatico rumeno a Londra – riuscirà però ad approfittare della propria incerta posizione quanto meno per soddisfare un suo grande desiderio: compiere il giro del mondo da perfetto sconosciuto.
La prima tappa, dopo un lungo viaggio sulla Kronprinzessin Cäcilie è l’America. Arrivato a New York, il principe moldavo prende una stanza sulla Quarantaduesima e adotta il nome di una marionetta protagonista di uno spettacolo di burattini visto a Monaco di Baviera anni prima, Maximilian Eulert; quindi quasi in sfida con se stesso («La mia ambizione era quella di trovare un lavoro come operaio o qualcosa del genere, per vedere se sarei stato in grado di cavarmela senza nessun tipo di aiuto o di risorsa») come Maximilian Eulert, emigrato di origine bavarese, cerca lavoro e si impiega in una fabbrica di automobili.
I mesi trascorsi a New York consentono all’ancora giovane Matila di condurre una vita ben differente da quella che conosceva e di sperimentare in prima persona il sogno americano («Sembrava davvero di essere non solo in una reale democrazia, ma anche, paradossalmente, in una vera aristocrazia, fondata non su eredità o privilegio ma sul merito delle persone») e di continuare i propri studi e le proprie onnivore letture: «Fu durante quei mesi a New York che mi imbattei per la prima volta ne L’evoluzione creatrice di Bergson. Ne leggevo uno o due capitoli al giorno seduto su una panchina a Central Park. Nel pomeriggio andavo alla magnifica New York Public Library dove, grazie a un catalogo davvero esaustivo, potevo consultare testi su qualsiasi argomento mi interessasse».
Questa grande, inesauribile curiosità intellettuale caratterizzerà tutta la vita di Matila Ghyka, e innanzitutto lo porterà a scoprire il resto dell’America, e quindi a imbarcarsi di nuovo con un biglietto di seconda classe, sempre a nome di Maximilian Eulert, questa volta verso il Giappone.
Tornato a Londra e ripresa l’attività diplomatica (finalmente con uno stipendio ufficiale), nel 1915 a un tea-party Matila incontrò la giovane Eileen O’Conor, figlia del defunto ambasciatore inglese a Costantinopoli, che sposò dopo un lungo corteggiamento.
Nel frattempo anche la Romania era entrata in guerra e Ghyka vi partecipò come ufficiale di marina per occupare quindi il ruolo di attaché navale nuovamente a Londra e in seguito quello di terzo segretario presso la legazione inglese.
Ma i viaggi e le avventure di Matila Ghyka non erano certo finiti.
E gli studi erano, davvero, appena all’inizio.
La meraviglia continua, i rovesci di fortuna, gli incontri imprevisti, le rivelazioni improvvise; la fama, il successo, l’oblio e la povertà; l’amore ricambiato, la conoscenza segreta: la vita di Ghyka sembra davvero una avventura incredibile e romanzesca.
Gli anni successivi al matrimonio e alla Prima...




