Trevisiol | Un eroe dei nostri tempi | E-Book | www.sack.de
E-Book

E-Book, Italienisch, 176 Seiten

Reihe: Accento Acuto

Trevisiol Un eroe dei nostri tempi


1. Auflage 2025
ISBN: 979-12-81055-54-4
Verlag: Accento edizioni
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark

E-Book, Italienisch, 176 Seiten

Reihe: Accento Acuto

ISBN: 979-12-81055-54-4
Verlag: Accento edizioni
Format: EPUB
Kopierschutz: 6 - ePub Watermark



Immagina di trovarti al bar accanto a un amico in vena di confidenze, di lasciarlo sfogare e di venire trascinato, a poco a poco, dentro la sua storia. Ecco, è proprio questo l'effetto del romanzo di Enrico Trevisiol, autore dall'incredibile capacità di riprodurre su pagina la lingua parlata. Una lingua semplice ma viva, proprio come quella delle confessioni fra amici, appunto. Pietro, il protagonista del libro, lavora come copywriter alla Pera Agency, dove scrive slogan pubblicitari per prodotti che non servono a nessuno. Di notte fa il parcheggiatore al California, una balera di provincia in cui gli anziani della zona vanno a ballare il liscio. Nel tempo che gli rimane, collabora con una ONG che si occupa di salvare migranti e prova a mantenere la relazione con Camilla, tra sopralluoghi in appartamenti fatiscenti e richieste di mutuo. Crescendo, a Pietro era stato detto che bastava impegnarsi per trovare il proprio posto nel mondo, ma a trent'anni, dopo aver sempre seguito le istruzioni, si sente ingannato. E forse è solo nel freddo parcheggio della balera, tra le storie degli anziani, che Pietro percepisce un senso di appagamento introvabile altrove. Intrappolato tra aspettative e realtà, come tanti suoi coetanei, Pietro si fa tante domande ma non riesce a trasformare le risposte in azione. Un eroe dei nostri tempi è un romanzo intimo, ironico e sorprendente sul senso di spaesamento e disillusione di una generazione cresciuta con grandi promesse e atterrata in un presente di crisi. Una riflessione su un mondo che sembra non riconoscere mai lo status di adulti e sul bisogno ostinato di trovare uno scopo più autentico, un modo per sentirsi ancora utili.

Enrico Trevisiol è nato nel 1991 a Venezia. Lavora come copywriter. Un eroe dei nostri tempi è il suo primo romanzo.
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II


Ci son volte che mi chiedono perché lavoro ancora al California e è una grande domanda secondo me. L’altro giorno, per esempio, un tizio mi ha chiesto perché lavorare in un parcheggio all’età che ho. Di solito uno pensa ai soldi, e infatti lui pensava ai soldi. Però il tizio non capiva, io gli ho detto che lavoro al California da sedici anni e che adesso sono anche in un’agenzia, gli ho detto della Pera. Per cui lui si chiedeva Ma con un lavoro così non è il momento di lasciare il California? Io mi vergogno anche ma non me lo ricordo mica come si chiamava questo tizio, si è anche presentato, forse Filippo? Di clienti al California ce ne sono tanti con cui fermarsi a parlare, e lui me lo sono dimenticato. Mi ricordo che era tardi e il tizio era giovane e stava a sentire. Aveva i capelli lunghi, anche questo me lo ricordo. Forse Federico. Comunque al tizio gli ho risposto che a me il lavoro alla Pera non pare neanche un lavoro, gli ho chiesto se a lui gli pareva un lavoro scrivere di cose inutili e far credere alle persone di averne bisogno, seduto dalle nove fino alle sei col computer, ma che lavoro è? Gli ho detto che a me sembra che il California è l’unico lavoro vero che faccio, invece scrivere cose pubblicitarie non serve a nessuno secondo me. A lui gli serviva un nuovo paio di jeans? A me non pareva mica gli servisse un nuovo paio di jeans, gliel’ho detto. Invece a uno che ha ottant’anni, per esempio, e ha tutta la vita di dietro, e va al California perché se non va al California dov’è che va dio bello? Io a accogliere questa gente qui, non lo so nemmeno io, ci sono le volte che ascolto le storie del culo dei miei clienti e mi vien da pensare Ma che meraviglia è questo lavoro qui? Gli ho detto proprio così, non so se si capiva. E poi gli ho parlato anche dei soldi, comunque, c’entrano anche quelli. Gli ho detto che alla mia agenzia mica pagano così bene, gliel’ho fatto presente. Adesso mi hanno dato anche l’aumento, ma con questa cosa dell’inflazione, ma lui le prendeva mai le pizzette in panificio? Ma anche le macchinette della Pera per dire, aveva presente le merende negli uffici cosa costavano? E poi io mica ci lavoravo tutti i turni al California. C’era anche il Giova, gliel’ho indicato. E comunque delle volte starei volentieri a casa mia guarda, così gli ho detto. Poi dopo a proposito della casa mi è venuto tutto un discorso e porco cazzo son partito. Ma lui stava a sentire, era un tizio così. Certe volte capita. Portava un cappotto di quelli eleganti e questo me lo ricordo, ma il nome del tizio niente, con tutte le cose che gli ho detto, mi dispiace per davvero. Comunque si andava bene a parlare con lui, difatti gli ho detto anche della Camilla. Gli ho detto che a mia morosa le piacerebbe comprare, e anche a mia madre, e sapevo che persino ai suoi di mia morosa gli piacerebbe che comprassimo. E io per me va bene, l’ho ammesso, ma lui aveva presente che tassi avevano i mutui? Gliel’ho chiesto così per dire, ma lui il tizio aveva presente. Difatti mi ha detto dell’affitto, mi ha chiesto Ma perché non l’affitto?, e io gli ho detto che l’affitto magari dio bello, me lo trovava lui l’affitto? E poi i suoi di mia morosa dicevano che si vanno a buttare via i soldi coll’affitto, e in fondo coi genitori mica si stava male, non sapevo lui ma io, a parte mio fratello, stavo bene coi miei, mettevo via i soldi, lascia fare. Il tizio fumava e me ne ha offerta una, era gentile quel tizio, adesso che ci penso mi pare che invece era un Andrea. Ma forse mi sbaglio. Poi mi ha chiesto che casa stiamo cercando io e mia morosa. Gli ho detto che a noi ci piacerebbe vivere in una casa col giardino, anche a schiera va bene eh, però non troppo distante dal centro se si può, una cosa così. Allora lui ha fatto Beh bella la casa col giardino, e intanto tirava fuori il fumo dal naso. Al che io gli ho detto che la casa col giardino era bella ma grazie tante, lui le aveva viste mica le case col giardino quanto costavano? E poi lui, gliel’ho chiesto, Ma dove sono le case col giardino?, pare che ci sono solo appartamenti qui dio bello. Mi ha dato ragione. Difatti mi ha detto che per le case così bisogna andare in campagna. Lui per esempio sua nonna è morta e adesso ci sta lui a casa di sua nonna, ha rifatto il tetto e l’hanno aiutato i suoi e adesso pare nuova, col giardino e il garage che ci stanno due automobili. Era stato fortunato proprio lui, ero contento per il tizio. Io anche io speravo che magari lavorando alla Pera e al California forse un giorno potevamo comprarcela una casa col giardino, per via che mica tutti hanno il culo come il suo che gli è morta la nonna. Gli ho detto così di sua nonna e magari l’ho detto male, mi dispiace, non l’ho mica detto per sua nonna, era così per dire, non si capiva? Secondo me si capiva, non serviva mica andare via così. Mi è dispiaciuto per quell’Andrea. O forse era Marco, non lo so.

***

Una settimana che mi hanno ritirato la patente e non è cambiato molto, per dire. Solo, non posso guidare. Difatti per l’appuntamento con quello della Bortolato siamo andati colla Seat grigia della Camilla. Il tizio della Bortolato Immobiliare ci aspettava sul lato di via Manzoni, civico 34. Era già lì fuori. Aveva il vestito dell’altra volta, col fazzoletto e la cravatta e quella sua altezza esagerata, colla pancia grande e gonfia che gli usciva dalla giacca e tirava la camicia. Non saprei dire se la sua è una pancia dura oppure morbida, però me lo sono domandato. Comunque abbiamo parcheggiato al civico 34 e poi dopo abbiamo preso la laterale della Manzoni e siamo andati a piedi verso questa schiera di case. Il tizio della Bortolato Immobiliare si è fermato lì davanti e ci ha detto questo e quello, ci ha mostrato il giardino da fuori, diceva Questo è piccolo ma ci puoi fare su qualcosa, e mi guardava, diceva Un piccolo orto magari. Poi ha suonato. Un signore ha aperto la porta e ci ha guardati, colla testa calva e certi baffi. Ha detto Venite che è aperto, e noi allora siamo entrati, abbiamo detto Permesso, io ho detto anche Chiudo che sennò entra freddo, e poi ho chiuso. Era quasi l’ora di pranzo ma dentro lì c’era un odore dio bello, non me l’aspettavo mica. Sapeva di fiato e di letto sfatto e di asciugato male, non lo so nemmeno io. C’era caldo poi, e tutt’assieme all’odore faceva un effetto. Eppure il tizio della Bortolato Immobiliare è andato verso la cucina col fare professionale, dicendoci della zona giorno e dell’angolo cottura senza fastidi. Poi ha indicato lo sgabuzzino e le scale. Intanto che proseguivamo il signore coi baffi stava indietro e ci guardava. Quello della Bortolato Immobiliare parlava dei colori sui muri e di cose non sue, che lì si poteva cambiare tutto ma che adesso ci viveva il figlio del signore coi baffi, gli ha dato dell’orso e ha fatto un gesto colle mani come per dire che questo figlio ha una pancia, voglio dire, ma sei normale? Avevo voglia di andare via e invece siamo saliti di nuovo per la camera grande e il bagno colle finestre, e poi all’ultimo piano col sottotetto basso e persino un terrazzo. Difatti il tizio della Bortolato ci ha fatto la solita storia dello studio privato oppure di una palestra. Alla fine siamo scesi di nuovo nel salotto e più giù nella taverna. E poi dopo basta però. Abbiamo salutato il signore coi baffi e eravamo fuori. Siamo tornati al civico 34, col tanfo di fiato e di letto tutt’intorno e fin dentro le narici. Quello della Bortolato Immobiliare ci ha detto E allora? A me mi veniva da dire che tutto sommato non era mica male, era grande, aveva potenziale, meglio di quella degli anni Settanta comunque. Invece la Camilla non diceva niente per cui ecco, lo sapevo già cosa pensava la Camilla. Intanto il tizio della Bortolato Immobiliare diceva che per il prezzo che aveva secondo lui c’eravamo, l’unica cosa che gli veniva da domandarsi era una domanda più che altro per la Camilla, e poi ha fatto una pausa e ha detto Sei disposta a pulire tutti questi ambienti?, ha detto proprio così. Voglio dire, ma l’ho sentito per davvero?, gli ho detto Ma guarda che noi puliremo tutti e due, e poi io continuavo anche ma la Camilla mi ha stretto il braccio forte e ha detto Non è un problema la casa grande, e siamo rimasti col tizio della Bortolato che gli avremmo fatto sapere. Tutto qui. Per cui mentre tornavamo colla Seat grigia gli ho chiesto alla Camilla se l’aveva sentita quella cosa delle pulizie, era un’idea maleducata quella lì, e anche un po’ scema secondo me. Ma la Camilla ha detto che aveva sentito benissimo.

***

Mio padre è diventato Gandhi dio bello. Non so da quanto di preciso ma adesso se lo guardo bene direi che è Gandhi da un po’. Penso che non mi sono mai accorto per via che mio padre è mio padre da tutta la mia vita. È uno che c’era anche quando sono nato nella mia casa di via Oberdan al civico 35 nella camera grande, e uno così non serve mica che lo guardi bene secondo me. E poi una volta aveva i capelli. Comunque è da un po’ che mi hanno tolto la patente e lui mio padre adesso mi porta spesso al California e stiamo senza parlare e è qui che ho scoperto che è diventato Gandhi. L’ho guardato e ho visto la testa senza capelli, e quella specie di gobba e i baffi, cogli occhiali tondi, ma è sempre stato così? Tutto magro, lui guidava e io invece ero lì che pensavo Guarda Gandhi dio bello. C’è da dire che mio padre è sempre stato uno un po’ disobbediente civile, uno che non parla tanto e è calmo, anche mezzo sordo. Certe volte gli chiedo perché non fa qualcosa per sentire meglio ma lui dice sempre che non vuole mica sentire meglio, dice che ne sente già tante e bastano così e anche avanzano. Non so mica cosa pensare quando mi dice così. In ogni caso mio padre è questo qui da quando me lo ricordo....



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